20 febbraio 2013

Intervista elettorale a Marco Ottaviani

Pubblichiamo oggi l'intervista a Marco Ottaviani, consigliere comunale del Polo 3.0 e candidato alla Camera dei Deputati nella lista dell'UDC.

Domanda d’obbligo. Il Papa dà le dimissioni anche contro la Curia romana. Tu sei ritenuto un cattolico razionalista con tinte curiali. A tuo avviso è finita la lunga fase del cattolicesimo tridentino o è solo rinnovamento nella continuità?Ti dirò che appresa la notizia sono rimasto attonito e, al contempo, dispiaciuto. Non ho ricercato dietrologie ed è prevalso il rispetto per l’umanità personale di Ratzinger. Mi ha cioè colpito più il travaglio che investe l’Uomo Papa piuttosto che la logica che ha sostanziato la scelta del Papa Uomo.


Da questa campagna elettorale sono spariti i temi etici. L’Unione Europea ha riconosciuto che una legge sulla fecondazione assistita deve consentire la diagnosi preimpianto. Se sarai eletto, ti impegnerai a cambiare a legge 40 sulla fecondazione assistita liberandola da pregiudiziali ideologiche cattoliche?

Ho una profonda avversione per l’ideale della perfezione umana. Perfezione e uomo sono a mio giudizio un ossimoro ed attraverso ciò passa la bellezza dell’Uomo. Non si tratta di pre-giudizio ma di consapevole giudizio. Né il mito del superuomo né figli di un Dio minore.


Hai rimarcato in più di un’occasione che grazie a Monti hai trovato la tua vera collocazione politica ma in tanti ti rimproverano una candidatura nell’UDC vissuta come scelta trasformista rispetto alla tua storia politica. E’ il mercato delle vacche o una opzione meditata?

Quando mi sono candidato sindaco per il comune di Fabriano l'ho fatto con il Polo 3.0. Un progetto partecipato da liste civiche e partiti moderati. L'Udc fece una scelta diversa. Oggi ritrovo il mio stesso progetto a livello nazionale targato Monti ed anche l'Udc, che vi aderisce, trova una sua collocazione definitiva. E l'Udc si è aperto alla società civile candidando indipendenti come il sottoscritto ed altri. Una precisa volontà di avviare una fase di rinnovamento per di più in un terreno valoriale comune.


Si dice che tu abbia deciso di scendere in campo dopo che autorevoli esponenti della componente montiana, riconducibili a Maria Paola Merloni, ti hanno dato dell’elitario. Siamo ai fratelli coltelli o dietro c’è una lotta per chi comanda al centro?

A proposito dell'elitario puoi andare a leggerti l'editoriale di Galli della Loggia su Il Corriere della sera che ho postato su Facebook: in tal senso, sono sicuramente elitario. Penso di aver dimostrato più volte che niente e nessuno condizioni le mie decisioni, se non la mia coscienza - escludendo doverosamente mia moglie. Tutte le scelte che uno compie derivano da una pluralità di eventi, alcuni razionali e raziocinanti, altri intimi ed impulsivi. Nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si trasforma.


Viventi è stato uno dei principali sostenitori della tua candidatura nella lista dell’UDC? Lo consideri un punto di forza o il bacio della morte?

Viventi è un mio amico. Lo ritengo un politico onesto e come assessore ha fatto e sta facendo un lavoro egregio, cui è sicuramente data poca visibilità mediatica, ma ti assicuro di grande concretezza per la Comunità. Se ha creduto nella mia candidatura è perché crede nella necessità di avviare un rinnovamento che possa rendere ancora più forte il suo partito; e questo mi lusinga. C’è bisogno del contributo di tutti per affrontare la sfida di una nuova politica e, al contrario di quanto possa credersi, c’è più concordanza su questo, nell’Udc locale, che in tanti movimenti autoproclamatisi democratici. Rinnovare attraverso e non contro, ci siamo capiti.


L’UDC a Fabriano è ritenuta uno dei principali ostacoli politici rispetto al rilancio della città. Sarai il Gorbaciov dello scudocrociato o l’uomo civetta di un partito che non cambia?

In questi giorni di campagna elettorale ho condiviso con molti "vecchi" dell'Udc numerosi incontri con la popolazione, recuperando la sfera delle relazioni che sembrava sacrificata sull’altare di una becera legge elettorale. Non verrò eletto alla Camera poiché non nominato. Ciononostante, mi sembra di vedere che solo l’Udc cerchi di parlare con tutti i cittadini con questa azione capillare, più tipica di una tornata comunale che non nazionale. E' stata per me una sorpresa trovare una così ampia disponibilità, con un entusiasmo tipico della gioventù, proprio in coloro che a tuo dire necessiterebbero del ‘Gorbaciov de casa nostra’. Ammetto di essermi ricreduto. C'è la piena e condivisa volontà di recuperare un rapporto con gli elettori e con la città che supera, di gran lunga, qualunque protagonismo personale. In realtà sono tutti Gorbaciov ed il ruolo del Polo 3.0 è solo quello di un enzima che dà velocità ad una reazione che comunque sarebbe lo stesso avvenuta.


Già a partire dal 2007 hai cominciato a proporre tagli ai costi della politica, ma questo tema è sempre più in mano ai grillini. Vuol dire che la pancia del popolo furente è più forte della riflessione cartesiana delle elite o che non sei riuscito a comunicare le tue posizioni?

Quando venne Grillo a Fabriano per le comunali, dal palco di piazza del Comune fece due promesse: se i suoi consiglieri fossero stati eletti avremmo avuto la presenza della web cam in consiglio comunale ed il bilancio del Comune sarebbe stato reso pubblico. Nessuno gli ha però ricordato che la diretta streaming del consiglio a Fabriano era già attiva da oltre un anno grazie all'azione del consigliere Ennio Mezzopera e che i bilanci sono pubblici per legge e disponibili sul sito di ogni Comune. Non mi piace questo tipo di inganno mediatico e per le stesse ragioni, ho sempre rispettato la volontà del consiglio comunale di aver più volte bocciato la mia mozione sulla riduzione dei costi della politica. Avrei potuto censurarli a mezzo stampa ma di urlatori di piazza son piene le fosse e a Simonetti non sfuggirà di certo che "l'ignoranza urla ed il sapere parla".


Grandi aziende come Enel sono disponibili a vantaggiosi accordi di compensazione con i territori che ospitano impianti di produzione elettrica. Potrebbe essere un’opportunità per il nostro territorio. Saresti disposto a sostenere una battaglia economica e imprenditoriale di questa natura?

Sono disposto a sostenere tutte le battaglie che possano apportare valore aggiunto ed intendo soprattutto lavoro, nella nostra Città. Non sono però disposto a sacrificare, in ragione dell'offerta lavorativa, né il territorio né la sua salubrità o quella dei suoi residenti


E vero che dopo le elezioni politiche ci sarà un grande rimpasto di Giunta che prevede un tuo ingresso e un percorso guidato di chiusura dell’esperienza Sagramola?

Sono stato eletto all'opposizione di questa amministrazione ed all'opposizione resto. Sono comunque sempre più convinto che il rilancio di Fabriano debba passare per primo a livello politico consiliare. Il Polo 3.0 aveva lanciato un progetto preciso: un’unione di moderati basata su razionalità, competenze, professionalità e concretezza con grande partecipazione della civicità da opporre alla follia dell'illusione populista ed ai ricatti degli estremismi. Né destra, né sinistra, né centro. Solo un progetto di uomini che vogliano ed abbiano dimostrato di amare la loro Comunità. Quindi ampia convergenza del buono che c’è nel nostro centrodestra e nel nostro centrosinistra. Di fronte a ciò, se non concordi, tutti sono sacrificabili.


Quale futuro immagini per Fabriano? Emigrazione, turismo, agricoltura o industria?

Quante ore ho per parlarne? Beh visto il poco tempo che mi lasci mi limito all’ordine di rilevanza secondo le attuali possibilità. Agricoltura, Turismo, Emigrazione, Industria.
    

19 febbraio 2013

Intervista elettorale a Francesco Casoli



Il senatore Casoli, candidato al Senato per il Pdl, ha confermato la sua disponibilità a rispondere a una serie di domande, in vista delle elezioni politiche di domenica prossima. Oltre alle risposte ha fornito ai lettori del blog anche materiali di approfondimento sulle cose fatte che troverete indicate come link. Domani mattina proseguiremo con la pubblicazione dell'intervista a Marco Ottaviani.

Sen.Casoli è stato notato il tuo silenzio sulla vicenda BEST. Rispetto per le scelte di un concorrente o conflitto di interessi tra il suo ruolo politico e quello imprenditoriale?

Incominciamo bene… ok, io non ho mai mischiato i due ruoli e anche in questo caso non ho sentito l’imbarazzo di non intervenire in quanto concorrente. Certo, si potrebbe strumentalizzare un mio intervento verso l’una o l’altra soluzione. Ma non è un Senatore che deve infilarsi, Best o non Best, in questioni amministrative di questo tipo. La politica locale ha tutti gli strumenti per entrare in merito, ed io - se chiamato - non mi tiro certo indietro. Nella vicenda Antonio Merloni abbiamo portato sul territorio importanti risultati coinvolgendo il Ministero dello Sviluppo Economico. Voglio ricordare che circa un anno fa ho formulato, da solo, una proposta: estendere i benefici previsti per i dipendenti della Ardo a tutti i dipendenti delle altre aziende in crisi. Per non creare lavoratori di serie A e lavoratori di serie B. Purtroppo la proposta non è stata accolta.  In questo momento sono convinto che i sindacati e le parti sociali abbiano bisogno di calma e tranquillità e non di un Senatore che in campagna elettorale fa confusione solo per portare a casa consensi demagogici…

Uno dei motivi di successo del berlusconismo è stato l’idea dell’imprenditore in politica. Si tratta di un’idea ancora attrattiva o, come dice qualcuno, di uno degli elementi di crisi del sistema Italia?
L’imprenditore è forse un animale a parte? Penso che i nostri rappresentanti politici debbano, appunto, rappresentarci. Gli imprenditori possono dare un gran senso pratico alla politica, che vi assicuro ne ha tanto bisogno…


Tre fabrianesi per due posti al Senato. Ad oggi tu sei quello con l’elezione più a rischio. Chi è il tuo diretto concorrente: la deputata e imprenditrice Maria Paola Merloni o la debuttante Serena Fucksia?
Io vado avanti per la mia strada con coerenza, i miei avversari sono l’astensionismo e la disinformazione. Penso di aver lavorato bene per le Marche e credo che il mio impegno possa garantire una rappresentanza forte e collaudata. Poi siamo in democrazia e saranno i cittadini a decidere chi passerà, io faccio comunque gli auguri a tutti.


