10 febbraio 2013
9 febbraio 2013
Tra Beppe Grillo e Tina Cipollari
| Gianni Sperti e Tina Cipollari |
Facciamo conto che Grillo, a queste elezioni, prenda il 20% dei voti. E dico Grillo a ragion veduta perchè il Movimento 5 Stelle senza il suo comico carismatico non sarebbe altro che una federazione di liste civiche locali volenterose ma isolate. Col 20% si diventa quella che, la politologia, definisce una minoranza di massa. Una minoranza di massa particolare però, perchè nello specifico essa si propone come alternativa al sistema dei partiti di cui pronostica e auspica la sparizione, dimenticando che la loro funzione è sancita dalla Costituzione e costituisce un architrave fondamentale della democrazia repubblicana. In questo modo Grillo, consapevolemente, si condanna alla solitudine di chi vive dentro un sistema con l'obiettivo di minarlo. Che significa essere isolati in politica? Semplicemente che più voti prendi più diventi ininfluente, perchè il sistema si coalizza necessariamente per arginare i rischi e proteggere i suoi cittadini da avanzate nutrite di slogan e di pretese totalitarie. Accadde al Pci nel 1976 e sarebbe il caso che gli italiani, ogni tanto, consultassero pure qualche libro di storia oltre che i sondaggi e l'oroscopo quotidiano. Morale della favola: Grillo non vuole allearsi con nessuno ma, di contro, nessuno vuole stare con lui e, anzi, è proprio questo il dato politico decisivo e rilevante. Ragion per cui non basta prendere molti voti per essere sdoganati e non bastano le piazze piene, usate come clave mediatiche, perchè non fanno altro che scatenare reazioni contrarie di idiosincrasia e repulsione. L'effetto politico dell'isolamento è dirompente: il Movimento 5 Stelle - per come è nato, per come è guidato e per lo zelo biblico-testimoniale dei suoi militanti - è condannato a stare all'opposizione e a restarci a lungo. E questo lo sanno benissimo gli stessi militanti del Movimento che, non a caso, per trovare voti sono costretti a promettere palingenesi che non ci saranno, rivoluzioni radicali in parola e cambiamenti che nessuna forza politica può minimamente immaginare di promuovere e far passare dall'opposizione. Concretamente, quindi, l'elettore che il 24 febbraio voterà per il Movimento Cinque Stelle esprimerà un consenso utile al rilancio del Paese quanto Gianni Sperti e Tina Cipollari risultano utili alle scelte dei tronisti in Uomini e Donne. L'unico prodotto concreto di questa opzione velleitaria sarà un piccolo o grande esercito di grillini eletti in Parlamento; ricattabili perchè Grillo li ha condannati a fare i parlamentari con stipendi da fame e in nome di una battaglia simbolica per il pauperismo del parlamentare di cui i grillini sono i primi a sorridere e a dubitare. E questo li renderà naturalmente sensibili alle mille sirene romane, oltre che politicamente ed economicamente predisposti a tradire appena se ne presenterà l'occasione. C'è un postulato che è sempre bene ricordare e cioè che più uno veste i panni dell'estremista purissimo più è facile che tradisca. E non è un caso, ma una metafora perenne, che l'irriducibile Giuda Iscariota venda Cristo ai romani perchè ritiene Cristo stesso troppo tenero coi romani. E Grillo, di fronte alle secessioni e ai tradimenti, comincerà a fare quel che sa fare con indubbia maestria: epurare. Epurare fin quando il Movimento sarà popolato solo di fedeli esecutori. E sinceramente, alla luce di questo, si fa fatica a concepire il grillismo come alternativa politica praticabile. L'unica spiegazione è soltanto il livello penoso a cui sono ridotti i partiti politici. Ma di questo parleremo domani.
