14 febbraio 2017

La sfida di Balducci: uscire da questa foto




Questo scatto é stato realizzato dal giornalista Claudio Curti, durante la conferenza stampa di presentazione di Giovanni Balducci. Fossi il segretario di quel partito mi morderei le mani perchè  sintetizza, con la potenza dell’istante cristallizzato in un’immagine, l’urgenza politica con cui il candidato a Sindaco del PD dovrà cimentarsi nelle prossime settimane: uscire da questa foto, allontanarsene in fretta e senza voltarsi indietro. 

Il fotografo francese Henri Cartier-Bresson diceva che “una fotografia non è né catturata né presa con la forza. Essa si offre. È la foto che ti cattura”. Il messaggio politico che emerge dalla foto di gruppo del PD è quello di un partito svuotato, consunto, da cui non ti aspetti una svolta ma un precipizio di idee, coi i giovani indistinguibili dai più anziani; una foto dove domina un misto di tristezza e rassegnazione che rimanda alle foto di famiglia inviate ai soldati al fronte più che allo spirito di una forza moderna che si prepara a una battaglia decisiva per il futuro della città.  

Leonardo Sciascia avrebbe detto che é questo “il contesto” in cui nasce e matura la candidatura di Balducci, il sigillo politico e visuale di una scelta che sembra rivendicare, rispetto al recentissimo passato, un solo elemento di continuità: quello cattolico-penitenziale che, nonostante le profonde differenze di carattere e di visione, sembra allineare Sagramola e Balducci in un tratto comune. 

Il dato politico è più semplice di quel che sembra: Balducci può farcela, ma se vuole entrare da vincitore a Palazzo Chiavelli deve smarcarsi dalle spire di questa foto, superare l’idea che si possa costruire una relazione efficace con la città con cinquanta sfumature di grigio e un disegno che non prenda brutalmente le distanze da un passato prossimo in cui la politica ha perso le tracce dei problemi e delle questioni rilevanti che riguardano la città. 

In questo frangente il Pd di Fabriano si trova nel punto di massima debolezza, con un gruppo dirigente inadeguato e ondivago, una militanza ridotta a quattro amici al bar, un'incidenza irrilevante sulla scena politica fabrianese e l'incognita delle conseguenze locali che si genereranno sull'onda del conflitto interno al partito a livello nazionale.  

Balducci per ora fatica a suscitare entusiasmi ed é il candidato di un partito debole: due condizioni in apparenza negative ma potenzialmente stimolanti e irripetibili per muoversi in libertà, ridurre mediazioni e contrattazioni e alimentare strappi vitali occupando praterie in cui si possano sciogliere le trecce ai cavalli. 

Se scarta di lato, Balducci può uscire da quella foto e fare come Gorbaciov nel 1985: entrare in scena come l'uomo d’apparato che non sarebbe andato oltre una prevedibile continuità e poi sviluppare un’azione di rinnovamento a strappi, una perestrojka capace di innalzare il livello di attenzione e di gradimento dei cittadini proprio a partire da un basso livello di aspettative iniziali

Ma ciò sarà possibile nella misura in cui Balducci non verrà frenato dal suo samurai interiore, da quel sabotatore interno che potrebbe condizionarne e complicarne il percorso, incatenandolo in quella foto che rappresenta e incarna il senso stesso di una sconfitta che diventa una profezia che si autoavvera perchè trova una sponda nell'animo del gruppo dirigente del PD. 

Molto dipenderà da come il candidato Sindaco del PD si cimenterà con alcune sfide. La prima è la comunicazione, un campo minato in cui si è infranta l’azione di Sagramola. Balducci sin dalle prime ore da candidato ha sottolineato come la sua scelta sia stata fatta con il cuore ed è probabile che questa immagine diventi un tema ricorrente della sua campagna elettorale. 

Ciò significa che l’Uomo di Attiggio punterà sulla dimensione sentimentale e un po’ avventuriera della sua decisione sapendo che si tratta di un approccio che ha bisogno di una comunicazione conseguente. In questo senso il passo felpato, la parsimonia verbale e l’aplomb distante che caratterizzano Balducci non collimano con le domande di una comunità che ha bisogno di vedere qualche squarcio di passione e di percepire il sentore di buie viscere pervase di energia. 

