9 ottobre 2012

Quella volta che Galassi scese in campo

Per comprendere bene e a fondo il ruolo svolto da Abramo Galassi nella storia di Fabriano e della sua industria è, probabilmente, buona cosa attendere il giudizio equanime che verrà formulato, con ogni probabilità negli anni a venire, da qualche studioso o ricercatore di storia economica attento al ruolo e alla funzione svolta da questo esperimento di alternativa industriale al merlonismo realizzato senza uscire dal perimetro della manifattura metalmeccanica. Attraverso questa pagina voglio invece ricordare una dimensione di Abramo Galassi che le cronache hanno dimenticato o rimosso e che immagino nessuno, a parte il sottoscritto, si prenderà la briga di ricordare. Era il 1995 e si sarebbe dovuto votare per eleggere il nuovo Sindaco di Fabriano, che sarebbe subentrato ad Antonio Merloni. Tangentopoli aveva spazzato via i partiti della Prima Repubblica e la lunga vicenda della Democrazia Cristiana stava finendo in un corpo a corpo segnato da espulsioni e carte bollate tra i popolari guidati da Gerardo Bianco e l'altro pezzo di partito cattolico ispirato da Rocco Buttiglione. Anche a Fabriano i democristiani subirono il colpo ma alla fine trovarono la quadra candidando a Sindaco Luigi Viventi, il braccio destro politico e aziendale di Antonio Merloni. Un pezzo della Dc, tentata dal desiderio di chiudere col merlonismo politico, iniziò a prendere le distanze fino ad appoggiare la candidatura di Abramo Galassi a Sindaco che, dopo lunga riflessione, aveva deciso di scendere in campo, sostenuto dal centrodestra e con l'appoggio più o meno dichiarato di importanti esponenti democristiani. Dal canto suo la sinistra si presentava unita all'appuntamento elettorale e dopo una carneficina di candidati - uno dei quali, quello proposto da Società Civile, linciato fino all'infamia e che morì qualche anno dopo forse anche a causa di quella feroce caccia all'uomo - spuntò la figura su cui si trovarono a convergere tutti: Giancarlo Castagnari. Sembrava una partita senza storia, con Viventi favoritissimo e pronto a proseguire, in un'ottica di continuità politica e amministrativa, la linea tracciata in un decennio di Dc trionfante da Antonio Merloni. Al ballottaggio ci finirono Viventi e Castagnari. Galassi arrivò terzo ma raccolse un pacchetto consistente di voti dovuti, più che ad ogni altra cosa, alla sua credibilità di industriale di successo e di uomo mite e discreto. Dal secondo turno elettorale uscì un vero e proprio cataclisma politico. Contro ogni pronostico divenne Sindaco Castagnari, disarticolando in una notte quaranta anni secchi di egemonia democristiana. Galassi, resistendo a molte e insistenti pressioni, non diede indicazioni di voto per il ballottaggio ma fatti due conti senza una quota consistente di voti provenienti dalla sua coalizione Castagnari non avrebbe mai vinto. E oggi che se ne è andato per sempre da questa città e da questo mondo mi piace ricordare che se non fosse sceso in campo, in quella primavera di tanti anni fa, Fabriano non avrebbe conosciuto neanche quella breve, entusiasmante ed effimera rivoluzione elettorale e politica. E' solo un ricordo ma in certi momenti anche i ricordi hanno il loro perchè.
    

8 ottobre 2012

Il buco, la toppa e l'armonica

Il lunedì della politica fabrianese è generalmente avaro di novità e notizie. Oggi, però, possiamo goderci una piacevole eccezione grazie alla persistente logorrea dell'Assessore alle Finanze Angelo Tini, che già ieri aveva esternato in merito al fardello di cause e spese legali in cui è impelagato il Comune. Oggi però si cambia menù e il piatto è decisamente saporito perché l'assessore ha deciso di fare il decoder di sé stesso, consegnando al Carlino un'imbarazzante confessione politica. In pratica Tini ammette di aver pronunciato in Commissione la frase che Arcioni del 5 Stelle gli ha rinfacciato, a microfoni accesi, in Consiglio Comunale: "non si può dire di no a Spacca". Nel farlo l'assessore prova a fornire una spiegazione convincente dell'accaduto. Innanzitutto rimarcando che la frase è stata pronunciata nel corso di una seduta di Commissione definita estenuante. Con il sottinteso che la stanchezza, alla fine, gioca brutti scherzi. Dal che si evince che quella frase è decollata dalla bocca di Tini senza ponderazione alcuna e, in quanto tale, è da ritenersi soltanto una voce dal sen fuggita. Ma siccome le toppe sono quasi sempre peggio del buco, Tini evita di correre ai ripari e prosegue indomito nell'esegesi di sé stesso. La seconda tappa dell'autodifesa è, infatti, un classico del politichese, una di quelle affermazioni talmente retoriche che dovrebbero essere abolite dal vocabolario della vita pubblica: "la frase è stata estrapolata da un contesto molto più ampio". Si tratta, appunto, di classico della difesa zoppa che, tradotto in un comprensibile parla come mangi, potrebbe essere così riassunto: "mentre facevo un gran discorso, mangiandomi l'80% delle parole, mi è partita la stronzata. Speravo che nessuno se ne accorgesse, invece vi siete dimenticati di tutto il resto e avete fatto caso solo alla stronzata". Ma il colpo di grazia alla propria arringa giunge con l'autodifesa numero tre, ossia quando Tini prova a tradursi testualmente, sostenendo che "non si può dire di no a Spacca" fosse da interpretare come "le leggi vanno rispettate". Cosa significa questa traduzione senza connessioni con la realtà della frase pronunciata? Semplicemente che per l'assessore Tini c'è una coincidenza di significato e di concetto tra Spacca e la legge, che devono considerarsi come una sola cosa. Il che, ovviamente, manda a ramengo decenni di dibattito sulle istituzioni, sulla legalità e sui fondamentali del diritto amministrativo e costituzionale. La spiegazione di Tini, se fosse ancora vivo quel genio della pellicola, avrebbe sicuramente ispirato a Sergio Leone uno Spaghetti Western su misura, perché una frase del genere, al massimo, l'avrebbe potuta pronunciare Henry Fonda nei panni del cattivo Frank nel film "C'era una volta il west". Il problema è che Tini non è un privato cittadino ,che può permettersi il lusso di sbagliare le parole o di perdersele per strada, ma il vicesindaco di questa sventurata cittadina pedemontana. E forse sarebbe il caso di comprargli un'armonica perché - come diceva Cheyenne sempre nella straordinaria saga leoniana - "così se lo vedi te lo ricordi; invece di parlare, suona... e quando dovrebbe suonare, parla!
    

