9 gennaio 2013

Benvenuto: "Con Monti sopra il 20%"

Con Maurizio Benvenuto, coordinatore provinciale di Italia Futura, ci siamo inviati qualche sms a inizio anno per uno scambio di auguri e per concordare una chiacchierata sulla politica fabrianese, sul nuovo centro che nasce e sul passaggio di Maria Paola Merloni da Bersani a Monti. Ci siamo incontrati, giusto ieri, nel suo studio di Via Miliani: mobilio di antico pregio, vecchi libri con elegante rilegatura rossa, qualche affresco a decorare, un crocifisso di tonalità scura e, a fianco al simbolo cristiano, un laicissimo gagliardetto romanista; l'avvocato assiso di schiena a un camino in disuso ma ampio e ben scolpito, come si conviene a uno stile sobrio, montiano e, in qualche modo, rinascimentale. Un mix di generi accompagnato dal classico baffo ferroso ma sereno, come se per un istante la proverbiale irruenza forense avesse trovato, nel sopraggiunto gusto della riflessione politica, un'isola di inedita e curiosa pacificazione. Quello che segue è il sunto della nostra conversazione: distesa, a tratti calorosa, con qualche lieve cedimento ai fraseggi del dire e non dire e il tentativo serrato di dare una prospettiva locale e una narrazione attrattiva al nuovo soggetto politico che intende radicarsi anche nella nostra città.

Avvocato Benvenuto, subito una domanda a bruciapelo. Ti candidi alle Politiche?
No, non sarò candidato e devo dire che è stata una decisione sofferta, perché in tanti mi hanno chiesto di impegnarmi direttamente. Ho detto di no innanzitutto perché il Parlamento è poco adatto a una personalità passionale come la mia. E poi perché il territorio fabrianese avrà una rappresentanza parlamentare all'altezza - come Maria Paola Merloni, Francesco Casoli  - che sapranno interpretare bene le esigenze della comunità. Dal canto mio mi batterò per una nuova politica nelle Marche e a Fabriano, impegnandomi a far crescere il partito sul territorio, anche nella mia nuova veste di tesoriere regionale del movimento. Per il resto si vedrà.

Quindi Maria Paola Merloni è ufficialmente candidata. Capolista al Senato?
Si, ed è una battaglia in cui ci siamo impegnati tutti quanti coralmente: anche perché Maria Paola è stata la prima, in questa regione apparentemente periferica, a intuire il valore dell'operazione Italia Futura e del messaggio lanciato da Montezemolo. E la prima a proporre e promuovere concretamente Italia Futura sul territorio.

E' vero che Monti la nominerà capogruppo al Senato della sua lista?
Diciamo che questa è una domanda decisamente prematura, perché certe scelte dipendono da tanti fattori che, in questo momento, non hanno alcuna concretezza e quindi fare previsioni è davvero un' operazione sterile.

Visto organizzerai il partito a livello locale, Ottaviani che ha già fatto l'endorsement per Monti sarà tra gli uomini di punta che andrete a schierare?
Ho grande stima di Ottaviani ma ho in mente una forza politica che non rivolge le proprie attenzioni solo alle singole personalità ma che è anche capace di parlare a ceti sociali in apparenza lontani ma decisivi per portare avanti un'operazione politica nuova. Dobbiamo assolutamente evitare il rischio di essere elitari e personalizzare non ci aiuta ad avere successo.

Quindi non nascerà il partito della borghesia fabrianese?
In questo ultimo periodo ho incontrato tanta gente comune e mi sono convinto che se questo nuovo partito politico vuole avere un futuro non può limitarsi ad aggregare imprenditori e professionisti ma deve cominciare a parlare anche con gli operai. Non lo fa più nessuno, neanche i partiti che, da sempre, dicono di rappresentarne le ragioni.

Siamo al vecchio interclassismo che prelude alla rinascita del partito merloniano?
No, lavoriamo per un partito che sia vissuto dalla gente come qualcosa per cui vale la pena spendersi. Maria Paola Merloni si impegnerà a Roma per tutelare il nostro territorio, lasciando a noi l'onore e l'onere di lavorare sul territorio battendolo in lungo e in largo.

E vero che costituirete un gruppo consiliare capitanato da Sergio Solari?
Solari è un giovane per cui ho grande stima ma per il momento lui è con Futuro e Libertà, anche se sono certo che svolgerà un ruolo prezioso quando andremo alla fusione dei diversi soggetti politici che sostengono Monti. Avere un gruppo consiliare è importante ma sono anche convinto che i gruppi debbano essere il risultato di un processo elettorale che ne legittimi la rappresentanza.

Domanda secca: quanta gente porterete via al Pd?
Penso che dal Pd usciranno diverse persone. Non so quante, ma ne usciranno. Così come prevedo movimenti a favore nostro anche da tutti gli altri partiti, come il Pdl, e anche dal Movimento 5 Stelle. Ma anche questo è un pensiero elitario perché si muove attorno alle sigle. Personalmente sono attratto da chi propone un pensiero diverso e da chi ha un passo diverso. L'obiettivo, quindi, non è imbarcare ex ma coinvolgere le tante persone che sono disponibili a resettare il proprio modo di pensare per rimettere in moto questa città sclerotizzata.

Come vi organizzerete sul territorio?
Io credo che ci sia bisogno di partiti strutturati e che sia necessario ripensarli e rifondarli in ogni città, rilanciando anche la vita di sezione. Non è il passato che ritorna ma una necessità per dare alla politica lo spessore e la concretezza che ha perduto.

Le sezioni organizzate come al tempo del PCI?
Si, o come quelle della dc o come certe esperienze di socialità da "oratorio". Questo è quello che proveremo a costruire. Per quel che mi riguarda me ne farò promotore. Poi magari, sul lungo periodo, non è detto che debba essere per forza io l'animatore di questa operazione.

E della Fabriano del futuro che pensi?
Penso che bisogna dire innanzitutto la verità: la crisi è clamorosa e irreversibile. Le aziende che abbiamo conosciuto non ci saranno più. Quindi dobbiamo agire subito, a partire da quel che abbiamo: recuperando le bellezze della città, il suo decoro e quel senso di responsabilità che serve per dare serietà e concretezza alle nuove idee. E se serve facciamoci aiutare dall'esterno, da esperti di valore capaci di immaginare e progettare il futuro. Il tempo dei "bravi, ricchi e solitari" è finito. Abbiamo tutti una grande colpa: non aver alimentato una socializzazione sana, non avere cercato di connettere il tessuto manageriale delle imprese con la realtà quotidiana dei fabrianesi. E oggi ne paghiamo il prezzo, in termini di carenza di relazioni, di opportunità e di futuro.

Quanto prenderete a Fabriano alle politiche?
Sicuramente supereremo il 20% perché Monti è un treno vuoto, pronto a far sedere le persone responsabili che desiderano salire e che vogliono contare solo per se stesse e per ciò che valgono.

Il partito di Monti come la Roma di Zeman?
Per certi versi si: una filosofia di gioco rivoluzionaria che può avere anche punti di connessione con una nuova politica: bisogna correre, attaccare e fare squadra. Interessante no?!
    

Il culo al quadrato di Sagramola


Sagramola ringiovanito dalla dea bendata
Quando un pubblico amministratore è politicamente in bilico o si ritrova a gestire i malumori e le tensioni  di chi lo sostiene, si innesca immediatamente - come elemento di differenziazione tra buoni e cattivi politici -  la vecchia, implacabile formula einsteiniana: E=mc2.. Il che tradotto significa che l'Esistenza e la sopravvivenza di un Sindaco - tanto per dare concretezza al concetto - equivale al prodotto tra la quantità di magheggi di cui è capace e il quadrato del culo con cui il ciel l'aiuta, ossia dello stock di fortuna a cui può fare appello. E il valore del culo tende all'infinito solo quando si verificano due circostanze speciali e, proprio per questo, piuttosto infrequenti: la guerra e le elezioni politiche. La guerra impone immediatamente la censura dell'informazione e della libertà di pensiero e quindi, in nome dell'unità della nazione e della comunità a tutti i livelli, spegne la dialettica e afferma un comodo e ipocrita spirito unitario, in cui la gente cerca più rassicurazioni che spunti polemici. Quello è il momento della grande distrazione di massa, il frangente in cui i governi combinano guai e, tanto per dire, i sindaci in bilico o in difficoltà infinocchiano, a colpi di vaselina, la volubile bonafede dei cittadini e degli elettori. Ma se è vero che, sordianamente, finchè c'è guerra c'è speranza è altrettanto vero che se mancano gli uomini in arme ci sono sempre le elezioni politiche a spostare altrove l'attenzione e a salvare le chiappe dei politici. Prendiamo Fabriano. In questo momento, fatta eccezione per i giornali che parlano autisticamente di saldi da quasi due settimane, siamo tutti presi da candidati e candidature, dai nomi che vanno e vengono, dai colpi di scena, dai conigli che escono dal cilindro e dalle previsioni su chi va a Roma e chi sverna nel paesello. L'animo dei faVrianesi è quindi tutto spostato su questo movimentato palcoscenico in cui ci si può sbizzarrire mescolando curiosità, pettegolezzo, sarcasmo, adesione, ideologia, interessi e cattiveria. Il che lascia l'ottimo Sagramolone, praticamente per sessanta giorni netti, totalmente esentato da controlli, al riparo da sospetti ed emendato da malizie oppositorie e finto alleate. Una vera pacchia per un amministratore contestato - e quindi pericolosamente in bilico - che ha la possibilità concreta di regolare qualche conto, di procedere a nomine non esattamente neutrali e di ricomporre un puzzle totalmente sbilanciato a suo favore, in attesa che la politica locale, risolta col voto l'improvvisa passione elettorale, precipiti di nuovo nella sua uggiosa e urticante normalità. Quel che si vuol dire è che questa è l'occasione propizia per Giancarlone, l'assist del destino per fregare una maggioranza riottosa e un'opposizione pian pianino rinsavita, preparando il terreno per una vera e propria offensiva marzolina che, pare, sarà anticipata da manovre mirate ed emblematiche attorno a quel che resta di Unifabriano e all'azienda agraria di Putido. Così mentre un'intera città si balocca tra le luci della ribalta politica un vecchio e navigato democristiano - cui non è stata concessa deroga parlamentare - si prepara alla pokerata che fa male e ripulisce il piatto. E proprio vero, restando in tema di carte, che contro vento ci si va ma contro culo assolutamente no.
    