8 febbraio 2013
Le scelte elettorali tra plance e pertugi
6 febbraio 2013
L'Italia giusta e la mossa del bradipo
In questi giorni, inseguendo la cronaca politica, si ha quasi l'impressione di essere alla vigilia di una sorta di anno mille. Forze politiche che dicono di voler cambiare la storia, politici che si dichiarano riformatori candidi e siderali, piazze che trasudano di tzunami, vecchi governanti che promettono la restituzione della refurtiva, stravecchi che prediligono, assai più responsabilmente, la reiterazione del furto. Circola, insomma, l'infondato ma pervasivo sentore di un cambio epocale che legittima fraseggi incontrollati e toni da Gerusalemme liberata. Giusto per non restare fuori da questa rumorosa sovversione verbale ho deciso di riesumare dalla cantina della storia - creando una pagina apposita su Facebook (Commissione Centrale di Controllo) - il vecchio armamentario linguistico dello stalinismo. Già perché, rivoluzione per rivoluzione, è sempre meglio l'usato sicuro che il claudicante nuovismo dei nostri tempi. Tra tinte così tante e fosche, possenti rumori di sciabole e parole che sono pietre, spicca, come sempre, l'Italia giusta del Pd coi suoi silenzi ovattati, i suoi inespressivi colaninni e i perfettissimi civati. Un'Italia giusta che, a Fabriano, diventa giustissima e si connota di una peculiarità aggiuntiva, un'indole che, coerentemente, si somma al silenzio e la si potrebbe definire "scatto del bradipo". Evocare lo scatto del bradipo costituisce un ossimoro assoluto, vista la lentezza quasi ammaliante del noto animaletto. A meno che, come direbbero alla Commissione Centrale di Controllo, nel Partito non ci sia un sabotatore armato di macchina fotografica che fa dell'ossimoro un dato di realtà, un nemico del popolo ignaro del danno arrecato alla causa con i suoi scatti sbattuti sui social network. Il sabotatore, nello specifico, si chiama Quinto Balducci ed è consigliere comunale del Pd. Che cosa ha fatto l'ottimo e gentilissimo Quinto? Ha documentato, attraverso le foto, l'iniziativa elettorale del Pd con le candidate al Senato Camilla Fabbri e Silvana Amati. Per cui è stato visivamente consegnato ai posteri il fatale paradosso di un partito fabrianese che si è guardato bene dal gettare nella mischia delle primarie un qualche suo candidato e che oggi, per primo, organizza iniziative a sostegno di candidate d'importazione che dopo le elezioni non si faranno più vedere a Fabriano manco sotto promessa di imminente beatificazione. All'iniziativa, oltre alla due candidate, hanno partecipato la segretaria lungamente in pectore Graziella Monacelli e il Sindaco Sagramola, che da quando ha deciso di mettere le mani sul Pd è praticamente diventato come il pomodoro e lo si incontra dappertutto: rinfrancato, motivato e sorridente. E questo è documentato da un primo set di foto balducciane. Ma è nel secondo gruppo di foto che si ritrova l'ossimoro e lo scatto del bradipo, perché l'ottimo Balducci - che evidentemente non si è formato col precetto prudenziale dello stalinismo - regala agli osservatori una vista sulla platea dei cittadini partecipanti. E sono foto da cui si evince un'agghiacciante narrazione visiva del crepuscolo piddino: una militanza annoiata, stanca e numericamente scarsa, con l'aggravante di una partecipazione ridotta sempre alle stesse persone, più simili a una claque che a una platea sinceramente interessata e coinvolta. Dal che si deduce un partito senza cuore, bello senz'anima, inaridito dal potere e da un buonsenso pragmatico che ha destrutturato ogni passione e ogni voglia di esserci. Ma diversamente da quel che pensano i faziosi che sospettano preconcetti, trattasi di constatazione amara perché la forma di bradipo assunta dal Pd non è altro che l'espressione metaforica del rincoglionimento cittadino. Una città triste non può che esprimere una politica esangue e partiti in forma di bradipo, visto che è sempre la struttura a generare la sovrastruttura. Ma la spiegazione più che consolare deprime perché per immaginare una via di fuga è necessario pensare sempre a una città oppressa dalla politica e non a una politica che è solo lo specchio fedele della città. Ed è la differenza sostanziale che intercorre tra gli occhi del realista e le effusioni dei pataccari.5 febbraio 2013
Suggerimenti per un'intervista corale ai candidati
Tanto per cominciare vi aggiorno sulle interviste ai candidati alle elezioni politiche. Fino ad ora hanno dato la loro disponibilità, in ordine di adesione, Marco Ottaviani dell'Udc, Francesco Casoli del Pdl, Serena Fucksia, Patrizia Terzoni, Gabriele Santarelli e Cristiano Pascucci del Movimento 5 Stelle, Maria Paola Merloni della Lista Civica per Monti e Mario Paglialunga del Centro Democratico. Nessun segnale invece dagli esponenti del PCL, della Lega Nord e della Lista di Magdi Allam. Attendiamo fiduciosi, in nome di un pluralismo a tutto tondo, anche se le attuali adesioni rappresentano il core business del voto politico a Fabriano, con l'eccezione del Pd, primo partito ma senza un candidato locale per cui battersi e fare campagna elettorale. Qualche giorno fa un lettore anonimo ha postato una richiesta e cioè quella di utilizzare lo spazio riservato ai commenti per formulare domande e suggerimenti da utilizzare nelle singole interviste a candidati. Penso possa essere una buona idea e per questo vi chiedo di lasciare commenti che contengano le domande che vi piacerebbe sottoporre ai candidati o che ritenete utili per comprenderne profilo, credibilità e intenzioni. Da questo punto di vista, per riuscire in un'operazione mirata e personalizzata vi pregherei di indicare non solo la domanda ma anche il candidato a cui dovrebbe essere rivolta. Le formulazioni più interessanti verranno recepite nella singola intervista, che contemplerà dieci domande per ciascun candidato. Insomma, prove tecniche di lavoro corale.4 febbraio 2013
L'ira accorta di Sagramola, riformista e muratore
3 febbraio 2013
Cappuccetto Nero e il sopraggiungere dell'Orda
2 febbraio 2013
L'incognita del Senato e lo gnommero gaddiano
1 febbraio 2013
Galli: con gli operai della Best...pure se occupano
Assessore Galli ci dedichiamo al semiserio o facciamo una cosa solenne?