7 ottobre 2012

L'ira funesta di Gianmario il Goldfinger

I Governatori delle regioni hanno vissuto, per un periodo di tempo piuttosto lungo, in una torre d'avorio fatta di consenso, di potere reale, di risorse materiali e di egemonia pressochè assoluta sulla sanità, il Grande Satana del debito pubblico e il vero elisir di lunga vita politica per ogni buon seguace del particulare guicciardiniano. Inoltre i Presidenti hanno goduto di un privilegio aggiuntivo di natura strattamente ideologica e cioè il loro essere percepiti dal popolo come figure intermedie capaci di mediare efficacemente tra il singolo cittadino, inteso nella sua concreta fisicità, e lo Stato concepito e percepito come entità generica e astratta. Insomma i presidenti di regione, ribattezzati non a caso governatori, hanno via via assunto un profilo sempre più autonomo - quasi di controcanto etico rispetto alla cattiva e ingessata politica nazionale - e un ruolo strategico arricchito da un consenso che ha trovato una sponda teorica anche nel progressivo diffondersi di una visione regionalista e federale dello Stato. Gianmario Spacca, in tale contesto, è stato una delle espressioni più riuscite di questo mix di consenso, ideologia e potere anche grazie al ruolo che, a suo tempo, Fabriano e alcune famiglie fabrianesi giocavano nel grande scacchiere della politica regionale. L'egemonia spacchiana ha dimostrato anche una certa dose di attrattività politica. Basti pensare all'invenzione del Laboratorio Marche - comprensiva di usa e getta nei confronti della sinistra radicale - e agli amorosi sensi del Governatore con forze originariamente provenienti dal centrodestra. Ma l'impressione è che il tempo del Gianmario Goldfinger, del politico navigato capace di trasformare in oro anche se stesso, stia giungendo al capolinea. Se ne è avuta prova a Fabriano venerdì sera, in occasione di un incontro organizzato all'Oratorio della Carità, con i fans di Facebook. Un bagno di folla su misura e totalmente istituzionale che non avrebbe dovuto riservare sorprese, anche perchè Spacca giocava in casa. In una città che magari mugugna, ma non è storicamente capace di incarnare e inscenare la seppur minima protesta nei confronti del potere, specie quando il potere lo esercita un suo concittadino, perchè ciò suscita il massimo dell'omologazione pecoreccia. Ma stavolta la ciambella non è venuta col buco perchè non appena alcuni presenti hanno infranto l'involucro del politicamente corretto rivolgendo al Governatore domande vere e scomode sull'energia e le centrali, a Spacca è partita la ciabatta e le risposte sono sembrate più simili a ceffoni gratuiti che non a Bustine di Minerva. Personalmente parto da un assunto da cui non ho mai derogato e cioè che il potere quando è potere vero non suda. Quindi se Spacca è riuscito nel capolavoro di sudare nella sua Fabriano vuol dire che l'antico potere si sta sfaldando e se ne era già avuta prova non più tardi dell'altra sera con il diktat regionale sull'ATA. Insomma che sta succedendo a palazzo Raffaello? E poi, a seguire, che sta accadendo a Fabriano? Il durissimo granito si sta forse trasformando in poroso travertino? Se così fosse si prevedono tempi d'oro per i curiosi, gli occhiuti e per i tanti a vario titolo incazzati.
    

6 ottobre 2012

La politica della cultura a FaVriano: the sound of silence

Questi giorni abbiamo scritto e discusso molto di rifiuti e, alla fine, pure le narici ne risentono. Lasciamo quindi da parte, per qualche istante, i contenitori della differenziata e i nuovi profeti del senso civico e dedichiamoci ai cosiddetti contenitori culturali. Già, perchè potrà pure sembrare strano - nella fu città degli oblò e dei cablaggi - ma dovrebbe esistere pure una delega alla cultura. Il che presuppone l'esistenza di una politica della cultura. Ed è qui che la fronte comincia copiosamente a sudare e incomincian le dolenti note a farmisi sentire. Note di una canzone degli indimenticabili Simon & Garfunkel: The Sound of Silence. Nessuno osa disturbare il suono del silenzio, cantavano i due menestrelli americani. E il suono del silenzio, nella cultura faVrianese, ha le fattezze eteree e gentili dell'assessore Patrizia Rossi, che per il momento è come la temperatura di Oslo quando a gestire le previsioni del tempo c'era un amato concittadino, il colonnello Baroni: non pervenuta. Eppure di materie di intervento ce ne sarebbero a iosa: Museo della Carta, Biblioteca, Pinacoteca, Sant'Antonio fuori le Mura e, in generale, una politica della bellezza e dell'estetica urbana che dovrebbe trovare nell'assessorato alla cultura un punto nevralgico di snodo. Un assessore alla cultura, tanto per fare un esempio, dovrebbe trascorrere notti di totale insonnia nel pensare che i colleghi di Giunta hanno intenzione di tombare un ponte, come quello dell'Aera, che Vasari ritiene opera del magnifico architetto Bernardo Rossellino. Invece dell'Assessore Rossi si ricordano tre interventi non esattamente memorabili: la presentazione del modesto cartellone estivo, la presentazione della stagione del Teatro Gentile e l'informativa sui pagamenti on line per le mense scolastiche. Fiduciosamente attendiamo gli eventi perchè, come succede spesso, questo "suono del silenzio" potrebbe essere soltanto il preludio, studiato e discreto, di un'esplosione di iniziative concepite con la logica delle cluster bombs e delle operazioni a tappeto. Anni fa conoscevo un tipo, totalmente improbabile, che era solito frequentare sale da ballo e balere del liscio. Una sera si avvicina a una signora e con fare non propriamente fine le domanda: "Balli?". Lei lo guarda - con espressione appena schifita e risponde: "No, grazie". E lui: "ma allora che ce si venuta affà?". Ecco, se Patrizia Rossi non si sbriga a ballare con le molte materie di sua competenza, rischia di ritrovarsi davanti uno stuolo di cittadini pronti a dirle "ma allora che ce si venuta affà".
    

5 ottobre 2012

La Notte degli Innominati

L'ho scritto in più di una circostanza: l'unico modo per avvicinare i cittadini alla politica è quello di attribuire ai Comuni il massimo dei poteri decisionali, ossia fare esattamente il contrario di quel che abbiamo visto stanotte in Consiglio Comunale sul caso ATA. Non torno di nuovo sulla questione, che è stata ampiamente sviscerata in tutte le sedi. Quel che mi ha colpito è stato, invece, il metodo, la barricata al contrario di cui è stata protagonista la maggioranza. Votare contro undici emendamenti dell'opposizione, la cui unica finalità era evitare il suicidio politico delle comunità locali e degli organi elettivi, ha rappresentato una manifestazione di arroganza autolesionista che sfugge a qualsiasi razionalità politica. Perché, quanto meno su alcuni punti, era possibile intavolare una trattativa unitaria che avrebbe potuto dare frutti collaborativi anche in prospettiva e su altri temi. La posizione della maggioranza si è, invece, incentrata sui vincoli amministrativi e sugli obblighi di legge, trasformando la parte nel tutto e mettendo ai margini ogni ragionamento politico. E ha fatto bene Emanuele Rossi a ricordare al Sindaco che, come scelta politica legata alla tutela della comunità che rappresenta, avrebbe dovuto spingere per un voto contrario creando il caso attraverso la nomina di un Commissario che sarebbe venuto a espletare le pratiche al posto di Sagramola. Sarebbe stato un cortocircuito simbolico capace di offrire sponde e stimoli anche ad altri comuni e altri Consigli Comunali generando attorno al Sindaco una solidarietà trasversale di tutta la città. Insomma il voto sull'ATA è stato l'ennesima occasione persa e una prova di forza degna di miglior causa. L'unica nota di consolazione è stato il comportamento dell'opposizione - in primis del Movimento 5 Stelle - che ha fatto il possibile per restare nell'alveo di un confronto costruttivo e di un approccio finalizzato alla tutela della comunità e dei suoi diritti. E in ogni occasione persa che si rispetti c'è sempre qualche simbolismo che ne esprime il lato più perverso e delirante. Il primo è stato lo scatolone di protesta, portato in aula da un consigliere dell'opposizione, che ha scatenato il furore del solitamente taciturno consigliere Quinto Balducci con la fantastica appendice dell'intervento dei vigili urbani per "sminare" l'ordigno cartonato. E poi, dulcis in fundo, la fiera opposizione di qualcuno, che a breve cercheremo di individuare, quando è stata adombrata l'ipotesi di rinunciare al secondo gettone di presenza scattato dopo la mezzanotte. E' proprio vero che Dio acceca lo sguardo di chi vuole perdere. 
    