8 gennaio 2013

Il mutuo soccorso e il sindacato che non c'è

Ieri stavo pensando al sindacato confederale e mi sono reso conto di non conoscere i nomi dei segretari di Cgil, Cisl e Uil di Fabriano. Poco male, si dirà, anche perchè sono assolutamente convinto che la stragrande maggioranza dei fabrianesi ne ignori, oltre ai nomi, pure la fisionomia e le gesta. Quando una comunità colpita da una crisi economica e produttiva devastante ignora i nomi dei segretari delle organizzazioni sindacali, vuol dire che il sindacato non ha svolto quel ruolo fondamentale che, nei momenti di crisi acuta, spetta ai corpi intermedi . Svolgere un ruolo centrale per le sorti di una comunità non significa rivendicare la bacchetta magica o diventare centro di produzione di soluzioni a buon mercato ma, più concretamente, offrire analisi di scenario, strumenti di conoscenza economica del territorio e, in generale, un approccio legato ai mutamenti reali della società e al ruolo che in essa può ancora svolgere il lavoro. E questo diverso punto di vista, in una fase in cui la politica discute prevalentemente di nodi sovrastrutturali, costituirebbe una risorsa preziosa di conoscenza e di approfondimento per la comunità fabrianese. Ovviamente il sindacato non ha minimamente operato in questa direzione. Basti pensare alle complicità, ai silenzi e alle omissioni che hanno segnato la posizione confederale rispetto alla crisi Ardo. Al punto che qualsiasi tentativo di riflessione sul futuro di Fabriano non si è mai avvalso di un contributo proveniente dalla cultura e dall'esperienza sindacale. La drammatica realtà fabrianese avrebbe, invece, bisogno come l'aria di un sindacato attrezzato culturalmente, capace di parlare con cognizione di causa di riconversione del distretto metalmeccanico e di un nuovo modello di sviluppo dell'economia locale. In una fase come questa - invece che isterilirsi in attività di puro servizio, come il patronato o l'assistenza fiscale - il sindacato potrebbe, ad esempio, alimentare e promuovere attività di mutuo soccorso, riprendendo e modernizzando una sua antica e sempre valida ispirazione. Un mutuo soccorso inteso come rete di protezione fondata sulla reciprocità dello scambio e su relazioni paritarie di solidarietà. Provo a esemplificare: immaginiamo una famiglia di ex operai disoccupati che si trovi in un momento di disagio e difficoltà. Rivolgersi alla Caritas significa ratificare simbolicamente una condizione di marginalità e fruire di un'assistenza che sconfina inevitabilmente nella compassione e nella passività. Immaginate che quella stessa famiglia, invece di ricorrere alla Caritas, trovi sostegno nelle reti di solidarietà di un sindacato capace di dispiegare le proprie iniziative di tutela non solo nel luogo di lavoro ma anche laddove si manifesta concretamente una difficoltà. Il disagio sarebbe esattamente lo stesso ma la sensazione psicologica radicalmente diversa: da un lato un resistere lagrimoso e senza dignità. Dall'altro il mutuo soccorso come risposta solidale alle difficoltà del momento. I primi di novembre del 2012 sono stato ospite presso la scuola Julian Basteiro dell'UGT, uno dei principali sindacati spagnoli e mi hanno raccontato che è proprio questo l'esperimento sociale che si sta cercando di realizzare in quel paese. Fabriano, nel suo piccolo non potrebbe essere a sua volta un luogo di sperimentazione di nuove forme sociali di solidarietà? O siamo condannati a brillare solo per la storica e mai sopita tendenza a ricorrere a strategie di salvezza individuale, tipicamente anacrostiche e rurali?
    

7 gennaio 2013

Le parole che non diranno


Dopo aver cazzeggiato e discettato sui posizionamenti e le geometrie dei probabili/possibili/certi candidati fabrianesi alle elezioni politiche, è giunto il momento di inoltrare loro qualche domanda a cui, per partito preso, non risponderanno. Ma prima di fare domande e formulare interrogativi è opportuno ricordare che in ogni soggetto che concorre per accedere ai nobili scranni del Parlamento si miscelano tre componenti principali: l'ambizione personale, la rappresentanza territoriale e la funzione nazionale. L'ambizione è il propellente extrapolitico fondamentale e la vera ragione della corsa alla candidatura. Ed è un combustibile tanto più infiammabile e calorico quanto più il candidato sostiene di essersi messo in gioco per spirito di servizio e per amore del bene comune. E questo è già un ottimo elemento di conoscenza e discernimento in mano all'elettore. Di seguito occorre anche considerare la funzione nazionale del parlamentare, ossia il contributo che può dare, una volta eletto, al sistema di decisioni che interessa e coinvolge la totalità degli italiani. Si tratta di una prerogativa puramente teorica perché  nonostante la Costituzione preveda che il singolo parlamentare eserciti al sua funzione senza vincolo di mandato, la stragrande maggioranza degli eletti vota come gli viene chiesto di votare dal proprio partito e dal proprio gruppo parlamentare. I voti in dissenso se li possono permettere in pochi perché comportano la fine di ogni prospettiva di rielezione al giro successivo. Di conseguenza l'elettore non può scegliere sulla base delle dichiarazioni d'intenti formulate dai singoli candidati sulle grandi questioni nazionali. Resta quindi un unico spazio di giudizio e cioè le posizioni che il candidato si impegna a sostenere in relazione a quanto ruota attorno alla rappresentanza territoriale. Sappiamo bene che quando si vota alle politiche subentrano, nell'elettore, ragioni di appartenenza ideale, valutazioni di sistema, antipatie ideologiche e calcolo d'interessi. Ma resta il fatto che conoscere il pensiero dei candidati su alcuni grandi temi locali aiuta a esprimere, attraverso il voto, un giudizio complessivo più nitido sulla qualità e il valore dei nostri potenziali rappresentanti. Sarebbe, ad esempio, interessante sapere dai candidati:

1. se ritengono una soluzione l'uso degli ammortizzatori sociali lunghi per le nostre aziende in crisi e che giudizio danno del comportamento tenuto dal sindacato del nostro territorio rispetto alle crisi produttive
2. se intendono impegnarsi per l'approvazione di norme che consentano di impiegare i cassintegrati e i lavoratori in mobilità in attività di pubblica utilità
3. quali iniziative intenderanno sviluppare per agevolare l'afflusso di capitali imprenditoriali e produttivi sul nostro territorio
4. come intendono operare per rafforzare le agevolazioni e le opportunità previste dall'Accordo di Programma
5. in che termini intendono favorire la riconversione produttiva del distretto metalmeccanico
6. quali iniziative intendono promuovere per favorire lo sviluppo di attività connesse al turismo nel nostro territorio

Si tratta, come è evidente, di capitoli general generici su cui i candidati si guarderanno bene dal confrontarsi e dall'intervenire, magari solo per dare all'offerta politica un ulteriore e utilissimo elemento di differenziazione. Ma così facendo e operando si giunge al totale svilimento della funzione parlamentare che, privata di implicazioni nazionali e locali, si riduce a un'ottima occasione promozionale per se stessi e per la propria ambizione individuale. Niente di male, sia chiaro! Ma non chiamiamola politica. Perché quella, pur contemplando solidissime ambizioni e smanie di potere, è altra cosa. E' l'arte del possibile. Mentre oggi somiglia tragicamente a una professione di pessimo conio, a uno spazio di depravazione dove purtroppo si sbrigano le pratiche di un'intera collettività.
    

