22 marzo 2017

Il volo dei mosconi, il silenzio dei grillini e la Notte della Taranta

Il posizionamento iniziale delle forze politiche, di solito, si determina senza troppi colpi di scena. Si costruiscono le liste, si delineano le alleanze e si indica il candidato sindaco. Il clamore si riserva al nome del prescelto perchè attraverso il suo profilo si possono immaginare, almeno in parte, le scelte politiche del futuro.

Questa tradizione del posizionamento iniziale, nella nostra città, è stata completamente stravolta. Le uniche certezze sono la candidatura di Balducci per il Pd e di Santarelli per il M5S. Intorno a loro un cumulo di inconcludenza e di gente che si muove con la stessa armonia di movimento dei mosconi che piombano in casa ronzanti ma poi non riescono a trovare uno spiffero da cui uscire.

La saga del centrodestra è ormai giunta al romanzo demenziale in cui si sommano divisioni, egoismi e tentazioni di fare accordi con il PD; a sinistra del Pd si vocifera di due liste - una socialista e una progressista -  ma non si capisce bene se esiste un candidato sindaco unico o più di uno o addirittura nessun candidato sindaco e nessuna lista. A destra del Pd, ovvero tra il centro e la destra, appare e scompare un'Altra Fabriano che fa circolare loghi e candidati e poi svapora come se il suo stesso sorgere fosse più un avvertimento che un annuncio.

L'inconcludenza diffusa e il movimento dei mosconi, per ora, tirano la volata ai grillini a cui basta restare fermi ed educati per trarre il massimo profitto con il minimo sforzo dalla cinetica mattocchia degli avversari.

Non sappiamo quali saranno le conseguenze di questo movimento isterico e compulsivo delle forze politiche, di questa Notte della Taranta che sembra travolgere tutto e tutti. Di certo questo mix di comportamento sconclusionato e di miseria politica è un potente fattore di delegittimazione per tutta quella vecchia area di centrodestra e centrosinistra attorno a cui, fino a qualche anno fa, ruotava per intero la dialettica politica locale.

Non a caso circolano voci sempre più insistenti di richieste accorate, provenienti dal centrosinistra e rivolte al centrodestra, a fare presto, a trovare un candidato che eviti un'emorragia di voti dai berlusconiani al M5S.

E' il sintomo del caos che diventa inciucio, di affratellamenti promiscui che allontaneranno ancora di più l'elettorato tradizionale di queste aree politiche. Se la parola d'ordine era agire per tagliare l'erba sotto ai piedi dei grillini si può dire con certezza che i comportamenti concreti dei protagonisti hanno prodotto l'effetto contrario, ovvero conseguenze non intenzionali di azioni intenzionali.

La sarabanda di questi giorni, tra l'altro, è parte integrante del giudizio di affidabilità che gli elettori daranno delle persone e dei partiti. E sarà molto difficile convincere i cittadini che il volo dei mosconi rappresenta una garanzia di qualità e di spessore contro il pericolo grillino e qualcosa per cui vale la pena rinunciare a una calda giornata di mare.
    

16 marzo 2017

Donatello San Pietro e le belle statuine


La statua di San Pietro Martire, attribuita a Donatello, è diventata il centro della discussione pubblica. La prima tentazione è quella snob e benaltrista, ovvero osservare la vicenda interpretandola come un diversivo rispetto ai grandi temi della crisi: abbiamo 5.000 disoccupati e stiamo a cazzeggiare con una statua di legno. 

L’approccio snob è più che giustificato dalla “qualità” delle discussioni in corso. Da un lato c’è chi concentra tutta l’attenzione sull’attribuzione della statua lignea a Donatello; dall’altro chi è morbosamente attratto dal giallo delle autorizzazioni al restauro, dal mistero delle procedure violate, dalla rumorosa sponsorizzazione sgarbiana - rispetto alla quale il Comune ha fatto la figura della bella statuina – e dal ruolo puntualmente ambiguo della Fondazione Carifac

Chi ricorda la storia dei falsi Modigliani nel 1984, quando l'attribuzione cazzara di alcune teste trovate in un fosso ingannò anche critici del calibro di Giulio Carlo Argan, sa bene che la prudenza è un vaccino fondamentale rispetto al riconoscimento precipitoso delle "mani d'autore". Così come sappiamo bene che la proprietà di un’opera e le autorizzazioni all’esposizione e all’utilizzo temporaneo sono questioni minori rispetto al tema dell’universalità dell'accesso alle opere d'arte.

Per intenderci meglio con un altro esempio locale: se Ester Merloni dona opere d'arte al Comune il tema non è il passaggio di proprietà ma una gestione di quelle stesse opere finalizzata al pubblico godimento

Ed è esattamente questo lo snodo politico fondamentale su cui nessuno sta intervenendo: l’assenza di una politica della cultura in grado di connettere arte e turismo e di coordinare competenze che la città, ad oggi, non offre se non in forma isolata e sporadica. In questa città, in cui la cultura è stata sempre ritenuta il perimetro di fannulloni e spostati si è ritenuta eccentrica, rispetto ai bisogni produttivi dell’industria, ogni sensibilità o visione che fosse estranea alle dinamiche della lamiera. 