Ti accusano di aver fatto poco per Fabriano e di essere l’uomo del succo d’arancia: verità, pregiudizio o antipatia nei tuoi confronti?
E' la verità, non ho fatto niente… Io ho un carattere strano, non amo parlare di me e di cosa ho fatto. Per rispondere mi devo forzare, ma ci provo: 

- Settimana corta: ho contribuito, insieme all'On Giancarlo Mazzuca, all'introduzione della settimana corta, in una fase congiunturale che impone alle imprese, a fronte di un calo della domanda, un consistente ricorso agli ammortizzatori sociali (per approfondire: Settimana Corta Sky ) 
- Quadrilatero: sotto il Governo Berlusconi è stata apposta la firma per la consegna dei lavori per il raddoppio della strada statale 76, la Quadrilatero avvia un’opera molto attesa, indispensabile per lo sviluppo della nostra regione;
- Terremoto 1997: ho proposto un emendamento, poi è stato approvato, che ha fatto slittare la restituzione dei contributi post terremoto di sei mesi (per approfondire: Articolo su emendamento);
- Terremoto 1997: grazie ad accordi presi con il Direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, si è provveduto dapprima a rendere più elastici i tempi di pagamento e successivamente è stato approvato un vero e proprio emendamento che non prevedeva l’applicazione di sanzioni in caso di pagamenti effettuati in ritardo (per approfondire: Articolo su Carlino);
- Terremoto 1997: grazie a un mio intervento sulla questione della restituzione dei contributi e tributi sospesi a cittadini ed imprese in occasione del terremoto di Marche e Umbria del ’97, con l’approvazione del decreto legge 162 del 2008, sono state recepite le disposizioni per la restituzione dei tributi e contributi sospesi con la cosiddetta ‘busta pesante’. Tali disposizioni prevedevano che la restituzione avvenisse in 120 rate per un importo pari al 40% del dovuto. Grazie all’emendamento che ho presentato in sede di approvazione del decreto, la restituzione, anziché partire da gennaio 2009, è slittata al mese di giugno. C’era però un problema da risolvere: quello dell’interpretazione della Legge del Governo Prodi, 6 dicembre 2006, n.290, art.6 comma 1 bis, in materia di applicazione delle ordinanze di protezione civile ai datori di lavoro privato aventi sede legale e operativa nei territori colpiti da calamità naturali: sulla base di tale legge, la sospensione dei contribuiti previdenziali ed assistenziali e dei premi assicurativi, riguardava solo i datori di lavoro e i dipendenti privati aventi sede legale ed operativa nei comuni individuati da ordinanze di protezione civile. Ciò significa che sarebbero stati esclusi delle disposizioni del decreto 162,  tutto il settore pubblico e i cittadini di aree terremotate lavoratori dipendenti da datori di lavoro fuori dai comuni colpiti da calamità. Pertanto, per questi cittadini, che in occasione del terremoto del ‘97 hanno sospeso la quota a proprio carico, la restituzione all’INPS doveva avvenire per intero, in un’unica soluzione o nei limiti di un quinto dello stipendio. E’ naturale che ciò avrebbe creato una discriminazione tra persone colpite dallo stesso evento calamitoso e per questo, insieme ad altri parlamentari, rappresentanti dei territori interessati a questo problema, abbiamo trovato una soluzione che ha consentito a tutti di poter usufruire dello stesso trattamento agevolato. RISULTATO: grazie alle modifiche introdotte dalla legge 201 del 21 dicembre 2008 i benefici della restituzione sono stati estesi anche ai dipendenti pubblici. Ciò ha comportato maggiori risorse per enti come il Comune di Fabriano e l'ASUR che grazie a queste maggiori entrate ha stabilizzato molti precari;
- Tutela ambientale: estensione del contributo per conversione auto da benzina a GPL e metano: prima era possibile solo per auto EURO 0 ora, grazie al mio emendamento, è possibile anche per auto EURO 1/2/3/4;
- Tutela ambientale: € 150.000 per il recupero dei giardini Regina Margherita (fondo ex legge Mancia);
- Giustizia: sono stato promotore per la salvaguardia del Tribunale di Fabriano, organizzando un incontro tra una delegazione degli avvocati di Fabriano e il Presidente della Commissione Giustizia del Senato, Senatore Berselli e un ulteriore incontro con il Ministro della Giustizia Sen. Palma;
- Ordine pubblico: grazie all’incontro presso il Viminale con il sottosegretario alla difesa Guido Crosetto, ho evitato il declassamento della Caserma dei Carabinieri di Fabriano (per approfondire: Articolo Agenzia Parlamentare). 
- Ardo: un discorso a parte merita la vicenda Antonio Merloni. Sono stato l’unico parlamentare a partecipare fisicamente agli scioperi organizzati dagli operai della Ardo a Roma, per dimostrare la mia solidarietà. Sono stato presente, per volontà del Ministro Scajola, alla prima stipula dell’accordo di programma. In completa solitudine ho sostenuto la non credibilità delle proposte di acquisto iraniane e cinesi della Antonio Merloni sottolineando come, andando dietro a quelle proposte fantasma, in realtà si perdesse tempo prezioso da dedicare invece alla rimodulazione dell’accordo di programma (per approfondire: Articoli su ARDO). Ancora: su mia richiesta, audizione dei commissari straordinari presso la Commissione Industria del Senato sul futuro della Ardo e question time in diretta televisiva, al Ministro Passera, sulla richiesta di proroga della cassa integrazione (per approfondire: Articolo). Infine ho organizzato un incontro tra il Ministro Sacconi e la RSU della Ardo e altri rappresentanti di categoria. Poi tante altre cose per il restante territorio della regione Marche che qui non sto ad illustrare per non autocelebrarmi.

A seguito della tua rielezione nel 2008 avevi aperto un punto di ascolto presso il centro commerciale. Non pensi che averlo chiuso abbia indebolito la tua immagine in città?
Assolutamente no, ho chiuso il punto di ascolto ma aperto una sede del Pdl al centro della città. Da quando ho iniziato a far politica siamo riusciti ad organizzare una rete d’ascolto che va al di là del punto fisico. Comunque non mi sono mai rifiutato di parlare, ascoltare e confrontarmi con i cittadini, e non solo in campagna elettorale. Nella vita meglio essere coerenti…


C’è grande curiosità per il risultato fabrianese dei montiani. Si profila anche la possibilità di un patto tra Francesco Casoli e Maria Paola Merloni per il governo della città?
Io mi candido al Senato e non per il governo della città. Penso che i fabrianesi siano stufi di patti che passano sopra le loro teste e abbiano voglia di gente capace e nuova. 


Elica ha la maggior parte dei dipendenti in Italia e la maggior parte del fatturato all’estero. Eppure in città ti accusano di aver delocalizzato. Il comunicatore Casoli ha comunicato male o si tratta di un’azione di disinformazione degli avversari politici?
Il comunicatore Casoli cammina sulle “uova” quando parla di Elica. Ci sono troppe famiglie che vivono insieme a noi e grazie alla nostra capacità di competere nel mondo.  Se ne dicono tante, io so che abbiamo avviato la produzione di un nuovo prodotto negli stabilimenti italiani dove abbiamo investito svariati milioni di Euro. So che lo stabilimento di Castelfidardo è stato riconosciuto, da un nostro cliente tedesco, come il miglior luogo dove produrre motori ad alta tecnologia. So che lo stabilimento di Serra San Quirico produce un prodotto che riusciamo a vendere sul mercato a 24.000 Euro (e per una cappa è un record…). So anche che la competizione è durissima e non guarda in faccia a nessuno. Ma io sono abituato a mettercela la faccia e, ti assicuro, i nostri dipendenti sono tutti molto concentrati verso l’obiettivo di eccellere sempre di più.

Se fossi eletto quali sarebbero le prime tre proposte che faresti per risollevare questo territorio?
Accordo di programma che liberi soldi verso le piccole aziende in crisi di liquidità; ritorniamo all'idea di una zona franca con tasse ridotte per attirare investimenti; promuoviamo il territorio anche per il turismo, ma veramente. Ci sono parti d’Italia che iniziano a rinascere con turismo alternativo che oggi fa girare molta, ma molta, più gente di quella che noi pensiamo. Cerchiamo di lanciare piccole produzioni alimentari di qualità ma riunendole in un modello consortile o di rete... ( ops, avevi chiesto tre e sono scivolato alla quarta...)

E’ vero che in cambio del passo indietro Berlusconi ti ha garantito la candidatura al Parlamento Europeo o in subordine alla Presidenza della Regione Marche?
No, stiamo pensando all'elezione come Presidente degli Stati Uniti d’America.

Fabriano è sull'orlo del collasso sociale. Come industriale che futuro vedi, considerando che la crisi dell’industria locale non può essere compensata, a livello occupazionale, né dai servizi né dal settore primario?
Fabriano non se la passa bene e se non ci saranno scelte illuminate non riusciremo a risollevarci. Le scelte illuminate passano da un nuovo piano regolatore che dia un profilo diverso al nostro territorio. Noi, se vogliamo rinascere, dobbiamo attrarre i migliori. Per fare questo dobbiamo riqualificare tutto, dalle orribili statue moderne all'ingresso della città (ma il vetro si è rotto o l’artista è un genio del male?) Fino a una decisione su zone residenziali vere. Se vogliamo ripartire dobbiamo uscire dalla mediocrità e dobbiamo crederci tutti. Ci sono degli esempi in giro ma sono casuali e poco apprezzati. Serve un cambiamento radicale di mentalità: coraggio gente che non arriverà nessun aiuto dall'alto, dovremo costruircelo insieme da qua. 