4 ottobre 2012

La penultima cena prima dell'ATA

In questa piccola città di chicchere, chiacchiere e sottoboschi si narra, da sempre, di mille destini e mille trame intessute desinando. Non c'è azione politica che non sia preceduta, accompagnata e sostenuta da un tintinnar di forchette e dal ribollire di ganasce rigonfie di rutti abortiti direttamente in bocca. Quest'anno il fine estate è stato scandito da un reiterato magna magna di cresce e affettati. In principio fu la Frasca, ove il Governatore s'assise placidamente con Carisorc, concludendo poi la serata sgelatando sorridenti in quel di Otello. Quindi fu la Notte de Oscare in casa Tini, con tanto d'anguria e partita a bocce finale, per smaltire il lauto pasto offerto da Quintino e consorte. Finchè si giunse al genetliaco della consigliera Girolametti che fu pure ghiotta e irrinunciabile occasione di tavolate e convergenze biancofiore. Pensate sia finita qui? Errore, perchè giusto l'altra sera si è compiuto l'ennesimo miracolo politico gastronomico: Giancarlone è riuscito a convincere il Governatore a concedergli una cena riparatrice, un pasteggio salomonico capace di compensare la sindrome dell'abbandono prodotta sul Sindaco dalla cena estiva tra il Presidentissimo e l'ex Sindaco Carisorc. Per non scatenare le controgelosie deduttive e animose del Raton, pare che Spacca abbia suggerito un menù frugale, principalmente a base di crescia, affettati e giusto qualche discreta capatina tra le spore del sottobosco. La conviviale si è tenuta in un ristorante del centro storico, di quelli che se esci a fumare una sigaretta ti becca di sicuro il passante loquace che si precipita a riferire e raccontare. Insomma una cena riservata ma con la segreta speranza di qualche spiffero ricamato di storie e aneddoti. Considerato che oggi pomeriggio c'è un Consiglio Comunale che tratterà anche del boccatone regionale ai comuni sulla gestione del ciclo dei rifiuti, è facile presumere che non si sia trattato soltanto di una cena per farli conoscere o per non farli agitare, ma di una conviviale per aiutarli a dire di si alla perdita di sovranità del Comune sui rifiuti. E senza tirarla troppo per le lunghe. Basta leggere, per intendere, la risposta congiunta che Giancarlone Pastimbianco e Claudio Sanzionello hanno inoltrato via mail ai cittadini che chiedevano - attraverso una petizione on line - di non votare la proposta di convenzione coatta che darà vita all'ATA: una chiusura totale, giustificata, come da manuale del partitismo, dalla norma, dalla ragion di stato e dal risparambio e accompagnata dall'antica patacca secondo cui è da gente sveglia e lesta rinunciare all'autonomia per contrattarla meglio dove averla persa. E siccome siamo ragazzacci gioiosi ma responsabili, vogliamo sperare che oggi pomeriggio l'opposizione consiliare ce l'abbia veramente duro e sia capace di servire frutta e digestivo ai cuori pavidi e impolverati del centrosinistra. E se non faranno il ruttino giusto dategli Bicarbonati. Di solito funzionano. Specie se si è mangiato troppo e digerito male.
    

3 ottobre 2012

ATA e rifiuti: sovranità municipali in svendita

La questione rifiuti cambia segno perchè la Regione, sulla base di un disegno centralista di cui sfuggono le finalità di pubblica utilità, ha messo a punto una nuova modalità associativa sovracomunale di gestione del ciclo dei rifiuti. In apparenza potrebbe sembrare una razionalizzazione dell'approccio ma, come sempre accade, l’apparenza inganna e si profila l'istituzione di un baraccone pubblico - ricco di poltrone, di gettoni di presenza e medagliette - che sarà chiamato a gestire la privatizzazione dello smaltimento dei rifiuti. Inoltre stanno emergendo problemi enormi legati al diktat lanciato dalla Regione Marche nei confronti dei Comuni chiamati ad aderire; un diktat che stravolge i principi di sussidiarietà e prossimità su cui si basano l'esistenza stessa delle autonomie locali e la cultura federalista. Domani in Consiglio Comunale si discute anche di questo. E per avere un quadro più chiaro di quanto sta accadendo abbiamo rivolto alcune domande a Joselito Arcioni, capogruppo del Movimento 5 Stelle al consiglio comunale di Fabriano, dato che su questo tema il Movimento di Fabriano ha sviluppato una mobilitazione che speriamo diventi ostruzionismo in Consiglio Comunale e blocchi il sì scellerato che si appresta a pronunciare la maggioranza.

Ioselito spiegaci che sta accadendo intorno ai rifiuti. La Regione vuole che la monnezza sia gestita dalle Associazioni Territoriali d’Ambito (ATA) invece che dai Consorzi di Bacino. Stiamo giocando con le sigle e con le parole o c’è qualcosa di sostanzioso e sostanziale dietro?
Con decorrenza 28 marzo 2011 l’art. 2 comma 186-bis della L. 23 dicembre 2009 n. 191, cd. “Legge Finanziaria 2010” ha abrogato l’art. 201 del D. Lgs 152/2006 così rubricato “Disciplina del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani”.
Il citato articolo, confermando quanto già previsto dal D. Lgs. 22/97 (cd. Decreto Ronchi) e dalla L. 36/1994 (cd. Legge Galli) prevedeva la costituzione all’interno di ciascun ambito territoriale ottimale, delimitato dalla Regione, di un’autorità d’ambito per la gestione integrata dei rifiuti urbani, soggetto dotato di personalità giuridica, alla quale gli enti territoriali avevano l’obbligo di partecipare obbligatoriamente.
Entro lo stesso termine la citata disposizione della cd. legge finanziaria ha previsto che la Regione debba attribuire con legge le funzioni già esercitate dalle Autorità.
La Legge Regionale Marche 25 ottobre 2011 n. 18 recante “Attribuzione delle funzioni in materia di servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani e modifiche alla legge regionale 12 ottobre 2009, n. 24: “Disciplina regionale in materia di gestione integrata dei rifiuti e bonifica dei siti inquinati” ha previsto (art. 7) che “… le funzioni già esercitate dalle Autorità d’Ambito di cui all’art. 201 del D. Lgs 152/2006 siano svolte dall’Assemblea Territoriale d’Ambito (ATA) alla quale partecipano obbligatoriamente i Comuni e la Provincia ricadenti in ciascun ATO.
Su questa delibera portata in votazione a tutti i Consigli Comunali delle Marche che consiste nell’adesione al nuovo soggetto (ATA) di carattere provinciale per conferire i nostri rifiuti è in corso un'opera di disinformazione ai consiglieri comunali e ai cittadini a nostro parere gravissima.
Come gravissimo è stato il fatto che, considerata l’importanza del documento, si è cercato di inserirla, per votarla di trafugo, in un precedente consiglio comunale senza un passaggio in commissione, nonostante la pratica, definita da qualcuno all’interno del comune “il cetriolo”, abbia vagato per mesi in cerca di chi la “smazzasse”. Con un protocollo urgente abbiamo fatto ritirare la proposta all’ODG di quel consiglio comunale. 
Questa pratica consiste nell'accettazione di una convenzione che obbliga i Comuni ad aderire a questi ATA i quali, una volta aderito, potranno mutare la composizione e le disposizioni rispondendo solo ed esclusivamente alla Giunta Regionale, senza più tener conto degli stessi consigli comunali (vedere art.13 comma 4: la presente Convenzione può essere modificata, previo parere favorevole della Giunta Regionale, con deliberazione dell’assemblea senza che ciò comporti la necessità di provvedimenti dei Consigli degli Enti convenzionati.) con una sorta di obbligo a votarla.
Nei comuni, dove il Movimento 5 Stelle è presente con i suoi consiglieri, ci hanno detto che la legge regionale obbliga i comuni ad aderire all'ATA, quindi i consigli devono accettare la convenzione, predisposta dalla stessa regione!!! E chi non lo fa, rischia, come successo, diffida dalla regione. Alla nostra domanda "Scusi, ma se è obbligatorio, perché ci fanno votare? perché non acquisiscono l'adesione del Comune in automatico? Perché aprire un procedimento se non ce ne è bisogno e quindi non ce n'è la motivazione (visto che possiamo solo votare SI') se la L.241/90 prevede al contrario che tutti i procedimenti amministrativi devono essere motivati?" ovviamente non abbiamo avuto risposta.
La prassi cosi come presentata, può infatti trarre in inganno. L'art.42 del TUEL assegna la prerogativa di aderire e di definire le convenzioni che il comune può adottare SOLO ED ESCLUSIVAMENTE AI CONSIGLI COMUNALI, e nessuna legge regionale può togliere questa prerogativa assegnata dal TUEL ai consiglieri comunali. A meno che, sia lo stesso consiglio a delegare all'ATA pieni poteri. Ed è quello che vogliono farci votare con questa delibera. In pratica, ci dicono che è obbligatorio votarla, (cosa non vera) solo perché così avranno i nostri rifiuti, ci potranno fare quello che vogliono, potranno anche darli fuori regione (magari alla Hera romagnola, che non sa più dove trovare i rifiuti per mandare avanti i suoi inceneritori; o magari al COSMARI di Tolentino), obbligando comunque i comuni a conferirli all'ATA, e noi cittadini non potremo più farci niente. Il tutto, gestito praticamente dalla Giunta Regionale.