Di conseguenza è demenziale, oggi, anche il solo immaginare una gestione autoctona del patrimonio culturale perché niente fruttifica senza una combinazione di persone, competenze, contesti e strumenti.  

Io non so se la statua lignea di San Pietro Martire sia davvero di Donatello o meno. Nel caso non credo che Fabriano sia in grado di valorizzarla e di costruire attorno ad essa percorsi di accesso e di fruizione. Semplicemente perché l’arte non fa parte del sentiment del nostro sistema politico e decisionale.  

Per questo l’eventuale San Pietro di Donatello lo vedo meglio altrove, magari al Palazzo Ducale di Urbino, sede della Galleria Nazionale delle Marche, dove rischia meno che qui di essere usato giusto per garantire venti coperti al ristorante amico e qualche sporadico incasso a una Pinacoteca in eterno deficit di risorse e di accessi.
    

14 marzo 2017

I politici fabrianesi, i social e i leoni da tastiera

Nelle ultime settimane Giancarlo Sagramola è intervenuto più volte, linkando autorevoli interventi di esperti, sull'uso distorto dei social e sui temi della reputazione on line.

Lo ha fatto chiamando in causa, con toni tra il costernato e il sarcastico, opinionisti di vallata, leoni da tastiera e tutti coloro che utilizzano i nuovi media per veicolare opinioni e alimentare polemiche politiche.

Non è da escludere che la riflessione critica del Sindaco possa nascere da una sua percezione e cioè che sia stata la pressione dei social a convincere il PD a non ricandidarlo per il secondo mandato. Non possiamo né saperlo né supporlo. 

Di sicuro il quinquennio sagramoliano è stato segnato a fuoco da una relazione strettissima e intensa tra la politica e i social. Ed è in questo specifico contesto che si è consolidato il giudizio politico dominante sull'operato del primo cittadino. Molto più di quanto si potesse immaginare e di quanto lui stesso potesse supporre.

Sagramola e la sua coalizione - abituati alle dinamiche lente e sedentarie del confronto politico più tradizionale -  hanno snobbato e sottovalutato le potenzialità d'impatto dei social, la viralità dei messaggi e delle opinioni, la potenza reticolare dei blog, il potere di influenzamento delle comunità virtuali e il cambiamento radicale nel modo di concepire e produrre l'informazione, compresa quella locale.

Di fatto Sagramola ha orgogliosamente scelto di non esserci più di tanto, di non presidiare sistematicamente il mezzo, di rinunciare a qualsiasi azione programmata e mirata di personal branding. Questo elitismo di matrice neocattolica ha lasciato campo libero a tutti gli altri, compresi moltissimi detrattori, che sono diventati i veri artefici e gli unici costruttori della reputazione on line del primo cittadino, con tutte le deformazioni che una rinuncia di questa portata è in grado di determinare. In fondo si tratta di un principio naturale: spazio abbandonato, spazio occupato.

Di conseguenza ciò che al Sindaco appare oggi come un utilizzo distorto dei social non è altro che il risultato della sua consapevole assenza da quel fondamentale circuito mediatico, della rinuncia a soddisfare le condizioni che consentono dare energia e potenza alle relazioni di fiducia e di credibilità on line: produrre contenuti, partecipare alle conversazioni, alimentare connessioni e sfruttare la circolarità dello scambio di idee e di esperienze all'interno delle community.

In realtà il rapporto tra Sagramola e i Social non è interessante in sé ma in quanto emblematico di un modo di pensare assai diffuso tra la classe politica, che fatica ad assimilare un concetto strategico e ciò che la costruzione del consenso sta cambiando modelli realizzativi e luoghi di attuazione, trovando nei social media uno spazio congeniale e pervasivo di formazione, sviluppo e consolidamento.

La pagina #Fabriano di Facebook, a titolo di esempio, conta circa 7.000 iscritti ed è la piazza pubblica più affollata della città, il luogo virtuale in cui transitano la maggior parte dei messaggi che riguardano la comunità. Ad ogni messaggio pubblicato gli iscritti ricevono una notifica che richiama l'attenzione, a riprova di una enorme potenzialità di interazione che produce effetti profondi, impatti politici estesi e condizionamenti che agiranno anche nelle elezioni comunali di primavera.

Gli opinionisti di vallata, i leoni da tastiera, gli scassamaroni virtuali, di conseguenza, non sono figure maligne di un bestiario che mescola gogne medievali e veicoli postmoderni, ma persone in carne e ossa che usano gli strumenti disponibili senza prendere moralisticamente a pugni la realtà. 

