24 ottobre 2014

La Fabriano del PD tra Mr Frog e Mr Cat

Michele Crocetti, giovane politicamente non favoloso e a tempo perso segretario del PD, ha deciso di imprimere un'accelerazione al suo mandato politico, perchè pare che quel che resta della "base" democratica fabrianese abbia cominciato a mugugnare su una segreteria nata col dinamismo dentro e rapidamente incagliatasi in posizione remissiva.

Il segretario ha pensato di cambiare verso partendo da un paio di scelte politiche apparentemente semplici, quanto meno nelle intenzioni del promotore: liquidare Pariano e i parcheggi in Piazza del Comune.

La liquidazione di Pariano, per quanto inattesa, non ha colto impreparato il Presidente del Consiglio Comunale, che si è felicemente catapultato a costituire un gruppo autonomo. Con tanto di simbolo pronto per la bisogna e onda calabra e vendicativa incorporata nell’annuncio di un giudizio caso per caso sulle singole delibere proposte. 

Un mix che fa di Pariano una creatura anfibia, un Mr Frog metà di governo e metà di opposizione, ovvero opportunità politica per la minoranza e problema numerico per la maggioranza. A riprova che la prima ciambella del segretario non è venuta col buco.

Maggior fortuna il giovane segretario pensava di averla proponendo l'eliminazione del parcheggio in Piazza del Comune, indicata nei social media come la summa dell'anacronismo cittadino e sintesi del brutto funzionale che prevale sul bello visivo e architettonico.

Le timide indicazioni del Partito Democratico sembravano aver aperto un varco nel granitico diniego sagramoliano. Ma il buon Crocetti aveva fatto i conti senza l'oste, ossia con quel magico gattone di Mauro Bartolozzi, sempiterno Presidente di Confcommercio.

Mr Cat ha fiutato l'aria e l'andazzo e ha capito che non era il caso di mettersi di traverso sul tema dei parcheggi in centro storico. Questa volta ai commercianti conveniva cavalcare l'onda di un buonsenso che, in linea di massima, condivido: evitare le "pecionate", i lavori fatti male, le scelte estemporanee e, quindi, procedere per linee organiche e scelte pianificate.

La questione della viabilità, dei parcheggi e del traffico, come decine di altri temi a lungo rimandati per mezzo risolverli, è giunta a un bivio: o si cambia radicalmente o si lasciano le cose come sono senza manco parlarne più.

Di conseguenza, rispetto alla chiarezza del bivio, è esilarante che il segretario del principale partito cittadino se ne esca con una proposta che gli sarà anche parsa una figata per impatto e dimensioni: eliminare venti macchine in Piazza del Comune. A Graziello Scontobello, gattone in cerca del gomitolo, non è sembrato vero ribaltare addosso al Pd tutto lo scialbo minimalismo della “figata”, ma nell’emozione dell’andare in gol a porta vuota ha lasciato intendere le sue recondite intenzioni.

Il Presidente di Confcommercio ha elencato tutte le priorità e le precedenze che devono essere rispettate prima di parlare di parcheggi: Piano della viabilità e del traffico; revisione del Piano Regolatore; Piano del Commercio; Piano Turistico.

Considerato che il massimo della decisione possibile ha riguardato, fino ad ora, la sanzione alle biciclette in giardino e le merde dei cani, per dare un risvolto concreto a questi "cinque piani di morbidezza" servono almeno trent'anni, ossia un lasso di tempo in cui probabilmente la questione viabilità si sarà risolta da sola grazie alla definitiva estinzione dei combustibili fossili.

Siamo, come sempre, ad Adamo ed Eva: coi commercianti che legittimamente prediligono lo status quo; i politici col terrore di rompere equilibri e costretti a muovere bastoncini come se giocassero a Shanghai; e i cittadini che nicchiano perchè non sia mai che si debbano fare quattro passi per arrivare a casa o a destinazione. La mia proposta è semplice: non parliamone più e buonanotte al secchio.

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22 ottobre 2014

Tra volontariato civico e ombrello in culo

Lo dico chiaramente, sbattendomene del politicamente corretto: spero che la figura del "volontario civico", istituita dal Comune attraverso un apposito regolamento votato dal Consiglio Comunale, fallisca miseramente. 