A me piace molto una politica che sa ridere di se stessa. Anche se mi rendo conto che è tutt'altro che facile e che spesso c'è bisogno di prudenza e moderazione. Io sono un passionale e so bene che passione e politica hanno un rapporto complicato. Tanto più in un momento come questo in cui il dramma vero è quello del lavoro e che, quindi, c'è bisogno di grande lucidità e razionalità.
A che punto siamo coi 5000 incontri coi disoccupati e i cassintegrati?
La stampa ha enfatizzato molto le mie dichiarazioni. Il punto cardine in realtà è un altro e cioè capire se in chi incontro esiste la volontà di rimboccarsi le maniche e di fare qualcosa. Per esempio se c'è una vocazione all'autoimprenditorialità di chi ha perso il posto di lavoro e cosa può fare il Comune per facilitare e sostenere gli eventuali progetti di nuove imprese. Anche a partire dalle risorse messe a disposizione dall'Accordo di programma
Assessore, a dire il vero l'Accordo di Programma sembra più confuso che risolutivo....
L'Accordo contiene molte misure che vanno a sommarsi ad iniziative provinciali come il Crea Imprese e a misure statali ed europee. Le difficoltà ci sono e sono di natura applicativa. E in questa fase occorre davvero essere più tecnici e meno politici. Al Comune spetta un ruolo di informazione e coordinamento e, in questo senso, mi piacerebbe sapere da Regione e Invitalia modalità e tempistica dei progetti. C'è una questione su cui mi sto battendo: se decolla un progetto di autoimprenditorialità del cassintegrato dobbiamo garantire il TFR, tutta l'anticipazione CIGS e 12 mesi di mobilità perchè altrimenti al rischio d'impresa si sommerebbe anche la perdita degli ammortizzatori sociali. E sto lavorando anche per garantire l'anticipo di tutta la mobilità riconosciuta perchè diversamente gli ultracinquantenni interessati all'autoimprenditorialità perderebbero due anni di mobilità e questo potrebbe dissuaderli dal compiere questa scelta. Considera che stiamo già lavorando su quattro progetti di autoimprenditorialità.
Nell'Accordo di Programma sembrano prevalere misure di sostegno all'acquisizione di immobilizzazioni materiali (macchinari, capannoni ecc). Non è un limite strutturale?
Si è vero ma il punto chiave è che dobbiamo fare tutti insieme un grande sforzo di condivisione dei progetti declinandoli sulle misure individuate. La mia idea è quella di fare massa critica tra istituzioni, parti sociali e associazioni di categoria per intervenire sui colli di bottiglia delle iniziative progettuali. Quando un progetto si blocca dobbiamo intervenire coralmente per rimuovere gli ostacoli. E' questo il nostro compito. Adesso poi dobbiamo capire quando Invitalia darà il via libera alle singole proposte.
Cosa pensi della vertenza Best?
Mi pare che le organizzazioni sindacali stiano gestendo bene e con impegno questa difficlle vertenza. Il punto di forza sarà non mollare e pretendere il rispetto di accordi che sono stati già presi in precedenza tra azienda e organizzazioni sindacali.
E in caso di occupazione della fabbrica?
In quel caso esprimerei la mia assoluta solidarietà ai lavoratori.
Anche se ciò dovesse crearti un problema con la Cisl, restia per cultura sindacale a certe forme di lotta?
Nessun problema con la Cisl che ha a cuore quanto me e quanto noi tutti il rischio di dover fare i conti con lavoratori senza futuro. E, ovviamente, non entro nel merito della trattativa sindacale. Perchè non mi compete e perchè ricade nello spazio di autonomia delle parti sociali.
L'Udc condivide il tuo punto di vista?
Si, il partito è assolutamente unito e consapevole del ruolo e della centralità del lavoro per migliorare la situazione del nostro territorio. Come assessore alle Politiche del Lavoro cerco di fare la mia parte dedicandomi per il 99% all'attività propositiva e per l'1% all'attività amministrativa dell'assessorato. E' una innovazione che considero necessaria.
Ma l'Udc non ha una responsabilità storica sulla crisi Ardo?
Non credo che quando accaduto sia responsabilità dell'Udc ma di un profondo mutamente economico e sociale conseguente alla fine del ciclo espansivo del monoprodotto. Si sono sommate una crisi italiana e una crisi del distretto, cioè variabili difficili da controllare e governare. Alla politica tendo, invece, a dare una responsabilità collettiva perchè nessuno ha capito fino in fondo l'origine della crisi e quello che avrebbe comportato.