Un uomo pubblico può ignorare il fenomeno di comunicazione più eclatante del nostro tempo, ma deve rispettare una condizione: fare una severa autocritica quando è la sua assenza spocchiosa e volontaria la vera causa della sberla che arriva. Si chiama responsabilità. Diversamente ha un altro nome: scaricabarile.
    

13 marzo 2017

Perchè il PD rischia una batosta

La campagna elettorale non è ancora decollata perchè, nonostante il Movimento 5 Stelle abbia impresso una forte accelerazione alle scelte, il "fiato alle trombe" non si avrà fin tanto che tutti gli schieramenti principali non avranno definito compiutamente il profilo della propria compagine

In attesa che il centrodestra esca dal pantano in cui si è allegramente cacciato - ed è assai improbabile che possa uscirne in modo dignitoso e spendibile - è interessante spendere qualche parola su quel che sta accadendo dalle parti del PD.

Il dato di partenza è che, per ora, la candidatura di Balducci non decolla e di certo non lo hanno aiutato alcune uscite che sono sembrate più da assessore al turismo che da possibile primo cittadino, oltre che un po' stonate rispetto alle sfide di una questione sociale brutalmente riemersa con la crisi della Tecnowind. 

In realtà la questione politica più rilevante di questa fase è che il PD fatica a costruire una coalizione e sembra schiacciato in uno schema di alleanze, tra l’altro neanche solidissime, con l’UDC e con una lista civica di centro ispirata da Ottaviani

Alla fine dei giochi è probabile che venga messo in piedi il classico raggruppamento verde, una lista civetta necessaria per dare un po’ di colore a una riproposizione della DC che, stavolta, non avrà neanche quella copertura minima a sinistra che, in passato, serviva per dare agli elettori l'illusione ottica di un centrosinistra possibile. 

Da questo punto di vista è sintomatica la nascita del raggruppamento che si sta condensando attorno al Dott. Vinicio Arteconi e ad altri storici esponenti della sinistra fabrianese. Non si tratta di scissionisti del Partito Democratico ma di figure della sinistra sommersa che, potenzialmente, possono pescare consensi in un'area di elettorato che, a livello nazionale, non si riconosce in Renzi  e nella politica del PD fabrianese.

Tra l'altro è possibile che il panorama elettorale si arricchisca, a breve, di un'ulteriore lista di sinistra, a sua volta poco propensa a interpretare il ruolo di cespuglio del PD. Resta da capire, quindi, quali rapporti politici si svilupperanno in questo “arcipelago progressista” e se si articolerà un disegno attrattivo a sinistra del PD. 

Se tale operazione andasse in porto il PD rischierebbe concretamente di non superare il 30% al primo turno, con grandi rischi di tenuta in caso di ballottaggio, perché appellarsi alla sinistra per fare fronte contro i grillini farebbe molta meno presa del medesimo "richiamo della foresta" utilizzato in passato per fermare la destra, come accadde dopo il comizio di Gianfranco Fini nel ballottaggio tra Sorci e Carmenati nelle comunali del 2007.

Di fatto la crisi della destra, la forza oggettiva del brand grillino e la nascita di liste a sinistra non contigue al PD pone il principale partito di governo in una condizione di isolamento che è la meno congeniale possibile per un partito che ha nel suo codice genetico la capacità di organizzare e aggregare coalizioni e la più adatta a configurare il rischio di una batosta epocale e forse definitiva.

Alla fine, come sempre, decideranno i fabrianesi ma l'inerzia iniziale delle cose non sembra avvantaggiare i democratici. E non sarà certo una statua ligna del Donatello restaurata e forse esibita come trofeo elettorale la linea di demarcazione tra la vittoria e la sconfitta.
    

10 marzo 2017

Fabriano: c'è chi soffre e chi cazzeggia

La rappresentanza politica dovrebbe essere una cosa seria, quasi nobile se interpretata correttamente perché connessa alla capacità di sintetizzare aspirazioni e interessi di quel popolo che è costituzionalmente e a tutti i livelli il titolare della sovranità

Ma la rappresentanza politica contiene dentro di sé un grande rischio che si fa sempre più concreto e quotidiano, quello di un distacco radicale da ogni relazione coi cittadini e con le loro esigenze che dovrebbero essere "messe a sistema".

Quando si smarrisce del tutto questo contatto fecondo la pianta perde linfa e si secca. La rappresentanza politica si trasforma in rappresentazione, in una commedia in cui non vengono neanche messe in scena le qualità e l'acume dei singoli ma soltanto l'infima dimensione delle loro brame. 

L'effetto di tale scadimento è letale: si ridicolizzano la democrazia e la dignità del sistema politico, si offende l'elettorato e si delegittima il valore fondante della rappresentanza. 

