Dopo qualche giorno di assenza è
tornato in campo Angelino da San Donato, ultimamente reso un tantino insicuro e
opaco dalla vicenda Tares e da una fisiognomica ridente che non lo aiuta di
certo a conquistare simpatie popolari. Angelino è tornato per parlare di
bilancio e lo ha fatto da par suo: acronimi di tasse sciorinati a manetta,
perenne manfrina sull’impegno ad avere botte piena-moglie ubriaca-uva sulla vite,
e scontato riferimento agli effetti delle decisioni romane, che sono sempre una
buona scusa per confinare le colpa a distanza di sicurezza dalle proprie
responsabilità personali e politiche. Insomma dichiarazioni non certo destinate
a fare storia, né a lasciare memoria di sé per più di qualche ora. Ma nonostante
il tradizionale piattume del contabile sedotto dai tecnicismi, il Rag. Si è
lasciato sfuggire due paroline di cui non ha misurato il rischio o,
assai più probabilmente, di cui ignora il significato politico: bilancio partecipato. Pare,
infatti, che il prossimo sarà un bilancio partecipato e già viene da spataccarsi perché
la classe politica fabrianese è storicamente dirigista e allergica a qualsiasi
forma di partecipazione che possa, anche solo minimamente, intaccare il potere
di fare e disfare di certi personaggi in odore di eternità. Conoscendo Tini,
tra l’altro, scommetterei un centone che non ha dedicato un solo istante della sua ormai giurassica militanza politica ad
approfondire l’esperienza storica di Porto Alegre o di Curitiba e, ovviamente, neanche
quella di realtà più prossime e familiari come la vicina Grottammare. Temo quindi che
per bilancio partecipato il Vicesindaco intenda la classica assemblea pubblica,
con tanto di manifesto informativo affisso in città, in cui la Giunta
spocchiosamente illustra le sue decisioni e invita la cittadinanza tutta a
partecipare, ossia a essere presente col corpo e con la mente - ma per una
buona volta zitta e chiotta – al trionfale tip tap numerico di Ginger e Fred,
al secolo Imma and Angel. Al massimo si potrà contare su qualche caminetto
sereno e concertativo coi sindacati o a sessioni senza nulla di fatto con le
associazioni di categoria, condannate da tempo a uscire insoddisfatte e con la
coda tra gambe dai vertici tematici con la politica locale. Eppure Fabriano
avrebbe estremo bisogno di un bilancio partecipato, perché la comunità
soffre dal punto di vista economico e le risorse disponibili sono scarse. E
quando si verificano queste condizioni di sistema così border line è fondamentale adottare decisioni condivise e dal basso per dare equità alla ripartizione delle risorse e
consentire alla città di gestire direttamente pezzi di bilancio comunale. Ma per
promuovere un bilancio partecipato degno della sua etichetta serve una politica che preferisce
governare e coordinare invece che comandare; che ha rispetto del dissenso e sa
farne tesoro senza impantanarsi nella diffamazione di privati cittadini; che spalanca porte e finestre invece di riunirsi in gran segreto soltanto per scatenare battute di caccia alla talpe di cui sta ridendo tutta la città. Tini che parla di bilancio partecipato fa pensare al
vampiro che si fa testimonial di un ricettario tutto a base d’aglio: un ossimoro, una
contraddizione in termini, un mondo capovolto. Per essere credibili sul bilancio partecipato occorre cancellare il segno del comando e non può certo farlo chi, come il
Vicesindaco, concentra nella sua persona un potere amministrativo anomalo e
abnorme, dato che gestisce i conti del Comune e quelli dell’Ospedale. La verità
amara è che ci verrà propinato l’ennesimo bilancio in cui verrà privilegiata la struttura a
discapito dei servizi, dato che è questa l’unica linea politica e
di bilancio possibile di un Sindaco che è dipendente del Comune e di un
Vicesindaco che è dipendente dell’Asur, seppur prossimo alla quiescenza. Pare che la presentazione di questo
documento “copia e incolla” sia stata posticipata ad aprile. Un tempo sufficiente
per fare dell’aula consiliare un Vietnam: tempestandoli di emendamenti, di
interrogazioni, di mozioni e di proteste anche altisonanti. Con l’obiettivo di
logorare e indebolire, che è la strategia migliore per farli arrivare a fine
mandato senza fiato e col consenso ridotto all'osso. E il resto si vedrà.
