6 gennaio 2014

il discorso liberale che l'opposizione non farà a Sagramola


 

Rivestimenti divelti, tegole in caduta libera, alberi di Natale che precipitano a terra e altri rimossi prima del previsto. Il vento - come la pioggia e le campane a morto - è tornato protagonista della vita cittadina regalando, oltre al disagio, anche qualche elemento divertente, come l'immagine plastica dell'assessore Paglialunga intento nel monitoraggio degli alberi di Natale. Ma Eolo, figlio di Poseidone e dio dei venti, fa spirare violenti turbini sulla Giunta. Giovedì prossimo, in Consiglio Comunale, si discuterà delle dimissioni di Sagramola. Una richiesta dell'opposizione, maturata in occasione della scandalosa gestione del caso Tares e accompagnata da una massiccia raccolta di firme a sostegno, oltre che da inedite, rumorose e persistenti proteste dei cittadini. Ovviamente Sagramola non si dimetterà e, anzi, troverà il consenso corale della sua maggioranza. Le dimissioni del Sindaco comporterebbero, infatti, lo scioglimento del Consiglio Comunale e un ritorno alle urne carico di incognite per chi governa la città e ritiene politicamente fondamentale durare a prescindere dai contenuti e dall'efficacia dell'azione amministrativa. Nonostante l'esito scontato del dibattito consiliare di giovedì credo che l'opposizione abbia fatto bene a forzare, perchè la dialettica politica cittadina ha bisogno di linee di demarcazione nette e di atteggiamenti capaci di andare oltre la complicità "anglosassone"  tra pezzi di maggioranza e di opposizione che in più di una occasione si è vista all'opera. Ora c'è da capire quali saranno gli atteggiamenti e gli approcci delle diverse forze in campo. E qui cominceranno a farsi sentire le note dolenti, perchè se è vero che la maggioranza di centrosinistra è un cenobio di monaci allineati e conformisti è altrettanto vero che l'opposizione è un pollaio animato da troppi galli che fanno a gara a chi ha la cresta più bella e a chi scova il tecnicismo più brillante. Immagino, quindi, che la richiesta di dimissioni di Sagramola si giocherà su temi squisitamente tecnici e quindi politicamente neutrali: regolamenti, prerogative dirigenziali, legittimità di atti, delibere mancanti o eccedenti, danni erariali, paragrafi e commi. Con la politica confinata al ruolo di ancella del diritto amministrativo, a strumento di decodifica dei troppi geroglifici normativi e procedurali che ne infestano e ne limitano le funzioni decisionali. Fossi un consigliere d'opposizione eviterei, come la peste bubbonica, qualsiasi utilizzo del sapere amministrativo nella richiesta di dimissioni di Sagramola perchè sulle "tecniche" si fa oreficeria interpretativa e non lotta politica. Il contenuto politico della richiesta di dimissioni del Sindaco è, infatti, di tutt'altra natura e riguarda due punti fondamentali: il suo aver rinunciato a incarnare in modo potente il primato della politica rispetto alla "firma" dei dirigenti e della burocrazia comunale e l'aver trasformato il municipio da luogo della politica come prossimità e servizio a struttura illiberale e tentacolare di riscossione dei tributi. La battaglia liberale che l'opposizione non farà è quella indicata dal grande economista liberale e premio Nobel per l'economia Milton Friedman, quando affermava che se si desidera tagliare le unghie a un apparato pubblico non bisogna razionalizzarne le spese ma diminuirne il più possibile le entrate. Perchè più un apparato pubblico incassa e più tenderà a spendere e spandere, a gestire marchette e a favorire clientele pagate con il sacrificio dei contribuenti. E per incassare le risorse necessarie alla dilapidazione del denaro pubblico trasformerà i tributi in mazze ferrate, gli accertamenti in azioni di polizia e le riscossioni in procedure esattoriali confortate dal pignoramento. Sagramola si deve dimettere non per il modo approssimativo e dilettanesco con cui ha gestito la questione Tares ma per aver cercato di far credere alla collettività che più tasse servono a produrre più equità sociale e fiscale. Tanti anni fa Arthur Laffer, allora docente alla California University, spiegò a Ronald Reagan attraverso una curva a campana il rapporto tra il gettito fiscale atteso e il prelievo fiscale imposto. C'è un punto nella curva di Laffer che deve sempre essere ricordato da chi governa in modo intelligente e cioè quando l'aumento del livello di pressione fiscale comincia a far diminuire il gettito perchè chi lo subisce inizia a pensare che non valga più la pena continuare a lavorare. Sono effetti economici che una Giunta illuminata dovrebbe considerare in ogni istante, senza cadere nel moralismo delle tasse che vanno sempre e comunque pagate e in quel concetto puritano e paraculo di equità fiscale che è stato ferocemente messo nero su bianco nella delibera del 23 dicembre di cui abbiamo ampiamente parlato ieri. Ed è esattamente questa la rivoluzione liberale di cui l'opposizione giovedì non parlerà e di cui eviterà di farsi carico.
    

12 commenti:

  1. Giampy a mercoledì sera...
    g.f.cav.

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  2. Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.
    L'opposizione dovrebbe parlare, ricordare e chiedere l'appliazione di questo articolo (53 cost.) della Costituzione.

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  3. E' un articolo monco perché si deve contribuire alle spese pubbliche necessarie non al clientelismo che usava lo stato come ufficio di collocamento in stile greco. Proviamo a non considerare la Costituzione uno strumento da aggiornare e riformare

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    1. Errore: proviamo a considerare la Costituzione uno strumento da riformare e aggiornare

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    2. Concordo, ma il principio è sacrosanto! Se rispettato, avremmo avuto già un bel calo del gettito molto maggiore di quello attuale. Sarebbe mancata già parecchia benzina per la cricca.

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  4. Viva Margaret Tacther.
    M.llo Badoglio

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    1. Sul Corriere della Sera pochi giorni fa ho letto che la lady di ferro aveva più di una simpatia per Augusto Pinochet. Chissà come sarebbe andata se non avesse messo un freno a quella simpatia...

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    2. http://www.vice.com/en_uk/vice-news/margaret-thatchers-death-party

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  5. Sarà lungo l'elenco delle nefandezze per le quali vengono richieste le dimissioni. Quella della TARES è servita solo a far destare l'indignazione dei fabrianesi.
    gab

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  6. Favriano sta cadendo a pezzi. In tutti i sensi.

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  7. E' vero ma Fabriano giovedì 9gennaio ha la possibilità di cambiare la storia sua e di tutta la regione e non dipende solo dalla minoranza ma soprattutto dalla maggioranza

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