6 gennaio 2013

Uccelli per diabetici in casa PD

Proviamo a mettere ordine nella intricata situazione politica fabrianese. Ad oggi sono sei i candidati alle elezioni politiche: due del Pdl, due della lista civica per Monti e due del Movimenti 5 Stelle. Pare invece sempre più probabile la rinuncia di Gigi l'Amoroso Viventi, che non avrebbe certezze ma solo un gigantesco punto interrogativo che non può essere barattato - in una stagione in cui il coraggio politico tende drammaticamente all'estinzione - con una poltrona da assessore regionale, per quanto depurata di poteri e resa precaria dalle sofisticate manovre del Governatore Spacca. In questo quadro il dato politico che attira l'attenzione dei curiosi e degli occhi di falco, come abbiamo rilevato in più di un'occasione, non si annida nel pieno di chi si candida ma nel vuoto di chi, volente o nolente, si è dovuto rifugiare in piccionaia. E l'elemento che spicca è l'assenza del Pd fabrianese, il vuoto pneumatico di un partito locale senza candidati; un vuoto che si può spiegare in mille modi e maniere ma che, quale che sia il punto di vista, sintetizza lo smarrimento di un intero partito di fronte ai saluti e baci della sua altolocatissima deputata e al venir meno di un potere che, allo stesso tempo, ha castigato e viziato una lunga fase della vita politica fabrianese. Su questo versante, da ambienti del Pd, arrivano stimoli e suggestioni contrastanti: da un lato c'è chi interpreta la dipartita politica della Merloni con il sollievo di chi già immagina una nuova stagione meno ingessata e di più libero movimento, e dall'altro chi si interroga sullo stillicidio di abbandoni, volontari e coatti, prodotto da questo repentino ma non clamoroso passaggio di campo. L'altro dato interessante va rintracciato nell'esibito silenzio del Governatore che si dice intento a realizzare due operazioni congiunte di sostegno discreto alla campagna della Merloni nella Lista Monti e di permanenza senza euforie nel Pd, in vista di una possibile terza ricandidatura a Governatore. Una candidatura che, se va bene, si potrebbe spuntare direttamente nel Pd e, se va male, potrebbe invece derivare da un improvviso e decisivo ribaltamento montiano del Governatore, con l'addolorato ma inevitabile appoggio da parte del Pd. Per il resto la resa dei conti nel Pd fabrianese sta iniziando a prendere corpo con diversi esponenti dell'area ex Margherita che, non a caso, mugugnano sempre più liberamente su queste primarie marchiate a fuoco dal predominio della componente Ds e che potrebbero preludere a una corposa scissione dei democristiani in direzione di Monti. Con la nascita, a Fabriano come altrove, di un Pd sempre più socialdemocratico e sempre meno democristiano. E questo spiega le voci sempre più insistenti che raccontano di un Mingarelli tutto teso a favorire il rientro nel partito di parecchi degli ex comunisti, dispersi da una diaspora ormai praticamente ventennale. Il che prelude a una implosione di cui farà le spese Sagramola perchè l'opzione socialdemocratica del Pd non è compatibile con un gruppo consiliare quasi totalmente democristiano e in cui l'unico consigliere di area ds - il buon Riccardo Crocetti - ha espressamente sostenuto il liberale Renzi. E questa contraddizione profonda tra il partito e il gruppo consiliare non potrà che generare un conflitto, che si svilupperà in forma carsica e sotterranea fino alla primavera prossima ventura e che esploderà in modo clamoroso in occasione del congresso del partito, dove la componente merloniana verrà bastonata ed emarginata da quegli ex comunisti, vecchi e nuovi, che hanno dovuto subire, per quasi un decennio, il tallone padronale della Merloni e una identità del Pd in cui alla sinistra toccava il compito, davvero appagante, di fare da sospensorio alle palle mosce e allungate dei democristiani. A dimostrazione che gli unici cambiamenti possibili in questa città sono quelli che derivano direttamente dalle scelte della classe dirigente, frutto di un sovversivismo dall'alto che rappresenta una prova tra le tante della subalternità, dell'incultura e del conformismo del popolo faVrianese.
    

5 gennaio 2013

L'eterno ritorno del Generale Lavazza

In ogni film di fantascienza che si rispetti c'è sempre un Alieno Resistente che complica i piani e mette a rischio la vita e gli equilibri degli umani. Quello che se gli tagli un braccio gli ricresce in un istante; che quando lo uccidi rinasce subito a nuova vita, come un Lazzaro allegro e  minaccioso; che appena pensi di essertene liberato te lo ritrovi dietro l'angolo col sorriso metallico e la voglia matta di menare ancora le mani. Ma se la fantascienza non ci garba allora possiamo sbizzarrirci coi sinonimi e l'Alieno Resistente si tramuterà in un gommosissimo Misirizzi, oppure in un Rieccolo dedito all'eterno ritorno nietzschiano o ancora in un Caffè Lavazza, che più lo butti giù e più si tira su. Ora anche Fabriano ha il suo Alieno Resistente, il Lavazza di Nebbiano, l'uomo che visse almeno tre volte: Urbano Urbani. E' giusto di ieri la notizia che correrà per il PDL nella lista della Camera dei Deputati. Chapeau! Perchè nessuno prima di lui - forse solo Viventi, ma gli era servito qualche anno di quarantena - era riuscito, in soli sei mesi, a rinascere dalle proprie ceneri di candidato sindaco sconfitto. Non si conosce a fondo la radice di questo postulato euclideo della politica, ma pare sia destino di tutti i candidati sindaci sconfitti lo sposalizio con la solitudine, l'angoscia di fronte al sipario che si chiude, il dolore per le pubbliche attenzioni che svaporano e per i fan che, silenziosamente, si diradano e rinnegano le antiche lodi. Urbani dopo la sconfitta con Sagramola aveva perduto parecchio del suo smalto, ma a differenza di Carmenati - devastato dallo sfogo di Sant'Antonio, successivo alla sconfitta del 2007 - era rimasto in piedi. Sicuramente claudicante e mesto ma ancora capace di impegnarsi in Consiglio Comunale e di portare avanti l'idea di Made in Fabriano, come se nulla fosse successo. Una forza di volontà frutto di un ego ipertrofico e di uno stock infinito di autostima, grazie ai quali è riuscito ad allontanare il sospetto che quel residuo di attivismo post elettorale, fosse solo un movimento di circostanza, la scia conclusiva di un impegno tutto racchiuso nello sforzo preelettorale di allargare la propria base di consenso in vista delle elezioni comunali. In molti avevano scommesso su un lento declino di Urbani, magari ironizzando anche su certe sue strategie di rimozione della sconfitta che avrebbero messo in crisi, in un colpo solo, gli inconsci di Freud e gli archetipi di Jung. E invece ieri mattina la berlusconata che non ti aspetti: Urbani candidato alla Camera dei Deputati. Ovviamente è assai difficile che possa essere eletto, perchè sono molti gli appetiti regionali che si addensano attorno alle liste dei partiti politici. Ed è difficile anche perchè non è verosimile che uno stesso gruppo industriale possa esprimere e piazzare, in un colpo solo, un deputato e un senatore. Ma una cosa è certa, al di là di ogni ragionamento politico: Urbani è risorto e correrà come se avesse la certezza di un'elezione in bilico solo per qualche manciata di voti. E lo farà con quello spirito a metà tra il suntuoso e il dozzinale a cui ci ha abituati: dipensando denari, mobilitando persone e corridori, occupando contado e frazioni, mettendo a rischio i trigliceridi personali e i tassi di colesterolo totale della popolazione fabrianese. Ed è anche per questa scia di attivismo prussiano che lo precede e lo accompagna, che Casoli ha calato il suo nome. Perchè sa che Urbani presidierà il territorio palmo a palmo - come un Ho Chi Min dedito alla cacciata dei francesi dall'Indocina - e che tale presidio darà alla risalita berlusconiana un segno locale evidente e tangibile. L'obiettivo vero non è l'elezione di Urbani ma il rafforzamento di Casoli, che ha bisogno di portare al Berlusca la prova provata che aveva senso, anche in chiave territoriale, ricandidare per la terza volta il fedelissimo patron dell'Elica. Una sfida, questa, che ha più bisogno di sangue e di generali che di Imperatori ieratici e lontani. E Urbani è fatto su misura quando alla guerra di trinca subentra quella di movimento. E allora salviamo il Generale Lavazza, quello che più lo butti giù e più ritorna su. Anche se alla fine si ripropone. Come l'anima verde dell'aglio che, notoriamente, Berlusconi non gradisce. E che poco gradirono, qualche mese fa, pure i fabrianesi.
    

4 gennaio 2013

Maria Paola se n'è ghiuta e soli l'ha lasciati

"Vittorini se ne è ghiuto e soli chi ha lasciato". Così scriveva Palmiro Togliatti, col sarcasmo tipico del politico intellettuale,  a commento dell'uscita dello scrittore siciliano dal Partito Comunista. Come a dire, ci dispiace molto, ma per noi poco cambia perché è Vittorini ad avere bisogno di noi e non il contrario. Chissà se il Pd fabrianese avrà accolto togliattianamente la migrazione ufficiale di Maria Paola Merloni verso le calde spiagge montiane; se avrà commentato scrollando le spalle o se invece si sarà limitato ad assaporare il sentore inconfondibile di un amaro in bocca. Certo è che la fine della colonizzazione merloniana della sinistra - che indirettamente era presente e attiva anche al tempo del Partito Comunista - rappresenta per il PD un'occasione ghiotta per tornare alla sua ragione sociale iniziale, a quel compromesso storico tra comunisti e sinistra democristiana che non prevedeva minchiate liberal, imprenditoriali e renziane. Ma si tratta di un libro tutto da scrivere e di certo le prime pagine non saranno vergate prima di qualche mese. Sarà invece interessante osservare, sin da subito, cosa accadrà dalle parti del centro, perché è difficile immaginare una Maria Paola Merloni che non organizza, a Fabriano, un gruppo di seguaci disposti a lavorare sul radicamento di questo esperimento politico. Ovviamente si tratta di una strada tutta in salita perché un conto è essere il deus ex machina di un partito a vocazione maggioritaria come il PD, un conto è costruire ex novo un raggruppamento politico probabilmente destinato a restare minoritario in città. Anche perché l'UDC - nonostante il forte ridimensionamento politico ed elettorale subito in un decennio - mantiene un cospicuo tesoretto di voti, accompagnato da una vera e propria golden share rispetto al'amministrazione Sagramola. Il che rende il partito difficilmente scalabile anche per una corazzata come quella che si sta coagulando al centro. Il successo fabrianese dell'operazione Monti - considerando anche la locale inesistenza del FLI - dipenderà quindi dalla capacità di costruire un consenso attorno alla lista di Montezemolo, che per declinarsi efficacemente - oltre all'energia profusa dal coordinatore provinciale Benvy Baffo di Ferro, al secolo Maurizio Benvenuto - ha bisogno di trovare terminali politici su due versanti: in quel che resta di una borghesia fabrianese che non ha mai brillato per senso civico e intelletto scaltro e in Consiglio Comunale, dove, in attesa delle decisioni di Alianello e della Malefora, è dato per certo il passaggio al fronte montezemoliano di Sergio Solari. Diverso e anomalo è il caso di Ottaviani, che ha dichiarato il suo endorsement montiano in anticipo su tutti ma che, per spigolosità e individualismo, faticherà a trovare la quadra e il ruolo in un movimento che, per la sua natura, tenderà ad attrarre molti galli e galletti convinti di essere il sale della terra. E quando ci sono molti galli a cantare - con Gallo Peppino per una volta escluso da ogni allusione - non si fa mai giorno. Una cosa è certa: la grande giostra delle elezioni politiche è cominciata e ci sarà da divertirsi.
    