Secondo te c’è la possibilità che acqua, rifiuti ed energia diventino un unico pacchetto da vendere a qualche multi utilities in cerca di affari?
Caro Gian Pietro lo dichiarai più volte in campagna elettorale, che il prossimo sindaco doveva essere un sindaco di barricata per rispondere ai sempre più pressanti attacchi ai nostri territori di speculatori pubblici e privati che cercano di monetizzare le nostre risorse ed il nostro paesaggio.
Il percorso è tracciato, accorpare con vari passaggi la gestione dei nostri beni comuni: energia, acqua e rifiuti per arrivare ad un baraccone unico regionale che, dopo una gestione disgraziata, verrà svenduto al migliore offerente. E di condor in attesa ce ne sono molti, comprese quelle multinazionali francesi che stanno depredando beni comuni in tutto il mondo e che si comportano in Italia come non gli sarebbe mai permesso in Francia.

E cosa accadrebbe se, ad esempio, domani il Consiglio Comunale votasse a maggioranza contro la Convenzione?
Domani ci sarà un passaggio politico fondamentale nella nostra aula Comunale ed invitiamo i cittadini ad intervenire numerosi.
Noi siamo pronti a spiegare le ragioni, anche tecniche e formali, per le quali questa convenzione è inaccettabile, scritta per ottenere un obiettivo che va contro l’interesse pubblico e l’ordinamento istituzionale.
Domani si decide se siamo degni di rappresentare i nostri cittadini e un voto a maggioranza contro la convenzione significa aprire una nuova fase politica a Fabriano dando un messaggio chiaro a chi ci vorrebbe tutti e per sempre a novanta gradi a digerire qualsiasi cosa.  
Domani, soprattutto per la maggioranza, è un giorno fondamentale, sapremo se democraticamente il loro mandato finisce lì o se in un rigurgito di autonomia il Vicesindaco Tini si rimangerà quanto detto ieri in commissione “Ma come facciamo noi a votare contro Spacca!!”. Naturalmente io mi sono alzato e me ne sono andato.
Chi firma questa Convenzione ci spossessa del diritto di decidere il destino dei nostri rifiuti e mette tutto in mano non al Consiglio Regionale eletto dal popolo, ma ad una Giunta Regionale di nominati dalla casta che, come succede già per Anconambiente, chiederà continuamente aggiornamenti economici ai Comuni e quindi a noi cittadini, senza che, in questo caso, questi potranno dire alcunché.

E’ vero che i Comuni devono mettere i soldi e poi stare zitti perché saranno bypassati da ogni decisione?
Di fatto è così. Ieri il Dirigente della Regione, Piergiorgio Carrescia, in commissione sulle nostre perplessità non ha saputo dire altro che intanto dobbiamo votare la porc-ata senza emendarla e poi si possono modificare tutti i punti in seguito. Della serie “e che c’ho scritto JoCondor!!”

Te lo chiedo da federalista. Che fine stanno facendo le autonomie locali?
Bella domanda, sai bene che non ho mai condiviso politicamente i modi di porre la questione del federalismo di cui parli, ma per uno che come me vede la rinascita, anche economica, del nostro territorio proprio nell’autodeterminazione dello stesso il tema è comunque molto interessante.
E’ chiaro che come dicevo prima il potere ha una paura fottuta nella capacità di una comunità di decidere, all’interno di regole democratiche, il proprio futuro e questo principio è totalmente calpestato soprattutto in quei luoghi, come Fabriano, dove all’arroganza dello stato si somma quella delle lobby e dei poteri locali.
Autodeterminazione è sinonimo di democrazia poiché significa il potere dei popoli, di ciascun popolo, di liberamente scegliere sia la forma politico-istituzionale sia il regime politico ed economico all'interno del proprio stato. In via di principio, pertanto, negare o ignorare l'autodeterminazione dei popoli o di una comunità equivale a negare o ignorare la deontologia democratica. Se un popolo non è libero di autodeterminarsi non è un popolo sovrano.
Oggi, l'autodeterminazione dei popoli è formalmente riconosciuta come diritto umano fondamentale dalle più importanti convenzioni giuridiche internazionali sui diritti umani. L'identico articolo 1 dei due Patti internazionali del l966, rispettivamente, sui diritti civili e politici e sui diritti economici, sociali e culturali, così recita:
"1 - Tutti i popoli hanno il diritto di autodeterminazione. In virtù di questo diritto, essi decidono liberamente del loro statuto politico e perseguono liberamente il loro sviluppo economico, sociale e culturale.
2 - Per raggiungere i loro fini, tutti i popoli possono disporre liberamente delle proprie ricchezze e delle proprie risorse naturali senza pregiudizio degli obblighi derivanti dalla cooperazione economica internazionale, fondata sul principio del mutuo interesse, e dal diritto internazionale. In nessun caso un popolo può essere privato dei propri mezzi di sussistenza.
 