Quindi, a tuo parere, un manager influente come Viventi è stato vittima della situazione esterna...
Ritengo di si e ti dico il perchè. Viventi non aveva potere decisionale in merito alla strategia industriale del gruppo nel momento in cui si è determinata la crisi. E devo dire che quando il CdA votò per l'accesso ai benefici della Legge Marzano Viventi fu determinante affinchè si aprisse quel tipo di procedura. La Marzano, non dimentichiamocelo, ci consente di avere una crisi gestibile in un arco di diversi anni. In caso di fallimento la situazione, invece, sarebbe stata assai più drammatica di quella attuale.
A proposito di Ardo. A che prelude la nomina di un altro perito del Tribubale di Ancona per la valutazione della vendita?
Non prelude a nulla. Semplicemente il Tribunale ha bisogno di ulteriori elementi di approfondimento e di conoscenza.
Qualcuno parla di speculazione immobiliare...
Non credo e spero davvero che il Piano Industriale della JP decolli.
Esiste un Piano Industriale della JP?
Ho parlato direttamente con Porcarelli e devo dire che non si è sottratto al confronto anche su questo tema
Il tuo esordio come Assessore è segnato dall'esperienza Expo. L'ultima edizione è stata una bolla di sapone o ci sarà un seguito?
Sono partiti i preparativi. Il format e' quello della passata edizione. Puntiamo a rendere la manifestazione un evento economico, culturale, turistico ed ho in mente di incentivare il marketing dell'evento. Ho già incontrato tutte le associazioni di categoria e l'idea può essere quella di sostenere la creazione di una società tutta privata che curi la vendita dell'evento, metta in rete i migliori artigiani e proposte del territorio per la vendita dei prodotti con il top dell'attività in occasione dell'expo. Avanzerò la proposta che siano destinati fondi del fondo di solidarietà proprio per lo sviluppo di questa iniziativa e pertanto per lo sviluppo economico. L'ipotesi prevede che l'evento occupi tutto il centro storico, con il coinvolgimento di tutti i nostri musei, dei commercianti, dei ristoranti e bar del centro medesimo. Il marketing dovrà essere il valore aggiunto per attirare Buyer ed operatori economici.
Torniamo alla politica. Ottaviani farà l'accordo con te per il golpe nell'Udc oppure è solo il nostro uomo a L'Avana?
Nell'Udc c'è una componente radicata. Poi una anagraficamente più giovane ma meno radicata. E infine c'è Ottaviani che credo abbia compreso da tempo che l'Udc è la sua casa politica. Marco rappresenta una cerniera: il padre è una figura storica della prima componente e lui ha doti politiche e culturali proprie, oltre a un'elevata cultura. Per questo può essere una figura che unisce. Non serve il golpe ma rinnovare tutti insieme l'Udc per rinnovare la città.
E' vero che Sagramola ti ha messo da parte o è solo una cattiveria di Palazzo?
E' una cattiveria di Palazzo perchè Sagramola non ha mai posto limiti alla mia azione. Io sono un tipo che se non è d'accordo lealmente lo dice. Come ho fatto con la questione dell'IMU di cui ho contestao il metodo adottato. Serve condivisione e quando c'è qualche tensione basta chiarirsi per fare tutti un passo avanti.
Che ne pensi di Mario Monti?
Mi riconosco nell'area montiana perchè parto dal principio che servano meno slogan e più azioni dirette. Credo che la politica debba riscoprire tre parole chiave: etica, moralità e rigore.
Beh questo lo dice pure il Cinque Stelle però....sei un po' grillino anche tu?
Comprendo le ragioni e i motivi per cui è nato il Movimento di Grillo ma presenta caratteristiche che non sono compatibili con una cultura di governo. E la cultura di governo per me è l'elemento di valutazione più importante.
Chi saranno secondo te i fabrianesi eletti?
Sicuramente Maria Paola Merloni e la Fucksia, che raccoglierà i frutti del malessere che circonda la politica. Ma penso che Casoli farà di tutto per essere eletto, anche se troverà grosse difficoltà.
L'anello Sintagma è consegnato al mito come l'Anello dei Nibelunghi?
Qui ci sono in ballo tre deleghe: viabilità e polizia urbana, ossia Paglialunga che interviene su questioni che riguardano la quotidianità; poi c'è Alianello che rende esecutivi i lavori. Per quel che mi riguarda voglio portare avanti un progetto che veda il coinvolgimento di tutti: il PUT, il Piano Urbano del Traffico. Io credo che vada limitato l'accesso al centro storico e gli operatori economici devono stare tranquilli perchè quando si fa un PUT serio ci guadagna tutto il centro storico. Col PUT ci siamo ed è imminente la costituzione del tavolo di lavoro. Insomma gli vogliamo dare o no una "sgrullata" a questa città?!