3 gennaio 2013

Il silenzio benedettino delle candidate a Cinque Stelle

Non sono appassionato di par condicio perché seguendone i dettami si rischia di fare la parte del cerchiobottista. E non a caso diversi amici, appassionati di questo gioco fintamente paritario tra forze diverse e diversamente radicate, mi hanno chiesto come mai mi sia soffermato solo sui possibili candidati delle aree politiche maggiori: Partito Democratico, Centro Montiano e Destra Berlusconiana. L'ho fatto per un motivo politico e cioè che il sistema sta transitando rapidamente dal bipolarismo muscolare a una configurazione "tedesca", incentrata su tre blocchi principali di forze dislocate lungo l'asse destra, centro e sinistra, accompagnati da isole delimitate di contestazione. Da questi tre blocchi, che piaccia o meno, uscirà il futuro Governo del Paese e la considerazione realistica del peso esercitato dallo schema e dai conseguenti rapporti di forza, dovrebbe orientare il giudizio sia di chi fa politica che di chi la osserva. Di conseguenza il fatto che ci siano o meno candidati fabrianesi riconducibili a queste tre aree politiche assume importanza prospettica per la nostra città e per il suo futuro economico e sociale. E questa è la spiegazione politica del perché, ad esempio, abbia deciso di lasciare sullo sfondo la doppia candidatura fabrianese emersa dalle Parlamentarie del Movimento 5 Stelle, nonostante il partito di Grillo rappresenti, in termini numerici, la seconda forza politica cittadina. C'è poi una ragione aggiuntiva, di natura extrapolitica, e cioè che non conosco Serena Fuxia e Patrizia Terzoni. Quindi non sono in grado di fare congetture sul possibile beneficio territoriale prodotto da una loro elezione al Parlamento, nelle file di un'opposizione che, non essendo riformista ma di sistema, risulterà obbligatoriamente sterile e velleitaria. Delle candidate ho solo avuto modo di vedere i video di presentazione alle Parlamentarie grilline, ma in trenta secondi è oggettivamente difficile sia raccontarsi che offrire una prospettiva politica a chi osserva. Il dato di rilievo è che Fuxia e Terzoni hanno conquistato la testa di lista del Movimento con pochi click, in una competizione on line che, comparata alle primarie del Pd, è stata un evento non propriamente epocale, sia in termini di impatto politico che di portata quantitativa. E solo il mito incomprensibile della democrazia diretta - che notoriamente esiste solo nei sogni o in punta di baionetta - e la pippa sui mandati incompatibili con l'elezione ad altre cariche, hanno privato la città dei due veri candidati naturali del Movimento Cinque Stelle, il caliente Romagnoli e il cerebrale Arcioni, idealtipi perfetti delle due grandi linee di faglia che attraversano politicamente e culturalmente il Movimento. Tra le altre cose, a complicare i meccanismi di comprensione ha dato una mano anche la scelta, praticata dalle due candidate, di immergersi in un silenzio benedettino rispetto ai grandi temi che affliggono il territorio che si troveranno a  rappresentare. Un silenzio rotto soltanto - da quel che si evince dai social network, vera agorà dei grillini -  da un'orgogliosa e opinabile rivendicazione della loro inesperienza politica. Quasi che essa si connoti come il miglior viatico per una buona performance a Montecitorio e a Palazzo Madama. Che è come se uno si candidasse a fare il Direttore Finanziario di un'azienda non solo rivendicando la propria estraneità rispetto al gioco delle fonti e degli impieghi ma, anzi, considerando proprio tale estraneità la vera sorgente di un inarrestabile incremento di redditività. Ragion per cui non posso andare oltre un giudizio sospensivo su Fuxia e Terzoni che, come spesso accade, ci sorprenderanno per dedizione, passione e impegno nell'esercizio della carica. Ammetto, però, di aver osservato con un certa curiosità la scelta benedettina del silenzio che, a mio avviso, non può essere ricondotta al  solo timore del passo falso o della buccia di banana. Già, perché il silenzio è, in realtà, anche il frutto di uno dei cardini teologici del grillismo, ossia la cosiddetta "teoria del portavoce". Per i grillini l'eletto è, infatti, il portavoce del movimento e dei cittadini. Quindi l'idea che l'eletto eserciti la carica senza vincolo di mandato e in un precario equilibrio tra posizioni personali e posizioni politiche del Movimento non appartiene alle categorie politiche del grillismo. Il silenzio delle candidate è quindi anche un atto volontario di rinuncia al proprio "io politico", in nome di una causa che ne valorizza il profilo assai più di quanto possa fare quella molla pericolosa che è l'umanissima ambizione personale che fa di ciascun essere umano un incorreggibile e mai raddrizzabile ramo storto (sono ambiziosi anche i grillini ma non possono affermarlo senza sentirsi traditori di un'etica superiore). Ecco quindi che l'esperienza politica diviene accessorio inutile, dato che il solo ruolo legittimato e condiviso è quello di cassa di risonanza e di grembo della voce collettiva del movimento. In questa dinamica si spiega anche il senso del breve video di presentazione, ossia il bisogno essenziale, seppur ridotto all'osso, di mostrare il corpo attraverso il quale transiterà il messaggio, il contenitore umanizzato del Verbo grillesco, la causa che si incarna nel militante. Spero vivamente che la campagna elettorale sia sufficientemente tesa da rompere la teca fiabesca in cui si sono racchiuse le due candidate. Non solo per loro, ma anche per la città che andranno a rappresentare e per l'indipendenza di giudizio che dovranno inevitabilmente coltivare ed esprimere.
    

2 gennaio 2013

Il polimorfismo della ricandidatura Casoli

Dopo aver dedicato un prolungato sguardo alle cose di Casa PD, credo sia utile sviluppare una qualche riflessione pure sui dirimpettai e, quindi, su quel che rimane in piedi del centrodestra fabrianese. Per comprendere la sfortunata vicenda del centrodestra nostrano occorre misurarsi con un paradosso e cioè che a Fabriano la sinistra governa da molti anni, nonostante un tessuto cittadino caratterizzato da un solido midollo culturale di centrodestra. Questa anomalia strutturale deriva da una sorta di "inversione politica" che si è determinata a livello di gruppi dirigenti locali; ragion per cui la destra democristiana egemonizza la sinistra di governo e pezzi di sinistra riformista, almeno da un quinquennio, si scervellano su come dare una linea e una prospettiva al centrodestra fabrianese. Questo schema politicamente ambiguo, frutto della mai risolta diaspora socialcomunista degli anni novanta, ha consentito che, anche a Fabriano, attecchisse una tendenza bipolare, che si è però rotta clamorosamente con le comunali del maggio scorso, quando l'area di centrodestra - complice anche la crisi nazionale del berlusconismo - ha raggiunto il minimo storico in termini di voti e di consenso politico. In pratica la seconda gamba del bipolarismo in salsa fabrianese si è drammaticamente accorciata e questo rende oggettivamente zoppo il sistema politico locale, che ha invece bisogno di equilibri e di stabilità. In questo quadro le imminenti elezioni politiche possono drammatizzare o risolvere la crisi del centrodestra locale. Ed è su questo crinale instabile e irto di ostacoli che si inserisce la possibile ricandidatura di Francesco Casoli come capolista al Senato di un PDL. Si mormora che Casoli verrà riconfermato come capolista al Senato e, vista la rimonta berlusconiana, è assai probabile che atterrerà per la terza volta a Palazzo Madama. Come si diceva a proposito della Merloni il sistema elettorale vigente non facilita la relazione tra l'eletto e il territorio, ma per Casoli questa tornata elettorale è un'occasione per intervenire in modo più deciso sulle questioni locali e per attivare una ricostruzione del centrodestra fabrianese, superando l'approccio aziendalista che ha connotato il passato recente di questa area politica ed è culminato nella decisione di candidare a Sindaco Urbano Urbani. Il dato di partenza non è incoraggiante, ma tentar non nuoce. E serve più un'operazione culturale che politica; una semina che possa aggregare nuove leve di giovani conservatori in grado di produrre riflessione culturale e azione politica. C'è un filone interessante da esplorare, che è quello della tutela del patrimonio culturale della nostra città e della valorizzazione bellezza. L'idea di una destra che si batte per la conservazione del bello è una sfida culturale di alto profilo e quasi pasoliniana nella ricerca di quella "destra sublime che è in ciascuno di noi". Quella di Casoli è quindi una sfida polimorfa che chiama in causa la sua carriera politica, il rilancio del centrodestra e il ruolo di possibile portavoce parlamentare dei problemi locali. Il suo gruppo industriale, in questo quadro, può svolgere una funzione di massa critica, perché costituisce un elemento di potere reale. E i processi politici si attivano solo quando una massa critica spinge sui confini senza invadere e senza tracimare.
    