    

18 febbraio 2013

La Cena di Genga e la scissione di fatto nel PD

"Come una freccia dall'arco scocca vola veloce di bocca in bocca". Così cantava De Andrè raccontando la nomea di Bocca di Rosa e il rapido propagarsi delle dicerie sul suo conto. Lo stesso destino della Cena di Genga, promossa sabato sera da Scelta Civica per Monti e da Maria Paola Merloni. Una cena che verrà ricordata non tanto per gli appelli al voto, per l'invito a non disperdere l'esperienza elitaria dei tecnici  o per l'urgenza di sostenere la linea tedesca del Professore, quanto per il ruolo politico di chi sedeva in platea e per ciò che tale presenza comporta e prefigura. A un'iniziativa elettorale del raggruppamento montiano chi ti aspetti? Democristiani convertiti al rigore, cattolici ratzingeriani tutto crocifisso e San Tommaso D'Aquino, ex fascisti riposizionati attorno al centrismo nazionale come il fabrianese Solari (presente) e il consigliere regionale Silvetti (presente), renziani delusi dalle improbabili smacchiature del giaguaro. Quel che davvero non ti immagini è la presenza massiccia e qualificata di dirigenti di un partito, il PD, che si presume possa allearsi coi montiani ma che, ad oggi, è un loro dichiarato, e sempre più polemico concorrente elettorale. Quando i partiti erano organizzazioni efficienti partecipare a un'iniziativa come quella gengarina di sabato, tecnicamente e politicamente scissionista, avrebbe comportato l'espulsione immediata e senza neanche la garanzia di un equo processo interno. Ma il PD è notoriamente un corpo fragile, segnato da una profonda linea di faglia interna che, nel fabrianese, è drammatizzata dall'assenza di cervelli diessini e dalla storica egemonia esercitata da democristiani di ogni risma. Ma quel che conta è quel che si racconta e pare che alla Cena di Genga fossero presenti: Giancarlo Sagramola, Sindaco del Pd; Maurizio Fini, candidato alle regionali per il Pd nel 2010; Roberto Sorci, ex Sindaco di Fabriano; Claudio Alianello, ex segretario cittadino del PD e attuale assessore ai Lavori Pubblici; Renzo Stroppa, Vicepresidente della Cmunità Montana; Guido Papiri, Presidente della Fondazione Carifac; Domenico Giraldi, Presidente della Carifac; Gian Mario Spacca, Governatore della Regione Marche. Le altre sono figure minori del Partito Democratico ma sempre e comunque iscritti di un certo peso. Ho chiesto all'amico piddino Gola Profonda il senso di questo convivio e la risposta è stata favolosamente nitida ed evasiva al tempo stesso: "Gli esponenti del Pd erano lì per amicizia con la Merloni, che è stata nel partito fino a qualche mese fa, e non certo per ragioni politiche". Insomma, una rimpatriata in amicizia, una conviviale tra vecchi sodali, un momento di affinità elettive ma non elettorali organizzato giusto otto giorni prima delle politiche. Un'iniziativa a cui, verso la fine, ha portato un saluto politicamente pesantissimo pure il Governatore Spacca che pare non fosse, invece, presente alla serata all'Oratorio della Carità col vicesegretario nazionale del PD Enrico Letta, non a caso accompagnato fino a Fabriano dall'antispacca per antonomasia, il pesarese Palmiro Ucchielli, noto per la straordinaria somiglianza con Antonio Cornacchione. Qualche settimana fa il tesoriere regionale di Scelta Civica per Monti Maurizio Benvenuto, in una intervista per questo blog, fece cenno a una diaspora consistente dal Pd fabrianese in direzione del centro montiano. Ma quella che si prospetta, dopo il desinare gengarino, non è una diaspora ma un vero e proprio esodo dall'Egitto e un indubbio successo personale e politico di Maria Paola Merloni. Si tratta di un'operazione ambiziosa, in cui sarà il risultato elettorale a disegnare la vera linea di demarcazione tra il successo e la disfatta. Se Maria Paola Merloni viene eletta e a Fabriano si apre una forbice di almeno il 5% tra Camera e Senato nel voto al Pd, il Mar Rosso è destinato ad aprirsi rapidamente al passaggio di molti e rinomati fuggitivi. Diversamente tutto resterebbe fermo come prima, con la Cena di Genga avvolta nell'oblio e serenamente derubricata a gentile cortesia per gli ospiti e a episodio di buon vicinato tra chi non sta più assieme ma è condannato dalle circostanze e dal potere a convivere e collaborare.
    

17 febbraio 2013

La lezione politica delle mamme e delle mense


Tratto dal film Novecento

Si dice non ci sia niente di più pericoloso di una mamma incazzata. E niente di più letale di sessanta mamme in assemblea che trattano, coi politici le condizioni di pagamento della mensa dei propri figli. Sagramola non sapeva in che guaio si stava cacciando perchè, nonostante sia un cattocomunista corazzato, non si è mai soffermato a riflettere su quel capolavoro del cattocomunismo che fu Novecento di Bernardo Bertolucci, specie nel passaggio in cui è solo il coraggio delle donne a sfidare il potere e i gendarmi a cavallo. Sul pagamento delle mense hanno vinto le mamme e hanno perso il Sindaco Tini e il Vicesindaco Sagramola. I pagamenti sono posticipati al 31 marzo e a poco serviranno le mille scuse e le mille puntualizzazioni dei prossimi giorni. A riprova che quando c'è da giocare duro l'opposizione consiliare non serve a una beata minchia e certe decisioni vengono ritrattate o rinegoziate soltanto se i cittadini scelgono il modello dell'organizzazione collettiva dal basso, veri e propri Cobas che si aggregano su un tema e si sciolgono un istante dopo aver ottenuto il risultato. Si tratta di un modello partecipativo che avrebbe raccolto anche il consenso di un Alexis de Tocqueville, che individuò proprio nella partecipazione pragmatica e a termine la chiave del successo della democrazia americana rispetto agli ideologismi di lungo periodo della rivoluzione francese. Ma senza divagare troppo e senza richiamare autori di nobilissima concezione che mal si addicono alla miseria dei nostri tempi, credo sia opportuno riflettere sulle conseguenze politiche di questa disfatta della coppia Tini&Sagramola. La prima è la caduta di leadership del primo cittadino, perchè un Sindaco davvero con le palle di un Colleoni va a difendere e rivendicare, senza scuse risibili, le sue scelte in qualsiasi assemblea, consapevole che un amministratore ha il dovere di andare avanti ed è soggetto a un unico indicatore di successo o di sconfitta: le elezioni successive. C'è poi un altro aspetto, politicamente gravissimo e gravido di conseguenze. Prendere una decisione e buttarla alle ortiche dopo pochi giorni, solo perchè la gente si incazza, vuol dire che quella scelta è nata orfana e non è supportata da convinzioni profonde, perchè una posizione solida non si riduce a fortilizio diroccato di fronte a proteste fisiologiche, che sono il pane quotidiano della dialettica tra cittadini e istituzioni. Ma da questa vicenda si ricavano anche altre impressioni. La prima è che la Premiata Coppia abbia agito come certi venditori che ti rifilano la merce bacata mescolata a quella buona, seguendo la logica del "proviamoci che tanto il cliente è fesso e non si accorge". E sarebbe interessante sapere chi tra Tini e Sagramola abbia vestito i panni del direttore vendite, convincendo tutto l'ambaradan che questa fosse la modalità migliore per far ingoiare ai fabrianesi tre bollettini in dieci giorni. La seconda è invece un'impressione strettamente politica: siccome anche il gatto sa che il pagamento anticipato dei servizi a domanda individuale è una fisima ragionieristica di Angelino Monti da San Donato e visto che su questa ossessione di bilancio si è verificato l'ennesimo scivolone della Giunta, pare assodato che il buon Sagramola sia oramai costretto a rincorrere e a soddisfare tutti i capricci di Tini senza neanche un diritto al lamento. Il che significa che abbiamo un Sindaco che non è stato votato dal popolo (Tini) ma solo nominato da un Sindaco eletto (Sagramola) che per questo si è declassato a Vicesindaco (Sagramola) lasciando al non eletto, ma nominato (Tini), la vera carica di primo cittadino. E per questo siamo ben oltre il problema politico, ossia giusto a un passo da un piccolo golpe istituzionale, di cui la rabbia delle mamme ci ha offerto un'ulteriore e forse definitiva testimonianza.
    

16 febbraio 2013

Spacca e il mistero non misterioso della busta anconetana

di Fabrizio Mosc
Quando i bambini della scuola primaria si cimentano con le prime moltiplicazioni complicate - operazioni di vera e propria dannazione infantile - lo sforzo matematico viene compensato con uno strumento non perfetto ma mediamente salvifico: la prova del nove, un piccolo test di verifica del risultato finale della moltiplicazione. In politica, purtroppo, la prova del nove non esiste, perchè tutto è dominato dalle eccezioni e da una sensazione permanente e rassicurante di non replicabilità. Ma ci sono comunque strumenti che surrogano, abbastanza efficacemente, l'assenza di una prova matematica convincente e certa. Si chiamano prove deduttive e funzionano quando sono sostenute da indizi che convergono e rivelano la natura e il senso di una presa di posizione, di un silenzio o di una qualunque altra situazione riconducibile al gioco di segni e segnali che caratterizza la politica. Ieri mi sono ritrovato tra le mani una busta rettangolare, vidimata dal timbro delle Poste Italiane. Una missiva spedita da Ancona. Intestata Consiglio Regionale delle Marche - Assemblea Legislativa delle Marche. Sul retro il timbro del mittente: Gruppo Consiliare GIAN MARIO SPACCA PRESIDENTE, Piazza Cavour 23 - 60121 Ancona. Visto che manca una settimana al voto ho immaginato un contenuto elettorale routinario, di sostegno a questa o a quell'altra lista. Ma un punto interrogativo mi è rimasto appeso in testa visto l'assoluto riserbo del Governatore rispetto alle forze in campo per le elezioni politiche. La domanda a cui dare risposta era molto semplice e seducente: se il Gruppo Consiliare che fa esplicito riferimento a Spacca invia una lettera comprensiva di messaggio elettorale si presume lo faccia con il benestare del Governatore e quindi, a partire da questa sventagliata di buonsenso, diventa possibile metersi a rintracciare e inquadrare interessanti prove deduttive di orientamento politico. Dentro la busta però non c'era nè la tradizionale lettera appello, nè il classico santino, nè il depliant trash, corredato di colori, di logo e slogan, ma soltanto una pagina di giornale ridotta e portata a dimensione di foglio A4. La pagina è del Resto del Carlino del 7 febbraio 2013 e riporta, in alto, un grafico dell'andamento elettorale dei principali partiti nelle Marche e nella metà inferiore una lunga intervista al politologo Francesco Orazi, intitolata "Egemonia Pd alla prova del voto. Il vero pericolo è Beppe Grillo". E' del tutto evidente che posta in questi termini la pagina è tecnicamente misterica, dato che non presenta segni di evidenziazione nè una qualche sottolineatura che possa far intendere, al volo, il messaggio e il senso del contenuto. L'unico riferimento, potentissimo e rivelatore, è solo nella risposta di Francesco Orazi alla domanda sulla valenza locale del voto nazionale, che riporto integralmente perchè contiene una sintesi perfetta di quel che si andava cercando: "In effetti Spacca con il suo Modello Marche è stato il precursore della Lista Monti e credo che il candidato Oreficini sia la sintesi perfetta del progetto del Governatore che ha messo assieme: Modello Marche, Lista Monti-Montezemolo e mondo cattolico progetto Todi-Bagnasco. Ora questo laboratorio va alla prova del voto e si scontra, o meglio, si rapporta con l'egemonia del Pd pesarese che ha voluto candidare ortodossi e fedeli alla linea Bersani-Ucchielli. Il futuro della Regione dipenderà dall'esito di questo braccio di ferro". Abbiamo scoperto l'acqua calda? Può darsi. Ma fino ad ora le scelte di Spacca non erano mai state rivelate e tutto il chiacchiericcio era più che altro il frutto di congetture verosimili e di deduzioni istintive. Mancava la prova deduttiva del disegno e della prospettiva. Adesso c'è perchè, come sempre, si annida più verità in un messaggio elettorale che in un'intera enciclopedia di riflessioni politologiche.
    