Sulla questione ATA dopo il voto del Consiglio Comunale che tipo di mobilitazione intendete portare avanti come Movimento 5 Stelle?
Se domani il Consiglio, come spero, voterà compatto contro la convenzione riservandosi, per i vizi formali riscontrati, di aprire un tavolo democratico partecipato, da tutti i comuni, con la regione per riscrivere insieme il documento, significa che il buon senso e le regole avranno trionfato e avremo insieme fatto il nostro dovere verso i cittadini; nel caso contrario non ci arrenderemo e porteremo nelle sedi competenti le nostre ragioni. Ripeto non siamo contro la costituzione dell’ATA ma siamo contro questo modo di proporla.

Siete disposti a fare ostruzionismo invitano il resto dell'opposizione a seguire la linea dura?
Noi domani porteremo le nostre ragioni con un nostro documento ben articolato che abbiamo condiviso anche con i consiglieri del M5S di Jesi ed Ancona e che conto in serata di condividere con tutta l’opposizione che comunque ha già espresso insieme a noi le loro perplessità sul testo che la Regione ci impone di votare con diffida.
Credo quindi che la palla passa completamente alla maggioranza che dovrà decidere, una volta per tutte, se siamo sudditi o cittadini.
A nome di tutto il Movimento 5 Stelle Fabriano ti ringrazio per averci ospitato sul tuo Blog.


p.s. Domattina alle 8.30 Gian Pietro Simonetti è su Radio Gold per una puntata speciale del Dito nell'Occhio sul caso rifiuti e ATA.
    

Raccolta differenziata: San Giovanni svela gli inganni

L'antica saggezza dei nonni suggeriva di non fare i bisogni più scabrosi sotto la neve perchè la neve, prima o poi si scioglie, e restituisce, all'occhio del passante, tutte le verità nascoste. Ieri, tanto per declinare la metafora, abbiamo discusso di rifiuti solidi urbani e di multe, di ispettori ambientali e di sanzioni. Oggi proseguiamo sul tema, svelando concretamente come sia pretestuosa, ingiusta e infondata l'accusa di scarso senso civico che l'assessore Claudio Alianello rivolge ai cittadini faVrianesi in merito agli attuali e bassi livelli di differenziazione dei rifiuti. Lo facciamo grazie a un commento che l'ex assessore all'ambiente Mario Paglialunga ha lasciato su questo blog giusto ieri. Ma prima è necessario ricordare, repetita iuvant, la premessa politico pedagogica da cui prende le mosse l'assessore Alianello: rischiamo l'ecotassa perchè siamo una città di maleducati che non differenziano e se non miglioriamo con le buone è buona cosa passare, senza indugio, alle cattive. Siamo sicuramente molto lontani dal metodo Montessori e dalle logiche di persuasione ma, di per sè, questo approccio potrebbe anche avere un senso, nonostante detesti nel profondo ogni ipotesi di Stato etico e di Stato precettore di comportamenti. Il problema è che le parole di Alianello non spiegano davvero i bassi livelli di differenziata che ci caratterizzano. E sapete perchè? Semplicemente perchè i diecimila fabrianesi residenti nelle frazioni, ossia un terzo degli abitanti del nostro Comune, sono esonerati da questo procedimento. Al che uno si aspetta che Alianello, prima di distribuire alla collettività i libri di educazione civica, riconosca che è questo il vero problema e agisca di conseguenza nell'unico modo possibile per un assessore: attraverso scelte politiche e amministrative di estensione alle frazioni della raccolta differenziata. Ma, come è facile immaginare, questo è un nervo scoperto che non può essere sfiorato. Fin quando arriva l'assessore Paglialunga e ci racconta tutta la verità lasciando, in merito, un commento a me rivolto che riporto testualmente: "Giampy sai quanto costerebbe????? Quando aggiunsi Marischio, Albacina e Borgo Tufico (perchè ci veniva di strada) ci vollero altri 220mila euro, recuperati con i minori conferimenti per 172mila euro, quindi se non alziamo prima la quota con i fondi attuali non ce lo possiamo adesso permettere". Avete capito? Siccome il Comune batte cassa perchè non ci sono più soldi, scarica le colpe sui cittadini di FaVriano, facendogli pure la morale per costringerli ad alzare la quota e poter finanziare, in un futuro remoto e indefinito, anche la differenziata nelle frazioni. Ma bravo assessore Sanzionello che ci ha fatto sentire tutti delle gran merde di cittadini!!! Perchè non ci ha detto chiaramente che chi vive a Fabriano città deve pagare anche per chi abita nelle frazioni? I contribuenti faVrianesi sono tutti uguali o la differenza è connessa soltanto all'ubicazione della casa di residenza? Perchè siete ricorsi a questa gigantesca puttanata della poca virtù civica per mascherare i buchi di bilancio? Ce lo dice Alianello o dobbiamo attendere un altro dispettuccio politico di un San Giovanni che svela gli inganni? Fateci sapere! Grazie.
    

2 ottobre 2012

Claudio Sanzionello, che con la multa si fa bello

Sono indeciso se parlare di Alianello o di Ottaviani. Oppure di entrambi. Tanto per non sbagliare comincio da Alianello, di cui campeggia una foto sul Messaggero. Foto emblematica, da gagà, scattata in aula consiliare: barba incolta, occhiale da sole in testa, a titolo di ferma capelli, e accenno di sorriso di chi si gode la carica, lo scranno e lo scatto. Alianello è un democrat ricondicibile al format di Matteo Renzi: una sinistra senza socialismo, che ha sostituito gli acronimi rivoluzionari intessuti sulle bandiere con le iniziali personali intessute sulle camicie. E come tutti i democrat antropologicamente renziani, Alianello si fa interprete di una tendenza incompatibile col riformismo in salsa emiliana del compagno Bersani: quella a spararle grosse, a interpretare una visione della politica sorridente ma, di fondo, elitaria. Ecco allora il popolo che non differenzia i rifiuti per carenza di educazione e senso civico; e poi gli ispettori ambientali, che prima di farti la multa per aver mescolato ali di pollo e peli di culo, dispensano sermoni edificanti e pedagogici sul valore della differenziata. Insomma, coi renziani al potere negli enti locali siamo passati, in pochi lustri, dall'ultrasinistra di "servire il popolo" alla pseudosinistra di "educare il popolo". Stamattina Alianello ha rimarcato il suo trionfo esibendo ben 26 multe comminate ai cittadini faVrianesi per maladifferenziata. Evviva: è nato Claudio Sanzionello, che ogni multa lo fa più bello. Come se non bastasse Angelo Tini - il Quintino Sella de noantri - a fare il cerbero sul Patto di Stabilità! Ma evidentemente non bastava e c'era bisogno di un altro tutor dell'etica pubblica, collocato direttamente a ridosso dei buzzichi della monnezza. Sono sincero: ogno volta che leggo qualche dichiarazione di Claudio Sanzionello sui rifiuti e sulla differenziata ho un'immediata tentazione: prendere un gigantesco sacchettone nero, mescolare marmellata, ossa di pollo, pomelli di divani, mitili putrefatti e vecchi indumenti riempiti di naftalina e lanciare, nelle ore di punta, questa bomba batterologica proprio in mezzo a una delle girelle di Viale Moccia. Per vedere l'effetto che fa e ascoltare, dalla viva voce degli ispettori ambientali, filippiche e sermoni sulla liberatoria inciviltà del mio gesto.