1 gennaio 2013

Avviso ai naviganti: grandi manovre al Centro

"Dio ci ha dato due orecchie, ma soltanto una bocca, proprio per ascoltare il doppio e parlare la metà". Così pontificava, e alquanto saggiamente, il filosofo Epitteto. Da questo punto di vista bisogna riconoscere che Maria Paola Merloni ha sposato senza riserve la filosofia stoica. Al punto da essere riuscita a far perdere le proprie tracce, costringendo gli osservatori a ragionamenti e ipotesi generiche e deduttive. C'è chi ne dà per certa una candidatura nella lista civica di Montezemolo, a sostegno di Mario Monti, anche in ragione della chiara scelta di campo fatta nei mesi scorsi con Italia Futura. Ma c'è anche chi la racconta fidelizzata al Pd e con una candidatura blindata nel listino nazionale a cui sta lavorando Bersani. Comunque vada per lei sono previsti incarichi di primo piano: o a livello di Governo, dove potrebbe ambire a ruoli ministeriali (sottosegretario?) o in termini politici, perchè sia restando nel Pd che andando con Monti potrà svolgere - in quanto ex parlamentare democratica e dirigente di Italia Futura - un importante ruolo di "cerniera", di connessione e mediazione tra il PD e il nuovo raggruppamento centrista. In questo quadro popolato di ombre e sovrumani silenzi leopardiani non sono pochi a leggere l'assenza di candidati fabrianesi alle primarie del PD come la rappresentazione plastica e simbolica di uno "spazio prenotato" dalla Merloni, attraverso il listino bloccato del PD, che non poteva essere minacciato da una qualsiasi candidatura locale. Di contro è piuttosto nutrita anche la platea di quanti sostengono che il silenzio sulle primarie sia più il sintomo di un distacco personale dalle sorti del principale partito della sinistra, che una deliberata volontà di osservare i processi in atto nel PD restando discretamente a bordo campo. Comunque vada un dato è acclarato: la relazione senza pathos tra Maria Paola Merloni e il territorio fabrianese non subirà mutazioni di rilievo rispetto agli anni passati, anche perchè il sistema elettorale senza preferenze non cementa il vincolo tra l'agire politico e i particolarismi del collegio elettorale e rende, di fatto, incompatibile la legittima ricerca di un ruolo nazionale con un radicamento territoriale strutturato e profondo. L'elemento di interesse territoriale, stando così le cose, tenderà quindi a focalizzarsi unicamente sull'effetto prodotto, nella politica fabrianese, dalla nascita di un centro cattolico a possibile impronta neomerloniana, anche perchè - quanto meno per visione moderata e cultura politica - non è inverosimile immaginare anche un avvicinamento di Francesco Merloni al raggruppamento montiano. Nel caso saremmo di fronte a un poderoso richiamo della foresta, che potrebbe attrarre pezzi importanti di quella Fabriano che non ha mai smesso di essere democristiana e di pensare che non può esserci salvezza senza un ritorno sulla scena politica ed economica della famiglia Merloni. E si tratta di una ipotesi che uscirebbe ulteriormente rafforzata - in termini di radicamento montiano e di esercizio del potere in chiave locale - se trovasse conferma anche la notizia di una possibile candidatura di Luigi Viventi alla Camera dei Deputati nelle liste dell'UDC.
    

31 dicembre 2012

La lunga notte di Vario e i suoi fratelli

Paglialunga cerca di resistere agli Arancioni
Che San Silvestro potrebbe mai essere senza il botto e senza la bomba carta che, in un istante, fa saltare qualche falange ai festeggianti? Ma i lotti, gli schioppi e i botti, stavolta, coinvolgono anche la politica perchè con le elezioni posizionate a febbraio pure la fine dell'anno diventa un momento di feroce e dolente agonismo. La notizia di oggi riguarda la corposa scissione in corso all'interno dell'IDV. Davide Favia ha annunciato che toglie le tende dal partito di Di Pietro. E che non lo farà da solo, ma in compagnia di una mesta carovana di Re Magi, pronti a raggiungere il promettente (?) approdo nella fredda capanna di Donadi e Tabacci. I giornali riferiscono che anche Vario Paglialunga è salito sul cammello di Favia. Ma c'è anche chi, proprio stamattina in Piazza, se ne faceva beffe, raccontandolo in procinto di sostenere la rivoluzione civile di Ingroia e degli Arancioni. Paglialunga aveva poca voglia di replicare e sembrava perso in un pensiero amaro, accompagnato da un smorfia ingrigita e tesa. Sicuramente siamo in una fase liquida, di continui rovesci e pochissima quiete, ma di certo decidere se cambiare partito in una notte - per di più in quella di San Silvestro - vuol dire che davvero ti ha detto sfiga. Il problema di Paglialunga è triplice: scegliere una militanza che abbia un minimo di prospettiva politica, che non rappresenti un cortocircuito devastante rispetto al proprio passato socialista e che non offra la sponda al Sindaco per improvvisare un primo rimpasto di Giunta. L'alternativa per Paglialunga è secca: o resta con Di Pietro e approda alla corte degli Arancioni o si accoda a Donadi, ben sapendo che il preludio dell'annessione al Pd e quindi la fine della sua carriera politica. La soluzione Donadi è quella che fa guadagnare un po' di tempo e posticipa il fine corsa. E posticipare in politica è sempre un'assicurazione sulla vita perchè il dinamismo della politica funziona a fisarmonica come il cielo d'Irlanda cantato dalla Mannoia. Seguendo l'ex capogruppo alla Camera dell'IDV Paglialunga salva temporaneamente la poltrona da assessore e non è costretto, ideologicamente, a rinnegare fino all'ultima goccia l'antico richiamo craxiano e quel garantismo che fu patrimonio dei socialisti fin dal tempo dei referendum del 1987 sulla "giustizia giusta". Non è invece ancora chiaro cosa farà la Malefora, anche se è difficile immaginare un'avvocato che si schiera con Ingroia e col partito dei pubblici ministeri. Di certo è politicamente giovane e quindi legittimamente alla ricerca di uno spazio in cui ricollocarsi con successo. Intrupparsi con Donadi non le conviene perchè c'è già infilzato il tappo di Paglialunga. L'ipotesi più plausibile è che assieme ad Alianello partecipi direttamente all'esperimento montiano, dando vita alla premiata ditta Aliazemolo & Montefora. Ma anche di questo si riparlerà nei prossimi giorni. Per ora buona lenticchia a tutti e un 2013 coi fiocchi per gli amici del blog, i politici e i cittadini faVrianesi.
    

30 dicembre 2012

La resistibile ascesa di Claudio Aliazemolo


Diamo a Cesare quel che è di Cesare. La conferenza stampa di fine anno non avrebbe dovuto organizzarla il Sindaco Sagramola, ma il Sindaco Ombra Claudio Alianello che è il vero vincitore di questo primo semestre di nuovo governo della città. Questo non significa che abbia operato bene, perchè il bene e il male di un'amministrazione dipendono dalla soggettività e dalla sensibilità di chi esprime il giudizio, ma semplicemente che le cose che ha realizzato hanno prodotto un risultato. Prendiamo il caso delle rotatorie di viale Moccia. Un decisore convinto della oggettiva mostruosità estetica e urbanistica di quelle Girelle Motta, piazzate in mezzo a uno stradone, avrebbe attivato immediatamente l'anello a senso unico, che oltre a non deturpare lo spazio urbano avrebbe anche risolto alla radice il grande problema della viabilità cittadina. Ma è altrettanto vero che le due Girelle, al netto del loro orrore estetico, hanno migliorato, almeno in parte, sia la situazione del traffico cittadino che l'annosa questione dello sforamento dei livelli consentiti delle polveri sottili. E queste sono medagliette che Alianello può serenamente appuntarsi alla giacca. Lo stesso ragionamento può essere sviluppatto sulla questione della raccolta differenziata dei rifiuti. All'inizio Alianello ha peccato di autolesionismo giocando a fare il moralista, accusando ingenuamente i fabrianesi di poco senso civico e paventando multe e interventi repressivi a pioggia. Poi, mano a mano, ha cominciato a rendersi conto che il grande problema delle percentuali di smaltimento dipendeva dalla zona franca delle frazioni, dove i cittadini potevano scaricare tutto nell'indifferenziata. E ha cominciato a lavorare sulle differenziazioni nelle frazioni, diminuendo il livello di pressione psicologica sui cittadini di Fabriano centro e allentando la rivendicazione orgogliosa della funzione di deterrenza esercitata dalla minaccia delle multe. Insomma da assessore avrei agito in modo radicalmente diverso da Alianello, ma è innegabile che l'assessore ai lavori pubblici abbia conseguito risultati. La consapevolezza di ciò sta producendo alcuni effetti politici concreti: il primo è che Alianello si sta sempre più caratterizzando come referente di successo per l'operazione Monti a Fabriano; il secondo è che se decidesse di rimanere nel Pd sarebbe lui il candidato Sindaco nel 2017, perchè pare difficile che a Sagramola sia concessa una replica da primo cittadino. E questo vento in poppa viene giocato da Caudio Aliazemolo anche per chiudere la partita con Galli, che pare stia mollando la presa sull'amministrazione per dedicarsi più assiduamente ad azioni di natura più strettamente politica. Non è un caso, da questo punto di vista, che sul Messaggero di oggi Alianello annunci il proprio impegno in direzione di una sventagliata di nuove rotatorie, che rappresentano una pietra tombale e definitiva su quell'idea di rinverdire l'anello Sintagma che per qualche mese era sembrato la frontiera operativa più dirompente intravista e coltivata da Galli. Ma per avere un quadro chiaro della situazione è necessario monitorare le scosse di assestamento prodotte quotidianamente dalla politica nazionale che costituisce lo scacchiere principale su cui si definirà anche il profilo politico della fabriano dei prossimi anni.
    

