Riprendendo il poeta francese Arthur Rimbaud potremmo dire che Fabriano sta vivendo "una stagione all'inferno". L'elemento demoniaco di questa fase è il radicale cambiamento che ha investito la nostra comunità, ma più ancora la velocità in cui esso si è manifestato e le accelerazioni che lo hanno caratterizzato.
In pochi anni una città ricca è diventata povera, un centro di grandi produzioni si è trasformato in uno scenario di dismissione e di archeologia industriale, il valore astronomico dei depositi bancari si è consumato fino a prefigurare il collasso, le protezioni politiche sono sparite e non c'è più quella monarchia costituzionale che garantiva ricchezza, stabilità e piena occupazione.
Che tutto ciò fosse nell'ordine delle cose possibili era già scritto nella maledizione del monoprodotto, ma ciò che ha scosso i fabrianesi è stata la sequenza ininterrotta e brutale dei crolli, che possiamo interpretare ricorrendo alla curva del cambiamento elaborata nel 1960 dalla psichiatra svizzera Elisabeth Kübler
Ross; un modello che aiuta a capire i comportamenti delle persone di fronte al cambiamento, valutandone la reazione nel tempo e la tendenza a guardare al passato o al futuro.
La curva del cambiamento si basa su tre stadi. Il primo è quello di shock e negazione. In questo passaggio si subisce il colpo in maniera brutale, la capacità di reazione crolla bruscamente e si cercano disperatamente indicazioni e rassicurazioni. A dominare sono la mancanza di informazioni, la paura dell'ignoto e il timore di fare qualcosa di sbagliato. E nel caso di Fabriano fu questa la reazione che si ebbe di fronte al crollo della Ardo, che, non dimentichiamolo, è stata la madre e la sorgente di tutte le crisi.
Alla fase immediata di shock subentra quella della negazione, in cui si rifiuta di vedere quanto sta accadendo e il cambiamento radicale in atto. Le persone si convincono che tutto andrà per il meglio e che emergeranno soluzioni capaci di riportare la situazione allo status quo ante. E se ci pensiamo è quanto è accaduto in città nella lunga stagione delle ombre cinesi e delle soluzioni persiane al caso Ardo.
La seconda fase è quella della rabbia e della depressione. In
questo passaggio appare, di norma, un capro espiatorio che può prendere la forma di un'organizzazione, di
un gruppo o di una persona, come è accaduto con Sagramola. Concentrare la
colpa su qualcuno consente di
proseguire nella negazione della verità, individuando un punto di riferimento, seppur negativo, su cui scaricare le paure e le ansie che l’impatto del cambiamento
sta provocando. I sentimenti dominanti di questa fase sono il sospetto, lo scetticismo e la frustrazione.
Il
punto più basso
della curva giunge quando la rabbia comincia a
svanire e prende corpo la
consapevolezza del cambiamento che genera depressione, in quanto ciò che si è perso viene chiaramente individuato e riconosciuto. Fabriano - con la protesta per Ostetricia e la rabbia per le luminarie natalizie - è
appena entrata nello stadio della rabbia ed è bene essere consapevoli che ci
approssimiamo alla fase di depressione, ossia al punto più basso della
curva del cambiamento. Inoltre, nella fase depressiva si tende a concentrarsi su piccoli problemi a scapito delle grandi questioni.
Seguendo il modello di Elisabeth Kübler
Ross - ormai ritenuto universalmente un punto di riferimento nell'analisi degli effetti prodotti dal cambiamento - possiamo sostenere che Fabriano non è ancora giunta al suo culmine negativo ma, di certo, siamo ormai prossimi al raggiungimento del punto più critico della curva.
Il modello prevede una fase conclusiva di accettazione e integrazione in cui comincia ad emergere uno stato d'animo più ottimista e subentrano sentimenti positivi di speranza e fiducia.
Le modalità e la tempistica di affermazione di questa fase positiva sono condizionati da un fattore, ossia dalla consistenza della resistenza al cambiamento. I
guru americani Richard Beckhard e Reuben T.Harris, a questo proposito, hanno
messo a punto una equazione del
cambiamento, espressa dalla formula D x V x F > R: Dissatisfaction
x Vision x First Steps > Resistance to Change.
Ciò significa che un cambiamento può
affermarsi in termini positivi quando il prodotto del malcontento per la situazione
attuale, della vision di ciò che si può fare nel futuro e i primi passi in
direzione della vision è maggiore della resistenza al cambiamento. Se
uno dei tre fattori è uguale a zero o vicino allo zero, anche il prodotto sarà zero o
vicino allo zero e la resistenza al cambiamento risulterà prevalente.
Nella nostra città il valore del malcontento è altissimo e quasi fuori scala; la vision del futuro è inesistente per l'assenza di un guida politica all'altezza dei problemi e di conseguenza anche i primi passi in direzione della vision risultano a valore zero.
Ciò significa che a prevalere, tra i fabrianesi, è la resistenza al cambiamento e senza una guida all'altezza dei problemi e dotata di una vision del futuro la fase depressiva si prolungherà, compromettendo quell'accettazione speranzosa del cambiamento che è necessaria per produrre nuove idee e cambiare nel profondo il nostro tradizionale modo di essere, evidente concausa del dramma economico e sociale che viviamo.