È il capolavoro al contrario di cui è stato capace, nel giro di pochissime ore, il centrodestra fabrianese: fingere unità di intenti tra quattro amici al bar, accaparrarsi sigle, bruciare candidati, convocare inesistenti conferenze stampa e infine il "tutti a casa", un 8 settembre pedemontano concepito per soddisfare l'ego asfittico di chi, per un paio di mesi, sente il bisogno irresistibile di fregiarsi di un titolo provvisorio, senza corona e senza scorta: quello di "candidato Sindaco", tentazione inesauribile e macchiettistica di un'italietta eterna che puntualmente riemerge tra le mille pieghe di questo nostro Belpaese. 

Il suicidio senza dramma del centrodestra, il suo autolesionismo divertente e trombone non meriterebbero neanche un rigo di pensiero se la città - in concomitanza con questa esibizione trasteverina che avrebbe divertito e ispirato pure un Trilussa -  non fosse di nuovo attraversata da un drammatico rigurgito di crisi industriale, con i lavoratori della Tecnowind in sciopero e pronti a forme di lotta importanti a difesa del posto di lavoro, dello stipendio e del proprio futuro

Ieri è stata una giornata particolare: da una parte c'è un pezzo di città che soffre per il lavoro; dall'altra un pezzo di politica che gioca, cazzeggia e trama per il caldo di privatissimi deretani. 

La sintesi dei problemi della nostra città è tutta incardinata in questo confronto asimmetrico che è, allo stesso tempo, simbolico e materiale. Come ho scritto qualche giorno fa, riprendendo il titolo di una canzone di Luciano Ligabue, è il fossato profondo e incolmabile che separa palco e realtà.

La realtà merita rispetto e narrazione. Il palco, al massimo, una smorfia distratta.
    

9 marzo 2017

Il detto e il non detto del caso Tecnowind

Una vertenza aziendale non riguarda solo le persone direttamente coinvolte ma coinvolge - a cerchi concentrici - le istituzioni, il territorio e i cittadini perchè le ricadute di una crisi d'impresa non sono mai a effetto delimitato e circoscritto.

Di conseguenza la manifestazione dei lavoratori della Tecnowind, azienda che da più di un lustro vive una situazione di crisi irrisolta, rimette al centro il tema della crisi industriale che da tempo sembra sparito dalla scena e quasi digerito in un grande adattamento collettivo alle cattive notizie.

I lavoratori della Tecnowind protestano per il mancato pagamento di alcuni stipendi e parte della contestazione in corso ha coinvolto, simbolicamente, un gruppo di banche accusate di non sbloccare le linee di credito necessarie per erogare le retribuzioni.

Valutando la situazione senza contestualizzare il punto di vista si giunge a una conclusione logica e cioè che una moral suasion istituzionale sugli istituti di credito sia lo strumento più efficace per rimettere in moto la situazione e far rientrare la protesta. Ed ecco quindi gli appelli alla Regione Marche e al Ministero per lo Sviluppo Economico.

In realtà la partita è assai più complessa perchè al centro della scena c'è l'assetto proprietario dell'azienda, ovvero le trattative per la vendita della Tecnowind a un Fondo straniero che sembrano da tempo arenate in una dimensione interlocutoria.

La natura transitoria di questa fase non può che imporre prudenza alle banche; una prudenza accentuata dallo "storico", ossia da quanto accaduto non più tardi di quattro anni fa quando il Fondo Synergo, a quel tempo proprietario di Tecnowind, decise di vendere la sua quota al valore simbolico di un euro, l'equivalente di un cornetto Algida.

La temporanea salvezza della Tecnowind si determinò sulla base di tre elementi: la vendita a prezzo simbolico, la richiesta di concordato preventivo con proseguimento dell'attività ratificata dal Tribunale e il conseguente sblocco di liquidità concesso dagli istituti bancari.

A distanza di quattro anni la proprietà subentrata nel 2013 sta cercando un acquirente e il mancato pagamento di alcuni stipendi non è altro che il segnale più evidente di un'azienda che vive una difficoltà strutturale che ha superato il livello di guardia.

Le manifestazioni, gli scioperi, i cortei e le proteste dei lavoratori sono una reazione naturale, legittima, comprensibile e, per certi versi, sacrosanta. Questa effervescenza però, che piaccia o meno, può mettere tra parentesi ma non certo cancellare l'interrogativo di fondo e cioè se Tecnowind, dal punto di vista industriale e operativo, sia o meno un'azienda sostenibile e di conseguenza appetibile per un Fondo che da un'eventuale acquisizione deve conseguire una redditività superiore a quella garantita dai titoli di Stato.

La sostenibilità industriale di un'azienda privata e la sua competitività dipendono sempre da sé stessa e dalle sue relazioni col mercato. Lo Stato, le istituzioni e le banche possono creare contesti favorevoli ma non hanno alcun potere per intervenire sull'efficacia e l'efficienza della gestione.