Ma oggi non c'è solo Claudio Sanzionello a tenere banco. E' anche la giornata di Marco Ottaviani che, rivolto all'amministrazione comunale, mette nero su bianco tre considerazioni: tutto il bene è frutto del sagramolismo; tutto il male è eredità del sorcismo; tutto il potere deriva dal tinismo. Tre concetti che i Bicarbonati condividono appieno e rappresentano una vera e propria chiave di lettura per questo mandato amministrativo del centrosinistra. A tutto questo Ottaviani aggiunge una considerazione deduttiva alquanto perfida ma fondata e cioè che se davvero non comandasse l'Udc i consiglieri di maggioranza - a partire dal Pd - non permetterebbero che su ogni scoreggia nello spazio ci fosse la dissociazione sistematica e pizzuta rispetto ai due lustri di governo precedenti. Insomma Ottaviani la racconta giusta ma alla fine non la sa raccontare neanche troppo bene. Per un motivo che è squisitamente politico e cioè che se le cose fossero andate diversamente, sarebbe lui il Sindaco di una coalizione Pd - Udc e quindi il destinatario della medesima reprimenda di cui oggi fa oggetto gli altri. Insomma, quella di Ottaviani ai due partitoni della maggioranza è una critica politica, un lapsus freudiano o la semplice rimembranza di quel che poteva essere e non fu?
    

1 ottobre 2012

Una lettera al blog sul disagio delle famiglie faVrianesi

Ho ricevuto questa lettera firmata da un affezionato lettore del blog. Non la pubblico come caso personale - perché chi me l’ha inviata desidera porre una questione generale – ma come caso emblematico del disagio, socialmente trasversale, che sta montando nella nostra città. Specie quando una famiglia, nel suo piccolo, contribuisce a sostenere il bilancio demografico nazionale La risposta standard alla nuova domanda di servizi, stimolata anche dalla crisi, è che non ci sono soldi e quindi le esigenze di Bilancio non consentono operazioni di welfare locale. Tutto vero ma se la politica non è in grado di intercettare certe esigenze che ci sta a fare? E’ l’ente pubblico che è al servizio del cittadino o il cittadino che deve piegarsi alle esigenze dell’ente pubblico? I comuni sono gli enti di prossimità, le uniche realtà su cui è ancora possibile costruire una relazione di fiducia tra cittadini e istituzioni. E se si rompe questa fiducia saltano la basi della convivenza democratica. C’è consapevolezza di questo o si vuole continuare a usare il Patto di Stabilità come il Grandi Alibi che mette a tacere ogni bisogno individuale e collettivo? Sorci ieri ha fatto appello a combattere tutti assieme una battaglia per salvare la nostra comunità. Da dove vogliamo cominciare? Dai problemi delle famiglie o dalle vellutate stanze della Fondazione Carifac?

Come ogni anno in questo periodo mi viene l’acidità di stomaco. Il motivo? il bando per il contributo a chi ha casa in affitto. Perché questa insorgente acidità ? Perche non ci rientro mai. Ogni anno mi faccio la stessa domanda: come mai ? Il primo limite sono i 500 euro di affitto che pago mensilmente. Quando, dopo la nascita del 3° figlio, fummo costretti a cambiare abitazione, la nostra ricerca fu di una casa sopra i 100mq, cosa che penso sia normale se si vuole vivere in modo dignitoso. Erano i tempi in cui la crisi della Ardo non era divenuta ancora una mannaia. Le prime case che ci furono proposte, tutte sui 450 euro erano tutte vicine all’indecenza, sporche, vecchie e con un rapporto energetico molto basso. Perchè parlo di rapporto energetico ? Perchè un buon padre di famiglia che va in affitto deve ragionare anche su quello, soprattutto se non vuole spendere un capitale per tenere al caldo la famiglia. Che senso ha un affitto di 400 euro e poi spenderne 400 di riscaldamento al mese ? Alla fine trovammo un appartamento in centro, dove solo di riscaldamento risparmio moltissimo: primo perché in centro è più caldo, secondo perché è ben coibentato. Aggiungo che non ho spese condominiali... a proposito mia moglie di lavoro fa la Mamma e io Lavoro a tempo pieno. Risparmio sulla seconda auto perché le scuole sono vicine e i miei bambini hanno anche il giardino pubblico a portata di mano. Ora ho 4 figli, sono un Fabrianese "islamizzato" ma non posso usufruire di aiuti... Perchè a suo tempo tempi sono stato onesto e vedendo che l’affitto era superiore ai 500 euro non ho pensato di dire al conduttore: senti facciamo 500 sul contratto e il resto a nero... Certo mi darete, rivedi il contratto, fa il canone concordato e fatti abbassare l’affitto... ma il mio acidume non è dovuto a dei soldi che non entrano, mio nonno mi ha sempre detto, prima cavatela da solo perchè se te la cavi da solo poi avrai la Dignità ! Il mio acidume è dovuto alla mancanza di razionalità nello scegliere, al basarsi solo sull’ISEE, al non valutare caso per caso e trovare una soluzione. Meglio 400 euro e poi il freddo in casa ? Meglio la frazione e poi soldi usati in benzina ? Se devo accedere a dei cotributi, se veramente oggi si vogliono aiutare le famiglie vanno cambiati i criteri e controllati i casi uno per uno. Perchè non si adotta il quoziente familiare ? in Italia non si farà ma penso che un Comune potrebbe pure tentare di usarlo. E in più, basta a dare i soldi liquidi come sovvenzione. Vuoi gli aiuti per la casa in affitto ? Bene, che l’assegno sia versato direttamente sul conto del Conduttore e non erogato per giocarselo al gratta e vinci ! Sicuramente, se così fosse, continuerò ad avere i miei problemi quotidiani ma almeno la mia acidità sarà "placata" ..
    

30 settembre 2012

I fumi e gli arrosti della domenica

Per essere domenica la giornata politica, a una prima lettura dei giornali, sembra essere piuttosto ricca di fumi e di arrosti. Le notizie degne di nota sono sostanzialmente tre: i dodici milioni di euro di contenzioso che ha in piedi il Comune, l'appello urbi et orbi per la salvezza della città lanciato da Sorci sul Corriere Adriatico e per concludere, la richiesta di dimissioni di Galli avanzata dal redivivo Tutanklaudion Biondi. Dodici milioni di euro di contenzioso significa che se il Comune perdesse tutte le cause pendenti dovrebbe automaticamente dichiarare la bancarotta. A mio avviso la faccenda del contenzioso pendente è una giusta causa per avviare la procedura di commissariamento del Comune di Fabriano, se fosse minimamente vero e non paraculo quanto dichiarato ieri dal Ministro Passera in merito ai provvedimenti da adottare nei confronti degli enti pubblici non virtuosi. E' recentissima la causa da 240.000 euro persa dal Comune di Fabriano per una cattiva valutazione del corrispettivo da erogare a fronte di un esproprio. Un ammontare addebitato alla collettività - attraverso l'aumento dell'IMU - e non invece ai tecnici e ai politici che avallarono quel procedimento. Non è una situazione da azione di responsabilità, o meglio da class action come si dice adesso? A mio parere si. La seconda notizia è l'intervista di Sorci al Corriere Adriatico, che fa seguito al baccano combinato sulla Fondazione, di cui questo blog ha dato ampio risalto negli ultimi giorni. L'intervista di Sorci è un appello ecumenico alla città, un volemose bene tardivo, una paraculata in cui tutto fa brodo. A partire dall'apertura a Urbani, che forse prelude ad altre mosse future su cui non faremo mancare un sano monitoraggio. Di fatto è un colpo basso a Sagramola, che viene oscurato e ridotto a comparsa. Tanto che Sorci a un certo afferma che chi ha fatto il Sindaco resta Sindaco a vita. Habemus papam! Ma il troppo stroppia e quindi l'imperativo odierno sarà: "salviamo il soldato Sorci". Da chi? Ma è ovvio! Da se stesso. E per finire il boomerang di Tutanklaudion Biondi che chiede le dimissioni di Galli. Il motivo è presto detto: Galli si era esposto sull'IMU con le imprese locali. Ma la Giunta ha fatto quel che voleva il Quintino Sella di San Donato, lasciando il gallo da solo nel pollaio. Al che uno dice: Gallo resisti! Ti hanno spuntato la cresta ma, badoglianamente, la guerra continua. E invece arriva l'oppositore Biondi, che non infilza Tini e Sagramola ma se la piglia con Galli, reo di aver fatto la battaglia su cui anche Tutanklaudion era d'accordo e di averla persa. Come se la sconfitta e non invece il disonore fosse una buona ragione di dimissioni. Della serie "bastona il cane che affoga", come avrebbe consigliato Mao Tse Tung. Ma più che lezione maoista quella di Biondi è vecchia solidarietà democristiana. E per questo speriamo di svegliarci ancora, per molte mattine ancora, con un bel chicchirichì che giunge di lontano.
    

