A.T.A. non è logo di una macchina fotografica prodotta in qualche contrada del sud est asiatico, ma un acronimo che sta per Assemblea Territoriale d’Ambito. Si tratta di un ente – che formalmente ne accorpa altri due senza fare economie di scala e di fusione ma semplici e automatiche sommatorie di costi e strutture - incaricato della gestione dei rifiuti nella provincia di Ancona. Un baraccone statalista, creato combinando leggi nazionali e regionali tagliate su misura per il proliferare di scatole cinesi, fondato sulla partecipazione obbligatoria di tutti i Comuni e della Provincia che ricadono in ciascuna A.T.O. (ennesimo acronimo che sta per Ambito Territoriale Ottimale, formula barocca per definire un territorio in cui sono organizzati servizi pubblici integrati), chiamati senza eccezione alcuna a conferire all’ATA i propri rifiuti senza diritto di mettere il becco su costi e tariffe. La dilatazione zarista degli apparati pubblici corre su questa rotaia istituzionale della “partecipazione obbligatoria”, modalità che esautora gli organi elettivi da qualsiasi prerogativa di merito, determinando una palese violazione dei principi democratici e costituzionali del nostro ordinamento.
La partecipazione obbligatoria all’ATA del Comune di Fabriano ottenne la ratifica del Consiglio Comunale il 4 ottobre del 2012 e fu accompagnata da feroci polemiche, appunto perché agli organi elettivi spettava la pura ratifica dell’adesione, dato che non era contemplato diniego e visto che la norma consentiva alle ATA di mutare composizione e disposizioni rispondendone soltanto alla Giunta Regionale, ovvero di comportarsi come corpi separati e irresponsabili rispetto ai titolari delle quote associative. L’anomalia della norma e della procedura non determinò, nell’amministrazione comunale di Fabriano, il benchè minimo sussulto di orgoglio municipale e di sensibilità politica e istituzionale. Al punto che il Vicesindaco Tini giunse a pronunciare una vera e propria frase killer – “non possiamo dire di no a Spacca” –, metafora di una politica ridotta a obbedienza e a solidarietà tra componenti di parte e di partito all'interno della filiera istituzionale. Un’uscita rivelatrice che Tini cercò malamente di correggere, rilasciando un'intervista al Resto del Carlino in cui precisava che il senso di quella frase era un altro e cioè che le leggi vanno rispettate; come se Spacca fosse uno sceriffo dell'Arkansas e non il titolare di una carica elettiva, ovvero temporizzata e transitoria.
Il rispetto della legge ordinaria è stato ampiamente utilizzato anche in occasione della vicenda Tares e contiene un limite di visione che ha contribuito a rendere la politica inutile e stagnante. La legge ordinaria va, infatti, rispettata e applicata solo se essa trova corrispondenza con i principi democratici e con lo spirito della Costituzione. Diversamente si dovrebbe eccepire, ricorrendo ai tribunali amministrativi non per gusto del cavillo ma per produrre una giurisprudenza più consona alle regole e ai bisogni di una democrazia liberale fondta sulle virtù di uno Stato minimo. Una strada che la nostra Giunta si è ben guardata dal percorrere, in ossequio a un conformismo preventivo che la rende incapace anche solo di immaginare posizioni appena distanti dall'ordinaria amministrazione. E lo spettro utilizzato per cavarsela fu, nel caso dell’ATA come oggi con la Tares, quello del commissariamento. Una possibilità che, giorno dopo giorno, diventa invece più auspicabile e interessante.
Ma per fortuna dei cittadini anche la vita amministrativa è spesso giocosa e ironica. Come diceva Einstein ci sono cose che sembrano impossibili fin tanto che arriva uno che semplicemente le fa. E a ridurre in ceneri i solenni e rinunciatari principi dei nostri amministratori ci ha pensato il Sindaco di Fermo, rifiutando di ratificare l’adesione obbligatoria all’ATA. La Regione ha nominato un Commissario e l’ottimo Sindaco ha fatto ricorso al Tar contro la Regione Marche, dimostrando che dire di no a Spacca è possibile. Basta volerlo. Il Tar ha dato ragione al Sindaco annullando il commissariamento disposto dalla Regione e ordinando l'annullamento delle delibere regionali relative allo schema di convenzione sulla cui base è stata definita l'adesione obbligatoria all'ATA. Di fatto l’ATA, a seguito del pronunciamento del Tar, non è legittimata a decidere e deliberare perché va rivisto alla radice proprio lo schema di convenzione alla base dell’adesione (La sentenza del Tar).
Eppure il 19 dicembre si è tenuta un’assemblea dell’ATA - i cui lavori possono essere facilmente rintracciati anche su Youtube - come se la sentenza del Tar non ne avesse delegittimato l'esistenza proprio censurando lo schema di adesione. Un’assemblea che è stata meritoriamente censurata dal solo Movimento 5 Stelle – e mi fa piacere rimarcarlo proprio in quanto dichiaratamente non grillino – e accompagnata dal silenzio davvero poco innocente della Giunta.
E siccome a rappresentare la nostra città in quell'Assemblea c'era il Sindaco è a lui che mi sento di rivolgere alcune domande: Sindaco Sagramola ha niente da riferire circa il fatto che i Consigli Comunali continueranno a non essere coinvolti nelle decisioni del’ATA? A quando una dichiarazione ufficiale sull’attuale impossibilità dell’ATA ad agire e decidere in quanto delegittimata dal tribunale amministrativo? Ha provveduto a comunicare ai fabrianesi che l'ATA sarà un salasso perché pagheremo non solo in base al numero di abitanti ma anche per l'estensione del territorio Comunale? Sindaco Sagramola su ATA era davvero impossibile decidere diversamente o era sufficiente volerlo come ha dimostrato il Sindaco di Fermo? Sindaco Sagramola la sentenza del Tar va applicata e rispettata o è invece possibile bypassarla creando comitati tecnici e girando lo sguardo altrove?Attendiamo assolutamente non fiduciosi le sue mai esaurienti risposte in merito.

