17 giugno 2014

Gli investimenti in Indesit e il Ministro benedicente



A conclusione della giornata di ieri e ripensando alla lunga e kafkiana vertenza Indesit – cominciata giusto un anno fa con la presentazione del Piano di Salvaguardia e Razionalizzazione dell’azienda – viene da chiedersi per quale ragione strategica il Ministro Poletti abbia deciso di venire a Fabriano. Saremo pure di vecchia e anacronistica scuola politica e sindacale ma crediamo che un Ministro del Lavoro - a tutto vantaggio dell'autonomia contrattuale tra le parti - dovrebbe muoversi solo quando ci sono nodi da sciogliere e c’è bisogno di una mediazione governativa finalizzata ad attivare o sostenere un processo di relazioni industriali concertate. L’impressione è che la presenza di ieri sia stata, invece, prevalentemente mediatica, l’avallo involontario a un vernissage aziendalista rispetto al quale, forse, sarebbe stato opportuno mantenere più distacco e maggiore aplomb. Una lezione storica di prudenza che la sinistra di governo pare aver completamente dimenticato e rimosso. Il Ministro Poletti ha, infatti, indicato il caso Indesit quasi come una buona prassi, un punto di riferimento nello sviluppo di azioni di sistema finalizzate al rilancio della competitività del Paese e dell'industria italiana, dimenticando alcuni dei fondamenti della vertenza Indesit e dell’accordo firmato dall’azienda con le istituzioni e le parti sociali il 3 dicembre 2013. Quello che viene proposto come modello praticabile per il mantenimento in Italia di un apparato industriale e produttivo, deriva da una riorganizzazione aziendale incentrata sulla presenza di 1.400 esuberi rispetto ai fabbisogni di produzione e agli obiettivi di costo e di redditività delineati dal Piano aziendale del giugno 2013. Un eccesso di forza lavoro che, nel corso della trattativa, è stato "rigirato" in mille modi e maniere ma che alla fine è sempre riemerso come un dato certo e incontrovertibile. Al punto che l’azienda nel mese di novembre 2013, di fronte allo stallo della trattativa con i sindacati, decise di aprire - proprio per quel numero di lavoratori - una procedura di mobilità, successivamente ritirata, comprensiva di indicazioni di dettaglio per mansione e sito produttivo. La firma dell’accordo separato – non sottoscritto dalla Fiom, poi recuperata a seguito del risultato del referendum tra i lavoratori – vincolò la ridefinizione del perimetro produttivo in Italia e la rinuncia ad ogni azione unilaterale di licenziamento collettivo al massiccio ricorso ad ammortizzatori sociali conservativi, ossia cassa integrazione e contratti di solidarietà. In pratica l'azienda ottenne un sostanzioso taglio del costo del lavoro a parità di livelli occupazionali, e conseguente socializzazione di quel delta di costo in eccesso. Un modello che ha ispirato, successivamente, anche Electrolux: annunciare delocalizzazioni e poi fare marcia indietro dopo le prime proteste, in cambio di un taglio di costo del lavoro di cui si fa carico la collettività e che, a consuntivo, finisce per apparire l'effetto di relazioni industriali costruttive e responsabili. Un modello di sviluppo industriale che, in tutta sincerità, non sembra la medicina migliore per il nostro Paese. Riguardo agli 83 milioni di investimenti, rilanciati quasi come straordinario segno di disponibilità e di inversione di tendenza da parte dell’azienda, è bene ricordare che 60 milioni di euro di investimenti furono subito messi nel piatto, nel momento stesso in cui venne annunciato il Piano di Salvaguardia con i 1425 esuberi. Inoltre c'è da dire che gli 83 milioni di investimenti non sono il frutto di un'inattesa concessione unilaterale da parte diIndesit, ma l'effetto empirico dell’accordo firmato a dicembre, di cui è possibile consultare i contenuti al punto D cliccando il link di seguito riportato (Accordo Indesit Parti Sociali). Investimento che va spacchettato su base triennale e che dovrebbe ammontare, per 2014, al 30% del totale, ossia a un valore che si aggira intorno ai 25 milioni di euro in valore assoluto. Un valore che va correlato al fatturato dell’azienda che nel 2013 ha raggiunto i 2.671 milioni di euro. Il che significa un’incidenza sul fatturato dello 0,94%, che non è esattamente una percentuale da capogiro o da rivoluzione copernicana. Alla luce di queste umili considerazioni, che sono storiche e aritmetiche, verrebbe da chiedere al Ministro se è questo il modello di sviluppo industriale prefigurato dalla nuova stagione renziana. Anche perché è un anno che si discute con insistenza, fino a darla quotidianamente per certa, di una partnership internazionale per Indesit, ossia di una cessione a un grande player mondiale che potrebbe fare strazio del fragile accordo siglato nel dicembre 2013 e della tutela delle produzioni italiane. Nel frattempo Fabriano tace, acconsente e fa pure “oohhh” come i bambini di una celebre canzone.
    

10 commenti:

  1. Sempre attento e preciso... ohhhohhhhhhhh......

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  2. MI pare un contributo serio e documentato anche se noto, caro Simonetti, che proprio non riesci a uscire dal tuo totale pessimismo rispetto al futuro di questo territorio. Renzi direbbe che gufi

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  3. Il Sig. Ministro è palesemente contento di quanto successo alla Indesit? Evidentemente in Italia non c'è nulla di meglio al momento!

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  4. Ma caro Simonaisssssss tu vorresti dire che questa è un'altra presa per il ciappetts? Renzi come Lucignolo nel paese dei balocchi distribuisce lecca lecca al mandarino e mentre tutti ragliano e si trasformano in ciuchi. Quanti ciuchi con l'anello al naso che erano chini sulle catene e adesso campano con 800 lecca lecca al mandarino al mese.

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  5. Non so se sia una presa in giro. Ma chi ha seguito passo passo, come ho fatto io per un anno intero, la vicenda Indesit sa bene che non c'è niente di nuovo sotto il sole

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  6. comunque a tanti ,soprattutto a chi ci "lavora"
    non gliene puo' fregar piu' di tanto.
    importante e' invece andare a mare a senigallia questa estate,a fare la stagione e mangiare il pesce!
    apprezzabile invece il tentativo di simonetti di sensibilizzare i fabrianesi

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  7. Quelli svegli e con qualche possibilità' hanno già' abbandonato la nave, quelli più' vecchierelli li manderanno in prepensionamento con un bel "calcio in culo", quelli incapaci e senza palle ce li manterremo anche loro tutti noi con la cassa integrazione. Viva l'Italia, viva Fabriano, viva il pd e la grande democrazia cristiana. Siamo tutti ammaestrati come le scimmiette del circo..........

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  8. Vorrei un approfondimento da Simonetti su possibilità di mobilità per dipendenti pubblici del comune di Fabriano e un approfondimento sul Palio si San Giovanni che molti mi hanno detto essere sottotono.

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    1. Ci mancherebbe altro che il Palio abbia successo !!! Devono capire che il tempo del panem e circensem e' FINITO !!!

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