Parafrasando al contrario Hannah Arendt potremmo cavarcela parlando di "banalità del bene". Cos'altro evoca il selfie in forma di gavettone a favore della ricerca sulla SLA - dispensato al popolo bue dal burlesco e scoutissimo Presidente del Consiglio - se non un'idea di bontà gestuale e scenografica, dispensata di quel silenzioso e oneroso impegno materiale e morale - anticamente denominato solidarietà - necessario a sostenere una ricerca purtroppo ritenuta degna di soli tagli sputtananti e lineari? Sull'argomento c'è poco da aggiungere perchè si corre il rischio di risultare retorici e moralisti. Rischio che non corse Eugenio Montale che sul tema scrisse parole definitive: "...non appartiene a nessuno la carità...sua pari la bolla di sapone che brilla un attimo, scoppia e non si sa di chi era il soffio".
Il problema è che la severa rampogna montaliana non attecchisce nel mondo del selfie e infatti si è subito scatenata la sindrome emulativa dei renzini sfusi e sparsi in ogni dove. Fabriano, sempre primeggiante nella raccolta dell'inutile e dell'indifferenziato, non poteva restare immune dalla tentazione del "gavettone ssai mediatico e assai poco solidale". A farsene interprete è stato, manco a dirlo, il Presidente del Consiglio Comunale Pino Pariano che da settimane sembra aver sciolto i cani alla continua ricerca di iniziative eclatanti e originali. Un agire legittimo ma autoreferenziale - da cui sembra sparita ogni dimensione politica e istituzionale - che sta trasformando il Presidente del Consiglio Comunale in un one man show.
Pariano non ha dato a Renzi neanche il tempo di asciugarsi dal gavettone di acqua gelata: in maglietta e infradito si è fatto immortalare fotograficamente mentre si scarica addosso una secchiata di acqua (non sappiamo se gelata o calda). L'operazione mediatica del Presidente si è conclusa con una dichiarazione alla stampa (www.altrogiornalemarche.it) dove il gesto solidale diventa immediatamente gesto politico visto che Pino P., ben conoscendone la goffaggine, cede il testimone dell'iniziativa agli esponenti dell'amministrazione comunale, ossia in primis a Sindaco e Assessori. Ve lo immaginate un Sagramola gavettonato che guarda ispirato il cielo? O un Alianello, inumidito come Winnie the Pooh, che si sveglia di colpo dal lungo girotondo delle rotatorie? O un Saitta che si fa tirare secchi d'acqua dagli utilizzatori del market sociale? O Angelino da San Donato che si gavettona col secchio vuoto perchè l'acqua costa un botto e glie tocca fa la spendinghe reviù? No, proprio non possiamo immaginare uno spettacolo tanto raccapricciante. Ed è per questo che preghiamo a mani giunte che ci venga risparmiato l'affronto di una giunta "bagnata e fortunata"; una compagine che andrebbe cacciata calci in culo e non a gavettoni in testa.
Ultima ma non per ultima una riflessione dedicata all'amico Pariano. Il Presidente del Consiglio Comunale, molto più abile e consumato di quel che vuole far intendere e apparire, non ha vincolo di mandato e può interpretare liberamente il ruolo che lo Statuto gli assegna. Ma tra l'esercitare una funzione passiva e notarile e il ricorrere a un continuo e spumeggiante protagonismo mediatico esiste una ricchissima e articolata terza via che consente di valorizzare la sua persona e proteggere la carica da possibili e rischiose delegittimazioni. Questo blog in più di una circostanza ha difeso Pariano dagli attacchi dei colleghi del PD organizzati in conventicola, che lo considerano un'anomalia da marginalizzare ed eliminare in quanto estraneo al giro dei fighetti; ma se il Presidente intende giocare un ruolo, anche in vista delle regionali, non può cavarsela moltiplicando trovate ed effetti pirici, anche perchè Sorci ha trovato temi politicamente più corposi e aggressivi su cui costruire un consenso personale in direzione di Palazzo Raffaello. I parcheggi rosa, il pane pagato, il cimitero dei cani, le magliette con refuso e i selfie con gavettone possono rappresentare operazioni di contorno, effervescenze una tantum utili per smuovere il pelo dell'acqua e dare brio al tran tran. Ma quando diventano "la politica" la Politica muore e il consenso, inevitabilemente, declina. Perchè, come dicevano le nonne, "il troppo stroppia". Fermarsi in tempo, quindi, non è una sconfitta ma un atto di lungimiranza e un investimento sul futuro.