E' questo il dato di partenza. Ometterlo significa illudere i lavoratori e rendere ancora più difficile e lontana la ricerca di una soluzione di lungo periodo.
    

7 marzo 2017

Tra palco e realtà: perchè non racconterò la campagna elettorale

Quando la politica, come sta clamorosamente accadendo a Fabriano, perde il senso del dramma e dei problemi diventa un'attività noiosa, attrae persone mediocri e border line, si concentra sulle minuterie e restituisce un dislivello terrificante tra la qualità delle questioni da affrontare e la caratura politico amministrativa dei protagonisti.

Registrare criticamente tale dislivello, per quel che mi riguarda, significa scegliere di non raccontare una campagna elettorale che avrà solo rarissime connessioni con la situazione della collettività fabrianese e del territorio. 

La campagna elettorale, già di suo, spinge i contendenti a dare il peggio di sé, a edulcorare la verità, a spingere l’acceleratore sulle fantasie più sfrenate, a eliminare qualsiasi riferimento al costo e alla sostenibilità delle promesse e dei programmi. 

Di conseguenza quando già prima del fischio di inizio é impercettibile ogni riferimento di analisi, riflessione e proposta politica a una realtà con 5.000 disoccupati e un grave spopolamento in atto, è giocoforza immaginare una campagna elettorale che allargherà ulteriormente la forbice tra “palco e realtà”. 

Raccontare la campagna elettorale, in queste condizioni, significherebbe amplificare il rumore delle cazzate, rincorrere nani e ballerine, donare luce e clamore a personaggi di terza fila, rendere digeribile un gioco di ruolo in cui si compete tenendo al centro culo e camicia.

Il narratore diventerebbe inevitabilmente complice, una sorta di presentatore dello spettacolo circense anche se decidesse di differenziarsi ricorrendo a uno stile distaccato e a un approccio tagliente e critico. 

Per queste ragioni diserterò la campagna elettorale per le prossime comunali, perchè scrivere di miserie rende miseri. Le uniche eccezioni alla regola dell’assenza me le concederò ogni qualvolta i candidati diranno qualcosa che, a mio giudizio, sia davvero problem-based, basata su una conoscenza profonda, sincera e non strumentale dei problemi. 

Diversamente si diventa i megafoni di qualche personaggio in cerca d’autore. Un destino pirandelliano che preferisco evitare.
    

14 febbraio 2017

La sfida di Balducci: uscire da questa foto




Questo scatto é stato realizzato dal giornalista Claudio Curti, durante la conferenza stampa di presentazione di Giovanni Balducci. Fossi il segretario di quel partito mi morderei le mani perchè  sintetizza, con la potenza dell’istante cristallizzato in un’immagine, l’urgenza politica con cui il candidato a Sindaco del PD dovrà cimentarsi nelle prossime settimane: uscire da questa foto, allontanarsene in fretta e senza voltarsi indietro. 

Il fotografo francese Henri Cartier-Bresson diceva che “una fotografia non è né catturata né presa con la forza. Essa si offre. È la foto che ti cattura”. Il messaggio politico che emerge dalla foto di gruppo del PD è quello di un partito svuotato, consunto, da cui non ti aspetti una svolta ma un precipizio di idee, coi i giovani indistinguibili dai più anziani; una foto dove domina un misto di tristezza e rassegnazione che rimanda alle foto di famiglia inviate ai soldati al fronte più che allo spirito di una forza moderna che si prepara a una battaglia decisiva per il futuro della città.  

Leonardo Sciascia avrebbe detto che é questo “il contesto” in cui nasce e matura la candidatura di Balducci, il sigillo politico e visuale di una scelta che sembra rivendicare, rispetto al recentissimo passato, un solo elemento di continuità: quello cattolico-penitenziale che, nonostante le profonde differenze di carattere e di visione, sembra allineare Sagramola e Balducci in un tratto comune. 

Il dato politico è più semplice di quel che sembra: Balducci può farcela, ma se vuole entrare da vincitore a Palazzo Chiavelli deve smarcarsi dalle spire di questa foto, superare l’idea che si possa costruire una relazione efficace con la città con cinquanta sfumature di grigio e un disegno che non prenda brutalmente le distanze da un passato prossimo in cui la politica ha perso le tracce dei problemi e delle questioni rilevanti che riguardano la città. 

In questo frangente il Pd di Fabriano si trova nel punto di massima debolezza, con un gruppo dirigente inadeguato e ondivago, una militanza ridotta a quattro amici al bar, un'incidenza irrilevante sulla scena politica fabrianese e l'incognita delle conseguenze locali che si genereranno sull'onda del conflitto interno al partito a livello nazionale.  

Balducci per ora fatica a suscitare entusiasmi ed é il candidato di un partito debole: due condizioni in apparenza negative ma potenzialmente stimolanti e irripetibili per muoversi in libertà, ridurre mediazioni e contrattazioni e alimentare strappi vitali occupando praterie in cui si possano sciogliere le trecce ai cavalli. 