14 febbraio 2013

La rivolta delle mamme e lo scandalo delle mense

Gli artefici dello scandalo mense (di Fabrizio Moscè)
Sagramola e Tini sono due furbacchioni matricolati, un Gatto e una Volpe d'antico pelo e di solida tradizione democristiana. E quando scaltrezza, intelligenza e prassi sacrestana convergono in un'unica persona è buona cosa tutelarsi camminando sempre con la schiena bene appoggiata al muro. Il Gatto e la Volpe sulla questione dei pagamenti anticipati per le mense scolastiche quasi sicuramente hanno ragionato così: il mese di febbraio è quello più propizio per far scattare la tagliola perché hanno tutti la testa girata da un'altra parte. Ci sono le elezioni politiche, il toto scommesse su chi saranno i fabrianesi eletti, su chi va a Roma e chi resta al paesello ma senza la poltrona. E poi la gran botta di culo delle dimissioni del Papa, che arrivano a completare il cerchio della distrazione pubblica, con gli occhi della gente puntati Oltretevere e su quel che accadrà alla Chiesa e nel mondo cattolico. Sagramola e Tini si saranno dati di gomito, sogghignando e contando sulla tradizionale mansuetudine dei fabrianesi, che di solito alzano gli occhi rassegnati al cielo pure se gli bombardi la casa e il giardinetto intorno. Ma per una volta la previsione del Gatto e delle Volpe è andata a vuoto perché, senza preavviso e senza demiurghi, è partita l'insurrezione delle mamme. In poche ore, come scrive oggi il Resto del Carlino, sono state raccolte più di duecento firme e per sabato pomeriggio è prevista un'assemblea dei genitori che minacciano pure azioni eclatanti, con tanto di bambini coinvolti. Il Sindaco, da incallito democristiano, è intervenuto per scusarsi di quanto accaduto. Come se il chiedere scusa rendesse più accettabile pagare tre bollettini in dieci giorni trasformando il mese corrente in una vera e propria trincea finanziaria per le famiglie fabrianesi. E poi, come sempre accade, quando le scuse sono fasulle e non si sa dove mettere le mani per coprire la cazzata, si ricorre alla spiegazione tecnica, alla congestione da start up, al caos da stabilizzazione delle procedure. L'azione di protesta delle mamme è un ottimo gancio per trasformare la questione mense in un Vietnam. Non per mettere in difficoltà la Giunta ma per ottenere un obiettivo molto più concreto: bloccare il pagamento anticipato, discutere della possibilità di applicare alle mense scolastiche il criterio dei tagliandi come nel caso del trasporto pubblico locale e avviare un confronto con le famiglie e i cittadini perché non è possibile che i capricci contabili del Ragioniere Angelo Tini e del suo Vicesindaco Sagramola diventino il Golgota di famiglie già devastate dalla disoccupazione e da una permanente tensione finanziaria. Su questo tema misureremo molte vocazioni: quel che resta dell'ispirazione sociale del Pd ma anche i livelli di scoliosi dell'opposizione. Un'opposizione che, se fosse davvero capace di conflitto e di vertenzialità, dovrebbe occupare l'aula consiliare giorno e notte, costituendosi in assemblea permanente aperta ai cittadini e luogo di discussione e proposta di soluzioni accettabili - sia per il Comune che per i cittadini - in materia di finanziamento dei servizi a domanda individuale. Diversamente le famiglie saranno costrette o a subire il diktat  degli amministratori o a ribellarsi all'onere senza modificare lo scenario e ingurgitando nuovo veleno nei confronti di uno Stato sempre più nemico dei suoi cittadini. E' quindi fondamentale fermare l'insensibilità sociale di Tini e Sagramola e il loro rigorismo nutrito di pelo sullo stomaco. E per questi ci sarebbe bisogno anche di un pronunciamento forte e corale dei candidati fabrianesi alle elezioni politiche, perché Parlamento e enti locali non sono entità distinte e separate ma soggetti complementari di una politica al servizio dei cittadini e non ancella di se stessa.
    

13 febbraio 2013

Il Comune e le mense

Oggi ci limitiamo al puro e semplice localismo e ci chiudiamo a corazza tra i quattro cantoni della nostra città, dedicando fiumi di parole al pagamento anticipato delle mense scolastiche. Tre bollettini in dieci giorni sono un'azione di svenamento finanziario delle famiglie, un agguato alle tasche dei fabrianesi perpetrato da un'amministrazione - vale sempre la pena ricordarlo - eletta col voto di un quarto dei cittadini aventi diritto e quindi oggettivamente minoritaria. Ora, il bilancio degli enti locali ha una caratteristica di fondo e cioè che si può spendere soltanto ciò che è stato incassato. E i residui attivi rappresentano, da questo punto di vista, un impedimento all'azione amministrativa. Quindi la scelta dell'amministrazione di procedere al pagamento anticipato dei servizi a domanda individuale, rappresenta un'opzione comprensibile ma che nasce come atto di sudditanza della politica nei confronti dei numeri e del bilancio; un bilancio ridotto a feticcio assoluto in nome del quale far soccombere l'idea che gli enti pubblici siano strutture al servizio dei cittadini e non della propria autoreferenzialità economica e finanziaria. Con questa scelta Sagramola e Tini hanno provato a emulare le gelide contabilità di Mario Monti, determinando un distacco violento tra  i problemi reali dei cittadini e le tecnocrazia dei conti. Sindaco e Vicesindaco si sono dimostrati due tecnocrati de noantri, due improvvisatori sedotti dal rigore della spending review disposti, in nome di questa nuova tendenza modaiola, ad accantonare ogni ispirazione minimamente cristiana o socialdemocratica. Tra l'altro il tentativo ridicolo di giocare ai luterani si configura in un momento in cui è fortissima la polemica dei genitori fabrianesi sulla qualità delle mense e sui costi esorbitanti del servizio rispetto alla soddisfazione dei bambini. Al punto che di recente ci è stato chiesto di compilare un questionario di qualità rispetto al servizio mense che nasceva proprio dalle molte lamentele che provengono dai genitori. Con il Comune che pur di far lievitare il costo dei servizi a domanda individuale si inventa immangiabili menù da stato etico, con il paradosso finale di bambini che saltano il pranzo, arrivano affamati all'ora della merenda pomeridiana e, a catena, magari accantonano pure la cena, determinando una disarticolazione dei pasti rispetto alla quale il Comune dovrebbe risarcire le famiglie invece che battere cassa e tartassarle coi pagamenti anticipati. In realtà la domanda a cui non è mai stata data risposta è sempre la stessa: le mense scolastiche sono al servizio della socializzazione e della didattica o sono una pura e semplice voce di bilancio da rimestare a piacimento? L'assessore Tini e il Sindaco Sagramola avranno il coraggio politico di resocontare dettagliatamente ai genitori fabrianesi sui costi, sulla natura degli approvvigionamenti e sul personale coinvolto nelle mense scolastiche, in modo tale che tutti abbiano la possibilità di comprendere e condividere la congruità degli oneri mensili che ogni famiglia deve sostenere? Oppure glisseranno dicendo che è tutto a bilancio, quando ogni persona di buonsenso sa che il bilancio comunale è un documento per specialisti e quindi oggettivamente incomprensibile e inconsultabile? Mettiamoci l'anima in pace, perché è più facile che venga eletto un Papa nero che avere un Tini che smette di pensare che la propria calcolatrice sia il centro del mondo.
    

12 febbraio 2013

Le dimissioni del Papa e l'oscuramento della politica

Anche chi non è direttamente coinvolto nella vita di fede e nelle pratiche religiose della comunità dei cristiani non può restare indifferente di fronte alle dimissioni di Papa Benedetto XVI. Una decisione che modifica radicalmente una percezione secolare del potere temporale e del fascino nutrito di lontananza esercitato sul mondo dalla Chiesa terrena e costantiniana. L'ultimo dei monarchi assoluti che rassegna le dimissioni è un fatto culturalmente smisurato, così come sfugge alle nostre facoltà di discernimento la portata teologica del Cristo incarnato che rinuncia volontariamente all'incarnazione, senza che a deciderne la tempistica e le forme sia il disegno invisibile e imperscrutabile dello Spirito Santo ma la stessa razionalità umana del Pontefice. Di fronte a eventi che turbano nel profondo la coscienza e gli orientamenti di una comunità di più di un miliardo di fedeli sparisce, con colpo di spugna mediatico e quasi provvidenziale, tutto il pattume politico ed elettorale di queste settimane. La decisione di Benedetto XVI avrà, inevitabilmente, anche profonde conseguenze politiche, perché mette in scena uno strappo che disorienta a prescindere dalle posizioni di fede e restituisce, in tutta la sua pienezza, la sensazione di una crisi di civiltà che dopo si abbatte nel cuore dell'Occidente cristiano ed europeo. Questo clima di spaesamento collettivo, probabilmente, si cristallizzerà anche nelle scelte elettorali degli italiani, perché non è da escludere che una crisi della cristianità cattolica generi incertezze aggiuntive e un senso di disagio generale rispetto agli accadimenti del mondo. Certo è che da qui al 28 febbraio l'attenzione mediatica sarà unanimemente focalizzata sulla Santa Sede, sulle motivazioni ufficiali e ufficiose della scelta di Papa Ratzinger e sulle complesse e articolate strategie di potere da cui scaturiranno gli equilibri, anche geopolitici, del futuro Conclave. E anche il dibattito politico e la campagna elettorale ne risentiranno, visto che il confronto con i grandi temi del potere religioso e temporale spingerà inevitabilmente in direzione di un ricorso meno violento ai decibel e alla sopraffazione dialettica. Anche se qualcuno non ha resistito alla tentazione di scambiare il Conclave per una canzone dei Pitura Freska, con una voglia di dissacrazione spinta fino ai confini del ridicolo. Da cultore del cinismo applicato alle cose mondane ho una sensazione e sfacciatamente la propongo ai lettori: le dimissioni di Ratzinger sono anche uno schiaffo involontario ma sonoro in faccia alla politica, perché essa ne esce totalmente oscurata e ridimensionata da una variabile storica che scompagina molti dei piani politici e che costringerà a un fine campagna tendente al sussurro ragionato e al contrasto pensoso. Perché, come spesso accade, sono proprio gli imprevisti, la fortuna e la sfiga a governare ironicamente la scena. Un vero incanto per i molti, disinibiti e caustici incensatori della dea Ragione.
    