29 dicembre 2012

Primarie Pd: il Vecchio Bolscevico e il Sindaco baciapile

Il Pd di Fabriano attende disorientato il sopraggiungere delle Primarie. Paradossalmente, almeno secondo il giudizio esperto di Gola Profonda, il partito stava meglio quando stava peggio, ossia quando a fare e disfare era Maria Paola Merloni. Direttamente o attraverso i giusti plenipotenziari. Un controllo dall'alto che se da un lato aveva rinsecchito la dialettica interna e il fiorire di idee libere e liberali, dall'altro rappresentava una delega rassicurante e una comoda rinuncia alla sovranità. Pensare, immaginare e creare disegni in autonomia sono le attività che fanno della politica l'arte del possibile, ma nel Pd si è estinta da tempo la preziosa coltre del gramscismo e quindi è ritenuto preferibile dare i cervelli in comodato d'uso gratuito al singolo che esercita il comando. Secondo Gola Profonda qualsiasi scelta faccia la Merloni - restare nel PD candidandosi nel listino o montianamente migrare al centro lo vedremo solo vivendo - al Pd fabrianese toccherà riattivare, e anche di corsa, i propri neuroni e questo, considerato la qualità dell'iniziativa politica espressa nel recentissimo passato, già pone enormi problema di stabilità e coesione del partito. Dal punto di vista politico pare invece che il Direttivo abbia fatto emergere, in un quadro di sostanziale disinteresse per una partita che non vede coinvolto nessuno della sezione, una divisione piuttosto netta tra Sagramola e il vecchio bolscevico, nonché sponsor politico della Monacelli e promoter della banca di credito cooperativo, Giuseppe Mingarelli. Il Sindaco di Fabriano, mantenendo integro e attivo un filo di solidarietà politica che passa inevitabilmente per i palazzi dell'ente Provincia di Ancona, sosterrà Eliana Maiolini, ex Assessore Provinciale al Bilancio, Programmazione e Patrimonio e già coordinatrice del comitato regionale per Renzi. Quella di Sagramola, a parere di Gola Profonda, è una mossa furbetta ma sfiatata, un tentativo del Sindaco - storicamente in quota Letta - di intestarsi l'ampio consenso ricevuto da Renzi a Fabriano alle precedenti Primarie. Anche se sarà difficile trovare la quadra tra lui e la Maiolini, e combinare l'oscurantismo sagramoliano del rifiuto delle unioni civili col giudizio favorevole sulle unioni omosessuali espresso dalla Maiolini (Intervista a Eliana Maiolini). A fronte dell'endorsement sagramoliano si erge in tutta la sua maestosa parabola crepuscolare, la scelta di Mingarelli, il padre nobile di quel che resta della Quercia e degli ex comunisti, che appoggerà Silvana Amati, parlamentare esperta oltre che esponente storica della sinistra senigagliese e di provenienza non democristiana. L'elemento interessante delle Primarie fabrianesi sarà quindi comprendere chi la spunterà, quasi scimmiottando una riedizione sbiadita e patetica della vecchia saga di Giovannino Guareschi, tra il vecchio bolscevico e il sindaco baciapile, tra Calce e Martello e Sagrestamola. E per farlo sarà sufficiente un elementare far di conto e segnare, sul pallottoliere, le preferenze raccolte dalla Maiolini e dalla Amati. Se prevale Silvana Amati si rafforza la segreteria Monacelli e per la seconda volta, dopo l'ultimo voto in Consiglio, la prende nei denti Sagramolone. Se vince la Maiolini il Sindaco pareggia il conto e risale la china, mentre si fa notte sulla segreteria ancora latente e in divenire della Monacelli. Il perfido jolly se lo giocheranno i renziani non sagramoliani, che se vorranno scoprire le chiappe al Sindaco, potranno distinguersi votando per Piergiorgio Carrescia, renziano doc e dirigente della Regione Marche. Insomma dai dati e dai numeri  ancora una volta capiremo molte delle cose che riguardano questa nostra città. Come in passato e come sempre. Amen.
    

28 dicembre 2012

Il giallo senza delitto della politica fabrianese

C'è un piccolo ma interessantissimo giallo nella politica fabrianese. E' sparita da settimane l'arma di un Delitto Politico mai commesso, ma di cui molto si è mormorato nelle giornate estive del 2012; la lama del tu quoque che avrebbe dovuto insanguinare la veste del piccolo Cesare sagramoliano, togliendo di scena un governo di minoranza già segnato dalla massiccia e maggioritaria astensione degli elettori. I grandi giallisti, e pure il celeberrimo RIS di Parma, insegnano che in caso di omicidio occorre subito ritrovare l'arma del delitto. Un principio che, a naso, dovrebbe valere anche al contrario, ossia quando si fanno i conti con un crimine che, per qualche ragione, non è stato commesso. L'arma del mancato Delitto Politico, grazie al cielo, non era d'acciaio ma di carta; una carta tanto ricca di codici, codicilli, sentenze, fattispecie, foto e citazioni da configurasi come un voluminoso dossier e quindi, in ultima istanza, pure come affilatissimo ricorso con cui giocare allo spariglio, come si farebbe in una sfida a scopone scientifico. Parliamo dell'ormai mitica pratica anti Tini, che dimostrando concretamente l'ineleggibilità dell'assessore alle finanze, avrebbe fatto saltare, in pochi istanti, Giancarlone, Angelino e tutto il cucuzzaro. Un'arma così efficace da essere sparita di scena, dimenticata in qualche scrivania o magari seppellita da una pila di altri documenti e altre scartoffie. Ma il bello è che, nella calda estate 2012, furono almeno due i conoscitori di cose e casi umani che diedero per certo il non casuale smarrimento del faldone. Segno di manine e manone che macchinavano discrete? Di certo lo smarrimento del faldone era ignoto ai tre firmatari del ricorso: Paoletti, Romani e Costantini. Già, perchè dell'intera minoranza consiliare - e sottolineo non a caso l'interezza per evidenziare verginità e peccati - Paoletti è l'unico ad aver siglato l'atto che avrebbe dovuto camminare di pari passo con quello che lo ha riportato in Consiglio Comunale al posto di Bonafoni. Ma del "pari passo" non si è vista manco l'ombra. A questo punto l'interrogativo si sostantifica senza bisogno di solleciti: per quali ragioni politiche o extrapolitiche la madre di tutte le azioni legali non ha varcato l'uscio del Tribunale a cui era rivolta? Si tratta di pura e semplice dimenticanza, di un farraginoso protrarsi delle procedure o di un utilizzo politico dell'oblìo? I tre firmatari - ovviamente ringalluzziti dal successo del ricorso di Paoletti sull'attribuzione dei seggi - sembrano intenzionati a rinverdire la pratica, di cui avevano dato per assodati gli automatismi e il cammino. Ed essendo gente di lungo corso politico, credo abbiano annusato innanzitutto l'aria e il cambio di clima, perchè le cose, solitamente, avvengono quando il contesto è propizio e l'orizzonte è gravido. Un successo del ricorso infatti, oltre alla crisi di Giunta, scatenerebbe l'assalto dei giovani turchi nell'UDC e i riposizionamenti tra sinistra e centro nel PD. Una situazione ideale per nuovi schemi e per ardite sperimentazioni. Ma è la domanda iniziale la ragion che tutto move: chi ha messo la sordina al ricorso sull'ineleggibilità di Tini? Per quali motivi? E con quale contropartita?

P.S. domattina post dedicato al direttivo del Pd. Scopriremo come il partito fabrianese indirizzerà i voti per le primarie di questo fine settimana
    

27 dicembre 2012

Segretario e Gentiluomo

La Fondazione Carifac è il Cremlino del potere locale, lo spazio in cui si muove e agisce una burocrazia di pensiero datato e d'anagrafe tarda, una elite convinta di essere necessaria alla città quando lo è soltanto a se stessa e alle proprie esigenze di permanenza e durata. Ma la Fondazione somiglia al Cremlino dell'era sovietica anche per il silenzio in cui è avvolto il suo agire e per certe pratiche di nomina alle posizioni apicali che ricordano gli avvicendamenti alla segreteria del PCUS, quando veniva considerata una svolta politica e generazionale degna di nota il subentrare di un settantenne pimpante a un ottuagenario moribondo o di salute cagionevole. Ed è esattamente quel che è accaduto con la nomina di Papiri al posto del defunto Galassi. Con l'aggravante che Papiri è anche espressione di una specifica area politica e di partito mentre Galassi ne era sostanzialmente estraneo. Il che, al di là del fatto meramente anagrafico, costituisce una ragione aggiuntiva di critica e di perplessità. Per Statuto e in in quanto ente non più proprietario di una banca, infatti, la Fondazione "persegue esclusivamente scopi di utilità sociale e di promozione dello sviluppo economico" e la scelta di un uomo di parte nel ruolo di Presidente - che è il vero deus ex machina dell'istituto - contravviene il principio tanto solennemente evocato, perchè l'utilità sociale è per sua natura orizzontale e prepolitica, ossia incompatibile con l'approccio di parte, e quindi verticale, della nomina papiresca. I poteri del Presidente e del Consiglio di Amministrazione, inoltre, trovano la loro concretezza attraverso la figura del Segretario Generale della Fondazione. E qui cade di nuovo l'asino, perchè l'articolo 36 dello Statuto della Fondazione afferma che "Il segretario generale assicura la corretta gestione delle risorse della Fondazione." Ciò significa che sono forti e coordinate le connessioni operative e le sinergie di comando tra Consiglio di Amministrazione, Presidente e Segretario Generale. Anzi, si potrebbe tranquillamente sostenere che l'incarico di Segretario Generale è di tipo fiduciario. E' quindi necessario che tali organi, in solido, restino in carica per il medesimo lasso di tempo e risultino, quindi, operativi a tempo determinato. Si mormora invece che sia in ballo la nomina a tempo indeterminato del Segretario Generale. Nel caso, oltre che con una dilatazione dei costi di struttura, ci troveremmo con un gestore inamovibile delle risorse della Fondazione, un funzionario messo nella condizione di durare a prescindere dagli indirizzi e dai voleri del Consiglio di Amministrazione e del Presidente in carica. E' evidente che ciò sposterebbe l'asse dei poteri in direzione della segreteria generale, che potrebbe esercitare un dominio di fatto e, quindi fuori Statuto, sulle azioni e sulla traduzione operativa delle scelte della Fondazione. E da questo punto di vista, oltre a vigilare sugli effetti prospettici di decisioni di questa natura, è auspicabile che Papiri si adoperi pure per scongiurare tassativamente la possibilità che l'incarico di Segretario Generale venga assunto da persone che, in un modo o nell'altro, possano essere riconducibili alla politica o a decisioni e deleghe assunte dalla politica, anche e sopratttutto nella sua veste istituzionale. Perchè a quel punto la partigianeria raggiungerebbe e oltrepasserebbe i livelli ritenuti fisiologici e e non sarebbe sbagliato chedere le dimissioni in blocco del Presidente e del Consiglio di Amministrazione. E questo non per pregiudizio nei confronti della Fondazione ma soltanto perchè trattasi di persona giuridica mista - un po' pubblica e un po' privata - che in quanto tale risponde del suo operato anche alla collettività territoriale.
    