Ultima domanda con risposta secca. Comanda il Gallo Peppino, il Gallo Alianello o il Gallo Paglialunga?
Comandiamo insieme per il bene della città
ma la faccia che ha fatto l'assessore l'ha vista solo l'autore dell'intervista (n.d.a.)....
31 gennaio 2013
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L'Assessore e il Comandante: tra viabilità ed elezioni
25 gennaio 2013
Sagramolon I°, Faraone indaffarato e silente
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| Sagramolon I° (di Fabrizio Moscè) |
Quando i miei figli si chiudono in camera a giocare sono contento come una pasqua perché posso rubacchiare, senza essere visto da nessuno, qualche necessario momento di svago personale. E il piacere di un solo istante recuperato e recuperabile mi cambia, immediatamente, l'espressione del viso, rendendola festosa e bambinesca. Ma si tratta di uno stato d'animo che dura poco e che, normalmente, si interrompe non per il troppo casino che proviene dalla stanza dei giochi ma per l'eccesso di silenzio che pervade la casa. Il buonsenso popolare insegna che quando i bambini giocano tacendo troppo a lungo, c'è subito da far scattare l'allarme, perché vuol dire che gli infanti sono in procinto di fare qualche cazzata, oppure che la cazzata è già in fase avanzata di realizzazione. In politica vale lo stesso criterio: mai togliere lo sguardo vigile da chi tace troppo a lungo e dà l'impressione di stare con le mani in mano. In questo senso c'è da dire che, ultimamente, abbiamo perso le tracce di Sagramola, che è diventato quasi più misterioso di Tutankhamon, come ha ben sintetizzato Fabrizio Moscè con l'immagine che trovate a corredo di questo post. Un geroglifico di comportamenti oscuri e invisibili quello di Sagramolon I°, sicuramente facilitato dall'attenzione che stiamo tutti dedicando alle elezioni di febbraio, che hanno trasformato la politica comunale in una rassegna di candidati più o meno passibili di elezione e l'azione amministrativa della Giunta in un galleggiamento insipido che non attira più neanche l'attenzione dei giornali e dell'informazione locale. Da quel che so, ma posso sbagliare, non si vede più neanche l'ombra di un Consiglio Comunale così Sagramola si è guardato bene dal sollevare il problema politico del passaggio di Paglialunga - e pare anche della Malefora - al Centro Democratico che ha determinato un cambio di maggioranza politica. I due esponenti politici, infatti, sono stati eletti e nominati, a seguito delle ultime comunali, sotto le insegne dell'Italia dei Valori e oggi si ritrovano in Consiglio e in Giunta indossando un'altra casacca senza che questa abbia stimolato quanto meno il bisogno di una verifica di maggioranza. Niente di male nel cambiare partito e opinione ma sarebbe bene che chi è stato eletto in una formazione politica - quanto meno per rispetto degli elettori che si sono espressi attraverso il voto - lasci l'incarico nel momento stesso in cui decide di fare un'altra scelta. Anche perché nel caso specifico è il Centro Democratico che si è staccato dall'Italia dei Valori e non il contrario. Ma come dicevamo, Sagramola, con l'indifferenza di un Faraone egizio, ha manzonianamente preferito troncare e sopire perché la sua navigazione a vista non contempla deroghe e variazioni di rotta. Quel che preoccupa - in questo contesto di forzata serenità - è lo svaporamento dell'opposizione che, nonostante il comprensibile coinvolgimento elettorale di alcuni suoi esponenti, è stata investita di uno specifico mandato popolare di vigilanza, controllo e denuncia che non sembra appassionarla e coinvolgerla più di tanto. E per questo i bambini, silenziosamente rinchiusi nella stanza dei giochi,.continuano a combinare casini. Senza nessuno che si affacci urlando alla porta, che dichiari un rompete le righe capace di ristabilire i giusti equilibri tra grandi e piccini o che comunichi che l'ora di ricreazione è finita.