11 febbraio 2013

I nasi turati e le lettere scarlatte

Quelle del 1948 furono le elezioni dell'Apocalisse: scelte di campo e scelte di civiltà, fronti popolari e comitati civici, pane americano e carri armati sovietici, libertà e filo spinato, bandiere rosse e madonne pellegrine. Poi, piano piano, le elezioni politiche hanno, fortunatamente, perduto quel sapore di guerra civile e comunisti e cattolici hanno imparato a rispettarsi, pur nella permanente scaramuccia dei Peppone e dei Don Camillo. Un sussulto di tensione riaffiorò nel 1976 quando il Pci arrivò a un soffio dal sorpasso. Una partita, in realtà, più simbolica che politica  perchè i comunisti - parola di Berlinguer - non avrebbero potuto governare l'Italia neanche col 51%. Oggi siamo di nuovo all'apocalisse ma in forma di farsa, a un quarantotto svuotato in cui non si confrontano visioni teologiche del mondo ma fronti divisi soltanto da un rigurgito di puritanesimo che pretende di ricostruire il rapporto tra politica e morale su basi diverse da quelle che siamo abituati a conoscere da cinquecento anni a questa parte. Ieri su Repubblica Eugenio Scalfari consigliava di vedere il film su Lincoln ricordando come il federalismo americano - uno straordinario ed efficace esperimento di coesione istituzionale - fosse costato qualcosa come seicentomila morti. A dimostrazione che la grande politica e il grande potere sono sempre lastricati di lutti e di pesantissime ragion di stato. Invece nel paese di Machiavelli, ossia dell'uomo che ha separato per sempre la politica dalla morale rimarcandone la reciproca autonomia, ci si dilania, con un linguaggio da guerra civile e una prassi pantofolara, in una diatriba tutta incentrata su onestà e ladrocinio, come già accadde inutilmente nel 1992. E gli italiani, si sa, diventano un po' ridicoli  e un po' pericolosi quando scoprono il puritanesimo luterano, perchè una nazione fondata sulla remissione cattolica dei peccati tende inevitabilmente all'ipocrisia quando immagina di costruire, attraverso la politica e le elezioni, le fondamenta di uno Stato etico capace di emendare il Paese dai suoi storici vizi nazionali. Per adesso, infatti, vediamo solo una gran circolazione di lettere scarlatte, cucite addosso a chi si ostina a utilizzare la ragione per difendere le basi dello stato democratico, che è fondato sulla funzione costituzionale dei partiti politici, dei corpi intermedi e delle assemblee rappresentative. Nel 1976 un liberale a tutto tondo come Indro Montanelli , sideralmente lontano dalle trame democristiane, suggerì a se stesso e ai suoi lettori di turarsi il naso e votare Dc. Come a dire: quel partito fa schifo e puzza di fogna ma è sempre meglio del Pci che, rivendica le sue mani pulite e si appresta a mettere in discussione lo stato liberale. Montanelli era un uomo di grande intelligenza: aveva capito che prima di tutto va difesa la casa comune e che quelli che hanno in testa di abbattere tutto e tutto ricostruire sono essenzialmente eversivi. E parlava del Pci, partito ricchissimo di remore istituzionali e fedelissimo al patto costituzionale e al compromesso democratico. Oggi come allora è necessario turarsi il naso e votare per uno dei partiti del nuovo arco costituzionale. Faranno pure schifo ma almeno non hanno intenzione di sfasciare tutto in nome dell'onestà.
    

10 febbraio 2013

L'ultimo voto ai partiti. Per cambiarli

Ieri ho scritto un post sulla concreta possibilità che il Cinque Stelle coaguli un consenso di opposizione politicamente non spendibile e, quindi, ininfluente per il governo del Paese. Ovviamente nessuno ha colto l'occasione per riflettere su tale questione politica, ma si è preferito seppellirmi di epiteti: pecorone, corrotto, voltagabbana, magnone. Ma l'enigma, pieno di contraddizioni, di una forza politica che chiede consensi per candidarsi a fare soltanto una bella opposizione, resta intatto nei suoi termini fondanti e nei suoi voluminosi punti interrogativi. Pecoroni o non pecoroni. Così come resta intatta la sensazione, sgradevolissima, di un movimento pseudoreligioso e soavemente squadrista che divide il mondo in due: loro, i pieni di grazia e di virtù generosa, e il resto del mondo, lercio di corruzione e loscaggine da redimere con le buone e, se serve, con le cattive. Stabilito questo invalicabile spartiacque politico e culturale tra chi si fa sedurre dalla brodaglia grillesca e chi ne resta illuministicamente immune, va comunque rimarcato, per onestà intellettuale, che l'origine del male non sono Grillo e i suoi zeloti ma i partiti che, col loro comportamento, hanno permesso il fiorire di una reazione luddista e anticostituzionale. La metastasi del partitismo è il risultato di una scelta ideologica che risale al 1992, ossia la libidine trasversale con cui venne salutata la fine dei grandi partiti di massa: quelli basati sulle sezioni, sul primato del partito rispetto agli amministratori, sull'autofinanziamento e la formazione politica come premessa per l'accesso alle cariche pubbliche, su una visione che bandiva il personalismo e la carriera individuale come supremo peccato rispetto alla dimensione comunitaria e collettiva. Ai partiti di massa capaci di offrire identità, governo e appartenenza sono subentrati, col plauso generale dell'informazione e degli intellettuali, i partiti liquidi, ridotti a sommatoria di personalità elettorali, a federazioni di feudatari capaci di raccattare voti e preferenze in una guerra interna all'ultimo sangue. Quelli che abbiamo di fronte oggi non sono partiti politici ma gusci vuoti che hanno delegittimato il ruolo fondamentale dei partiti, sancito dal patto costituzionale. In Europa non esiste Paese che non sia governato dai partiti politici, a partire dalla Germania, col suo grande Partito Socialdemocratico e la sua potente Democrazia Cristiana. La questione fondamentale è quindi la riforma dei partiti politici italiani e non certo la loro distruzione da parte di un movimento che non concepisce mediazioni e compromessi e si muove con la gretta ignoranza di una falange macedone. Per riformare una qualsiasi organizzazione è necessario motivarne la struttura perchè un'organizzazione dissanguata e debole tende inevitabilmente all'estinzione. Per attivare un processo di riforma dei partiti è quindi necessario motivarli attraverso il voto. All'Italia servono un forte partito di destra, un forte partito di sinistra e un consistente partito di centro. Il primo passo dovrebbe essere una grande coalizione guidata dal leader del partito che prenderà più voti per fare riforme che non possono essere soltanto economiche. La prima è fare una legge elettorale alla tedesca, capace di dare forza e rappresentatività allo schema tripolare. Quindi una riforma attuativa relativa dell'articolo della Costituzione che fa riferimento ai meccanismi di funzionamento e di democrazia interna dei partiti, che privilegi la ricostituzione dei partiti di massa fondati sui militanti e non sugli eletti di cui va sancito il vincolo di mandato; quindi una legge attuativa sulla rappresentanza sindacale e una di severa regolamentazione del finanziamento pubblico ai partiti, che va normato ma non abolito per evitare una democrazia fondata sulla capacità di spesa dei candidati. Si tratta di riforme minime che non possono essere certamente disegnate da chi mira alla dissoluzione del sistema dei partiti ma soltanto da una grande coalizione capace di rappresentare le esigenze di larga parte del popolo italiano. Per questo da uomo di partito - ossia convinto che non ci sia politica possibile senza partiti politici - credo che il voto davvero utile sia quello dato a una delle tre grandi forze del nuovo arco costituzionale. L'ultima chance per un cambiamento vero. Il resto, dal mio modestissimo e ininfluente punto di vista, è soltanto lagna, piagnisteo e caciara.
    

9 febbraio 2013

Tra Beppe Grillo e Tina Cipollari


Gianni Sperti e Tina Cipollari

Facciamo conto che Grillo, a queste elezioni, prenda il 20% dei voti. E dico Grillo a ragion veduta perchè il Movimento 5 Stelle senza il suo comico carismatico non sarebbe altro che una federazione di liste civiche locali volenterose ma isolate. Col 20% si diventa quella che, la politologia, definisce una minoranza di massa. Una minoranza di massa particolare però, perchè nello specifico essa si propone come alternativa al sistema dei partiti di cui pronostica e auspica la sparizione, dimenticando che la loro funzione è sancita dalla Costituzione e costituisce un architrave fondamentale della democrazia repubblicana. In questo modo Grillo, consapevolemente, si condanna alla solitudine di chi vive dentro un sistema con l'obiettivo di minarlo. Che significa essere isolati in politica? Semplicemente che più voti prendi più diventi ininfluente, perchè il sistema si coalizza necessariamente per arginare i rischi e proteggere i suoi cittadini da avanzate nutrite di slogan e di pretese totalitarie. Accadde al Pci nel 1976 e sarebbe il caso che gli italiani, ogni tanto, consultassero pure qualche libro di storia oltre che i sondaggi e l'oroscopo quotidiano. Morale della favola: Grillo non vuole allearsi con nessuno ma, di contro, nessuno vuole stare con lui e, anzi, è proprio questo il dato politico decisivo e rilevante. Ragion per cui non basta prendere molti voti per essere sdoganati e non bastano le piazze piene, usate come clave mediatiche, perchè non fanno altro che scatenare reazioni contrarie di idiosincrasia e repulsione. L'effetto politico dell'isolamento è dirompente: il Movimento 5 Stelle - per come è nato, per come è guidato e per lo zelo biblico-testimoniale dei suoi militanti - è condannato a stare all'opposizione e a restarci a  lungo. E questo lo sanno benissimo gli stessi militanti del Movimento che, non a caso, per trovare voti sono costretti a promettere palingenesi che non ci saranno, rivoluzioni radicali in parola e cambiamenti che nessuna forza politica può minimamente immaginare di promuovere e far passare dall'opposizione. Concretamente, quindi, l'elettore che il 24 febbraio voterà per il Movimento Cinque Stelle esprimerà un consenso utile al rilancio del Paese quanto Gianni Sperti e Tina Cipollari risultano utili alle scelte dei tronisti in Uomini e Donne. L'unico prodotto concreto di questa opzione velleitaria sarà un piccolo o grande esercito di grillini eletti in Parlamento; ricattabili perchè Grillo li ha condannati a fare i parlamentari con stipendi da fame e in nome di una battaglia simbolica per il pauperismo del parlamentare di cui i grillini sono i primi a sorridere e a dubitare. E questo li renderà naturalmente sensibili alle mille sirene romane, oltre che politicamente ed economicamente predisposti a tradire appena se ne presenterà l'occasione. C'è un postulato che è sempre bene ricordare e cioè che più uno veste i panni dell'estremista purissimo più è facile che tradisca. E non è un caso, ma una metafora perenne, che l'irriducibile Giuda Iscariota  venda Cristo ai romani perchè ritiene Cristo stesso troppo tenero coi romani. E Grillo, di fronte alle secessioni e ai tradimenti, comincerà a fare quel che sa fare con indubbia maestria: epurare. Epurare fin quando il Movimento sarà popolato solo di fedeli esecutori. E sinceramente, alla luce di questo, si fa fatica a concepire il grillismo come alternativa politica praticabile. L'unica spiegazione è soltanto il livello penoso a cui sono ridotti i partiti politici. Ma di questo parleremo domani.
    