11 febbraio 2014
10 febbraio 2014
I sogni e i desideri della raccolta differenziata
Ammetto di non capire granché
di rifiuti e di guardare alla raccolta differenziata come si guarda a un puro
e semplice disagio, perché separare bene la monnezza è un impiego di tempo a
cui non corrispondono vantaggi materiali, ma solo un appesantimento del
disturbo e del carico fiscale. Ricordo bene i tempi della Giunta Sorci quando
la raccolta differenziata veniva illustrata come un’opportunità economica per i
cittadini e come l’unico modo per alleggerire il peso della Tarsu e le sue
iniquità di calcolo legate al folle parametro dei metri quadrati. Ma la raccolta
differenziata, alla fine dei giochi, si è rivelata il contrario di quel che
prometteva d’essere: un’operazione senza ritorni visibili – quindi puramente
moralistica e di senso civico da boy scout – e con un costo per i cittadini che invece di diminuire
è progressivamente aumentato. E gli effetti di questa delusione si vedono anche
a Fabriano: una città sempre più sporca, con un centro storico che, grazie alla
raccolta porta a porta, è diventato – in alcune ore del giorno – una gigantesca
pattumiera a cielo aperto, adattissima alle scorrerie dei gatti e con una
moltitudine di cassonetti trasformati in nuove isole ecologiche per tutti coloro
che, stanchi di differenziare, vanno alla ricerca di nuovi spazi per
conferimenti di rapina e di fortuna. Questo lassismo generale, visibile ad
occhio nudo da chiunque viva in forma minima la città, spinge i cittadini di
buon senso a scommettere razionalmente su scadentissime percentuali di
differenziazione. Invece, aprendo i giornali di oggi, ti imbatti in un
trafiletto del Carlino in cui l’assessore A.C. comunica che il livello di
differenziata si aggira attorno al 70% e che in ragione di questo inatteso
sussulto di senso civico il Comune di Fabriano non sarà tenuto a versare l’ecotassa.
La precedente amministrazione chiuse attorno al 50% e già allora furono in
molti a dubitare, forse pregiudizialmente, di quel dato. Far funzionare
una raccolta differenziata significa, infatti, coinvolgere la popolazione,
svilupparne il senso civico, dare concretezza ai vantaggi economici e
strutturare operazioni di raccolta capaci di facilitare le attività domestiche
di differenziazione. Fabriano, da questo punto di vista, non era pronta per
fare il salto e il risultato fu un livello di differenziazione già troppo
elevato se correlato ai requisiti minimo di funzionamento che sono più di
natura culturale che di matrice organizzativa. Eppure quelli della giunta Sorci
furono anni di incontri, di assemblee, di sensibilizzazione scolastica e di
un’attenzione che, nel bene e nel male, coinvolgeva gran parte della comunità
cittadina, mentre oggi della differenziata non frega più una mazza a nessuno. Di
fronte al contrasto tra la realtà del vissuto quotidiano e la narrazione
quantitativa che ne propone l’assessore A.C. viene da chiedersi dove alberghi
la ragione: se nello sguardo disincantato di un privato cittadino che si guarda
intorno o nel resoconto di chi utilizza i numeri per guardarsi allo specchio. Specchio specchio delle mie brame qual è il
Comune più differenziato del reame? Ma Fabriano mio assessore! Il punto è
che una differenziazione del 70% - ossia quasi ai livelli della toscana Capannori, ritenuta
buona prassi nazionale ed europea - non sembra verosimile. E siccome i cittadini
pagano profumatamente la differenziazione dei rifiuti sarebbe i caso di avere
informazioni certe in merito alla loro reale tracciabilità e a come vengono
governati questi processi: chi li controlla, chi ne risponde, di quali
repertori informativi dispone il Comune, come vengono tutelati gli interessi
della comunità fabrianese e quale sia il numero quotidiano di camion di indifferenziata in uscita
dal centro di raccolta, perché è proprio l'indifferenziata l'indicatore di efficacia
dello smaltimento che si sta realizzando. I cittadini possono giudicare
serenamente solo attraverso gli strumenti della conoscenza e per conoscere è
necessario disporre di tutte le informazioni necessarie, ovvero che ad esse
venga garantito un accesso rapido, efficace, non burocratico e universale.