24 gennaio 2013
Il senso di Ottaviani per l'Udc e dell'Udc per Ottaviani
| C.G Jung interpreta simboli |
Il grande psicoanalista svizzero Carl Gustav Jung concluse la sua lunga vicenda di studioso della mente e degli archetipi pubblicando un libro intitolato "L'uomo e si suoi simboli", una sorta di personale summa theologiae. Scendendo tragicamente in basso, ossia al livello della nostra cronaca spicciola, si potrebbe immaginare l'uscita di un nuovo volume: "Il politico e i suoi simboli", una sorta di Bignami sui significati reconditi evocati dall'agire, consapevole e inconsapevole dei politici. Ieri mattina, tanto per dire, l'Udc ha ufficialmente presentato la candidatura di Marco Ottaviani alla Camera dei Deputati. Una candidatura che non aveva bisogno di essere presentata di nuovo, dato che tutti erano al corrente della scelta del leader del Polo 3.0 di partecipare alla competizione politica col partito di Casini. A che serviva quindi l'organizzare una replica? A generare un simbolo capace di evocare significati. Ottaviani, per esempio, non era solo ma in compagnia di Roberto Pellegrini e Luigi Viventi. Il segretario cittadino dell'Udc e l'assessore regionale erano lì per legittimare in senso partitico il candidato, per rimarcare il loro ruolo di carcerieri politici di Ottaviani o per dichiarare la resa della struttura rispetto alla scalata del Dermatologo al partito centrista? Su questo, ovviamente, il dibattito è aperto, proprio perché una delle caratteristiche dei simboli è quella di essere sufficientemente oscuri da rendere necessario un impegno finalizzato alla decodifica. Viventi e Pellegrini, dal quel che si evince dal breve resoconto del Messaggero, hanno pronunciato una frase secca: "Ottaviani è il nostro candidato". Se uno non si mette tartufescamente alla ricerca dei simboli e dei significati la frase sembra una specie di scoperta dell'acqua calda. L'osservatore di buon senso, ma poco avvezzo alla politica, sarebbe infatti portato a commentare che essendo Ottaviani fabrianese ed essendo, nel contempo, candidato nell'Udc non può che essere il candidato sostenuto dall'Udc fabrianese. Il che renderebbe del tutto superflua e ridondante la frase di Pellegrini e Viventi. Ma i due sono uomini politici e quindi parlano sempre col doppio fondo. E allora cosa significa "Ottaviani è il nostro candidato"? Le possibilità sono almeno tre: la prima è che prevalga il possesso, ossia che Ottaviani risponda al partito di cui è diretta emanazione; la seconda potrebbe lasciar intendere che Ottaviani rappresenti l'Udc e che quindi ogni sua parola incarni il logos del partito, ossia che il partito è lui; la terza è che Ottaviani non è gradito al corpo del partito e che Viventi e Pellegrini siano i garanti di questa forzatura rispetto agli iscritti e alla struttura. A queste ipotesi corrispondono tre possibili scenari politici: se Ottaviani risponde al partito (significato 1 della frase "Ottaviani è il nostro candidato") vuol dire che l'Udc lo utilizzerà come specchietto per le allodole per recuperare voti in uscita. Il che lascia intendere che il partito di Casini si aggira attorno al 5% e rischia, quindi, di subire l'egemonia della Merloni e della lista montiana. Ergo l'Udc ha bisogno di voti per meglio contrattare il futuro del centro politico fabrianese. Se Ottaviani incarna invece l'UDC (significato 2 della frase "Ottaviani è il nostro candidato") vuol dire che la sua strada nel partito è spianata senza congresso e che Viventi lo ha incoronato come proprio successore anche in Regione. Se Pellegrini e Viventi sono invece i garanti della candidatura Ottaviani rispetto a un partito in subbuglio (significato 3 della frase "Ottaviani è il nostro candidato") vuol dire che la candidatura è episodica e che il sistema Udc rigenererà i suoi equilibri senza la presenza destabilizzante del dermatologo. ma potrebbero esserci anche altri significati e altri simboli nascosti, che sono sfuggiti o che non sono stati correttamente considerati. Questo per dire che la politica ha natura poliedrica e che le semplificazioni a volte aiutano ma assai spesso portano fuori strada. Il punto è che viviamo tempi di demagogia, di pressappochismo e di semplificazione brutale delle cose. E per questo fa più presa un "tutti ladri" che il gusto della differenziazione, dell'analisi e del discernimento.
23 gennaio 2013
Il ritorno di Sonia: per un'altra politica, mai col Pd forse con Monti
Prof.Ruggeri ha lasciato il Pd otto mesi fa. Un arco di tempo caratterizzato da un sistematico silenzio. La sua vicenda politica è definitivamente chiusa?
Ci sono momenti in cui credo sia necessario mettersi da parte per trovare la lucidità di guardare le cose col giusto distacco. Come diceva Italo Calvino a volte serve allontanarsi per poi tornare. Sto riflettendo su quale sia il modo migliore di tornare a lavorare per un’idea nobile e alta di politica. Sono entrata in politica molto tardi ma ho vissuto questi anni con grandissima intensità. Mi considero una donna di partito ma sono sempre più convinta che i partiti abbiano smarrito ruolo e identità
Una settimana dopo le primarie con Sagramola Lei se ne andò accusando alcuni dirigenti del Pd di averla spinta a candidarsi e poi di averla abbandonata al suo destino. Chi furono i pugnalatori?
Devo precisare una cosa e cioè che la decisione di lasciare il Pd era maturata prima dell’esito delle primarie. La verità è che non condividevo più un certo modo di fare politica. Anzi diciamo che sono uscita da un partito che da anni aveva smesso di fare politica e che viveva sul desiderio di poltrone. E oggi mi rendo conto che questo giudizio trova sempre più riscontri.