Un secondo banco di prova per un Balducci gorbacioviano sarà archiviare lo stile Sagramola. Il Sindaco non più Sindaco ha pensato e gestito da uomo solo al comando, ha respinto ogni sussulto popolare col mantra dei soldi, si è fidato dei nemici più prossimi sospettando degli amici più lontani, ha guardato la città dall’alto in basso, etichettando ogni rilievo critico come polemica pretestuosa di distruttori che non ci mettono la faccia e non si sporcano le mani. 

Balducci deve cambiare rotta rispetto a Sagramola e restituendo alla politica una funzione anche empatica: ritrovare le ragioni del dialogo a tutto campo, rifiutare chi garantisce fedeltà sciocche e inutili, vivere i problemi dei cittadini trasformando il Comune da fortezza separata a ospedale da campo in cui si cerca di curare le molte sofferenze di una comunità con 5.000 disoccupati. 

Se vuole differenziarsi da questo segno dell'ultimo quinquennio Balducci dovrà essere algebrico rispetto a Sagramola, ossia mettere un "segno meno" e fare esattamente il contrario di quel che ha fatto Giancarlone

Da ultimo, per uscire dalla foto triste della candidatura, Balducci dovrà indossare i panni dell'iconoclasta e non cedere alla Sindrome della Processione, ovvero non farsi imbalsamare nel ruolo del candidato trasformato in un legno devoto e trasportato a destra e a manca a ricercare una sintesi al ribasso tra Tizio che chiede, Caio che postula e Sempronio che raccomanda.  

Comunicativo, empatico e iconoclasta: una sfida "una e trina" che contiene alcune precondizioni di stile con cui accompagnare un programma che non sia una sommatoria condominiale di sogni e manutenzioni. Una sfida da far tremare i polsi di Balducci, ma anche i baffi e i riccioli da putto mantovano che dovranno diventare una tentazione di freschezza e di innovazione politica, più che un tradizionale e personalissimo ornamento estetico.
    

10 febbraio 2017

Intervista a Roberto Sorci. Cinque annni ma sembra ieri

Il 5 agosto del 2012 pubblicai su questo blog una lunga intervista a Roberto Sorci intitolata "Cari Sagramola e Tini...adesso vi cucino io". 

Il passaggio di consegne con Sagramola era avvenuto da poche settimane e il Sindaco Emerito aveva già cominciato a scalpitare, a rispondere alla sua indole ninja, di artefice di guerre politiche irregolari combattute nei sotterranei e alla luce del sole a seconda del momento e del contesto. 

A rileggere quel gioco un po' complice di domande e risposte si rimane stupefatti perchè quell'intervista, oltre a essere frizzante e anomala rispetto alla media dei ragionamenti politici, è di un'attualità disarmante.

Il Ninja Bianco di Via Profili, a distanza di un lustro, è tornato prepotentemente sulla scena e si prepara a una complessa partita politica che potrebbe concludersi con una sua ricandidatura a Sindaco nel centrosinistra. Le risposte di allora sono spettacolari anche adesso e le domande per molti versi azzeccate e lungimiranti. Ve la ripropongo quell'intervista. Era il 5 agosto 2012. Ma sembra ieri.

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Nella sala del Consiglio Comunale è esposta l'Adorazione dei Magi del Gentile. Si dice che a breve verrà sostituita con la Crocifissione di Sorci. Secondo te chi è il committente dell'opera e chi il pittore? 
Più volte, giocando sul mio cognome, qualcuno ha rappresentato i miei percorsi politici con il topo e il gatto di turno, ma alla fine i gatti hanno visto sempre i sorci verdi. Con Gentile da Fabriano ho una certa dimestichezza. Non per nulla la prima foto della Crocefissione del Gentile la riportai io da Londra. Credo sia alquanto difficile, non dico impossibile, mettermi al posto della grande opera del Gentile. Io accetto sempre le sfide, poi vedremo chi ci finirà a sostituire la pala Strozzi nell'aula consiliare.

