14 aprile 2014

Salviamo la Fontana di San Domenico che cade a pezzi, sfoglie e bocconi!



di Gisleno Compagnucci

Un’amministrazione comunale non ridotta a condizione claustrale, ossia dotata di sensori sul mondo esterno ancora integri ed efficienti, si farebbe in quattro per decifrare alcune tendenze in atto nel vissuto della comunità e per accompagnare e sostenere quelle forme di microimprenditoria che di certo non risolvono il dramma occupazionale fabrianese, ma di sicuro rappresentano il segnale di una psicologia in controtendenza. Le consuetudini e le norme non affidano alle istituzioni municipali risorse e prerogative per creare lavoro e occupazione, ma di certo le amministrazioni locali possono semplificare la vita ai cittadini e agli operatori economici oppure ostacolarla giocando su pali, paletti e vincoli. Per cultura burocratica e limiti intrinseci della politica l'universo della decisione pubblica tende, inesorabilmente, a ostacolare la società, rincorrendo il binomio "sorvegliare e punire" verso tutto ciò che non rientra nella sua sfera di influenza. Semplificare significa invece creare condizioni, vuol dire farsi carico della tutela delle cose e sviluppare una sensibilità minima e manutentiva nei confronti di ciò che è di tutti; significa concepire diversamente il traffico, lavorare per una città dei cittadini, rappresentare il profilo di uno “Stato minimo” che suscita e consola piuttosto che erigersi a spietato esattore di tributi che servono a finanziare una struttura sazia ed eternamente onnivora. Un Municipio semplificatore, ad esempio, si renderebbe immediatamente conto che la socialità cittadina si sta spostando verso il quartiere del Piano. E ne prenderebbe atto. E si domanderebbe come facilitarne forme e percorsi aggregativi, invece che preoccuparsi degli interessi in bilico di qualche bottegaio perturbato dai cambiamenti e costretto a fare i conti con la solitudine indotta dal proprio egoismo. Quel minimo di nuova socialità che si esprime in città insiste su uno snodo urbanistico rappresentato dalla Piazza Quintino Sella, dove convergono Via Balbo, Via Gioberti, Via Berti, Via Damiano Chiesa e Via dei Chiavelli. Un’amministrazione comunale dedita alla semplificazione e alla valorizzazione dovrebbe adottare almeno tre decisioni: imporre il divieto di parcheggio permanente in Piazza Quintino Sella e caratterizzarla come zona a traffico limitato, quanto meno dalle 20 alle 2 di notte; e poi smettere di considerare la Fontana che fa da baricentro della Piazza stessa come fosse una rotatoria naturale al servizio di uno sconclusionato traffico automobilistico. Sulla Fontana di San Domenico ho trovato - tra le pagine virtuali del sito Fabriano Storica (www.fabrianostorica.it) - una nota di Pippo Rossi secondo cui “La fontana di san Domenico in origine era collocata sotto il livello della piazza, per motivi di comodità ossia per far abbeverare le bestie che entravano in città attraverso la porta del Piano, e per permettere alle donne del Piano di lavare i panni, La fontana attuale è stata costruita ex novo su disegno dell’ingegnere Domenico Rossi sulla fine del 1800.” Non siamo quindi di fronte a un prezioso lascito medievale ma a un'opera relativamente recente. Il che non significa che la si possa lasciare nelle condizioni in cui attualmente versa, perché la combinazione di stili e di opere di epoche diverse e lontane tra loro è parte integrante dell’evoluzione del paesaggio urbano e perdere anche un solo frammento di questo "deposito" epocale significa perdere la parte di un tutto che tale deve rimanere e che non può essere alterato. La fontana, come testimonia il "come eravamo" della foto di Gisleno Compagnucci e il "come siamo ridotti" di questo mio scatto di sabato scorso, si sta letteralmente sfogliando e sbriciolando, e necessita di un intervento urgente di manutenzione e restauro. Un’amministrazione fa il suo dovere quando interviene per amore della città e delle sue cose e quando nel farlo aiuta anche a costruire la scena in cui si inseriscono le attività commerciali e le dinamiche di socializzazione. A Giancarlone e ai suoi musicanti di Brema non si chiede la luna o un'urbanistica consapevole e improntata alla politica della bellezza. Consideriamo sufficiente e soddisfacente una piazza curata, rispettata e decente, in cui le fontane non sono rotatorie e non cadono a pezzi nell'indifferenza generale. Magari, per salvarle, basterebbe una quota dei 150 mila euro messi a disposizione del farlocchissimo Bilancio Partecipativo. La possiamo considerare una soluzione possibile e un'ipotesi praticabile o dobbiamo attenerci al responso di ammissibilità delll’Ufficio Tecnico e solo dopo aver ricevuto l'insindacabile benestare della Porta del Piano?