Lo affermo nonostante sia assolutamente convinto del valore intrinseco di una partecipazione regolata e gratuita dei cittadini alla manutenzione della città e alla valorizzazione dei suoi spazi culturali, urbani e sportivi.

Il "non detto" che ribalta il giudizio e l'approccio riguarda la condizione preliminare che rende la figura del volontario civico in grado di funzionare adeguatamente e di armonizzarsi con l'intervento pubblico; tale condizione è rappresentata dal clima di fiducia instaurato tra la cittadinanza e l'amministrazione comunale.

Sarebbe interessante disporre di una rilevazione in proposito - perchè il clima di fiducia non corrisponde sicuramente alla percentuale ottenuta dal PD alle elezioni europee - ma di certo, anche solo nasometricamente, è fantasioso supporre un qualche idillio tra i fabrianesi e la classe politica locale che, in questo momento, li governa.

Di fatto, a Fabriano, aderire a forme di volontariato civico significa compensare i deficit di servizio di un Comune sovradimensionato di personale estraneo a qualsiasi logica di operatività e di intervento esterno; vuol dire essere complici di un sistema che contrae i servizi e usa la leva fiscale come una clava per finanziare il ventre molle della struttura; significa abituare una struttura farraginosa e grassa a pensare che dove non arriva il Comune ci mette una toppa quel coglione del cittadino che, nonostante i continui salassi di Tini e Immacolata Riscossione, c'ha pure il vezzo masochista di fare da banca del tempo e del lavoro al Comune.

Di fronte a un'amministrazione comunale che vuole utilizzare i volontari civici come una foglia di fico - dietro la quale nascondere le proprie inadempienze e per appaltare a benefattori in buonafede le azioni di tutela e manutenzione che spettano ad essa - l'unica risposta dotata di senso è la diserzione: non un solo istante sia donato gratuitamente a questo Comune. 

E nessuno, per favore, cada nell'inganno buonista del bene comune o dell'azione finalizzata a sostenere le ragioni della collettività. Il volontariato civico in salsa fabrianese non ha nulla a che vedere con il protagonismo individuale e associativo dei cittadini, ma è solo un surrogato mediaticamente efficace di quel che il Comune dovrebbe fare e, invece, non fa.

A questo proposito mi torna in mente una fulminante vignetta di Altan di qualche anno fa, in cui un omino pingue tiene un ombrello conficcato così profondamente nel deretano di un altro omino da sollevarlo in aria. L'omino sollevato, che ben incarna il rischio del volontario civico, si rivolge al cattivo che lo infilza con una signorilità davvero poco consona alla situazione: "Io comunque la guardo dall'alto in basso". 

Attraverso il volontario civico l'amministrazione comunale vuole farci sentire gran signori che guardano dall'alto in basso i suoi deficit e le sue mancanze. Ma sempre con l'accortezza sostanziale di un bell'ombrello piantato in culo!
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21 ottobre 2014

Il metalmezzadro è morto e non lo sa ma tuttora s'inchina

Ariston Thermo Group ha disdettato gli accordi aziendali relativi allo stabilimento di Genga. Una scelta che, probabilmente, costituisce il preludio di una disdetta estesa a tutti gli stabilimenti italiani del gruppo.

Siamo entrati in una fase nuova, in cui il radicamento territoriale delle imprese non funziona più come remora e filtro protettivo rispetto a esigenze di competitività che oramai prevalgono su tutto il resto.

Ariston ha incarnato, storicamente, la componente più rocciosa e austera del merlonismo, lontana dal terzismo rude della Ardo così come dagli immaginifici lavaggi a suon di Velvet Underground della Indesit. Un gruppo vissuto quasi sempre a latere della città, volutamente lontano da qualsiasi osmosi tangibile con la comunità fabrianese, nonostante la mano invisibile ma presentissima di Francesco Merloni nelle scelte politiche e di governo locale.

Un gruppo che ha fatto dell'agire discreto un vanto e una prassi, fino a diventare - tramite la presenza carismatica del più anziano dei Merloni - il tabernacolo di una tradizione imprenditoriale che, vista col senno di poi, sembra stagliarsi più per le ombre che riflette che per le luci che emana.

L'annuncio della disdetta degli accordi aziendali allo stabilimento Genga rappresenta, quindi, il condensato simbolico di un'epoca che si chiude, l'epilogo di un tutoraggio locale che, dopo la vendita di Indesit a Whirlpool e lo schianto della Antonio Merloni, non aveva più ragion d'essere.

