Stamattina il Resto del Carlino
pubblica i redditi degli assessori e dei consiglieri comunali. Fare i conti in
tasca a chi governa è diventato quasi più importante che giudicarne gli atti
politici, come se nel livello di reddito si possa racchiudere la vocazione all’onestà
o quella magari più larvata e rimossa alla cleptomania. Si tratta di una linea
divisoria che nasce da fantasia inquisitoria, perché l’onestà in politica non dipende dal portafogli
ma dall’etica individuale e dalle finalità che ciascun decisore assegna al proprio agire. Ragion per cui si
può essere ricchi e disonesti, poveri e specchiati, facoltosi ed etici, indigente e farabutti perché la realtà è mediamente
più mossa delle rappresentazioni tetre e tridentine che emergono dalle
diagnosi dei sospettosi. I redditi dei politici fabrianesi eletti
nelle istituzioni sono pubblicati on line
- con relativa documentazione di dettaglio – e quindi a disposizione di tutti i cittadini.
In questo modo ciascuno può leggere, meditare e farsi un’opinione non mediata,
rilevando curiosità, anomalie e talvolta anche sorprese. Nell’insieme emerge una
classe politica che è specchio fedele dei vizi e delle virtù italiane, ma, ad onore del vero, non
si riscontra - tenendo conto che si è in regime di autocertificazione - alcuna traccia peculiare d’una indegnità legata alla carica o ai rinomati
e a volte inesistenti agi riservati alla burocrazia politica. L’elemento politicamente interessante è
un altro e cioè il valore cumulativo di reddito attribuibile alla Giunta,
considerata in solido come organo del Comune. Il reddito complessivo di Sindaco
e assessori ammonta a circa 566 mila euro, ossia a una media che si aggira
attorno ai 70 mila euro pro capite. Si tratta di una media
reddituale che si colloca a distanza di sicurezza dai valori di guadagno statisticamente
attribuiti alle realtà di crisi personale e familiare. Ovviamente siamo ben contenti che Sindaco e assessori possano vivere e agire in tranquillità e sicurezza, ma da questo dato
cumulativo emerge anche una precisa conseguenza politica e cioè che la Giunta Sagramola non riesce a governare il declino di Fabriano non tanto e non solo per
le note ristrettezze di bilancio ma perché è distante dall’anima materiale della
crisi, da quel pathos nero che trasforma la quotidianità di chi ha perso il
lavoro o rischia di perderlo in una sfida infernale, senza sosta e senza
riparo. C’è una bellissima parola che descrive e sintetizza la capacità di
sintonizzarsi con gli altri e condensa un requisito che dovrebbe essere obbligatorio
per una buona politica: empatia. L'empatia non è una semplice immedesimazione virtuale ma vuol dire
provare le stesse passioni e sentire dentro moti dell’anima condivisi. La crisi
economica e occupazionale, giova ricordarlo, è un distruttore di empatia come
pochi altri ed è capace di tracciare linee di demarcazione profonde e feroci
tra la burocrazia politica che ci governa e la platea magmatica e spesso
indifferenziata dei governati. Una Giunta da 566 mila euro di reddito cumulato,
che piaccia o meno, si sovrappone a una città in ginocchio come un vincolo da
rimuovere, un tallone da evitare e una strozzatura da cui liberarsi. Non si
tratta di una postura pauperistica o della condanna a priori di una volontà che non c'è ma
un problema di sintonia istituzionale con la natura e la portata dei nodi da sciogliere.
Quando l’assessore al Bilancio dichiara 122 mila euro, politicamente già
possiamo dedurre e immaginare un rosario di conseguenze: approccio arido ai numeri;
feticismo dei saldi contabili, nessuna deroga emozionale e sentimentale
rispetto al male di vivere che si cela dietro le nude cifre, primato ideologico
e morale del patto di stabilità. Insomma, se si provasse a guardare il
portafogli degli amministratori attraverso la lente degli effetti prodotti
invece che con lo sguardo annebbiato da rivalse e demagogia potremo trarre
indicazioni per il futuro piuttosto che esacerbare gli animi spiegando tutto con i soliti e retorici privilegi della casta.
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