Diversamente si ricadrebbe nel campo minato della propaganda politica che, a
suo modo, è roba complessa e di alto profilo dove è più facile “fallire” e
perdersi che ritrovare un bandolo di ragionevolezza e di utilità.
9 febbraio 2014
Il pagellone della settimana
Claudio Biondi voto 8
Da democristiano doc a
chi gli chiede cosa pensi dell’UDC di Fabriano distilla un giudizio da perfetto
conoscitore dell'ambiente: “Per come conosco quelli dell’UDC sono disposto a scommettere che
non molleranno le poltrone neanche sotto tortura”. Giudizio critico: impeccabile!
Claudio Alianello voto 7
Indifferente a
critiche, mozioni e rilievi fa la sua bella figura anche alle Quadrelle sciorinando una linga lista di cose fatte e da fare,
dimostrando di essere il più abile a ritagliarsi posizioni buone
per un futuro neanche troppo difficile da decifrare. Giudizio critico: democristiano!
La Signora di Cacciano voto 6
Chiede circa 25 mila
euro di danni a Comune e Multiservizi per essere caduta, la scorsa estate, in
un tombino ma il Comune ribatte rivendicando la propria estraneità ad ogni
addebito. Il problema è che l’addebito glielo farà la signora. Giudizio
critico: volitiva!
Mario Paglialunga voto 5
Si fa largo proponendo
di istituire una zona franca a vantaggio del commercio e dell’artigianato del
centro cittadino ma da quello stesso centro si dimentica di far togliere le
luminarie natalizie. E fra poco siamo a Pasqua. Giudizio critico: stralunato!
Rossano Moscatelli voto 4
Il sindacalista della
funzione pubblica Uil appare sulla scena con una posizione memorabile per
tempismo e concretezza: non è vero che il Comune di Fabriano è
sovradimensionato. Roba da sbellicarsi se non fosse che sono queste le prese di posizione che danno la linea. Giudizio
critico: umoristico!
Una Giunta assediata da sè stessa
Stamattina i quotidiani locali - forse per farsi perdonare qualche curiosità di troppo dei giorni passati - trattano il ritiro spirituale della Giunta e della maggioranza con tutti i riguardi che si debbono al potere, per quanto esso sia instabile e sgarrupato. E per compiacere chi "governa" la città rilanciano il gioco del compattamento, come se ieri mattina, alle Quadrelle, fosse entrata una maggioranza divisa, poi riemersa a metà pomeriggio serena e levigata come dopo un trattamento in una SPA. In realtà non c'era alcuna divisione in corso e anche il tanto discusso e annunciato dissenso dell'UDC si è limitato all'esposizione di alcuni desiderata, come li ha apertamente definiti il segretario del partito Pellegrini, tra i quali il più importante sembrerebbe essere lo scoperchiamento del Giano. Tema sicuramente di rilievo ma non tale da giustificare una verifica politica in una città in cui il 50% della popolazione in età da lavoro risulta disoccupato o in cassa integrazione. I giornali, riprendendo alcune dichiarazioni quasi da fanciullino pascoliano del Sindaco e dell'Assessore Galli, oscillano quindi tra un "avanti!" e un "avanti tutta!", dimenticando che senza una destinazione, una rotta e qualche efficace strumento di navigazione, far girare le macchine a pieno regime serve solo a sprecare energie, a surriscaldare il sistema e a richiamare un probabile effetto iceberg. Il dato politico che conta, quindi, non è l'energia di un nuovo inizio ma il distacco sempre più presuntuoso dalla realtà di questa amministrazione, con il Sindaco che si ostina a rimuovere politicamente le dimensioni del dramma sociale ed economico cittadino confidando nel solito, usuratissimo richiamo all'Unesco e al distretto creativo. L'effetto di questa rimozione continua è lo stesso che producono quelli che invece di lavarsi le ascelle e poi mettersi profumo e