28 dicembre 2012

Il giallo senza delitto della politica fabrianese

C'è un piccolo ma interessantissimo giallo nella politica fabrianese. E' sparita da settimane l'arma di un Delitto Politico mai commesso, ma di cui molto si è mormorato nelle giornate estive del 2012; la lama del tu quoque che avrebbe dovuto insanguinare la veste del piccolo Cesare sagramoliano, togliendo di scena un governo di minoranza già segnato dalla massiccia e maggioritaria astensione degli elettori. I grandi giallisti, e pure il celeberrimo RIS di Parma, insegnano che in caso di omicidio occorre subito ritrovare l'arma del delitto. Un principio che, a naso, dovrebbe valere anche al contrario, ossia quando si fanno i conti con un crimine che, per qualche ragione, non è stato commesso. L'arma del mancato Delitto Politico, grazie al cielo, non era d'acciaio ma di carta; una carta tanto ricca di codici, codicilli, sentenze, fattispecie, foto e citazioni da configurasi come un voluminoso dossier e quindi, in ultima istanza, pure come affilatissimo ricorso con cui giocare allo spariglio, come si farebbe in una sfida a scopone scientifico. Parliamo dell'ormai mitica pratica anti Tini, che dimostrando concretamente l'ineleggibilità dell'assessore alle finanze, avrebbe fatto saltare, in pochi istanti, Giancarlone, Angelino e tutto il cucuzzaro. Un'arma così efficace da essere sparita di scena, dimenticata in qualche scrivania o magari seppellita da una pila di altri documenti e altre scartoffie. Ma il bello è che, nella calda estate 2012, furono almeno due i conoscitori di cose e casi umani che diedero per certo il non casuale smarrimento del faldone. Segno di manine e manone che macchinavano discrete? Di certo lo smarrimento del faldone era ignoto ai tre firmatari del ricorso: Paoletti, Romani e Costantini. Già, perchè dell'intera minoranza consiliare - e sottolineo non a caso l'interezza per evidenziare verginità e peccati - Paoletti è l'unico ad aver siglato l'atto che avrebbe dovuto camminare di pari passo con quello che lo ha riportato in Consiglio Comunale al posto di Bonafoni. Ma del "pari passo" non si è vista manco l'ombra. A questo punto l'interrogativo si sostantifica senza bisogno di solleciti: per quali ragioni politiche o extrapolitiche la madre di tutte le azioni legali non ha varcato l'uscio del Tribunale a cui era rivolta? Si tratta di pura e semplice dimenticanza, di un farraginoso protrarsi delle procedure o di un utilizzo politico dell'oblìo? I tre firmatari - ovviamente ringalluzziti dal successo del ricorso di Paoletti sull'attribuzione dei seggi - sembrano intenzionati a rinverdire la pratica, di cui avevano dato per assodati gli automatismi e il cammino. Ed essendo gente di lungo corso politico, credo abbiano annusato innanzitutto l'aria e il cambio di clima, perchè le cose, solitamente, avvengono quando il contesto è propizio e l'orizzonte è gravido. Un successo del ricorso infatti, oltre alla crisi di Giunta, scatenerebbe l'assalto dei giovani turchi nell'UDC e i riposizionamenti tra sinistra e centro nel PD. Una situazione ideale per nuovi schemi e per ardite sperimentazioni. Ma è la domanda iniziale la ragion che tutto move: chi ha messo la sordina al ricorso sull'ineleggibilità di Tini? Per quali motivi? E con quale contropartita?

P.S. domattina post dedicato al direttivo del Pd. Scopriremo come il partito fabrianese indirizzerà i voti per le primarie di questo fine settimana
    

17 commenti:

  1. C'erano i pifferai di montagna che andarono per suonare ma furono suonati!

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  2. Hanno selezionato tra ricorso buono e ricorso cattivo!

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  3. O molto più semplicemente non c'era incompatibilità .

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  4. Il problema era molto più tosto dell'incompatibilità e riguardava l'ineleggibilità. E ricordo che venivano sparse a destra e a manca molte certezze di successo. Poi l'improvviso blackout. Una sana cultura del sospetto lascia intendere altro rispetto a un recesso dovuto al riconoscimento dell'infondatezza

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    1. me sa tanto che l'arma l'ha nascosta la destra più che la manca. Non sei d'accordo Simonè?

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  5. E' l'ennesimo inciucio

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  6. Sono sgomento dal silenzio del Movimento 5 Stelle, che scrive tanti slogan ma quando si tratta di passate ai fatti, riflette, riflette, riflette ... dorme?

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  7. C'era una volta un capannone e oggi c'è ancora............

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  8. ma non c'era anche un ricorso su Sagramola?

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  9. L'opposizione è moscia....è tutti finti

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  10. C'era una volta un capannone affittato dal comune ma non si sapeva chi era il proprietario. C'era una volta Tini che era ineleggibile... C'era una volta il 5 stelle... Che siano rimaste già in 4??

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  11. Non mi dire che per una poltrona in consiglio si sono venduti?

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  12. certo, che per non averli votati, vi aspettate parecchio dal M5S...
    ___________
    G.R.

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  13. Firmare ricorsi non è un obbligo politico. E questo vale per il Cinque Stelle come per tutti gli altri. Chi ha firmato il ricorso incagliato non è migliore di chi non l'ha firmato. Ha soltanto intravisto un'opportunità politica. E chi fa politica lavora sempre sulle opportunità che si presentano. E lo fa per acquisire spazi di espressione, nicchie di potere e occasioni di consenso. Lo ha meravigliosamente raccontato Machiavelli qualche secolo fa e quella lezione, nel tempo, non ha mai conosciuto eccezioni. Quindi evitiamo di cadere, se possibile, nel giudizio morale. Il 5 Stelle è una forza politica come le altre, fatta di persone che a volte ci prendono e a volte la fanno fuori dal vaso. Se smettiamo di giocare a buoni e cattivi e guardiamo la politica per quel che è davvero - ossia un mix di potere, ambizione personale e bene comune - riusciremo tutti a essere un pochino più credibili.

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    1. Ottima lezione di buon senso.

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  14. Mi pare che Tini non fosse candidabile nemmeno quando era alleato con il PDL. Se ne accorgono solo ora?

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    1. Amici mio la politica è legata alle circostanze. Hai ragione Tini non era candidabile manco allora ma adesso la sua riconosciuta eleggibilità determinerebbe un terremoto politico. Ragion per cui ci si riflette. La politica delle anime belle non è mai esistita. E ti consiglio di avere sempre un sospetto su chi proclama verginità e purezze

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