26 dicembre 2012

Tutti i dolori del PD

Giovedì 27 è convocato il Direttivo del PD di Fabriano. All'ordine del giorno, verosimilmente, ci saranno le primarie, previste per il prossimo fine settimana. La convocazione dell'organismo dirigente del partito riguarderà, formalmente, gli aspetti logistici dell'evento: dislocazione dei seggi, organizzazione dei volontari, segreteria elettorale e pratiche di accertamento del diritto al voto. In realtà quello di giovedì sarà un simposio al calor bianco, perchè i democratici dovranno affrontare, inevitabilmente, due questioni centrali per il futuro del partito a livello locale: la decisione, ormai acclarata, di Maria Paola Merloni di passare armi e bagagli col centro di Montezemolo e la composizione della lista dei candidati della provincia di Ancona, che ha registrato la totale esclusione dei fabrianesi dalla competizione per le candidature al Parlamento. Il cambio di casacca della Merloni potrebbe avere un effetto contrastante sul partito, perchè se da un lato ne libera la dialettica dal peso del tallone padronale, dall'altro ripropone, del tutto irrisolta, la linea di faglia originaria tra democratici di matrice comunista e democratici di provenienza democristiana, di cui si sono colti segnali eclatanti già con la vittoria di Renzi al primo turno delle primarie per la scelta del candidato a Presidente del Consiglio. Sarà quindi interessante osservare, con attenzione, gli accadimenti dei prossimi giorni e capire chi e quanti saranno i democratici che seguiranno la Merloni nell'avventura centrista o che saranno tentati di farlo. Una scissione che si profila a "gocce" e non a "grappolo", un disimpegno individualizzato che si era già intravisto, qualche settimana fa, con la vicenda del M.A.S. e dei "catalani" del Pd di Fabriano pronti alla secessione montiana e montezemoliana. La questione Merloni. si intreccerà quindi, inevitabilmente, con lo schiaffo subito dai fabrianesi nella composizione delle liste provinciali. La tesi che circola negli ambienti democratici è che Spacca non si sia battuto a fondo per garantire posizioni a Fabriano, perchè il suo futuro - e la possibilità del terzo mandato, tornata d'attualità dopo la vittoria di Renzi direttamente in casa del competitor bersaniano Ucchielli - presuppone una separazione sostanziale tra il Governatore e la sua città. Il combinato disposto dell'uscita di M.P.M. dal partito democratico e l'assenza di fabrianesi alle primarie costiuisce, probabilmente, il punto di caduta più gravido di conseguenze nella recente storia del Pd fabrianese. Il nuovo segretario del partito, Graziella Monacelli, dovrà quindi imbarcarsi in un'opera titanica nelle finalità ma precaria nella quotidianità del fare: portare all'incasso dell'area bersaniana il cambio di casacca della Merloni, senza provocare un'emorragia di iscritti, dirigenti e militanti pronti  - per convinzione e per convenienza - a migrare negli assolati e  riposanti lidi montiani. La Monacelli vanta un curriculum di tutto rispetto per tentare con successo l'operazione: un'esperienza sul campo quasi trentennale, una scuola politica del realismo d'alto bordo, comune a tutti gli amendoliani del Pci, e un carattere combattivo, che in queste circostanze aiuta a cambiare il segno e il destino delle battaglie politiche. Ha già dato prova di queste doti sulle unioni civili, costringendo i consiglieri comunali del partito democratico a votare compatti contro il clericalismo di Sagramola. A partire da giovedì, l'attende un'altra sfida cruciale: organizzare la renitenza degli iscritti e dei militanti democratici rispetto al voto delle primarie. Se riuscirà a mobilitare al contrario il PD, garantendo l'astensione di almeno il 70% di quanti hanno scelto tra Renzi e Bersani, vorrà dire che il messaggio arriverà forte e chiaro al partito anconetano e agli scissionisti e malpancisti di Fabriano. Diversamente, si ritroverà col cerino in mano, bella che azzoppata già prima di inaugurare la propria segreteria. E sinceramente da ex compagno di partito, di corrente e di banco in aula consiliare, non auguro davvero alla Monacelli né ustioni né fratture politiche. Perchè una sua sconfitta non farebbe altro che aumentare il caos della politica fabrianese e l'indebolimento della nostra città.
    

25 dicembre 2012

Ufficiale: Ottaviani sceglie Monti


L'Annuncio non poteva che avvenire tra la Vigilia e il giorno di Natale. Marco Ottaviani, in questo, si è scrupolosamente attenuto al nomignolo sorciano che ne accompagna il percorso politico: il Verbo. Come a dire il divino incarnato attraverso il logos, la parola. E la parola di questi giorni corrisponde a una scelta politica. Forse alla risoluzione definitiva di un'inquietudine che ha segnato l'agire di Ottaviani sin dal 2007. Un'inquietudine cocciutamente collocata al centro, ma che ha conosciuto oscillazioni e scelte - come la recente corsa solitaria alle comunali - più figlie della sua personalità, risolutamente autocentrica, che di una riflessione politica fondata sulla costruzione di alleanze. La scelta politica che risolve l'odisseo peregrinare del Verbo si chiama Mario Monti. L'Agenda per l'Italia del Bocconiano troverà, quindi, a Fabriano il suo interprete, nella persona di Marco Ottaviani. Il che non sorprende affatto perchè Monti - e cito il protagonista - è l'unico a cui sarebbe disposto a chiedere umilmente: "Professore, cosa posso fare per questo progetto", senza essere lui il suggeritore e l'ispiratore. Si tratta di una mossa tempestiva perchè a Fabriano Ottaviani è l'unico "montiano" ad avere un ruolo politico nelle istituzioni locali e l'unico ad avere un consenso realmente misurato attraverso i processi elettorali. Il che lo pone oggettivamente al centro della formazione di un raggruppamento centrista e tecnocratico locale. Tra l'altro anche dal punto di vista della fisiognomica e del comportamento Ottaviani corrisponde perfettamente all'idea di politica che Monti sta cercando di proporre: altera, intellettualmente presuntuosa, nutrita di tecnicismi liberati dalle passioni, fondata su una visione rigorista dei conti pubblici e dell'ispirazione cristiana, culturalmente aperta al confronto e all'incontro di pensieri diversamente illuminati e alimentata da un linguaggio "alto", finalizzato a trasmettere la percezione e l'immagine di un nuovo partito della borghesia che l'Italia non ha mai avuto. L'ufficializzazione della scelta di Ottaviani - che questo blog è in grado di confermare in anteprima - determinerà una serie di effetti politici anche nella dimensione locale. Innanzitutto nell'UDC, già permeata da sotterranei malumori e latenti voglie di congiura. Perchè Ottaviani ha ben chiaro che senza una modernizzazione dell'UDC, capace di pensionare la vecchia guardia tutta fave e pecorino, il progetto montiano non potrà decollare, in chiave locale. In questo percorso è inevitabile che le strade di Ottaviani e quelle di Galli si incrocino in un progetto di trasformazione identitaria del partito. Così come è difficile immaginare una soluzione "montiana" su cui metta il cappello Maria Paola Merloni o chi per lei, perchè rappresenterebbe una repentina doccia fredda per quei cittadini che potrebbero essere tentati da una qualche forma di partecipazione moderata. Certo è che, al di là delle distanze politiche e culturali che si possono registrare nei confronti nel progetto montiano, l'idea di un'area politica borghese che a Fabriano prova a sostituere pancia, viscere e convenienze con la dialettica culturale e qualche lume di ragione è oggettivamente interessante, perchè può contribuire a smuovere un'inerzia politica che è una delle cause della crisi psicologica della città. E in un momento come questo occorre avere il coraggio di guardare le cose in un'ottica di sistema e di ricercare, nella diversità delle posizioni, un alfabeto politico comune, un linguaggio capace di superare la diatriba tra "noi" e "loro", che è, da sempre, la quintessenza della stupidità applicata alla lotta politica.
    