8 febbraio 2013

Le scelte elettorali tra plance e pertugi

Sulle plance elettorali sono comparsi i primi manifesti di propaganda politica. Roba di poco conto, a dire il vero. Progettata e immaginata senza passione. A tirar via. Con quell'assenza di cura e dettaglio che sempre si annida nelle cose che nascono dall'obbligo, dalla routine, dal "così fan tutti". C'è il manifesto "per farsi conoscere" di Rivoluzione Civile, col simbolo smisuratamente grande e la fastidiosa stilizzazione del Quarto Stato di Pellizza da Volpedo; c'è il puro e semplice brand della Lista Civica per Monti, scarno, anemico e sbiancante; oppure il manifesto della Lega che annuncia di voler lasciare al Nord il 75% delle tasse, dimenticando che siamo nel Centro Italia: carta che viene da fuori, buttata lì con quello slogan che è più una minaccia che un efficace richiamo all'opportunismo materiale delle genti. E poi c'è il manifesto del 5 Stelle, con la scelta cromatica di giallo e di nero, di api operose, di alveari organizzatissimi, presuntuosi ed etici. E poi la faccia sorridente di Silvetti, costretto a farsi riconoscere e vedere per prendere qualche voto in più, visto che per il Fli si suppongono percentuali da prefisso telefonico. E tra le poche facce anche quella di Casoli, sparata qui e dappertutto, sperando che un sorriso spinto e amichevole possa dare un qualche apporto alla rimonta, tutta in salita quasi dolomitica, a cui lo ha costretto il gioco machiavellico dell'Uomo di Appignano, al secolo Remigio Ceroni. Brutto e dimesso  - aggettivi frutto di tradizionale inimicizia tra grafica e democristianità - anche il manifesto dell'Udc, col solito mix di azzurro carta da zucchero e di rosso, che richiama lo scudo crociato e un vago sapore di sagra. Insomma, se il richiamo al voto dovesse provenirci dall'impatto delle plance e dei lenzuoli, avremmo già optato in massa per l'astensione. Ma c'è da dire che il manifesto è, oramai, un reperto del passato, uno strumento a basso valore aggiunto che ha consumato qualsivoglia capacità di mobilitazione e suggestione. Meglio, molto meglio, sbaciucchiare un cane o slinguazzare un gatto. Fatto sta che siamo all'8 di febbraio. Mancano sedici giorni al voto, tutto tace e chi vive si dà pace. Ma più passano i giorni più è forte la sensazione di un rivolgimento, di una scompaginata a tutto tondo che arriverà fino alle remote contrade d'entroterra. Cresce, giorno dopo giorno, una sensazione via via più nitida e cioè che sia sparita di scena ogni cognizione della posta in gioco. Ovunque e dappertutto. La sfida vera non è sorteggiare tra Bersani, Monti o Berlusconi ma l'urto violento e definitivo tra la Repubblica dei Partiti e l'Antipolitica, il profilo greco del cozzo tra il nuovo arco costituzionale delle forze di sistema e l'orda ordinatissima del "mandiamoli tutti a casa". Per questo sarebbe il caso di cambiare segno ai sondaggi, aggregando le percentuale di tutte le forze di sistema e rilevando, giorno dopo giorno, l'erodersi  del consenso a un'idea di politica. Quella legata ai meccanismi della rappresentanza democratica, alla funzione chiave delle pratiche di mediazione, al ruolo dei corpi intermedi e delle parti sociali e a una cultura fondata sulla complessità piuttosto sulla semplificazione spinta del dire e del fare. Si tratta di un passo obbligato che vale anche per Fabriano. Anche da noi l'area della politica tradizionale è ridotta a spazio senza passioni, dominato da trasformisti e da pupazzi che hanno ridotto tutto alla temperatura e agli agi del proprio culo. Gli uomini e le donne di partito, quelli che sono tali per appartenenza o soltanto per cultura, si trovano davanti a una scelta drammatica: riformare un'idea della politica e della partecipazione attraverso la forma partito - che oggi è incarnata da uomini persi e mediocri - senza cadere nella tentazione di passare per un'azione propedeutica di tabula rasa. Un passaggio strettissimo, un pertugio da spalle strette, in cui è più incagliarsi che proseguire con agilità: Ma l'unico possibile e dotati di ragione cartesiana in questa fase difficile di grida manzoniane e assalti ai forni.
    

6 febbraio 2013

L'Italia giusta e la mossa del bradipo

In questi giorni, inseguendo la cronaca politica, si ha quasi l'impressione di essere alla vigilia di una sorta di anno mille. Forze politiche che dicono di voler cambiare la storia, politici che si dichiarano riformatori candidi e siderali, piazze che trasudano di tzunami, vecchi governanti che promettono la restituzione della refurtiva, stravecchi che prediligono, assai più responsabilmente, la reiterazione del furto. Circola, insomma, l'infondato ma pervasivo sentore di un cambio epocale che legittima fraseggi incontrollati e toni da Gerusalemme liberata. Giusto per non restare fuori da questa rumorosa sovversione verbale ho deciso di riesumare dalla cantina della storia - creando una pagina apposita su Facebook (Commissione Centrale di Controllo) - il vecchio armamentario linguistico dello stalinismo. Già perché, rivoluzione per rivoluzione, è sempre meglio l'usato sicuro che il claudicante nuovismo dei nostri tempi. Tra tinte così tante e fosche, possenti rumori di sciabole e parole che sono pietre, spicca, come sempre, l'Italia giusta del Pd coi suoi silenzi ovattati, i suoi inespressivi colaninni e i perfettissimi civati. Un'Italia giusta che, a Fabriano, diventa giustissima e si connota di una peculiarità aggiuntiva, un'indole che, coerentemente, si somma al silenzio e la si potrebbe definire "scatto del bradipo". Evocare lo scatto del bradipo costituisce un ossimoro assoluto, vista la lentezza quasi ammaliante del noto animaletto. A meno che, come direbbero alla Commissione Centrale di Controllo, nel Partito non ci sia un sabotatore armato di macchina fotografica che fa dell'ossimoro un dato di realtà, un nemico del popolo ignaro del danno arrecato alla causa con i suoi scatti sbattuti sui social network. Il sabotatore, nello specifico, si chiama Quinto Balducci ed è consigliere comunale del Pd. Che cosa ha fatto l'ottimo e gentilissimo Quinto? Ha documentato, attraverso le foto, l'iniziativa elettorale del Pd con le candidate al Senato Camilla Fabbri e Silvana Amati. Per cui è stato visivamente consegnato ai posteri il fatale paradosso di un partito fabrianese che si è guardato bene dal gettare nella mischia delle primarie un qualche suo candidato e che oggi, per primo, organizza iniziative a sostegno di candidate d'importazione che dopo le elezioni non si faranno più vedere a Fabriano manco sotto promessa di imminente beatificazione. All'iniziativa, oltre alla due candidate, hanno partecipato la segretaria lungamente in pectore Graziella Monacelli e il Sindaco Sagramola, che da quando ha deciso di mettere le mani sul Pd è praticamente diventato come il pomodoro e lo si incontra dappertutto: rinfrancato, motivato e sorridente. E questo è documentato da un primo set di foto balducciane. Ma è nel secondo gruppo di foto che si ritrova l'ossimoro e lo scatto del bradipo, perché l'ottimo Balducci - che evidentemente non si è formato col precetto prudenziale dello stalinismo - regala agli osservatori una vista sulla platea dei cittadini partecipanti. E sono foto da cui si evince un'agghiacciante narrazione visiva del crepuscolo piddino: una militanza annoiata, stanca e numericamente scarsa, con l'aggravante di una partecipazione ridotta sempre alle stesse persone, più simili a una claque che a una platea sinceramente interessata e coinvolta. Dal che si deduce un partito senza cuore, bello senz'anima, inaridito dal potere e da un buonsenso pragmatico che ha destrutturato ogni passione e ogni voglia di esserci. Ma diversamente da quel che pensano i faziosi che sospettano preconcetti, trattasi di constatazione amara perché la forma di bradipo assunta dal Pd non è altro che l'espressione metaforica del rincoglionimento cittadino. Una città triste non può che esprimere una politica esangue e partiti in forma di bradipo, visto che è sempre la struttura a generare la sovrastruttura. Ma la spiegazione più che consolare deprime perché per immaginare una via di fuga è necessario pensare sempre a una città oppressa dalla politica e non a una politica che è solo lo specchio fedele della città. Ed è la differenza sostanziale che intercorre tra gli occhi del realista e le effusioni dei pataccari.
    

5 febbraio 2013

Suggerimenti per un'intervista corale ai candidati

Tanto per cominciare vi aggiorno sulle interviste ai candidati alle elezioni politiche. Fino ad ora hanno dato la loro disponibilità, in ordine di adesione, Marco Ottaviani dell'Udc, Francesco Casoli del Pdl, Serena Fucksia, Patrizia Terzoni, Gabriele Santarelli e Cristiano Pascucci del Movimento 5 Stelle, Maria Paola Merloni della Lista Civica per Monti e Mario Paglialunga del Centro Democratico. Nessun segnale invece dagli esponenti del PCL, della Lega Nord e della Lista di Magdi Allam. Attendiamo fiduciosi, in nome di un pluralismo a tutto tondo, anche se le attuali adesioni rappresentano il core business del voto politico a Fabriano, con l'eccezione del Pd, primo partito ma senza un candidato locale per cui battersi e fare campagna elettorale. Qualche giorno fa un lettore anonimo ha postato una richiesta e cioè quella di utilizzare lo spazio riservato ai commenti per formulare domande e suggerimenti da utilizzare nelle singole interviste a candidati. Penso possa essere una buona idea e per questo vi chiedo di lasciare commenti che contengano le domande che vi piacerebbe sottoporre ai candidati o che ritenete utili per comprenderne profilo, credibilità e intenzioni. Da questo punto di vista, per riuscire in un'operazione mirata e personalizzata vi pregherei di indicare non solo la domanda  ma anche il candidato a cui dovrebbe essere rivolta. Le formulazioni più interessanti verranno recepite nella singola  intervista, che contemplerà dieci domande per ciascun candidato. Insomma, prove tecniche di lavoro corale.
    