deodorante, saltano il primo passaggio arrivando direttamente a cospargersi di aromi: l'afrore è notoriamente persistente e insopportabile. Ma la questione del distacco dalla realtà merita qualche nota aggiuntiva che, in qualche modo, mi ha visto volontariamente protagonista. Chi ha seguito il mio post di ieri avrà notato che si tratta di un articolo interrotto bruscamente, di una cronaca che si sarebbe dovuta sviluppare nel corso delle ore ed è invece rimasta inchiodata alle 10.27 di mattina. Cosa mai sarà successo? Una botta di noia simonettiana? Noooo! Un improvviso contrattempo che mi ha impedito di aggiornare la cronaca dalle Quadrelle?Nooooo! Un sussulto di comprensione nei confronti di una compagine politica che predilige gli incontri a porte chiuse? Noooooo! E' semplicemente accaduto che pochi istanti dopo la pubblicazione del commento delle 10.27 alle Quadrelle si è scatenato il finimondo perchè c'era "Simonetti in diretta" e pare che da quel momento il buon clima che tanto stava a cuore al Sindaco si sia rapidamente guastato perchè tutti hanno cominciato a guardarsi in cagnesco. Ovviamente per evitare di essere scoperti nella incombente caccia alle talpe - con qualcuno che invocava modalità di controllo delle messaggerie ampiamente oltre il limite della decenza democratica - gli inviati speciali (numerosi come una nidiata) hanno smesso di inviare informazioni in tempo reale e il post si è consumato in poche battute. Il seguito è stato scandito da una lunga sequenza di contumelie all'indirizzo del sottoscritto, pronunciate da alcuni soggetti avvezzi a fare come Nicodemo, che di giorno condannava e di notte incontrava il condannato in gran segreto. Ma al di là delle questioni personali, che sono poca cosa e anche di pessimo gusto, quel che conta politicamente è che ci si deve misurare con un'amministrazione sotto assedio, incapace di concepire e praticare glasnost e trasparenza, con eletti e nominati che invece di esercitare il loro ruolo di rappresentanza politica diffamano un privato cittadino colpevole soltanto di informare gli altri cittadini su temi e decisioni che riguardano la collettività. La verità amara per questa Giunta è che gli inviati speciali che veicolavano notizie ai Bicarbonati non sono traditori della maggioranza o scissionisti al soldo dell'opposizione, ma esponenti della sinistra democratica fabrianese sempre più preoccupati da una privatizzazione del confronto politico che danneggia la città e restringe gli spazi del confronto. Il problema politico sostanziale è quello di una maggioranza che invece di aprirsi alla città, di spalancare le finestre, di praticare la virtù dell'ascolto, magari rischiando anche qualche pomodoro in faccia, si rinchiude e innalza muraglie, convinta che la democrazia si realizzi chiudendo tutti gli spifferi, serrando le fila e cercando di criminalizzare chi dissente. Una concezione politica e di governo difensiva e impaurita che per questa città costituisce un problema aggiuntivo e non certo di secondo piano. Ma la minaccia politica che aleggia su Sagramola non sono certo quattro messaggi di folklore politico inviati un sabato mattina da qualche democratico ancora immune da tentazioni manesche e autoritarie, ma la sua insicurezza che si tramuta in gaffe, l'indecisione che si trasforma in sospetto, la convizione granitica e clericale di essere nel giusto - in un mondo che non comprende perchè infestato di cattivi e di maligni - e il suo fidarsi soltanto di chi, sotto sotto, lavora per rimpiazzarlo al prossimo giro. E a voler essere sagramoliani - solo per un istante ovviamente - si potrebbe dire che è proprio vero che Dio acceca chi vuole perdere. A partire dalle Quadrelle.