Se scarta di lato, Balducci può uscire da quella foto e fare come Gorbaciov nel 1985: entrare in scena come l'uomo d’apparato che non sarebbe andato oltre una prevedibile continuità e poi sviluppare un’azione di rinnovamento a strappi, una perestrojka capace di innalzare il livello di attenzione e di gradimento dei cittadini proprio a partire da un basso livello di aspettative iniziali

Ma ciò sarà possibile nella misura in cui Balducci non verrà frenato dal suo samurai interiore, da quel sabotatore interno che potrebbe condizionarne e complicarne il percorso, incatenandolo in quella foto che rappresenta e incarna il senso stesso di una sconfitta che diventa una profezia che si autoavvera perchè trova una sponda nell'animo del gruppo dirigente del PD. 

Molto dipenderà da come il candidato Sindaco del PD si cimenterà con alcune sfide. La prima è la comunicazione, un campo minato in cui si è infranta l’azione di Sagramola. Balducci sin dalle prime ore da candidato ha sottolineato come la sua scelta sia stata fatta con il cuore ed è probabile che questa immagine diventi un tema ricorrente della sua campagna elettorale. 

Ciò significa che l’Uomo di Attiggio punterà sulla dimensione sentimentale e un po’ avventuriera della sua decisione sapendo che si tratta di un approccio che ha bisogno di una comunicazione conseguente. In questo senso il passo felpato, la parsimonia verbale e l’aplomb distante che caratterizzano Balducci non collimano con le domande di una comunità che ha bisogno di vedere qualche squarcio di passione e di percepire il sentore di buie viscere pervase di energia. 

Un secondo banco di prova per un Balducci gorbacioviano sarà archiviare lo stile Sagramola. Il Sindaco non più Sindaco ha pensato e gestito da uomo solo al comando, ha respinto ogni sussulto popolare col mantra dei soldi, si è fidato dei nemici più prossimi sospettando degli amici più lontani, ha guardato la città dall’alto in basso, etichettando ogni rilievo critico come polemica pretestuosa di distruttori che non ci mettono la faccia e non si sporcano le mani. 

Balducci deve cambiare rotta rispetto a Sagramola e restituendo alla politica una funzione anche empatica: ritrovare le ragioni del dialogo a tutto campo, rifiutare chi garantisce fedeltà sciocche e inutili, vivere i problemi dei cittadini trasformando il Comune da fortezza separata a ospedale da campo in cui si cerca di curare le molte sofferenze di una comunità con 5.000 disoccupati. 

Se vuole differenziarsi da questo segno dell'ultimo quinquennio Balducci dovrà essere algebrico rispetto a Sagramola, ossia mettere un "segno meno" e fare esattamente il contrario di quel che ha fatto Giancarlone

Da ultimo, per uscire dalla foto triste della candidatura, Balducci dovrà indossare i panni dell'iconoclasta e non cedere alla Sindrome della Processione, ovvero non farsi imbalsamare nel ruolo del candidato trasformato in un legno devoto e trasportato a destra e a manca a ricercare una sintesi al ribasso tra Tizio che chiede, Caio che postula e Sempronio che raccomanda.  

Comunicativo, empatico e iconoclasta: una sfida "una e trina" che contiene alcune precondizioni di stile con cui accompagnare un programma che non sia una sommatoria condominiale di sogni e manutenzioni. Una sfida da far tremare i polsi di Balducci, ma anche i baffi e i riccioli da putto mantovano che dovranno diventare una tentazione di freschezza e di innovazione politica, più che un tradizionale e personalissimo ornamento estetico.
    

10 febbraio 2017

Intervista a Roberto Sorci. Cinque annni ma sembra ieri

Il 5 agosto del 2012 pubblicai su questo blog una lunga intervista a Roberto Sorci intitolata "Cari Sagramola e Tini...adesso vi cucino io". 

Il passaggio di consegne con Sagramola era avvenuto da poche settimane e il Sindaco Emerito aveva già cominciato a scalpitare, a rispondere alla sua indole ninja, di artefice di guerre politiche irregolari combattute nei sotterranei e alla luce del sole a seconda del momento e del contesto. 

A rileggere quel gioco un po' complice di domande e risposte si rimane stupefatti perchè quell'intervista, oltre a essere frizzante e anomala rispetto alla media dei ragionamenti politici, è di un'attualità disarmante.

Il Ninja Bianco di Via Profili, a distanza di un lustro, è tornato prepotentemente sulla scena e si prepara a una complessa partita politica che potrebbe concludersi con una sua ricandidatura a Sindaco nel centrosinistra. Le risposte di allora sono spettacolari anche adesso e le domande per molti versi azzeccate e lungimiranti. Ve la ripropongo quell'intervista. Era il 5 agosto 2012. Ma sembra ieri.

