7 aprile 2014

Gli effetti fabrianesi dell'asse Alfano Casini




Tra i tanti simboli depositati al Ministero dell’Interno per le elezioni europee del prossimo maggio mi ha colpito quello che ratifica l’accordo tra il Nuovo Centro Destra di Alfano e l’Udc. Che le forze di centro  - a livello nazionale - cerchino un accordo per fare un minimo di massa critica è politicamente legittimo e comprensibile, quindi non è il fatto in sé a suscitare interesse e attenzione. Anche perché numeri e sondaggi non sembrano particolarmente generosi nei confronti di questo tentativo di dare vita rassemblement moderato più di sopravvivenza che di prospettiva. L’interesse nasce da altro e cioè dal riflesso locale che tale accordo potrebbe evidenziare. L’asse tra alfaniani e casiniani a Fabriano – diversamente che a livello nazionale – inquadra, infatti, un’area di consenso potenziale che si aggira attorno al 20% e che potrebbe diventare anche più cospicuo se si dovesse protrarre l’assenza dalla scena politica locale di Forza Italia, il cui leader cittadino, almeno per ora, sembra essere in tutt’altre faccende affaccendato. Di fatto, se si desse corso all’accordo politico delle forze moderate, si configurerebbe in città uno schema tripolare – PD, Centristi e Movimento Cinque Stelle - , con i tre poli in condizione di esprimere una forza pressoché equivalente. Il che significa che le prossime elezioni comunali – a meno di stravolgimenti sempre possibili da qui al 2018 – potrebbero svolgersi con uno scenario politico interessante e capace di far uscire dalle urne risultati non scontati e per certi versi anche sorprendenti. Il problema è che l’accordo tra NCD e Udc a Fabriano è puramente teorico perché il partito di Alfano è energicamente all’opposizione della Giunta Sagramola, mentre l’Udc  è saldamente a fianco di Sagramola, al punto di essere titolare di una vera e propria golden share sull’esistenza e sull’azione della Giunta che amministra la nostra città. E’ vero che a maggio si vota per le europee, ossia per le elezioni da sempre meno sentite dai cittadini e quelle in cui la campagna elettorale è tradizionalmente più stentata e svogliata, ma qualche iniziativa comune NCD e Udc dovranno pur farla, perché condividere un simbolo, almeno in linea teorica, non significa soltanto stipulare un’alleanza politica temporanea, ma disporsi - con più o meno convinzione non importa – anche in una prospettiva di fusione strategica. C’è da dire che l’ultimo congresso nazionale dell’Udc ha sancito il trionfo della linea dei due forni, quella antica del governare sempre e comunque, perché destra e sinistra per l’Udc pari sono. Ma il problema è che l’opinione pubblica è sempre meno indulgente di fronte alle contraddizioni del sistema e all’opportunismo delle forze politiche. E questo clima più severo non potrà non condizionare alfaniani e casiniani fabrianesi che, alla fine, rimarranno un tantino più logorati di adesso esattamente dove sono: NCD all’opposizione, UDC in Giunta. La forza politica che rischia di più, in questo quadro, è l’NCD che a Roma, assieme a Casini, è parte integrante dello schema renziano incentrato sul Pd, mentre a Fabriano ne risulta nettamente esterna ed estranea. Innanzitutto perché il Giano non è l’Arno e quindi Sagramolone a Renzi non je somija pe nniente. E poi perchè il leader consiliare dell’NCD Urbani ha perso il ballottaggio con Sagramola e quindi è comprensibilmente l’ultimo che possa concepire e gestire un passaggio in maggioranza del suo partito; passaggio, tra l’altro, politicamente inutile in quanto numericamente non necessario alla tenuta politica della Giunta. Il problema vero è di prospettiva e cioè come NCD e Udc fabrianesi intenderanno gestire il logorìo che deriva dal disallineamento tra livello nazionale e livello locale e come immaginano di mettere a frutto il potenziale tesoretto elettorale di cui almeno potenzialmente dispongono. A meno che i risultati elezioni europee non siano tali da disfare ipotesi e prospettive.



Sul magazine on line La Cosa Blu un mio intervento in ricordo di Margareth Thatcher http://www.lacosablu.it/quella-dama-col-tacchino-in-testa/
 
    

6 aprile 2014

Rissa e supermaket dei poveri: una proposta all'assessore

Foto di Roberto Di Claudio

Ho saputo ieri mattina presto del supermarket dei poveri. Chiuso per precauzione, a seguito di una rissa. L'ho saputo grazie alla foto, scattata da Roberto Di Claudio, che trovate a corredo di questo post. La notizia non ha suscitato in me alcun moto di sorpresa. Non che me l'aspettassi, ovviamente. Ma di certo ho sempre avuto il sentore di gravi superficialità nel modo di concepire e realizzare il progetto del market sociale. Di quelle che restituiscono l'impressione del ramo storto, di una costruzione sghemba ideata mescolando consenso politico e interessi materiali. Chi mi segue sa bene che non ho mai coltivato simpatie politiche per lo "zelo compassionevole" del Dott.Giorgio Saitta - un neocon benestante che si atteggia a Padre Tereso -, e che fatico a comprendere quella vera e propria ossessione storica che spinge le diverse amministrazioni comunali a coinvolgere sistematicamente cooperative che, nel corso del tempo, hanno dato all'esternalizzazione dei servizi la forma insindacabile del monopolio. Una distacco critico che ho trasformato, in almeno due post pubblicati dai Bicarbonati, in un ciclo di fondatissime domande a cui nessuno dei soggetti coinvolti, ovviamente, ha fornito risposta. Il supermarket dei poveri è nato male e costituisce un'opera incompiuta all'origine perchè non prevede un deterrente fondamentale che, invece, è stato concepito altrove e cioè che l'accesso ai beni del supermercato fosse vincolato non solo a una card - incentrata su quel monumento di iniquità sociale che è il modello Isee - ma a una prestazione lavorativa nel supermercato stesso. In questo modo c'erano buone possibilità di tenere a distanza quei soggetti, e non sono pochi, che immaginano la spesa alimentare gratuita come una sorgente aggiuntiva di scrocco a fatica zero. Se l'assessore Saitta ha davvero intenzione di imprimere una svolta all'operazione social market - al netto di tutte le critiche fin qui rivoltegli dal sottoscritto - si faccia carico di una operazione verità: vincoli la card di accesso ai generi alimentari a prestazioni lavorative socialmente utili: manutenzione dei giardini pubblici, arredo urbano, pulizia delle strade. A quel punto i cittadini disporrebbero di un quadro più definito e trasparente di chi davvero ha bisogno di assistenza e di chi si approfitta per farsi i cazzi propri.