24 dicembre 2012

I doni di Babbo Natale ai politici fabrianesi

E' la Vigilia di Natale e stasera - dopo un lieto e corale sfrigolìo di scampi, calamari e mazzancolle - arriverà Babbo Natale a portare i doni a grandi e piccini. E non mancherà un presente per i politici locali, perchè pure a loro piacciono le strenne, i pacchetti col nastrino arricciato, la penombra domestica rotta dalle lucine intermittenti dell'albero e la messa di mezzanotte, pervasa di digestioni sbadiglianti e alitosi marinate. Babbo Natale, come sempre generoso e indulgente, ha riservato, per i politici fabrianesi, un sacco ricolmo di doni simbolici e speciali. Pino Pariano, sotto l'albero, troverà un pregiato cuscino antidecubito, perchè da quando è diventato Presidente del Consiglio Comunale non lascia lo scranno manco un istante per paura di ritrovarlo occupato e a forza di star seduto gli si è riempito il culo di piaghe. Per Sagramola, invece, un bel buono spesa, comprensivo di cambio dell'olio - per lubrificare una maggioranza che cigola ogni giorno più rumorosa - e di pasticche dei freni, per fermare la corsa giusto un attimo prima che il Pd gli voti contro, come sulle unioni civili. Per Angelo Tini si parla, insistentemente, di una tombola con le schede plastificate. Da utilizzare per tirare su numeri e numeretti, e caso e a culo, in sede di bilancio consuntivo e preventivo: Entrate tributarie! Ambo! Spese in conto capitale! Terno! Spese correnti!Cinquina!Addizionale Irpef!Tombola! Un bel volume, preziosamente rilegato, è quanto Babbo Natale ha destinato a Patrizia Rossi. Trattasi di un celebre bignami, scritto da Anna Moroni e Antonella Clerici, intitolato "Le migliori ricette per gestire la cultura: dai circuiti museali alle tagliatelle di Nonna Pina". Una porchetta in metallo pregiato - rigosorsamente Made in FaVriano - è quanto riceverà Urbano Urbani, ad imperitura memoria della strage di porcelli che ha costellato, come una sfortunata ombra sacrificale, la sua barocca e ingloriosa candidatura a Sindaco. Per l'assessore Alianello Babbo Natale ha, invece, pensato bene di mettere nel sacco dei doni una scatola di Lego, così che l'assessore possa divertirsi costruendo piccole rotatorie che poi diventano strade e poi fontane e poi, ancora, incroci e svincoli, con annesso sinistro e figurante in divisa da vigile urbano che alza la paletta e commina sanzioni per far quadrare i conti al ragionier Tini. Una pista circolare - o ad anello a seconda del gusto per i sinonimi - munita di joystick e alimentatore a batteria, è quanto riceverà il Gallo Peppino, che potrà sbizzarrirsi a far circolare macchinine, autobus e a mettere in fila tanti pupazzetti in attesa di salire. Così da poter sostenere, in Giunta, che il trasporto pubblico non solo è una figata del sabato mattina ma pure una grande occasione per far felici i fabrianesi. Per Romagnoli e Arcioni è dato per certo un pannello solare cadauno, così che possano illuminare, senza sprechi, le cazzate che gli capita di sparare in Consiglio Comunale. E poi ancora una bussola, con annessa rosa dei venti, per il disorientato Solari; un'ora di libertà politica per il sempre più prigioniero Paglialunga e tanti, tanti doni ancora a tutti gli altri. Compreso un bellissimo specchio per Roberto Sorci che, in questo modo, si convincerà di non essere l'unico a capire tutto, ma che sono almeno in due - in questo mondo - a saperla più lunga degli altri. E il secondo, guarda caso, gli somiglia come si somigliano due gocce d'acqua.
    

23 dicembre 2012

Il Pd di Fabriano fuori dalle Primarie

Per ora nessuno si sbilancia e anche i più loquaci si limitano a poche parole di circostanza. Ma dalla lista dei candidati alle primarie del Pd della Provincia di Ancona arrivano corposi segnali politici. Per prima cosa che il Pd è un partito della "fascia costiera", con Ancona e Senigallia a farla da padrone, con qualche concessione per quella porzione di Vallesina che guarda verso il mare, nonostante Jesi sia andata elettoralmente perduta dalla sinistra dopo un'egemonia cinquantennale. Il che rende ancor più eclatante l'emarginazione del territorio montano e di Fabriano come suo storico e riconosciuto centro propulsore. Nessun fabrianese parteciperà, infatti, alle primarie del Pd e non è ancora chiaro il possibile percorso politico dell'On.Merloni, amleticamente sospesa tra continuità democratica e approdi montezemoliani. Eppure, diversamente da Jesi, a Fabriano il Pd governa la città ed esprime un Sindaco - anche se votato solo da un quarto del corpo elettorale - che già fu Vicepresidente della Provincia di Ancona. E, dettaglio non proprio irrisorio, è fabrianese anche il Governatore delle Marche, a sua volta esponente di primissima fascia del Pd marchigiano. Certo, la nostra città non è più in grado di imporre la geometrica potenza di un tempo, quando il potere esercitato sul territorio regionale non derivava da chissà quale complotto ma da una centralità conquistata attraverso il peso del tessuto imprenditoriale e della grande impresa. Ma il ridimensionamento economico dell'area montana non è sufficiente a spiegare, in toto, la rapida ed eclatante liquefazione del Pd montano. E siccome in politica nulla succede per caso, qualche valutazione e qualche congettura è possibile azzardarla. La prima ipotesi plausibile è la più semplice e cioè che il Pd non avesse nessuno da candidare per evidente livellamento verso il basso del suo gruppo dirigente. Il che denoterebbe il baratro culturale in cui è precipitato un partito che, pur governando da tempo la città, non è riuscito a creare, al di là della capacità di raccogliere preferenze dei suoi singoli esponenti, una classe dirigente spendibile sia all'esterno che all'interno del partito. C'è poi una spiegazione "punitiva", ossia legata alla possibilità che il taglio dei candidati fabrianesi rappresenti la risposta dell'apparato allo sgarbo della vittoria di Renzi al primo turno delle primarie e ai desideri di scissione e di spostamento al centro che animano da tempo molti esponenti di rilievo del partito democratico fabrianese. Da ultimo sussiste anche una chiave di lettura più politica e cioè che l'esclusione dei fabrianesi possa dipendere da un indebolimento dell'egemonia politica di Spacca sul Pd ad opera dei pesaresi e del segretario bersaniano Ucchielli, a sua volta ridimensionato dalla vittoria di Renzi nelle primarie della sua città. Ma quale che sia la tesi più acclarata e plausibile un dato è certo: l'assenza di fabrianesi alle primarie del Pd rappresenta un indebolimento della rappresentanza parlamentare per la nostra città e pone domande sempre più pressanti sulla capacità del Pd di Fabriano di essere lo strumento più adeguato per portare il nostro territorio fuori dalla crisi. In un manifesto del Pd c'era scritto: "Il meglio deve ancora venire". E pensando a Fabriano viene spontaneo fare i debiti e poco eleganti scongiuri.
    

22 dicembre 2012

Aria di golpe nell'UDC?


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Gli effetti politici del voto sulle unioni civili non si sono esauriti col passare delle ore. E il quadro generale non sembra destinato a semplificarsi. Specie se continuasse a prevalere la tendenza sagramoliana alla minimizzazione dell'accaduto. Si racconta che subito dopo il Consiglio il primo cittadino si sia consolato del voto di oggettiva sfiducia con cui è stato messo in minoranza, affermando che l'istituzione del registro delle coppie di fatto non faceva parte del programma della coalizione e, quindi, che si potesse tirare a campare come se niente fosse accaduto. In realtà Sagramola sa benissimo che la posizione contraria del Pd alla sua mediazione significa che per lui - se mai dovesse giungere a fine mandato - non è previsto manco lontanamente il bis e che l'UDC, tutta compatta attorno alle lanose gote del Sindaco - somiglia agli antichi pretoriani romani che erano sempre soliti fare quadrato prima di scatenare la congiura e conficcare il pugnale nelle carni inermi dell'imperatore caduto in disgrazia. Il punto dirimente e nuovo, diversamente da quel che si può immaginare, non è tanto la frizione nel PD - rocambolescamente risolta dalla segretaria in pectore Monacelli - quanto l'atteggiamento muscolare dell'UDC. Una puntata di piedi, quella dei casiniani, dietro la quale si profila qualcosa che ha più a che vedere con la formazione di nuovi equilibri interni che con i registri delle coppie di fatto. Gli esperti in materia parlano sempre più espressamente di una lotta interna tra rinnovatori e conservatori. Una lotta all'ultimo sangue ma sotterranea, come si addice a tutte le organizzazioni politiche che hanno vissuto in stretta e continua compenetrazione col potere. Una lotta aggravata dal quel che succede a livello nazionale, con la dialettica centrista tra cattolicesimo moderato e popolare e tecnocrazia montiana. Pare infatti che nel partito fabrianese si stia formando una corrente di "giovani turchi", di "gorbacioviani bianchi" che si preparano a un golpe legale da realizzare attraverso lo strumento statutario del congresso. L'obiettivo, in chiave faVrianese, è quello di dare vita a un partito svincolato dall'analfabetismo delle preferenze, più radicato in città, meno condizionato dai potentati di frazione, emancipato dalle collusioni profonde col sistema Ardo e dalla gerontocrazia che ne regola e ne orienta, tuttora, scelte e posizioni. Il voto stranamente zelante dell'UDC sulle unioni civili segnala quindi malessere, preoccupazione e disagio per il futuro a breve termine del partito. Ma chi ha a cuore le sorti di Fabriano non può che rallegrarsi di fronte alla sola ipotesi che il partito merloniano e viventiano per eccellenza possa decidere - anche attraverso un benedettissimo golpe - di diventare qualcusa di più presentabile, più commestibile e più digeribile per la nostra città e per i nostri cittadini.