Tini ti ha fatto dieci anni di opposizione e continua a fartela. Gli stai sulle palle, ti ama ma non lo ammette o è semplice gelosia tra artisti? 
No, Tini è un amico. Litighiamo da anni perché abbiamo impostazioni diverse ma sempre con rispetto. Anche se due anni fa, nel suo percorso per farsi candidare a sindaco per il centrodestra, ha tenuto un comportamento che non mi sarei aspettato da un uomo della sua esperienza politica. Ma doveva dimostrare che era l’uomo forte e che tutte le sue "chiacchiere bilancistiche" avevano un fondamento. Purtroppo per lui fu clamorosamente smentito dall’ispezione ministeriale. Lui rimane un Ragioniere, non è un artista! E poi, diversamente da me, è un "tirchio nella vita pubblica". Infatti quando una azione amministrativa lo tocca nelle tasche ( ICI, IRPEF, TARSU ) diventa una belva. In questo frangente è "Tinicentrico" a differenza di me, questo forse è il nostro vero contrasto. 

Il tuo Piano delle Opere Pubbliche è stato definito un libro dei sogni e sostanzialmente messo da parte. Vuol dire che hai preso per il culo i fabrianesi per dieci anni? 
La definizione il libro dei sogni è di maderloniana memoria e ti rispondo come ho fatto poco tempo fa con un noto professionista fabrianese che mi chiedeva: Antonio Merloni sarà ricordato per i marciapiedi, le tue amministrazioni per che cosa? Gli risposi con l’elenco che tutti conoscono, cominciando dal by Pass del Borgo; 10 anni di ricostruzione post terremoto, fino alla piscina più bella delle Marche, ecc.. Il professionista rimase di stucco. Certo, che se avessi preso in giro i fabrianesi per 10 anni, i miei concittadini sarebbero stati sciocchi a rieleggermi per un secondo mandato, dandomi tanti voti personali da farmi superare abbondantemente le liste e di fatto costituendo un partito da solo. Ho l’impressione che chi dice così, si nasconda dietro quest’affermazione per "marchette di consenso", ma devo ammettere che oggi realizzare opere è molto più difficile di prima. Poi in questa città, ogni volta che devi fare qualcosa, c’è sempre chi cerca di far notare a tutti che esiste ostacolando qualsiasi cosa per partito preso, non per il bene comune. Ricordo quando dovevamo realizzare il by pass del Borgo: grandi articoli di giornale contrari all’opera e addirittura scomodarono il parroco, ma tirammo dritti e oggi, tutti riconoscono la bontà di quella decisione.

I servizi alla persona verranno pagati prima della loro erogazione. Il bimbo che non ha la mensa pagata lo lasciamo a digiuno in nome degli equilibri di bilancio? 
In questo momento storico, questa è una grande sciocchezza, se l’obiettivo è dire "così sicuramente pagano". Il pagamento anticipato è solo un fatto finanziario, non risolve il problema del non pagamento. È dal 2007 che dibattiamo questa cosa. Marco Boldrini e il Dirigente avevano addirittura progettato il sistema di pagamento con tessere ricaricabili, ma alla mia domanda: quando poi non hanno pagato anticipatamente cosa fate? Risposta: non possiamo fare nulla. E qui cade sempre l’asino e oltretutto si possono generare situazioni spiacevoli e moralmente inaccettabili. Se il problema si risolvesse con il pagamento anticipato, per provocazione allora potremmo proporre di far pagare anche la raccolta dei rifiuti in anticipo rispetto al ritiro. I mancati incassi della Tarsu rappresentano oltre il 60 % rispetto al 10% dei servizi mense e asili. La riflessione secondo me è molto più ampia e purtroppo non semplice. Forse una maggior informatizzazione del servizio mense, aiuterebbe a migliorare i tempi di incasso e a risparmiare sull’approvvigionamento, con quello che ne consegue.