Quindi non ci sono stati pugnalatori…
Non mi piace puntare il dito contro nessuno ma ci sono state persone che consideravo amici che hanno insistito affinché partecipassi alle primarie. Il segretario del partito Alianello, ad esempio, si è impegnato molto per convincermi. Alla fine ho accettato per non far saltare la scelta delle primarie. Ma mi sono ritrovata tutto il partito contro. Credo che Roberto Sorci sia stato l’unico a capire quello che provavo. Ma devo dire che quasi nessuno del Direttivo del Pd mi ha sostenuta. Due donne che stimo molto mi sono state accanto e di questo le ringrazio ancora.
L’UDC aveva promesso di fare campagna per lei ma a conti fatti non portò a votare nessuno. Su quale altare l’ha sacrificata il partito di Casini?
L’Udc non mi ha appoggiata. Forse qualcuno di loro lo ha fatto a livello personale. Circolava voce che la loro intenzione fosse quella di sostenermi ma in realtà questa è stata una chiacchiera senza fondamento. Magari il mio nome è stato fatto solo perché c’era bisogno di qualcuno da immolare come mi è successo spesso anche nei primi anni di impegno politico. Io non condividevo l’idea stessa delle primarie interne e prima di candidarmi, per correttezza, ne ho parlato anche con Sagramola.
Lei pensa che Sagramola fosse un predestinato? In fondo il suo nome era già circolato nel 2007 quando sembrava in bilico una ricandidatura di Sorci…
E’ vero Sagramola era un predestinato ma alla fine il suo nome non usciva mai ufficialmente. Tanto che faticavo a capire la necessità delle primarie in presenza, appunto, di un predestinato. Ma ripeto, non ho rancori. Ho sofferto per come è andata ma ho razionalizzato. La mia sofferenza attuale è quella di una cittadina che si domanda che uso fare dell’esperienza politica accumulata. Credo che si debba volare alto e guardare lontano. Servono competenze, progettualità, spirito di squadra, e passione politica. Una volta i partiti erano questo. Oggi non più. E lo dico con il rammarico profondo della donna di partito.
Sagramola l’ha più cercata in questi mesi? Per essere chiari amicizia distrutta, ricostruita o ancora in stand by?
Io ci tengo molto all’amicizia e alla lealtà. Con Giancarlo siamo sempre amici e sempre con la chiarezza che contraddistingue il nostro rapporto.
Ma le chiede consigli politici?
No, solo raramente. Debbo dire che sono stata invitata una volta ad un tavolo sul 150° della Pinacoteca, ma non sono potuta andare, come al momento feci sapere, per motivi familiari. La nostra amicizia è al netto del rapporto politico
Lei è stata per anni l’emblema del cattolicesimo democratico impegnato in politica. Una sorta di antimerloni. E’ per contrappasso che la sua uscita di scena abbia coinciso con la vittoria di un Sindaco dell’Azione Cattolica?
Antonio Merloni nei primi anni novanta mi invitava a cena e io puntualmente rifiutavo perché in quel momento lo consideravo un segnale di vecchia politica. Per tante cose lo stimavo anche se avevamo una concezione molto diversa del fare politica e dell’ispirazione ideale. I miei ideali erano quelli tradizione del Partito Popolare e della Democrazia Cristiana di De Gasperi e Don Sturzo. Sulla mia uscita di scena e sull’elezione di Sagramola non c’è contrappasso. Nonostante l’origine culturale e ideale comune ci sono sempre state diversità tra di noi. Sagramola, per dire, è molto più di sinistra di me.
Come mai secondo lei il Pd di Fabriano non ha candidato nessuno alle primarie?
Me lo sono chiesta pure io. Credo sia un ulteriore segno di debolezza del Pd di Fabriano che non riesce ad agire a testa alta e in autonomia. Ma lo dico con distacco perché non condivido più nulla della politica del Pd.
Fosse stata deputato del Pd avrebbe lasciato il partito di Bersani per candidarsi con Monti?
No non lo avrei fatto. Per questo sono contenta di non essere un deputato del Pd. Per quel che mi riguarda sono uscita per convinzione e quando non era il “momento dei sospetti”. Diversamente lo avrei sentito come il salto della quaglia.
Quindi non condivide la scelta di Maria Paola Merloni?
Non entro nel merito delle scelte personali e delle motivazioni che ciascuno dà al proprio operato. Certo è che Maria Paola credo avesse interamente consumato il senso del suo impegno nel Pd. E quindi vedo nella scelta la presa d’atto di qualcosa che era cambiato nel profondo.
Chi sono i tre politici fabrianesi da cui comprerebbe un’auto usata?
Diciamo che ci sono politici fabrianesi che stimo. Spacca ad esempio, che ho guardato a lungo come un modello, anche se negli ultimi tempi non l’ho sentito vicino. Ha idee e progettualità, anche se a volte tende troppo alla mediazione. Poi c’è Sorci che ha il difetto opposto, cioè di tendere troppo di frequente alla rottura piuttosto che alla mediazione. Ma è una persona che ha molte delle doti di cui hanno bisogno i politici e che sa fare politica.