Ps: alle 18 ritorneremo con le pagelle della settimana
8 febbraio 2014
La clausura sagramoliana è cominciata
La clausura sagramoliana in località Le Pianelle è cominciata. Pare che Alessandro Di Marco del Resto del Carlino - precipitatosi in zona per scattare qualche fotografia - sia stato bonariamente invitato ad allontanarsi per non turbare l'atmosfera claustrale imposta dal primo cittadino. Per ora si registrano alcune defezioni giustificate - quindi di natura non politica - e si mormora che il catering sarà garantito dalla premiata ditta gastronomico culinaria del PD: Antonini&Balducci Quinto. Ma la chicca del mattino non saranno le relazioni degli assessori che racconteranno agli astanti quanto sono bravi e quanto sono belli ma la decisione del Sindaco di spegnere tutti i telefoni e di oscurare qualsiasi comunicazione con l'esterno. Un'edificante mozione di sfiducia nei confronti della sua maggioranza e degli assessori, indifferentemente sospettati di essere gli informatori occulti di qualche sorgente informativa ostinata e contraria. Con il blog dei Bicarbonati come testa di lista nel libro nero dell'opinionismo informato e fazioso. Resta il fatto che la sede prescelta - come potete vedere - è un inno al pauperismo cattocomunista, quasi in stato di abbandono, una sorta di centro sociale Leoncavallo "su la salita de le Serre", con i presenti che muoiono letteralmente dal freddo. Come si deve a una compagine poco solidale che va cementata non attraverso gli strumenti della motivazione politica ma con quel filo di privazione fisica che trasforma un gruppo di amici e compagni appesantiti in una snella e scattante punta di diamante della rivoluzione giancarlonica. Con un piccolo dettaglio in controtendenza e cioè che Sagramola non è Trotzky. E così sia. Gli aggiornamenti a questo post nelle prossime ore dai nostri inviati speciali alle Quadrelle.
Ore 10.27 Stabilita la scaletta degli interventi. Si inzia con la relazione di Paglialunga, poi a seguire Rossi, Galli, Balducci, Alianello e Saitta. Ogni intervento sarà accompagnato da un Gloria al Padre e un'Ave Maria. Sindaco e Vicesindaco sono seduti vicini vicini e caldi caldi. Tutti gli altri in ordine sparso. Come al solito. Come sempre.
Ore 10.27 Stabilita la scaletta degli interventi. Si inzia con la relazione di Paglialunga, poi a seguire Rossi, Galli, Balducci, Alianello e Saitta. Ogni intervento sarà accompagnato da un Gloria al Padre e un'Ave Maria. Sindaco e Vicesindaco sono seduti vicini vicini e caldi caldi. Tutti gli altri in ordine sparso. Come al solito. Come sempre.
7 febbraio 2014
Il Gassman delle Quadrelle e il miracolo che non c'è
I tontoloni di Fabriano e il gatto nel sacco
Il fabrianese medio, d'alto o basso bordo poco importa, è convinto - quasi per grazia ricevuta - di saperne una più del diavolo, di essere il supremo conoscitore di vizi e di virtù, di incarnare il profilo sulfureo del cinico che giunge in un istante laddove gli altri arrivano dopo lunga traversata e duro cammino. Ma come tutti gli "sboroni" è anche uno che si fa fregare con poco e in un nonnulla. Come cantava De Andrè, a proposito di puttane e clienti, gli sono sufficienti "diecimila lire per sentirsi dire micio bello e bamboccione". Infatti, come il professore della Città Vecchia, il fabrianese si è sempre fatto abbindolare con pochissime moine: ha creduto che la Ardo l'avrebbe salvata il resto della famiglia Merloni; poi si è fatto buggerare preparandosi ad accogliere cinesi ed iraniani; ha creduto che lo stabilimento di Santa Maria sarebbe diventato un gigantesco centro commerciale di chincaglierie orientali; e non pago di tutte le finzioni si è pure raccontato da