Ciò significa che anche le relazioni industriali sono rapidamente destinate a cambiare di segno, disponendosi in una logica negoziale più moderna e potenzialamente anche più confittuale. Un cambio di rotta che ha spiazzato i lavoratori e i sindacati che si sono distinti per una reazione tipicamente metalmezzadra: un blocchetto stradale con varco aperto, di tanto in tanto, su un'arteria strategica ad elevatissimo transito come è la strada che collega San Vittore Terme a Genga paese.

Nel frattempo l'indignazione sindacale ha toccato il suo apice sostanziale nella richiesta inoltrata all'azienda, in forma educatissima e sommessa come si addice alla parte subalterna nel contratto colonico, di essere convocati per raggiungere e siglare subitissimo un accordo

Il precedente Indesit, da questo punto di vista, consiglia di non dare peso ai blocchetti e agli scioperetti perchè appena Merlò suona la fine della ricreazione tutti sull'attenti e via a firmare. Gli inventori storici ne hanno unilateralmente sancito la fine ma il metalmezzadro ancora non lo sa: è morto ma di nuovo s'inchina. Lo stesso automatismo d'una coda di lucertola che s'incurva senza più un corpo a cui essere saldata.
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20 ottobre 2014

Morìa di pesci nel Giano? Che ce frega! Che ce frega!

La questione della morìa di pesci nel Giano, derubricata dai pubblici amministratori locali senza dettagli e ragioni credibili, lascia intendere una sorta di suicidio ittico capitanato da una carpa sensibile all'apocalisse ambientalista. A colpire, nella spiegazione ufficiale fornita dalle istituzioni locali è la totale assenza di amore, di curiosità, di premura per i beni comuni

A prevalere è sempre la filiera burocratica con le sue esigenze di inerzia e la sua routine, l'ente che rassicura e l'ente che viene rassicurato, come se accertare la verità significasse limitarsi a prendere atto di una relazione o di una perizia incartata in una neolingua per addetti ai lavori

Molti fabrianesi, negli ultimi due o tre anni, si sono mobilitati per richiedere ai decisori politici lo scoperchiamento del Giano e la conservazione del Ponte dell'Aera. Lo hanno fatto con passione ma anche cedendo a una sorta di "moda civica" che, via via, si è imposta generando anche qualche rivolo di conformismo e di opportunismo politico

Solo in pochi - pionieri anche nel richiedere la scopertura quando essa era ritenuta tema pretestuoso e minore - hanno evidenziato un aspetto essenziale e cioè che la sfida era quella di scoperchiare il Giano per riprendere a considerarlo parte integrante dell'ambiente e del vissuto cittadino.

Ciò significa che il focus dell'interesse dovrebbe riguardare l'essenza stessa del fiume, ossia l'acqua. In tal senso c'è da dire che il livello di interesse collettivo per la improvvisa morìa di pesci si è rivelato poca cosa e ciò ha consentito agli amministratori di chiudere la partita con un'alzata di spalle, suffragata dalla relazione dell'Arpam, nonostante il monitoraggio accorato e accurato del Comitato del Giano.

Si tratta di un'indifferenza che ha radici antiche e impone una vera e propria pedagogia del fiume perchè l'acqua non può diventare oggetto di interesse e di reazione politica quando turba l'olfatto, ossia una zona di comfort degli umani, e lasciare inerti di fronte a una morìa di pesci, che sono i principali sensori della salute complessiva di un corso d'acqua.

Il problema del nostro tempo, e la dannazione della nostra città, è che la politica - sensibilissima al denaro e disposta a procurarselo a tutti i costi - è diventata totalmente insensibile alla realtà.  

Una politica col colpo in canna, davanti al primo segnale lanciato dal Comitato del Giano, avrebbe immediatamente allertato e richiamato l'attenzione dei cittadini. Non certo per procurare allarme, quanto per animare la consapevolezza di un rischio che riguarda e coinvolge un bene comune. E di fronte a un bene comune la verità non si privatizza, non può essere rinserrata in un carteggio istituzionale o in un responso tecnico, per quanto legittimo e autorevole.