Ma è vero che a livello di conti e bilanci hai lasciato Sagramola nella merda?
Si è vero gli mancano 2 milioni di entrate rispetto al 2011, ma grazie alle finanziarie di Berlusconi & Monti. Se invece fosse diversamente, io me ne assumerei la responsabilità politica, ma un istante dopo si evidenzierebbero due fatti:
- Tini che per 10 anni ha fatto il "cane da guardia al bilancio comunale" non si sarebbe accorto di nulla
- la Dirigente Servizi Finanziari che firma con parere vincolante la spesa, avrebbe certificato il falso.
E, in questo caso le conclusioni sarebbero semplici. La verità è, che bisogna sapere quello di cui si parla e soprattutto avere la capacità di farsi carico di atti anche impopolari con grande chiarezza e onestà intellettuale. Prima di lasciare l’incarico, ho pubblicato il resoconto finanziario dei 10 anni di mandato e sono numeri pubblici, ho approvato e firmato con il Dirigente Finanziario il Consuntivo 2011, proprio per non dare alibi a nessuno e assumermi le responsabilità dei risultati e dei numeri.

Si dice che non troverai pace fin quando non ti sarai ricollocato politicamente. E' solo sputtanamento o c'è del vero?
Credo che chi lo pensa non sia tranquillo con se stesso e quindi si faccia un film tutto suo. Io continuo tranquillamente la mia vita di sempre. Tutti lo vedono. Ma ho un grande difetto: quando mi pestano i piedi, o mi si chiede scusa come si fa tra persone civili, oppure possono aspettarsi…………….Insomma, non porgo mai l’altra guancia, questo è il mio brutto carattere. Comunque la tua domanda mi diverte da matti e siccome sono un "peter pan" accetto il gioco. Soprattutto rido di questo e penso alla storia del famoso chirurgo fabrianese degli anni 60 e del "si dice professore".

Il mitico Cavina se non sbaglio. Sappiamo che sei un appassionato di funghi. Tra Tini e Sagramola a chi daresti una crema di porcini e a chi un carpaccio di amanita falloide. 
Non mi dire che sono un buono d'animo, ma darei a entrambi dei gustosi porcini in graticola.

Parliamo di minoranza adesso. Chi è il vero leader dell'opposizione? Urbani, Ottaviani o Sorci? 
Nessuno dei tre, simpaticamente dico: Rossi, se si ricorda di essere un "compagno" e non un andreottiano, parola di democristiano.

Sei accusato di essere allergico all'autocritica. Allora dimmi subito tre cose che hai sbagliato nei dieci anni da Sindaco.  
Mosce ed Ottaviani mi chiamano "IO" ma il fatto di dire "IO" è la logica dell’elezione diretta del sindaco. Tutti i cittadini riconoscono purtroppo solo il sindaco e per sfottermi da solo mi sono sempre detto: mondo ladro piove è colpa del sindaco; è caldo è colpa del sindaco; nevica è colpa del sindaco. Qualsiasi cosa succeda è sempre colpa del Sindaco. Mentre l’autocritica è un'altra cosa, ho ammesso anche pubblicamente quando sbagliavo a volte assumendomi responsabilità anche di errori non attribuibili a me. Un capo è responsabile sempre per definizione, solo chi non fa nulla, non sbaglia. Io di errori ne ho commessi a "bizzeffe" e ci vorrebbe un libro per elencarli, quindi sceglierne solo tre è molto difficile, anche se uno mi stà sulla punta della lingua. Ma lo rivelerò un'altra volta.

E' vero che ti metterai a capo di una lista civica per puntare al terzo mandato subito dopo la caduta di Sagramola?
Si è vero, o mi mandano in Parlamento oppure mi arrabbio! Poi sai per fare il Sindaco di questi tempi, a mille euro, bisogna per forza fare il capo di qualche cosa. Peccato che io abbia allergia per le liste civiche, il mio DNA è quello di un democristiano della prima Repubblica. Ma veramente se c’è qualcuno che pensa questo, allora un bel TSO (trattamento sanitario obbligato) è necessario e io ho una certa esperienza in materia avendone firmati molti come Sindaco.