solo che gli esuberi della Indesit non erano realtà ma solo un divertenete gioco delle parti. Dimentichiamo qualcosa in questo veloce resoconto che narra di mondani evoluti trasformati in ridenti e sbavanti tontoloni d'entroterra? Si manca un'altra storia di primo piano: la Quadrilatero. All'inizio i tontoloni avevano creduto che i cantieri avrebbero portato tanti soldi e tanto lavoro e non si è visto un euro. Poi, invece di fare come San Tommaso hanno cominciato a perdersi dietro nuove speranze in forma di cronogramma, con la gara cittadina a chi la sparava più grossa e ottimistica sulla data di fine lavori, per non dire quel che lo smagato vero avrebbe facilmente inteso e cioè che il raddoppio della 76 non è una grande opera ma una grandissima incompiuta. E dato che la realtà è più forte e convincente dell'immaginazione, nonostante le molte chiacchiere e le insistenti speranze, capita che, a dispetto degli allocchi, i cantieri siano chiusi da quasi un anno, perchè il gioco degli appalti e dei subappalti è un gigantesco verminaio dove le imprese prendono i soldi e scappano e ti lasciano con un palmo di naso. Ovviamente la città smagata e tontolona è quella che si straccia le vesti per quattro pale eoliche a Campodiegoli, ma si guarda bene dal denunciare il disatro ambientale generato da un'incompiuta di gran lusso. Stamattina, tanto per non smentire la vulgata, le locandine dei giornali dispensano un'altro inganno ad uso e consumo dei concittadini furbi e tontoloni e cioè che i cantieri della statale 76 riapriranno al più tardi questa estate. Poi vai a leggere gli articoli e ti accorgi che Quadrilatero e sindacati hanno soltanto concordato sulla "necessità di individuare un'azienda solida che possa portare a conclusione i lavori", ossia dicendo gatto senza averlo messo nel sacco. Ma ovviamente non mancheranno i fabrianesi tontoloni che suoneranno le trombette per festeggiare il ritorno dei jumbo, delle ferraglie e delle bitumiere.Un cinico vero e smaliziato sorriderebbe di fronte a tanta effervescenza di minchiate. Ma il fabrianese no. Il fabrianese spera dimenticando sempre quel che si dice di chi vive sperando. Ma di certo un paio di settimane di lavori e di stakanovismo nei cantieri dobbiamo aspettarceli. A occhio e croce tra l'inverno e la primavera del 2015. In occasione delle elezioni regionali. Perchè una galleria e un viadotto non incanteranno i veri diffidenti ma sono di certo una sicura tentazione per gli allocchi e i tontoloni che correranno in massa a votare per il terzo mandato del Governatore. In fondo i voti si contano e non si pesano. Ma viene comunque da chiedersi: il fabrianese c'è o ci fa?
Oggi mi trovate anche sul magazine on line La Cosa Blu con un articolo intitolato "La riforma liberale per restituire dignità all'individuo" http://www.lacosablu.it
Oggi mi trovate anche sul magazine on line La Cosa Blu con un articolo intitolato "La riforma liberale per restituire dignità all'individuo" http://www.lacosablu.it
6 febbraio 2014
Nuove assunzioni in Comune: chi dice sì e chi dice no
Il Nuovo Centro Destra
e il Polo 3.0 hanno chiesto l’annullamento della delibera di Giunta relativa
all’assunzione della nuova figura che dovrebbe sostituire il Responsabile Gare
e Contratti in mobilità volontaria presso il Comune di Falconara Marittima. Una
richiesta che il Sindaco Sagramola dovrebbe accogliere tempestivamente, facendo
di tale ripensamento un atto di inedita ma necessaria saggezza politica. Fare marcia
indietro sull’assunzione è, innanzitutto, una forma di rispetto nei confronti
dei cittadini fabrianesi vessati dal fisco e dalla disoccupazione di massa ma è