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Nella sala del Consiglio Comunale è esposta l'Adorazione dei Magi del Gentile. Si dice che a breve verrà sostituita con la Crocifissione di Sorci. Secondo te chi è il committente dell'opera e chi il pittore? 
Più volte, giocando sul mio cognome, qualcuno ha rappresentato i miei percorsi politici con il topo e il gatto di turno, ma alla fine i gatti hanno visto sempre i sorci verdi. Con Gentile da Fabriano ho una certa dimestichezza. Non per nulla la prima foto della Crocefissione del Gentile la riportai io da Londra. Credo sia alquanto difficile, non dico impossibile, mettermi al posto della grande opera del Gentile. Io accetto sempre le sfide, poi vedremo chi ci finirà a sostituire la pala Strozzi nell'aula consiliare.

Tini ti ha fatto dieci anni di opposizione e continua a fartela. Gli stai sulle palle, ti ama ma non lo ammette o è semplice gelosia tra artisti? 
No, Tini è un amico. Litighiamo da anni perché abbiamo impostazioni diverse ma sempre con rispetto. Anche se due anni fa, nel suo percorso per farsi candidare a sindaco per il centrodestra, ha tenuto un comportamento che non mi sarei aspettato da un uomo della sua esperienza politica. Ma doveva dimostrare che era l’uomo forte e che tutte le sue "chiacchiere bilancistiche" avevano un fondamento. Purtroppo per lui fu clamorosamente smentito dall’ispezione ministeriale. Lui rimane un Ragioniere, non è un artista! E poi, diversamente da me, è un "tirchio nella vita pubblica". Infatti quando una azione amministrativa lo tocca nelle tasche ( ICI, IRPEF, TARSU ) diventa una belva. In questo frangente è "Tinicentrico" a differenza di me, questo forse è il nostro vero contrasto. 

Il tuo Piano delle Opere Pubbliche è stato definito un libro dei sogni e sostanzialmente messo da parte. Vuol dire che hai preso per il culo i fabrianesi per dieci anni? 
La definizione il libro dei sogni è di maderloniana memoria e ti rispondo come ho fatto poco tempo fa con un noto professionista fabrianese che mi chiedeva: Antonio Merloni sarà ricordato per i marciapiedi, le tue amministrazioni per che cosa? Gli risposi con l’elenco che tutti conoscono, cominciando dal by Pass del Borgo; 10 anni di ricostruzione post terremoto, fino alla piscina più bella delle Marche, ecc.. Il professionista rimase di stucco. Certo, che se avessi preso in giro i fabrianesi per 10 anni, i miei concittadini sarebbero stati sciocchi a rieleggermi per un secondo mandato, dandomi tanti voti personali da farmi superare abbondantemente le liste e di fatto costituendo un partito da solo. Ho l’impressione che chi dice così, si nasconda dietro quest’affermazione per "marchette di consenso", ma devo ammettere che oggi realizzare opere è molto più difficile di prima. Poi in questa città, ogni volta che devi fare qualcosa, c’è sempre chi cerca di far notare a tutti che esiste ostacolando qualsiasi cosa per partito preso, non per il bene comune. Ricordo quando dovevamo realizzare il by pass del Borgo: grandi articoli di giornale contrari all’opera e addirittura scomodarono il parroco, ma tirammo dritti e oggi, tutti riconoscono la bontà di quella decisione.

I servizi alla persona verranno pagati prima della loro erogazione. Il bimbo che non ha la mensa pagata lo lasciamo a digiuno in nome degli equilibri di bilancio? 
In questo momento storico, questa è una grande sciocchezza, se l’obiettivo è dire "così sicuramente pagano". Il pagamento anticipato è solo un fatto finanziario, non risolve il problema del non pagamento. È dal 2007 che dibattiamo questa cosa. Marco Boldrini e il Dirigente avevano addirittura progettato il sistema di pagamento con tessere ricaricabili, ma alla mia domanda: quando poi non hanno pagato anticipatamente cosa fate? Risposta: non possiamo fare nulla. E qui cade sempre l’asino e oltretutto si possono generare situazioni spiacevoli e moralmente inaccettabili. Se il problema si risolvesse con il pagamento anticipato, per provocazione allora potremmo proporre di far pagare anche la raccolta dei rifiuti in anticipo rispetto al ritiro. I mancati incassi della Tarsu rappresentano oltre il 60 % rispetto al 10% dei servizi mense e asili. La riflessione secondo me è molto più ampia e purtroppo non semplice. Forse una maggior informatizzazione del servizio mense, aiuterebbe a migliorare i tempi di incasso e a risparmiare sull’approvvigionamento, con quello che ne consegue.