4 febbraio 2013

L'ira accorta di Sagramola, riformista e muratore

E' stato un weekend lungo e intenso quello del Sindaco Sagramola. Un fine settimana cominciato sabato mattina alla stazione di Albacina, per partecipare alla commemorazione del famoso assalto al treno, l'atto resistenziale più eclatante avvenuto nel nostro territorio. Per proseguire a Jesi con un pranzo di partito assieme a Enrico Letta, il capocorrente del Sindaco, di cui su Facebook ci sono foto che certificano confidenza e vicinanza. E per finire la messa di domenica mattina in diretta Rai nella Chiesa di San Biagio. Insomma una tre giorni intensa, che il Sindaco ha voluto concludere con un inatteso domenicale pirico, un fuoco d'artificio pubblicato su Facebook che riporto integralmente: "Basta con lo Stato incapace, "noi siamo puri e migliori" !!! Prima venne Craxi, promesse e adunate, poi venne la lega, promesse e adunate, poi venne Berlusconi, promesse e adunate, ancora oggi tante promesse e adunate ... Chiunque con un martello è capace di rompere un muro, per ricostruirlo ci vuole un muratore di esperienza, capace, pratico e concreto.". Si tratta, come è evidente, di un'allusione abbastanza esplicita a partiti politici di nuovo conio che usano la piazza per dare una spallata alla "repubblica dei partiti" e di cui Sagramola intravede una sorta di "mussolinismo originario" in un continuum che, partendo da Craxi giunge fino a Berlusconi e alla Lega. Si tratta di un punto di vista storicamente opinabile perchè il leaderismo craxiano non si basò mai sulle adunate e sulle piazze ma su un'idea presidenzialista della Grande Riforma istituzionale da lui sostenuta tra la fine degli anni settanta e l'inizio degli anni '80. In più c'è da dire che Sagramola, coerentemente con il suo sentire cattocomunista, omette di estendere il binomio promesse/adunate ai due grandi attori della prima Repubblica, ossia la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista che, nonostante le loro molte differenze mitologiche, esprimevano una medesima concezione del potere e della politica: clericale, verticistica e dogmatica. Ma, a dire il vero, non sono i fondamenti e i rimandi storici a rendere interessanti le parole di Sagramola. L'elemento cruciale è un'altro e cioè che il Sindaco ha abbandonato volontariamente i paramenti e le prudenze istituzionali per prodigarsi in una vera e propria dichiarazione di guerra politica. Perchè tanto inatteso zelo? Si è forse voluto togliere qualche generico sassolino dalle scarpe? Lo ha, per caso, consigliato l'on.Enrico Letta, come preludio di un'OPA del Sindaco sul Pd locale? Non sono in pochi a raccontare di un Sagramola che, dopo lo schiaffo sulle unioni civili, ha cominciato a interrogarsi sulle proprie truppe e a pensare di mettere le mani su un Pd che, a Fabriano, è letteralmente evaporato e che, pertanto, risulta abbastanza facile da espugnare. Prendere il Pd significa, infatti, prendersi anche il gruppo consiliare e garantirsi quindi dal rischio di voltafaccia e di voti contrari alle scelte del Sindaco. E quale modo migliore per aprire una vertenza interna se non narrarsi come argine costruttivo rispetto al martello entropico degli antisistema? In questo modo Sagramola lancia un segnale chiaro: proporsi come aggregatore di un consenso di sistema ampio proprio mentre i partiti tacciono e si fanno prendere a schiaffi dai nuovi epuratori. Una mossa politicamente abile. Che costringerà anche il Pd a prendere posizione. Perchè una volta corre il cane e una volta la lepre. Chapeau.
    

3 febbraio 2013

Cappuccetto Nero e il sopraggiungere dell'Orda

Spacca è una delle figure più complesse ed enigmatiche della politica locale. Non tanto per il ruolo di Governatore in sè, che lo colloca oggettivamente al centro della scena, quanto per il modo leonardesco, ovvero misterioso, in cui interpreta le sue funzioni di sovrano delle Marche. Mi colpì molto, giusto qualche mese fa, una reazione scomposta che Spacca ebbe a Fabriano, nel corso di un dibattito sulle centrali a biogas. Perchè quando un politico puro quale lui è, interamente dedito alla ragion di stato e al disegno personale, fa uscire il cuore e la rabbia genera delusione e tendo a pensare che la necessaria indifferenza del potere sia solo uno strato duro ma sottile, sotto il quale cova e ribolle un magma incontrollato di emozioni pronte ad aprirsi un varco. E le emozioni in politica, si sa, sono dannose quanto l'aridità in amore e il disordine nei libri contabili. Ma quello fu l'ultimo sgaggio spacchiano, una pulsione senza lume da cui emendarsi, perchè da quel momento il Governatore, sia consentito l'ossimoro, è salito nei fondali della manovra accorta, della politica olfattiva, dell'esserci prepotentemente ma senza farsi vedere, colonizzando lo spazio non attraverso la carne ma tramite l'ombra. Il Governatore ha glissato tra Renzi e Bersani, ha abbozzato di fronte alla carneficina dei suoi uomini alle primarie del Pd, ha trasformato il partito fabrianese in un refettorio abbaziale, ha marcato le distanze dallo scontro al ribasso della campagna elettorale, si è chiamato fuori dalle polemiche che hanno accompagnato la migrazione della Merloni nel campo montiano. E come sempre accade tutti si sono immersi in una trilogia di interrogativi, classica di quando si richiama chi, per natura e ruolo, assurge alla funzione del convitato di pietra: cosa fa Spacca, che ha in mente Spacca, chi appoggia Spacca? Alla fine il gioco è abbastanza semplice: Spacca sa che prendere le distanze dall'arena politica ne accresce il profilo istituzionale, lo connota come "servitore delle autonomie regionali", lo qualifica come "riserva repubblicana" a cui ricorrere quando i nuovi equilibri richiederanno figure anfibie, soggetti capaci di agilità istituzionale, intuito politico e virtuosismi tecnici. E per costruire questo nuovo profilo - uno e trino - occorre scolpire il marmo in anticipo perchè, ricorda la saggeza popolare, chi si avvia per tempo mangia quando è ora. Ecco allora che Spacca ha cominciato a frequentare assiduamente i social network, a informare in tempo reale sui recenti successi dell'Aeroporto Raffaello Sanzio, che doveva essere declassato e invece entra tra i big; a pubblicare la sua foto sotto il Palazzo Ducale di Urbino, totalmente innevato, scherzando delicatamente con una commentatrice che lo chiama Cappuccetto Nero; a lanciarsi in un rimando quasi mesto e nostalgico a Don Milani, come se Don Milani non rappresentasse esattamente il contrario del suo pensiero e della sua prassi, più consoni al cattolicesimo di potere e alla lezione di Ignazio da Loyola che non allo scorbutico e asfittico idealismo del Prete di Barbiana; a ricordare ai marchigiani la nomina a Presidente dell'Intergruppo Adriatico-Ionico del Comitato delle Regioni d'Europa, in un progetto dal vago sentore di etnofederalismo. Ma a che prelude tanto movimentismo mediatico, seppur addolcito da note meditative e personali? Non è dato sapersi e, in fondo, va bene così. Perchè in tempi in cui il politicamente corretto esige banalissime trasparenze - case di vetro aperte a tutti e spifferi d'aria che danno benessere invece che torcicollo - scrutare le mosse di un politico d'antico pelo cattolico, ossia consapevole che non c'è chiesa senza preponderanza di tattica e doppiezza, aiuta a comprendere non solo lo spirito dei tempi ma anche le mille linee di fuga e di resistenza di una classe dirigente storica innanzi al sopraggiungere dell'orda.
    

2 febbraio 2013

L'incognita del Senato e lo gnommero gaddiano

Il commissario molisano Ciccio Ingravallo, quello del Pasticciaccio gaddiano, probabilmente lo avrebbe catologato come gnommero. Per dire di una situazione elettorale ingarbugliata, che oramai si complica giorno dopo giorno e sondaggio dopo sondaggio, restituendo una sensazione di stabilità e e un quadro di certezze pari a quelle di chi si gioca il cielo a dadi. Gli ultimi sondaggi relativi alle Marche, tanto per evidenziare il saliscendi, segnalano un'impennata dei grillini, che vengono dati tra il 13 e il 15%. In parallelo si parla di un centrodestra al 24% e della Lista Civica per Monti attestata attorno al 9/10%. Purtroppo il dato aggregato dell'area di centrodestra impedisce di cogliere con precisione il valore attribuito al Pdl che, a spanne, dovrebbe essere di qualche decimale sopra il 20%. Una fattispecie, questa, che potrebbe dare vita a un clamoroso colpo di scena nel voto del Senato. Fino ad ora, infatti, ci siamo tutti baloccati attorno a un postulato e a un risultato variabile. Il postulato era l'elezione sicura di Maria Paola Merloni, mentre il risultato variabile era rappresentato dalla fisarmonica del rapporto - declinato sul metodo D'Hondt -tra Pdl e % Stelle, ossia tra Francesco Casoli e Serena Fucksia. Con questi sondaggi c'è la possibilità concreta che, tra i tre fabrianesi papabili, sia Maria Paola Merloni a restare fuori da Palazzo Madama. Il che significa che non è più così remoto e impossibile un corpo a corpo tra i due industriali fabrianesi, con implicazioni formali e di sostanza che non sfuggirebbero neanche al più sprovveduto degli osservatori. Infatti, nonostante gli attestati di reciproca stima e l'impegno a tenere separate militanza politica e attività d'impresa, una campagna elettorale che veda Casoli e Merloni l'un contro l'altro armati si configurerebbe - a prescindere dalla volontà e dalle intenzioni dei contendenti - come lo scontro tra due gruppi industriali. Fino ad ora questo conflitto è stato sublimato nelle elezioni comunali, seguendo una logica di pacifica convivenza improntata a un pragmatico realismo: evitare sempre il faccia a faccia diretto, limitandosi ad attivare lo scorno soltanto di riflesso e per l'interposta persona dei candidati a Sindaco. Un po' come facevano, un tempo, Stati Uniti e Unione Sovietica, che evitavano il baratro nucleare scontrandosi solo nei cosiddetti conflitti a bassa intensità: in Argentina, in Cile e nei cosiddetti paesi del Terzo Mondo. Ma la democrazia e il gioco elettorale non rispondono a criteri geopolitici e non è raro, proprio come in questo caso, ritrovare tra gli ingranaggi pure qualche inedito contrappasso. E siccome la lotta politica non è un ballo delle debuttanti, è possibile che anche a Fabriano divampi il conflitto politico tra i due industriali. Il che, forse, non sarebbe un gran vantaggio per una comunità già abbastanza provata e divisa, ma sicuramente un motivo di straordinario interesse in un'ottica di risveglio della partecipazione politica dei fabrianesi. Certo è che - vista dal ventre della città del fabbro - la più noiosa, prevedibile e scontata delle campagne elettorali rischia di volgere in tempesta, in una scoppiettante disfida da cui speriamo di ricavare, come comunità e come cittadini, una carta in più da giocare e qualche osso rotto in meno da ricalcificare.
    