Domanda a bruciapelo: secondo te Tini è ineleggibile? 
Non lo so, la nuova organizzazione sanitaria ha modificato le situazioni rispetto al passato, anche se lui confonde il titolo di "Dirigente" che è un fatto di inquadramento contrattuale, con la funzione organizzativa. In precedenza con la vecchia organizzazione delle Asl, secondo me era ineleggibile, come lo erano a suo tempo il compianto dott. Parca, e il "vecchio" dott. Ottaviani. Tini sa come la penso, a lui in passato nessuno aveva posto il problema, perché essendo opposizione "non contava nulla". Anzi siccome ogni tanto qualche cosa "l’azzeccava", dava pure un contributo al miglioramento dell’azione amministrativa. Questo fatto che non "contava nulla" come mia spiegazione è una cosa che non ha affatto gradito. Oggi si trova in una situazione diversa: è Vice Sindaco e quindi più esposto alle sfide dei suoi vecchi compagni che per 10 anni ha sedotto e alla fine abbandonato.
    

6 febbraio 2017

Le carte e gli scarti del cittadino Santarelli

Il Movimento 5 Stelle ha scelto il proprio candidato Sindaco: Gabriele Santarelli. In un articolo apparso su @Bicarbonati il 22 marzo del 2013 scrissi che Santarelli mi faceva pensare al Fra Galdino manzoniano, ovvero all'anima più spartana ed essenziale del Movimento.

A distanza di quattro anni mi sento di confermare quel giudizio di massima, arricchendolo di una nota ulteriore e cioè che il successo del Movimento 5 Stelle sarà anche legato alla capacità di Santarelli di armonizzare severità e apertura, rigore e bonarietà. 

Ad oggi il suo profilo politico e personale appare sbilanciato sul lato delle durezze, da cui sembra emergere un deficit di empatia che potrebbe limitarne la capacità di sfondare in ambienti non direttamente grillini e influenzati da un sistema elettorale che alimenta la personalizzazione del voto.

Di certo il candidato e il M5S hanno tempo a sufficienza per calibrare le linee della comunicazione politica e della campagna elettorale e c'è da dire che sul versante del centro sinistra non si profilano certo figure che, per carisma ed empatia, possano creare concrete difficoltà a Santarelli

L'unico potrebbe essere Roberto Sorci che incarna alla perfezione lo spirito nazional-popolare dei fabrianesi ed è capace di sintonizzarsi con loro sulla base di evidenti affinità elettive. Da questo punto di vista il problema di Sorci è prettamente politico perchè la sua candidatura potrebbe decollare solo in caso di una spaccatura insanabile nel PD sui nomi di Sagramola e Balducci.

Di certo questa partita si giocherà anche sul metodo, un fattore totalmente assente nelle passate tornate elettorali quando era radicato un tatticismo condiviso e last minute, fondato sulla gara a esprimere il più tardi possibile il candidato e la lista.

Con quattro mesi di anticipo sul voto il M5S ha offerto all'elettorato la possibilità di giudicare una proposta politica complessiva. Ci sarà da capire se i fabrianesi considereranno l'operazione un elemento di trasparenza da premiare o se, invece, anticipare i tempi sia stato un azzardo che condannerà i grillini a "pagare la mossa".

In questo quadro c'è un elemento che è apparso intimamente debole e cioè la decisione di dare forma di "casting" - come l'ha beffardamente definita un quotidiano locale - alla scelta degli assessori.

Sono diversi gli elementi di debolezza: innanzitutto la tentazione di applicare un modello “aziendalista” che c’entra poco con la democrazia politica, ovvero pensare che per fare bene l’assessore sia sufficiente un set di competenze estranee a una connessione con la politica che non sia mediata dalla tecnica. Ciò rischia di rendere scalabili le posizioni di Governo cittadino con tutte le conseguenze che si possono facilmente immaginare.