anche un’occasione per rimarcare la propria indipendenza dai poteri forti dell’apparato
comunale, dando un segnale concreto di congelamento della spesa corrente. Ma come
spesso accade in queste circostanze il partito della spesa pubblica e della pianta
organica ha trovato una solida sponda esterna nelle parole di Rossano
Moscatelli, esponente della segreteria provinciale della Fpl UIL, la
federazione del sindacato di Angeletti che rappresenta i lavoratori degli enti
pubblici. Secondo Moscatelli le polemiche che hanno accompagnato la delibera di
assunzione sono strumentali perché il Comune di Fabriano presenta molti settori
in sofferenza per carichi di lavoro, personale in servizio e profili
professionali disponibili. Il che, secondo il rappresentante sindacale della
Uil, giustifica lo stato di agitazione dei lavoratori del Comune di Fabriano e
condanna a un giudizio di “miopia amministrativa” chi non plaude questa ed altre
eventuali nuove assunzioni in Municipio. Ora, che il sindacato difenda come
meglio crede i lavoratori è un dato di fatto che non si discute, ma il modo in
cui si declina concretamente questa difesa è meritevole di censura, perché il
sindacato sa benissimo che gli enti pubblici pullulano di esuberi e sono
drammaticamente sovradimensionati rispetto alle reali necessità di gestione. Una dilatazione dell’apparato che incide
pesantemente sui diritti dei cittadini perché per la quota preponderante delle risorse
degli enti locali, invece che essere destinata ai servizi, se ne va in spesa
corrente, ossia in costo del personale e di funzionamento della struttura. Chiedere
nuove assunzioni in una fase di penuria dei trasferimenti statali significa, quindi,
reclamare un ulteriore aggravamento dell’indice di rigidità strutturale della
spesa, caricandone l’onere sulla fiscalità comunale, ossia sulle tasche dei
cittadini. Quel che alcune sigle sindacali faticano a comprendere è che siamo
in prossimità di un punto di rottura che rischia di scavare un fossato
definitivo tra cittadini, politica ed enti pubblici; una frattura che può solo
danneggiare quel patto democratico che è, a tutti i livelli, alla base della
convivenza e della coesione sociale. Ma c’è un problema che riguarda anche il
sindacato, inteso come corpo intermedio comandato a svolgere fondamentali
funzioni di cerniera tra Stato e cittadini. In una fase di crisi della
rappresentanza, un atteggiamento come quello assunto dalla UIL sull’assunzione
di una nuova figura nel Comune di Fabriano, restituisce un’immagine assai negativa
del sindacalismo tout court. Ovviamente
nessuno propone di licenziare i dipendenti comunali - anche se è intollerabile la
favorevole disparità di trattamento rispetto ai lavoratori privati - ma che
addirittura si giunga a invocare nuove assunzioni somiglia davvero a una provocazione.
Se il sindacato vuole contribuire al miglioramento del sistema dovrebbe quanto
meno impegnarsi per una riorganizzazione del Comune di Fabriano finalizzata al
raggiungimento di obiettivi di produttività ed efficienza. E’ probabile,
infatti, che ci siano aree sovraffollate di personale inutile e funzioni che,
invece, difettano di adeguate risorse umane. Perché vale sempre il principio di
Pareto secondo cui il 20% delle persone realizza l’80% del lavoro necessario. Riorganizzare
significa, quindi, spostare persone per riequilibrare i carichi di lavoro e non
certo reclamare nuove assunzioni. E c’è davvero da pregare a mani giunte che
non si crei un collateralismo letale tra il cattocomunismo di questa Giunta e
un certo sindacalismo ancora convinto che il lavoro si possa creare dilatando
gli organici pubblici attraverso un ricorso sommario e antipopolare alla leva
fiscale.