1 febbraio 2013

Galli: con gli operai della Best...pure se occupano

In attesa di avere un quadro preciso dei candidati fabrianesi alle politiche che verranno intervistati da questo blog, ho fatto un salto dall'Assessore alle Politiche del Lavoro Giuseppe Galli che ultimamente - a parte la notizia dichiaratamente stakanovista sui 5000 incontrì coi disoccupati e cassintegrati fabrianesi - mi era sembrato un po' in ombra rispetto allo scoppiettante esordio estivo, culminato nell'operazione Expo. Galli mi ha ricevuto nel suo studio professionale, un garbuglio postmoderno di stanze e di spazi che si compongono e si scompongono a seconda delle esigenze e del momento. E tutto intorno un senso dell'ordine che colpisce immediatamente l'occhio entropico dell'intervistatore: archiviazione impeccabile, scrivanie ordinate, armadi che restituiscono una vera e propria geometria della cose. Abbiamo chiacchierato per più di un'ora e quel che segue è il risultato di questa lunga conversazione.

Assessore Galli ci dedichiamo al semiserio o facciamo una cosa solenne?
A me piace molto una politica che sa ridere di se stessa. Anche se mi rendo conto che è tutt'altro che facile e che spesso c'è bisogno di prudenza e moderazione. Io sono un passionale e so bene che passione e politica hanno un rapporto complicato. Tanto più in un momento come questo in cui il dramma vero è quello del lavoro e che, quindi, c'è bisogno di grande lucidità e razionalità.

A che punto siamo coi 5000 incontri coi disoccupati e i cassintegrati?
La stampa ha enfatizzato molto le mie dichiarazioni. Il punto cardine in realtà è un altro e cioè capire se in chi incontro esiste la volontà di rimboccarsi le maniche e di fare qualcosa. Per esempio se c'è una vocazione all'autoimprenditorialità di chi ha perso il posto di lavoro e cosa può fare il Comune per facilitare e sostenere gli eventuali progetti di nuove imprese. Anche a partire dalle risorse messe a disposizione dall'Accordo di programma

Assessore, a dire il vero l'Accordo di Programma sembra più confuso che risolutivo....
L'Accordo contiene molte misure che vanno a sommarsi ad iniziative provinciali come il Crea Imprese e a misure statali ed europee. Le difficoltà ci sono e sono di natura applicativa. E in questa fase occorre davvero essere più tecnici e meno politici. Al Comune spetta un ruolo di informazione e coordinamento e, in questo senso, mi piacerebbe sapere da Regione e Invitalia modalità e tempistica dei progetti. C'è una questione su cui mi sto battendo: se decolla un progetto di autoimprenditorialità del cassintegrato dobbiamo garantire il TFR, tutta l'anticipazione CIGS e 12 mesi di mobilità perchè altrimenti al rischio d'impresa si sommerebbe anche la perdita degli ammortizzatori sociali. E sto lavorando anche per garantire l'anticipo di tutta la mobilità riconosciuta perchè diversamente gli ultracinquantenni interessati all'autoimprenditorialità perderebbero due anni di mobilità e questo potrebbe dissuaderli dal compiere questa scelta. Considera che stiamo già lavorando su quattro progetti di autoimprenditorialità.

Nell'Accordo di Programma sembrano prevalere misure di sostegno all'acquisizione di immobilizzazioni materiali (macchinari, capannoni ecc). Non è un limite strutturale?
Si è vero ma il punto chiave è che dobbiamo fare tutti insieme un grande sforzo di condivisione dei progetti declinandoli sulle misure individuate. La mia idea è quella di fare massa critica tra istituzioni, parti sociali e associazioni di categoria per intervenire sui colli di bottiglia delle iniziative progettuali. Quando un progetto si blocca dobbiamo intervenire coralmente per rimuovere gli ostacoli. E' questo il nostro compito. Adesso poi dobbiamo capire quando Invitalia darà il via libera alle singole proposte.

Cosa pensi della vertenza Best?
Mi pare che le organizzazioni sindacali stiano gestendo bene e con impegno questa difficlle vertenza. Il punto di forza sarà non mollare e pretendere il rispetto di accordi che sono stati già presi in precedenza tra azienda e organizzazioni sindacali.

E in caso di occupazione della fabbrica?
In quel caso esprimerei la mia assoluta solidarietà ai lavoratori.

Anche se ciò dovesse crearti un problema con la Cisl, restia per cultura sindacale a certe forme di lotta?
Nessun problema con la Cisl che ha a cuore quanto me e quanto noi tutti il rischio di dover fare i conti con lavoratori senza futuro. E, ovviamente, non entro nel merito della trattativa sindacale. Perchè non mi compete e perchè ricade nello spazio di autonomia delle parti sociali.

L'Udc condivide il tuo punto di vista?
Si, il partito è assolutamente unito e consapevole del ruolo e della centralità del lavoro per migliorare la situazione del nostro territorio. Come assessore alle Politiche del Lavoro cerco di fare la mia parte dedicandomi per il 99% all'attività propositiva e per l'1% all'attività amministrativa dell'assessorato. E' una innovazione che considero necessaria.

Ma l'Udc non ha una responsabilità storica sulla crisi Ardo?
Non credo che quando accaduto sia responsabilità dell'Udc ma di un profondo mutamente economico e sociale conseguente alla fine del ciclo espansivo del monoprodotto. Si sono sommate una crisi italiana e una crisi del distretto, cioè variabili difficili da controllare e governare. Alla politica tendo, invece, a dare una responsabilità collettiva perchè nessuno ha capito fino in fondo l'origine della crisi e quello che avrebbe comportato.

Quindi, a tuo parere, un manager influente come Viventi è stato vittima della situazione esterna...
Ritengo di si e ti dico il perchè. Viventi non aveva potere decisionale in merito alla strategia industriale del gruppo nel momento in cui si è determinata la crisi. E devo dire che quando il CdA votò per l'accesso ai benefici della Legge Marzano Viventi fu determinante affinchè si aprisse quel tipo di procedura. La Marzano, non dimentichiamocelo, ci consente di avere una crisi gestibile in un arco di diversi anni. In caso di fallimento la situazione, invece, sarebbe stata assai più drammatica di quella attuale.

A proposito di Ardo. A che prelude la nomina di un altro perito del Tribubale di Ancona per la valutazione della vendita?
Non prelude a nulla. Semplicemente il Tribunale ha bisogno di ulteriori elementi di approfondimento e di conoscenza.

Qualcuno parla di speculazione immobiliare...
Non credo e spero davvero che il Piano Industriale della JP decolli.

Esiste un Piano Industriale della JP?
Ho parlato direttamente con Porcarelli e devo dire che non si è sottratto al confronto anche su questo tema

Il tuo esordio come Assessore è segnato dall'esperienza Expo. L'ultima edizione è stata una bolla di sapone o ci sarà un seguito?
Sono partiti i preparativi. Il format e' quello della passata edizione. Puntiamo a rendere la manifestazione un evento economico, culturale, turistico ed ho in mente di incentivare il marketing dell'evento. Ho già incontrato tutte le associazioni di categoria e l'idea può essere quella di sostenere la creazione di una società tutta privata che curi la vendita dell'evento, metta in rete i migliori artigiani e proposte del territorio per la vendita dei prodotti con il top dell'attività in occasione dell'expo. Avanzerò la proposta che siano destinati fondi del fondo di solidarietà proprio per lo sviluppo di questa iniziativa e pertanto per lo sviluppo economico. L'ipotesi prevede che l'evento occupi tutto il centro storico, con il coinvolgimento di tutti i nostri musei, dei commercianti, dei ristoranti e bar del centro medesimo. Il marketing dovrà essere il valore aggiunto per attirare Buyer ed operatori economici.

Torniamo alla politica. Ottaviani farà l'accordo con te per il golpe nell'Udc oppure è solo il nostro uomo a L'Avana?
Nell'Udc c'è una componente radicata. Poi una anagraficamente più giovane ma meno radicata. E infine c'è Ottaviani che credo abbia compreso da tempo che l'Udc è la sua casa politica. Marco rappresenta una cerniera: il padre è una figura storica della prima componente e lui ha doti politiche e culturali proprie, oltre a un'elevata cultura. Per questo può essere una figura che unisce. Non serve il golpe ma rinnovare tutti insieme l'Udc per rinnovare la città.

E' vero che Sagramola ti ha messo da parte o è solo una cattiveria di Palazzo?
E' una cattiveria di Palazzo perchè Sagramola non ha mai posto limiti alla mia azione. Io sono un tipo che se non è d'accordo lealmente lo dice. Come ho fatto con la questione dell'IMU di cui ho contestao il metodo adottato. Serve condivisione e quando c'è qualche tensione basta chiarirsi per fare tutti un passo avanti.

Che ne pensi di Mario Monti?
Mi riconosco nell'area montiana perchè parto dal principio che servano meno slogan e più azioni dirette. Credo che la politica debba riscoprire tre parole chiave: etica, moralità e rigore.

Beh questo lo dice pure il Cinque Stelle però....sei un po' grillino anche tu?
Comprendo le ragioni e i motivi per cui è nato il Movimento di Grillo ma presenta caratteristiche che non sono compatibili con una cultura di governo. E la cultura di governo per me è l'elemento di valutazione più importante.

Chi saranno secondo te i fabrianesi eletti?
Sicuramente Maria Paola Merloni e la Fucksia, che raccoglierà i frutti del malessere che circonda la politica. Ma penso che Casoli farà di tutto per essere eletto, anche se troverà grosse difficoltà.

L'anello Sintagma è consegnato al mito come l'Anello dei Nibelunghi?
Qui ci sono in ballo tre deleghe: viabilità e polizia urbana, ossia Paglialunga che interviene su questioni che riguardano la quotidianità; poi c'è Alianello che rende esecutivi i lavori. Per quel che mi riguarda voglio portare avanti un progetto che veda il coinvolgimento di tutti: il PUT, il Piano Urbano del Traffico. Io credo che vada limitato l'accesso al centro storico e gli operatori economici devono stare tranquilli perchè quando si fa un PUT serio ci guadagna tutto il centro storico. Col PUT ci siamo ed è imminente la costituzione del tavolo di lavoro. Insomma gli vogliamo dare o no una "sgrullata" a questa città?!

Ultima domanda con risposta secca. Comanda il Gallo Peppino, il Gallo Alianello o il Gallo Paglialunga?
Comandiamo insieme per il bene della città

ma la faccia che ha fatto l'assessore l'ha vista solo l'autore dell'intervista (n.d.a.)....