Invece la politica caricata a salve, culi caldi e pochi cazzi, preferisce invece coltivare il “che ce frega, che ce frega“ del grande Giorgio Bracardi. Ma per farlo ha bisogno di un humus di disattenzione, di terra arida, ossia di un menefreghismo collettivo che nella nostra città trova sempre un motivo per attecchire ed espandersi.

Giunti a questo punto viene da chiedersi se ha senso morire per Danzica, ovvero continuare a combattere, a scrivere e a esprimersi a difesa di una città che non lo merita, perchè neanche nella merda più totale è capace di lanciare un grido di dolore o di manifestare un sussulto di orgoglio. Comincio a dubitarne seriamente.
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17 ottobre 2014

Fabriano è tutta un quiz

Lettere e convegni. Missive inviate a Renzi e a suoi ministri e passerelle plenarie con codazzo di cariche e di incarichi per parlare, con sguardo rigorosamente rivolto dall'alto verso il basso, di lavoro, operai e Accordo di Programma. Spacca scrive al Governo su carta Fabriano per sbloccare la vertenza JP e subito Sagramola e Galli, per non essere da meno, imbracciano penna e calamaio come se il Comune di Fabriano, nei palazzi romani, contasse davvero qualcosa. 

E' il ritorno politico della scrittura, forse l'effetto zibaldone prodotto dalla proiezione, tutta spacchiana, della pellicola dedicata al "Giovane favoloso". La politica locale surroga una cronica latitanza di decisioni inviando lettere, modulando solleciti e confezionando suppliche

Ma non può mancare l'evento pubblico - megaconvegno fabrianese a novembre su JP - perchè la lettera al ministro è ritenuta notiziola, e allora via col rinforzo visivo, la foto sul giornale, tre minuti di TG3, qualche grisaglia in tricolore, il sindacalista vestito da sindacalista che maledice le banche e rimpiange Zi Antò, l'operaio disperato che non ce la fa per via del mutuo e del figlio che studia e poi tutti insieme a desinare. 

L'importante sarà esserci e farsi vedere e come cantava Renzo Arbore: "aspetta e spera che poi s`avvera, che la nottata non è così nera, siam tutti quanti felici e contenti noi siamo un popolo di concorrenti".

Nel frattempo, a Fabriano, non si spegne il caso di Big Luciano Pariano. Pare che luogotenenti della maggioranza stiano valutando con l'opposizione la possibilità di un'intesa per sfiduciare formalmente il Presidente del Consiglio Comunale. Ufficialmente per dare all'atto una legittimità che non si riduca a una resa dei conti nella maggioranza; di fatto perchè il PD è terrorizzato dallo scrutinio segreto e teme i propri franchi tiratori che potrebbero approfittare dell'occasione per sfiduciare una segreteria che non ha messo radici.

Una ipotesi di larghe intese anti Pariano potrebbe funzionare soltanto se il centrosinistra mollasse la Presidenza del Consiglio Comunale a un esponente della minoranza. Opzione che creeerebbe problemi nella maggioranza e dissolverebbe d'incanto l'opposizione. 

Da questo punto di vista c'è da dire che Sagramola ha stoppato subito la mozione di sfiducia dichiarando che fino ad ora Big Luciano non si è mai discostato dalle indicazioni di maggioranza nei voti in Consiglio Comunale. Come finirà questa storia di bassa cucina politica? Ancora con Renzo Arbore: "si la vita è tutt`un quiz e noi giochiamo e rigiochiamo, perchè noi non ci arrendiamo fino a quando non vinciamo si la vita étutt`un quiz e se indovini quante emozioni..."

Nel frattempo, ad Ancona, Mario Nostrum si è dissociato dalla rivolta dei Presidenti di Regione contro il Governo per i tagli previsti dalla Legge di Stabilità. Il Governatore, infatti, sa bene che il suo terzo mandato più che Comi lo deciderà Renzi e il Fiorentino sarà di certo riconoscente con chi è disposto a rompere il fronte di una protesta che rischia di mettere in crisi la sua azione di governo e di inaugurare una dialettica feroce tra articolazioni dello Stato. 

Ce la farà Mario Nostrum ad uscire vincitore dal campo minato di questa terza ricandidatura? Sempre con Renzo Arbore: "e noi sognamo fantastichiamo é col quiz che risolviamo i problemi che c' abbiamo, si la vita e` tutt`un quiz grandi occasioni grandi emozioni...!
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