Fabriano zona franca? Dopo una bufala ne viene un'altra
Qualche settimana fa il segretario provinciale della Fiom, Fabrizio Bassotti, ha preso il toro per le corna rimarcando la verità che l'intero sistema economico e politico cittadino sta cercando ossessivamente di nascondere: il 25% dei fabrianesi è senza lavoro e un altro 25% è in cassa integrazione, ovvero circa metà della popolazione locale in età lavorativa è fuori dai circuiti della produzione di reddito e ricchezza. Di fronte a questi dati nudi e crudi - che evidenziano tassi di non lavoro comparabili con le zone croniche della disoccupazione europea come la Grecia e certe realtà dell'Andalusia - viene naturale ricercare scorciatoie legate a provvedimenti di natura straordinaria anche se, purtroppo, tutti sanno bene che il lavoro non si crea per decreto o attraverso le finzioni interventiste dello Stato imprenditore. Ed è proprio quel che ha cercato di fare l'assessore Paglialunga proponendo, per Fabriano, la condizione speciale di zona franca urbana. Ora, è sicuramente apprezzabile il tentativo dell'assessore di portare questa amministrazione fuori dalla sabbie mobili in cui si è impantanata a forza di adattarsi al dominio dei bilanci, ma proporre una zona franca significa coltivare l'ennesima fantasticheria che prima illude i cittadini - con promesse da romanzo - e poi li getta nella depressione più nera, grazie alle montagne che puntualmente partoriscono i topolini. La proposta di un regime speciale sarebbe, infatti, andata bene nel 2008, quando la crisi economica era appena agli inizi e Fabriano era già in una condizione avanzata di decadenza. Tirarla fuori oggi dal cassetto significa infrangersi contro una realizzazione impossibile perchè attivare una zona franca vuol dire investire su un'eccezione e oggi l'Italia avrebbe bisogno ovunque di zone franche e di regimi speciali. E da questo punto di vista è sufficiente dare uno sguardo spassionato allo stato di crisi di tantissimi distretti per comprendere come difettino ragioni oggettive che possano spingere il Governo a preferire Fabriano rispetto ad altre realtà che attraversano difficoltà comparabili con la nostra. Tra l'altro, come si dice in questi casi, l'assessore Paglialunga ha scoperto l'acqua calda, visto che nel mese di dicembre del 2013 la Confindustria della Provincia di Ancona ha prodotto un corposo documento di indirizzo, relativo alla possibilità di creare, nel territorio di Fabriano, una ZES (zona economica speciale) finanziata con i fondi destinati all'Accordo di Programma e pensata con l'obiettivo di attrarre investitori "interessati a fare affari in una zona dove ricevono un trattamento di favore, nonché di sostenere le aziende già insediate sul territorio per rilanciare la loro attività". Il problema strutturale è che un'area speciale non si crea con una dichiarazione di intenti o per il tramite di una bacchetta magica, ma ha bisogno di essere promossa attraverso specifici provvedimenti legislativi, in quanto le misure che generano attrattività sono prevalentemente riconducibili alla fiscalità generale e statale (IVA, imposte sul reddito delle società, ritenute alla fonte per i dividendi, agevolazioni contributive, imposte sulle proprietà immobiliari ecc.) e necessitano anche di un assenso dell'Unione Europea sulla natura delle agevolazioni previste. In più va considerato che una eventuale operazione "zona franca" determina, inevitabilmente, la creazione di nuovi enti e nuovi baracconi pubblici, pronti a essere colonizzati dalla politica con un'ondata di consigli di amministrazione, di gettoni di presenza e poteri di veto che trasformerebbero un'iniziativa finalizzata a sollevare economicamente una comunità e un territorio in una riserva di caccia per burocrati famelici e per politici in cerca di consenso. Tra l'altro la messa a punto di una zona franca non è un colpo di pistola, ma ha bisogno di una tempistica adeguata e di una organizzazione funzionale ed efficiente. Di fatto l'iter legislativo regionale e nazionale, e il via libera da parte dell'Unione Europea, comporterebbero un cronogramma di almeno due anni che vanificherebbe ogni possibile effetto positivo della zona franca nel nostro territorio, visto che essa non può declinarsi in un deserto ma in un ambito in cui il sistema delle competenze professionali sia ancora utilizzabile, magari dopo opportuni processi formativi di manutenzione e riqualificazione. E non è certo il caso di una città, come ricordava il segretario provinciale della Fiom, in cui il 50% della popolazione è fuori dai processi produttivi. Ancora una volta, insomma, la politica fabrianese si affida a proclami altisonanti con l'illusione di tenere a debita distanza concretezza e costrutto: una volta è il distretto creativo; un'altra è la città del fare; un'altra ancora è l'etichetta Unesco. Quando è che cominceremo a misurarci con l'odore delle stalle invece di spargere a iosa polvere di stelle?
5 febbraio 2014
E il GianCattolico tutti rinchiuse in penitenza
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