In secondo luogo c’è da considerare che l’attribuzione delle deleghe agli assessori è un atto che il Sindaco compie su base fiduciaria e politica e non è scritto da nessuna parte che esista una relazione lineare tra il possesso di competenze e il rapporto di fiducia

Infine si pone un problema temporale e cioè che i tempi della politica e le esigenze della campagna elettorale possano risultare sfasati rispetto alla dinamiche di scelta dei possibili assessori, con il rischio concreto di non fare in tempo a presentare la squadra tra il primo turno e il ballottaggio. Nel caso una rinuncia che potrebbe costare al M5S consensi preziosi per il rush finale.

Nel frattempo attendiamo con ansia che pure dall'altra parte si decidano a sciogliere le riserve. Per ora a sinistra si va avanti con i Comitati di Ascolto e con gli scrutini di consuntivo. Il che dice molto dello stallo in cui si trovano il PD e la sua coalizione.


    

26 gennaio 2017

Il ritorno del mediocre invidioso: spunti per un'antropologia fabrianese

Il potere dei Merloni è stato una cosa seria. Non solo perchè ha creato un modello produttivo e un'antropologia funzionale ai bisogni di stabilizzazione territoriale e sociale dell'industrializzazione senza fratture, ma anche perchè ha generato una stratificazione sociale compensativa rispetto ai limiti di mentalità dei fabrianesi.

La struttura sociale alimentata dal merlonismo è stata tipicamente piramidale: al vertice la Famiglia e poi, a scendere, i dirigenti e i quadri aziendali più prossimi, una schiera di liberi professionisti subalterni per cultura e portafogli, alcuni pezzi della classe dirigente democristiana - spesso decentrata dalle aziende di famiglia -, e infine i mitici capi e capetti formati e rodati, a ridosso delle linee di montaggio, al controllo produttivo e sociale.

Per concludere, alla base della piramide trovava spazio un ampio ceto operaio - nel caso fabrianese è inutilizzabile un approccio classista al ruolo dei colletti blu - naturalmente docile e "lavorato" fino a costituire una massa passiva di consenso sociale e politico.

Questo schema gerarchico - al di là del giudizio di merito e di valore che si può dare a una configurazione sociale interamente costruita attorno al monoprodotto - ha rappresentato un fondamento della vita cittadina e il presupposto di un equilibrio di lungo periodo.

Uno dei punti di forza del modello, sottostimato rispetto alle classiche chiavi di lettura economiciste, è stato la sua capacità di frenare - tenendolo a guinzaglio corto all'interno di uno schema rigido - un tratto fondante e deleterio della mentalità cittadina: la mediocrità invidiosa.

All'interno della gerarchizzazione merloniana, per dire, una qualsiasi carriera veloce suscitava ammirazione e non invidia perchè l'ascensore sociale si muoveva lungo le linee verticali di una piramide sociale accettata a tutti i livelli ed era governato da una "consolle" rigorosamente controllata dalla Famiglia dominante.

Il crepuscolo dell'epoca merloniana sta cancellando l'antica stratificazione sociale. Il risultato è una città afflosciata, in cui, come da una grotta carsica, sta riemergendo quella mediocrità invidiosa che costituisce l'ostacolo principale per una comunità chiamata a fare corpo per uscire collettivamente da una dimensione critica.

Il mediocre invidioso è un distruttore di talenti, detesta le differenze, adora il pensiero unico, accusa di protagonismo chiunque cerchi di fuoriuscire dalla melma, ricerca l'elemento losco in qualsiasi percorso di successo altrui, sogna un gregge senza pastore e senza pecore nere e se può infanga utilizzando soldi e talamo come classiche sorgenti d'infamia.

Il problema di Fabriano è che la gerarchizzazione merloniana ha funzionato fin quando il modello industriale ha vissuto sull'onda del successo, ma non ha scavato a fondo, non ha superato ma messo tra parentesi una mentalità che, adesso, sta riemergendo in tutta la sua geometrica potenza.

"Heri dicebamus". Benedetto Croce aveva commentato con queste parole la fine del fascismo. Per dire che si ripartiva dal punto in cui il discorso era stato interrotto più di due decenni prima. Forse vale anche per Fabriano: il ritorno sulla scena di una mentalità vecchia, datata e controproducente ci riporta drammaticamente indietro nel tempo. 