29 settembre 2012

L' "altra FaVriano": il Centro Studi Attilio Franca

Diverse settimane fa raccontammo, su questo blog, una pagina di storia dell'altra Fabriano, quella artigiana e urbana che una storia riscritta dai vincitori merloniani e metalmezzadri ha cercato di occultare e spingere ai margini della memoria. Una pagina eroica scritta durante la Settimana Rossa d'inizio Novecento, quando Fabriano divenne epicentro di movimenti e azioni rivoluzionarie travolgenti. E ricordammo Luigi Bennani, grande avvocato socialista, che arringava la folla dal balconcino di Palazzo Chiavelli, e il sanguigno Pietro Nenni, padre della patria democratica e repubblicana, che fu addirittura candidato non eletto al Consiglio Comunale della nostra città, in una lista che aveva sostenuto la ribellione cittadina. La conoscenza approfondita di questo pezzo di storia locale sarebbe stata impossibile senza gli studi solitari e ostinati di Stefano Gatti, fabrianese doc che sta cercando di ricostruire - pezzo dopo pezzo, attraverso i suoi studi storici - un profilo dettagliato della vicenda politica, sociale e culturale della nostra città e della nostra comunità. Gatti ha un approccio di adesione profonda con l'oggetto dei suoi studi e per questo offre un punto di vista netto e nitido sulle cose che racconta. Questo impegno si è recentemente concretizzato nella fondazione di un Centro Studi intitolato ad Attilio Franca su cui Gatti ha chiesto al Comune l'accreditamento e una sede. Conoscendo chi ci governa ho qualche dubbio che possano sostenere un'operazione culturale che non faccia riferimento alla cultura e alla tradizione cattolica. Ma Gatti ha fatto bene a provarci e credo che ogni fabrianese, quale che sia la sua ispirazione culturale e politica, possa trarre beneficio anche da una rinascita degli studi storici perchè la ricostruzione di un rapporto intimo tra storia e memoria rappresenta un requisito fondamentale di relazione con il futuro. A Gatti ho quindi chiesto di tracciare, per questo blog, un profilo di Attilio Franca che trovate di seguito, per capire meglio chi fosse questo straordinario personaggio dell' "altra FaVriano".

Attilio Franca fu un tipografo anarchico nato a Fabriano nel 1889. Entrò ben presto a far parte di uno dei gruppi anarchici presenti in città, il “Pietro Gori” (l’altro era il “Carlo Cafiero”). Era, come tutti i sovversivi repubblicani, anarchici, socialisti, sorvegliato accuratamente dalla polizia politica. Sicuramente, nonostante il ben noto rifiuto anarchico della delega, gioì della prima, epocale vittoria delle sinistre alle elezioni comunali del 1910. A 22 anni, fu accusato e condannato per il presunto attacco alla processione del Corpus Domini del 15 giugno 1911, insieme ad altri rivoluzionari anti-clericali. Fu un anarchico noto a livello regionale e non solo. A Fabriano era attivo in tutti i numerosi incontri del movimento. E proprio nella città della carta si tenne, il 9 e il 10 febbraio 1913, un importantissimo convegno socialista anarchico umbro-marchigiano, che anticipò il ritorno,  l’estate successiva (anche se per poco tempo), di Napoleone Papini, la “leggenda vivente” dell'anarchismo marchigiano, che venne accolto dalla sua città natale come si conviene ad un eroe (egli era fabrianese ma viveva in Argentina). Oltre che con Papini, Franca si rapportò con altri personaggi di spicco del movimento anarchico internazionale, ad esempio Errico Malatesta, da molti ritenuto il più grande rivoluzionario italiano di tutti i tempi, e Luigi Fabbri, anch’egli fabrianese. Nel 1913 Franca emigrò a Montecarlo, dove trovò lavoro come operaio ma venne ben presto espulso a causa dei suoi trascorsi sovversivi. Rientrò in Italia, quindi, in tempo per partecipare alla settimana rossa che, com’è ben noto, a Fabriano assunse toni insurrezionali. Ovviamente l’avvento del totalitarismo fascista inasprì il controllo su di lui e su tutti gli altri sovversivi. Ma Attilio Franca fu presente alle riunioni clandestine degli anti-fascisti e fu poi attivo nella Resistenza, soprattutto nella redazione del giornale “La Riscossa”: anche i suoi figli furono partigiani, comunisti. Attilio morì nel 1960, 9 anni dopo le elezioni comunali che avevano segnato la svolta e che avevano portato alla guida della città Aristide Merloni e la sua gente, ben diversa dagli uomini e dalle donne della Fabriano urbana, operaia e rivoluzionaria di cui la famiglia Franca faceva parte.


    

28 settembre 2012

La lettera di Sorci ai Soci della Fondazione: la Versione di Barney

Quello che segue è il testo integrale della lettera inviata dall'ex Sindaco Roberto Sorci ai Soci della Fondazione Carifac. Si tratta di un documento interessante sotto diversi punti di vista e che credo possa risultare di sicura utilità anche per quell' "altra Fabriano", stanca di essere messa al corrente di ciò che bolle in pentola solo quando la pasta è già stata scolata da un pezzo. E' invece ora di cominciare a fare come i bolscevichi che appena giunti al potere rivelarono tutti patti segreti e gli accordi top secret del regime zarista. La lettera contiene elementi tecnici, personali, politici e gestionali che ciascun lettore è perfettamente in grado di decifrare e valutare. Per quel che mi riguarda, essendo stato uno dei pochi ad approvare pubblicamente l'ingresso di Veneto Banca in Carifac, mi godo il lusso, libero e liberale, di pubblicare anche la Versione di Barney, ossia le parole di uno dei più accesi e dichiarati nemici della soluzione veneta. Perchè la dialettica è vita per questa città che ha da sempre il terrore delle verità e dei confronti senza minuetto.