Ma è vero che a livello di conti e bilanci hai lasciato Sagramola nella merda?
Si è vero gli mancano 2 milioni di entrate rispetto al 2011, ma grazie alle finanziarie di Berlusconi & Monti. Se invece fosse diversamente, io me ne assumerei la responsabilità politica, ma un istante dopo si evidenzierebbero due fatti:
- Tini che per 10 anni ha fatto il "cane da guardia al bilancio comunale" non si sarebbe accorto di nulla
- la Dirigente Servizi Finanziari che firma con parere vincolante la spesa, avrebbe certificato il falso.
E, in questo caso le conclusioni sarebbero semplici. La verità è, che bisogna sapere quello di cui si parla e soprattutto avere la capacità di farsi carico di atti anche impopolari con grande chiarezza e onestà intellettuale. Prima di lasciare l’incarico, ho pubblicato il resoconto finanziario dei 10 anni di mandato e sono numeri pubblici, ho approvato e firmato con il Dirigente Finanziario il Consuntivo 2011, proprio per non dare alibi a nessuno e assumermi le responsabilità dei risultati e dei numeri.

Si dice che non troverai pace fin quando non ti sarai ricollocato politicamente. E' solo sputtanamento o c'è del vero?
Credo che chi lo pensa non sia tranquillo con se stesso e quindi si faccia un film tutto suo. Io continuo tranquillamente la mia vita di sempre. Tutti lo vedono. Ma ho un grande difetto: quando mi pestano i piedi, o mi si chiede scusa come si fa tra persone civili, oppure possono aspettarsi…………….Insomma, non porgo mai l’altra guancia, questo è il mio brutto carattere. Comunque la tua domanda mi diverte da matti e siccome sono un "peter pan" accetto il gioco. Soprattutto rido di questo e penso alla storia del famoso chirurgo fabrianese degli anni 60 e del "si dice professore".

Il mitico Cavina se non sbaglio. Sappiamo che sei un appassionato di funghi. Tra Tini e Sagramola a chi daresti una crema di porcini e a chi un carpaccio di amanita falloide. 
Non mi dire che sono un buono d'animo, ma darei a entrambi dei gustosi porcini in graticola.

Parliamo di minoranza adesso. Chi è il vero leader dell'opposizione? Urbani, Ottaviani o Sorci? 
Nessuno dei tre, simpaticamente dico: Rossi, se si ricorda di essere un "compagno" e non un andreottiano, parola di democristiano.

Sei accusato di essere allergico all'autocritica. Allora dimmi subito tre cose che hai sbagliato nei dieci anni da Sindaco.  
Mosce ed Ottaviani mi chiamano "IO" ma il fatto di dire "IO" è la logica dell’elezione diretta del sindaco. Tutti i cittadini riconoscono purtroppo solo il sindaco e per sfottermi da solo mi sono sempre detto: mondo ladro piove è colpa del sindaco; è caldo è colpa del sindaco; nevica è colpa del sindaco. Qualsiasi cosa succeda è sempre colpa del Sindaco. Mentre l’autocritica è un'altra cosa, ho ammesso anche pubblicamente quando sbagliavo a volte assumendomi responsabilità anche di errori non attribuibili a me. Un capo è responsabile sempre per definizione, solo chi non fa nulla, non sbaglia. Io di errori ne ho commessi a "bizzeffe" e ci vorrebbe un libro per elencarli, quindi sceglierne solo tre è molto difficile, anche se uno mi stà sulla punta della lingua. Ma lo rivelerò un'altra volta.

E' vero che ti metterai a capo di una lista civica per puntare al terzo mandato subito dopo la caduta di Sagramola?
Si è vero, o mi mandano in Parlamento oppure mi arrabbio! Poi sai per fare il Sindaco di questi tempi, a mille euro, bisogna per forza fare il capo di qualche cosa. Peccato che io abbia allergia per le liste civiche, il mio DNA è quello di un democristiano della prima Repubblica. Ma veramente se c’è qualcuno che pensa questo, allora un bel TSO (trattamento sanitario obbligato) è necessario e io ho una certa esperienza in materia avendone firmati molti come Sindaco.

Domanda a bruciapelo: secondo te Tini è ineleggibile? 
Non lo so, la nuova organizzazione sanitaria ha modificato le situazioni rispetto al passato, anche se lui confonde il titolo di "Dirigente" che è un fatto di inquadramento contrattuale, con la funzione organizzativa. In precedenza con la vecchia organizzazione delle Asl, secondo me era ineleggibile, come lo erano a suo tempo il compianto dott. Parca, e il "vecchio" dott. Ottaviani. Tini sa come la penso, a lui in passato nessuno aveva posto il problema, perché essendo opposizione "non contava nulla". Anzi siccome ogni tanto qualche cosa "l’azzeccava", dava pure un contributo al miglioramento dell’azione amministrativa. Questo fatto che non "contava nulla" come mia spiegazione è una cosa che non ha affatto gradito. Oggi si trova in una situazione diversa: è Vice Sindaco e quindi più esposto alle sfide dei suoi vecchi compagni che per 10 anni ha sedotto e alla fine abbandonato.