La differenza è che per Croce heri dicebamus era una promessa di futuro. Per noi é un balzo all'indietro che non ci possiamo permettere.
    

24 gennaio 2017

Primo round tra grillini e PD

Il Movimento 5 Stelle ha presentato la lista dei candidati al Consiglio Comunale. E' la prima tappa di un percorso che si dovrebbe concludere rapidamente con l'annuncio del candidato a Sindaco e della squadra degli assessori.

Non era mai accaduto, da quando è in vigore la legge per l'elezione diretta del Sindaco, che una forza politica fabrianese decidesse di ufficializzare lista, candidato Sindaco e assessori a distanza di qualche mese dal voto.

Fino a poco tempo sarebbe stato considerato un gesto suicida, perchè si pensava che rivelare i nomi rallentasse la corsa dei cavalli di razza delle preferenze in vista della formazione della Giunta e fosse poco funzionale per negoziare posizioni e apparentamenti tra il primo e il secondo turno.

Oggi questo senso comune non vale più ed è probabile che la "mossa suicida" metta in difficoltà il centrosinistra, l'altro grande competitor di questa tornata elettorale: la chiarezza, in questa fase della storia della città e del Paese, esercita più appeal dell'ambiguità ed è difficile convincere gli elettori - compresi quelli progressisti - che un approccio più lento e macchinoso sia il modo migliore per tutelare una prospettiva politica.

Il Movimento 5 Stelle è sicuramente avvantaggiato nella rottura dello schema classico perchè esclude formule di coalizione e basa la propria azione su una forte componente motivazionale e di militanza. Un punto di vista che consente di aggirare due problemi: gestire la complessità delle coalizioni e armonizzare gli obiettivi e gli umori di figure politiche a bassa motivazione ideologica ed elevata ambizione personale.

Nonostante queste peculiarità, che distinguono profondamente il campo del centrosinistra da quello dei grillini, è possibile, anche se non probabile, che la mossa del 5 Stelle finisca per generare un'accelerazione di sistema in cui anche il centrosinistra dovrà velocizzare le proprie scelte. 

Quel che è interessante della lista presentata dal 5 Stelle - al netto delle polemiche sulla frequenza dei cognomi e sulle procedure utilizzate per la sua composizione - è l'impronta politica che lascia scorgere. 

Il Movimento ha optato per una lista “militante”, di quelle che garantiscono più compattezza che apertura. Nessuna candidatura civetta, nessuna apertura di credito al professionista che acchiappa, nessun tentativo di strutturare la lista in base a un disegno di rappresentanza fondato su una segmentazione di soggetti e di ceti sociali.

La lista del Movimento 5 Stelle è frutto di una constatazione e cioè che l’appeal politico ed elettorale del grillismo è legato alla reputazione del brand, al traino d’opinione del grillismo e non alla volontà/capacità di costruire alleanze. 

La lista militante contiene un  rischio e un'opportunità: il rischio è credere che l'autosufficienza sia la carta vincente per scardinare le abitudini di una città allevata, anche politicamente, a colpi di accordi e negoziati concepiti come l'essenza di un moderatismo ancora in grado di fare presa; l'opportunità è rappresentata dal fatto che, in un elettorato sfiancato dalla crisi e da un'amministrazione comunale immobile, l'approccio "senza indugio" dei grillini possa essere visto come la rottura salutare di un quadro asfissiante.

In questo senso la mossa dei grillini sembra indirizzata a due platee: il sistema politico, ovvero il Pd e i suoi alleati, e gli elettori. Il Partito Democratico, schiacciato in una sanguinosa battaglia interna, per ora non ha inviato segnali né alla controparte né alla città. Si tratta di un deficit di politica e di comunicazione che i democratici dovranno colmare al più presto perchè nel bipolarismo brutale di questa tornata elettorale la tempestività delle scelte e dei messaggi vale quanto la capacità di costruire un disegno politico vincente.

Stavolta l'attendismo non paga.