Cari Soci,
voglio cogliere l’occasione della vendita delle restanti azioni Carifac della Fondazione a VENETO BANCA per coinvolgervi su una riflessione sulla natura della Fondazione e sulla sua utilità. Molti di voi conoscono bene il mio pensiero sull’attività della Fondazione e sulle vicende della vendita della Banca ma non è questa la riflessione, lo spunto lo traggo dalla cessione oramai definita ma non resa ancora nota del 10 % del restante delle azioni e sulla destinazione degli oltre 25 milioni di euro del ricavato.
Come a Voi è noto, la Fondazione ha commissionato all’Università Politecnica delle Marche uno studio sulle azioni che la Fondazione deve mettere in campo per aiutare il  territorio ad uscire dalla crisi. Un lavoro interessante che il prof. Gregori ha illustrato presso la sede della Fondazione nello scorso mese di giugno: alcune di quelle indicazioni vorrei riprenderle per coinvolgervi sulle decisioni e non lasciare all’ignavia il governo di questo particolare momento storico della città e del suo territorio.
Vorrei richiamare alla vostra attenzione alcuni dati che riguardano Fabriano (ho evidenziato solo Fabriano per mia personale comodità) di cui, sicuramente, avete la percezione ma non la quantizzazione:

italiani
stranieri
Residenti Iscritti CIOF
M
F
M
F
Totale
Var. Quan. Anno rispetto 2010
Incremento % var. rispetto 2010
2010
1.044
1.447
342
365
3.198
0

2011
1.132
1.534
378
410
3.454
256
30/08/2012
1.200
1.683
387
444
3.714
516
16,1
Anni
% Iscritti CIOF su popolazione lavorativa Fabriano
2010
15,5
2011
16,7
30/08/2012
17,9


Le tabelle sopra riportate esprimono la gravità della situazione per cui o si trovano delle sinergie per fermare questo trend, o per attenuarlo, o saremo tutti  travolti; nessuno escluso e lo ribadisco nessuno escluso.
Già tre anni fa nell’approvazione del piano di attività della Fondazione proposi di inserire una linea di credito per lo sviluppo delle cooperative per i lavoratori che avevano perso il posto di lavoro. Chi ricorda finì con un  promessa per l’anno successivo!
Alcuni mesi fa, poi, proposi nella mia funzione di Sindaco, di utilizzare il capitale della Fondazione per la costituzione di un “FONDO ROTATIVO” per aiutare le piccole e medie imprese che, altrimenti, non sarebbero  sopravvissute visto il comportamento degli istituti Bancari. Ebbene senza neanche capire cosa volesse dire la proposta,  la risposta della Fondazione per bocca del suo segretario fu che “la Fondazione non è una banca”. Ritengo che risposta più qualunquista non potesse essere data.
Il dott. Malpiedi e gli Amministratori pensano che la Fondazione si gestisca solo per la conservazione del suo capitale, ma rimanere immobili per la sola conservazione di se stessi, in un territorio che va in malora, è dimostrazione di incapacità e di non assolvere agli scopi per cui la Fondazione è nata.
Probabilmente una attenta e responsabile lettura della parabola dei talenti (Vangelo: Mt 25,14-30) sarebbe opportuna!
Ora, anche lo studio del prof. Gregori asserisce che la Fondazione dovrebbe costituire un FONDO ROTATIVO per aiutare le imprese che si trovano nell’assurda situazione di non avere liquidità per il comportamento delle Banche, per cui sono impossibilitate a produrre pur con ordini già acquisiti.  Una situazione assurda e pericolosissima.
Come ho detto in passato e spiegato al Segretario della Fondazione e agli Amministratori, il ruolo della Fondazione non può risolversi nella mera gestione di contributi per richieste provenienti da più settori.  Attenzione: tutte attività benemerite che vanno aiutate.
Oggi si richiede ad una Fondazione bancaria che non è proprietà dei soci ,ma della collettività, un minimo di spina dorsale e una buona dose anche di responsabilità ad assumersi i rischi nell’interesse della collettività. Io sono un uomo di mondo e capisco anche le debolezze umane, ma essere “ossequiosi” con Veneto Banca nella gestione del rapporto Banca - Fondazione sia quasi un atto dovuto non lo condivido.
Attenzione Veneto Banca fa il suo mestiere e non è qui che ha i suoi interessi, ricordatelo bene , e ripensate a quanto disse il dott. Mariani all’assemblea di Cerreto rispondendo al sottoscritto: che mi sarei dovuto vergognare di rappresentare la mia città, per aver detto che l’occupazione  del “palazzo di vetro” sarebbe diminuita. Addirittura il Direttore asserì che i progetti nuovi avrebbe portato ad incrementare gli occupati! Per vedere chi aveva ragione basta chiedere i numeri, oggi è evidente che chi dovrebbe vergognarsi sono altri, non chi ha cercato di garantire sempre gli interessi legittimi della collettività.
Non si può amministrare solo per svendere. Oggi gli Amministratori, specie chi amministra i beni altrui, hanno l’obbligo morale di riparare gli errori fatti. Al di là delle chiacchiere con cui ci hanno riempito la testa, vorrei ricordare a tutti che la Fondazione era titolare della maggioranza azionaria di Carifac ed è quindi la prima responsabile della gestione della banca e della sua vendita a prezzi di realizzo. Non dimentichiamolo mai, che ci piaccia o non ci piaccia.
Tanto per non dimenticare la vendita totale della Banca avverrà, alla fine della fiera, se tutto va bene, alla cifra di 45 milioni di euro, di cui la maggior parte in azioni di Veneto Banca  il cui valore  non è determinato dal mercato azionario, ma dall’assemblea dei soci; attenzione e soprattutto visti i tempi ciò rappresenta un forte rischio essendo la partecipazione in Veneto Banca quasi il 25% del capitale della Fondazione.
Bisogna guardare agli interessi generali con coraggio e non solo per il posto o la tutela dei propri interessi. Sono quindi ad invitarvi come soci della Fondazione a dare corpo a quanto emerso dalle indicazioni dello studio dell’Università Politecnica delle Marche: costituire il FONDO ROTATIVO prendendo parte del capitale della Fondazione da mettere a disposizione del territorio a condizioni di interesse “non bancario” mentre  la gestione dovrà essere svolta attraverso la Banca.
Il capitale impegnato sull’intero territorio di competenza della Fondazione, dovrebbe essere almeno di 20-25 milioni che, unito agli strumenti già in vigore e in via di emanazione da parte dello Stato e Regione (Accordo di Programma Stato/Regione) potranno aiutare il territorio a creare lavoro e sviluppo.
Quale è il rischio di questo investimento? Che parte del capitale della Fondazione non ritorni, ma  quello che andrà a buon fine avrà comunque creato sviluppo.
Alle vostre eventuale perplessità rispondo con un interrogativo: quando si discuteva della valutazione delle azioni al momento della cessione della Banca in un documento dal titolo  “alcune considerazioni su aumento di capitale e cessione dei diritti di opzione analisi di Carifac” e agli atti del Comitato d’indirizzo, Ubaldo Sassaroli avvocato e professore universitario ed ex membro del Consiglio di Amministrazione di Carifac, evidenziava che nella valutazione avremmo perso un sacco di soldi e mi domando a favore di chi?
Se dovesse andare male il “FONDO ROTATIVO” potremo affermare che tutti abbiamo tentato di fare il bene collettivo rispettando lo statuto della Fondazione che all’art.4 recita :
La Fondazione non ha fini di lucro e persegue esclusivamente scopi di utilità sociale e di promozione dello sviluppo economico. ……………….omissis
Mi sono permesso di scrivervi per richiamare la vostra attenzione sulla situazione attuale perché, al di là delle frasi di circostanza, la situazione è davvero difficile ed io sono convinto che o ci salviamo tutti insieme, mettendo in questa fase da parte i propri interessi anche se legittimi per privilegiare la collettività, oppure affonderemo tutti senza eccezione.
In ogni caso ognuno  dovrà fare i conti con la propria coscienza.
Cordialmente
Roberto Sorci