
Tra i tanti simboli depositati al Ministero dell’Interno per le elezioni europee del prossimo maggio mi ha colpito quello che ratifica l’accordo tra il Nuovo Centro Destra di Alfano e l’Udc. Che le forze di centro - a livello nazionale - cerchino un accordo per fare un minimo di massa critica è politicamente legittimo e comprensibile, quindi non è il fatto in sé a suscitare interesse e attenzione. Anche perché numeri e sondaggi non sembrano particolarmente generosi nei confronti di questo tentativo di dare vita rassemblement moderato più di sopravvivenza che di prospettiva. L’interesse nasce da altro e cioè dal riflesso locale che tale accordo potrebbe evidenziare. L’asse tra alfaniani e casiniani a Fabriano – diversamente che a livello nazionale – inquadra, infatti, un’area di consenso potenziale che si aggira attorno al 20% e che potrebbe diventare anche più cospicuo se si dovesse protrarre l’assenza dalla scena politica locale di Forza Italia, il cui leader cittadino, almeno per ora, sembra essere in tutt’altre faccende affaccendato. Di fatto, se si desse corso all’accordo politico delle forze moderate, si configurerebbe in città uno schema tripolare – PD, Centristi e Movimento Cinque Stelle - , con i tre poli in condizione di esprimere una forza pressoché equivalente. Il che significa che le prossime elezioni comunali – a meno di stravolgimenti sempre possibili da qui al 2018 – potrebbero svolgersi con uno scenario politico interessante e capace di far uscire dalle urne risultati non scontati e per certi versi anche sorprendenti. Il problema è che l’accordo tra NCD e Udc a Fabriano è puramente teorico perché il partito di Alfano è energicamente all’opposizione della Giunta Sagramola, mentre l’Udc è saldamente a fianco di Sagramola, al punto di essere titolare di una vera e propria golden share sull’esistenza e sull’azione della Giunta che amministra la nostra città. E’ vero che a maggio si vota per le europee, ossia per le elezioni da sempre meno sentite dai cittadini e quelle in cui la campagna elettorale è tradizionalmente più stentata e svogliata, ma qualche iniziativa comune NCD e Udc dovranno pur farla, perché condividere un simbolo, almeno in linea teorica, non significa soltanto stipulare un’alleanza politica temporanea, ma disporsi - con più o meno convinzione non importa – anche in una prospettiva di fusione strategica. C’è da dire che l’ultimo congresso nazionale dell’Udc ha sancito il trionfo della linea dei due forni, quella antica del governare sempre e comunque, perché destra e sinistra per l’Udc pari sono. Ma il problema è che l’opinione pubblica è sempre meno indulgente di fronte alle contraddizioni del sistema e all’opportunismo delle forze politiche. E questo clima più severo non potrà non condizionare alfaniani e casiniani fabrianesi che, alla fine, rimarranno un tantino più logorati di adesso esattamente dove sono: NCD all’opposizione, UDC in Giunta. La forza politica che rischia di più, in questo quadro, è l’NCD che a Roma, assieme a Casini, è parte integrante dello schema renziano incentrato sul Pd, mentre a Fabriano ne risulta nettamente esterna ed estranea. Innanzitutto perché il Giano non è l’Arno e quindi Sagramolone a Renzi non je somija pe nniente. E poi perchè il leader consiliare dell’NCD Urbani ha perso il ballottaggio con Sagramola e quindi è comprensibilmente l’ultimo che possa concepire e gestire un passaggio in maggioranza del suo partito; passaggio, tra l’altro, politicamente inutile in quanto numericamente non necessario alla tenuta politica della Giunta. Il problema vero è di prospettiva e cioè come NCD e Udc fabrianesi intenderanno gestire il logorìo che deriva dal disallineamento tra livello nazionale e livello locale e come immaginano di mettere a frutto il potenziale tesoretto elettorale di cui almeno potenzialmente dispongono. A meno che i risultati elezioni europee non siano tali da disfare ipotesi e prospettive.
Sul magazine on line La Cosa Blu un mio intervento in ricordo di Margareth
Thatcher http://www.lacosablu.it/quella-dama-col-tacchino-in-testa/