Insomma ammira solo politici della vecchia guardia…
Beh faccio fatica a vedere figure interessanti tra i cosiddetti nuovi….
E tra i politici di opposizione?
Considero Ottaviani una persona molto intelligente e capace anche se troppo segnata dalla prevalenza dell’”io” sul “noi”. E poi anche Urbani che ci mette tanto impegno. Ma il problema è che vedo una opposizione che fatica ad avere un ruolo importante di costruzione e di proposta.
Sagramola non compare……
Sagramola ha un compito difficile perché la crisi pesa e mancano le risorse. Mette tanto impegno, però finora vedo poca regia, e poco volare alto, ossia le qualità necessarie per restituire un ruolo e una dignità alla politica.
Parliamo un attimo di cultura. La Pinacoteca non è attrattiva e il Comune non può permettersi di acquisire opere. Non è il caso di dare un incarico a un direttore esterno esperto e capace di costruire mostre e rassegne di successo?
Prima di lasciare ho consegnato una relazione di fine mandato in cui ho fatto il punto della situazione, cercando di individuare alcuni obiettivi e input. L’Idea era quella di un Piano Territoriale della Cultura che, tra le altre cose, prevedeva un’azione di valorizzazione dei complessi per creare un continuum architettonico che potesse anche far rivivere il centro storico. Dentro c’era il Polo della Parola con l’Archivio Storico del Comune e l’Archivio di Stato, il Polo Bibliotecario, con un importante sezione multimediale, al San Francesco e il Polo delle Arti Visive, nel complesso Spedale del Buon Gesù-Giardini del Poio-Palazzo del Podestà all’interno del quale si sarebbe dovuto lavorare per un polo museale espositivo per grandi Mostre e comprensivo di un progetto sul Gentile virtuale e dell’istituzione del Centro Studi su Gentile da Fabriano. Tale progetto era stato condiviso e fortemente sostenuto dalla Regione e dal suo Presidente e per esso erano stati programmati e approvati dalla Regione stessa ingenti finanziamenti europei. In questo quadro avevamo pensato a un modello gestionale unitario da attribuire a un coordinatore esperto.
E che fine ha fatto questa relazione?
Non so che fine abbia fatto, della cosa avevo parlato con Sagramola, ma forse è ancora presto, siamo appena all’inizio del mandato. Anche perché questo punto di vista era inserito nel progetto presentato all’Unesco. Da questo punto di vista devo dire che Francesca Merloni e suo padre ci hanno dato una grossa mano con Poiesis e con l’Unesco. Attraverso Poiesis abbiamo inserito Fabriano in un reticolo culturale importante e la porta dell’Unesco non si sarebbe aperta senza l’azione di Francesca Merloni. Ma adesso lo scatto dobbiamo farlo noi, collettivamente.
Il centro storico è ridotto a parcheggio diffuso. La pedonalizzazione integrale e l’anello non consentirebbero un recupero drastico di bellezza?
Io credo che non sia più il tempo delle azioni e delle scelte a pioggia. Un progetto di viabilità serio va pensato e realizzato. In questo senso la scelta delle rotatorie permanenti mi preoccupa perché temo che non si parlerà più di un Piano di Viabilità. Magari le rotatorie hanno risolto qualche problema ma manca la visione d’insieme. E senza una visione strategica delle cose Fabriano non ne esce. Si dice che mancano le risorse. E’ vero ma questa difficoltà deve spingerci ad essere ancora più creativi. Bisogna fare squadra anche nella ricerca di nuove linee di finanziamento. E un ruolo spetta anche alla Fondazione Carifac che dovrebbe concentrarsi sempre di più sul finanziamento di progetti strategici.
Sonia Ruggeri alle politiche voterà per il Pd?
Sono sincera: no. Non per rabbia ma per distanza. Alle primarie per la scelta del segretario del partito, diversamente dagli altri esponenti cattolici del partito, votai per Bersani piuttosto che per Franceschini. Bersani è un politico intelligente ma mi ha deluso perché non ha rilanciato quel ruolo alto della politica di cui abbiamo parlato prima.
E il progetto Monti lo giudica interessante?
Monti è una persona che può rilanciare il ruolo dell’Italia in Europa ed è l’unico che alza un po’ il tiro e cerca di proporre un discorso nuovo. Anche se desta qualche preoccupazione l’uso della leva fiscale e, più di tutto, il rischio di poca attenzione agli ultimi. Diciamo che è il politico più in linea con le esigenze del nostro tempo ma a condizione che non abbandoni la strada maestra dell’equità. E su questo penso che la vicinanza di una figura come Riccardi possa costituire un elemento rassicurante e una garanzia.
22 gennaio 2013
La versione di Casoli
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