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6 commenti:

  1. I 20 probiviri della porta del piano dovrebbero fa tesoro di questo post

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  2. Secondo me chiederanno de rifà la porta del Piano in cartapesta

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  3. Che vergogna, adesso siamo in mano a 4 col cappello di cartapesta !!!

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  4. Condivido l'idea di Giampy.. non conosco altre proposte o progetti, questa mi sembra ottima...vediamo cosa verrà fuori.
    g.f. cav.

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  5. Caro Gian Piero, giusto la settimana scorsa ho fotografato lo stemma duecentesco di Fabriano, scolpito sulla fontana Sturinalto, perché presentava un'evidente esfoliazione superficiale. Tipico danno determinato dall'azione di piogge acide, smog e polveri che, a distanza di 20 anni dal restauro della fontana, hanno palesemente aggredito il monumento simbolo della nostra città. E come ho già scritto su questo blog, non se la passano certo meglio nemmeno gli importanti affreschi che ornano il voltone del Palazzo del Podestà.
    La fontana di San Domenico è stata restaurata circa 8 anni orsono, ma il tipo di pietra con cui è costruita la rende molto fragile all'azione erosiva e corrosiva degli agenti atmosferici ed inquinanti.
    I restauri periodici, infatti, non "salvano" le fontane, se queste non vengono regolarmente manutenute con una pulizia meccanica, almeno ogni sei mesi e l'impianto idraulico non viene mantenuto in efficienza.
    Il vecchio adagio "prevenire è meglio che curare" è una legge aurea per la tutela dei monumenti!
    Il Sindaco Sagramola, ha affidato una delega (non scontata) al "patrimonio culturale e ambientale", alla professoressa Patrizia Rossi. Una novità della quale lo stesso Sindaco, a mio giudizio, non ha valorizzato appieno la reale portata nella sua comunicazione politica ed azione amministrativa, perché si è soliti ricomprendere tutte le funzioni di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale cittadino nel più ampio calderone indistinto della "cultura" (parola o patente buona per tutte le stagioni e per tutte le iniziative).
    Invece, affidare una delega precisa, come ha fatto Sagramola, significa raccontare il senso di responsabilità di un'amministrazione e di una comunità cittadina verso l'eredità del nostro passato; responsabilità ancor più cogente in questa stagione, perché gli organi di tutela statale sono alla "canna del gas" e quindi è (e dovrà essere) sempre più incisiva l'azione politica locale per reperire un minimo di fondi per la tutela e la conservazione del patrimonio culturale e ambientale.
    Naturalmente, anche gli enti locali sono alla "canna del gas", ma è qui che entra e deve entrare in gioco la politica cittadina, nel definire le priorità in relazione ai fondi disponibili, perché un minimo di tutela responsabile del nostro patrimonio culturale e ambientale, s'intreccia con la valorizzazione del centro storico, del decoro urbano e di quel turismo tanto evocato e vaticinato.
    Fabio Marcelli.

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  6. Fabio sono d'accordo con te e per questo mi incazzo quando vedo 150 mila euro utilizzati per far giocare le parte del Palio invece che destinati ad attività preventiva e di manutenzione

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