20 febbraio 2014

La paura della verità



File:Serpente mangia foglia.png 
Per comprendere alcuni comportamenti dei fabrianesi è sempre estremamente utile e fruttuoso ricorrere alla lezione del passato e agli effetti profondi prodotti dal potere quarantennale di una famiglia rapidamente trasformatasi in una monarchia assoluta. Le monarchie assolute, si sa, generano automaticamente corti e cortigiani. E le corti sono ambienti dove regna il formalismo e proliferano i serpenti, bipedi biforcuti avvezzi ad agire di soppiatto e a nascondersi sotto le foglie ignorando, per default, ogni tentazione di lealtà e di trasparenza. Quindi, quanto più estesa è la corte tanto più consistente è la quantità dei serpenti pronti a colpire e lo stock di veleno a disposizione di faide e agguati. Non so perchè ma ho sviluppato questo ragionamento consequenziale ripensando a certe reazioni che si sono messe in moto a seguito del mio post di ieri sera sul market sociale. Fornendo ai cittadini alcuni elementi aggiuntivi di conoscenza sulla questione mi sono trovato di fronte a un fenomeno interessante e cioè che alcune persone protette dall’anonimato – ma talmente ingenue da scrivere rendendosi immediatamente riconoscibili e confermando collegamenti col tema in oggetto -, sono venute nel blog con l’obiettivo, e forse pure con il mandato, di irridere, rintuzzare e delegittimare i contenuti proposti dall’autore. Ovviamente in forma rigorosamente anonima, come si addice a una fabrianesità da sempre capace di farsi cloaca combinando, allo stesso tempo, il massimo di omertà e e il massimo di parole dal sen fuggite. Una reazione nervosa che, proprio per questa sua natura allusiva e omertosa, si fa segno che lascia intendere altro e cioè sul tema del market sociale c’è ancora molto da chiarire, parecchio da approfondire e alquanto da esplorare. Non si spiega, infatti, un sussulto di così viva preoccupazione quando la sostanza della mia tesi è puramente metodologica e fa riferimento a un concetto gestionale di base e cioè che il progetto di supermercato sociale – al netto della propaganda buonista e delle fanfare sul volontariato - comporta un investimento e necessita di attività giustamente remunerate. Una constatazione serena e oggettiva di chi, non essendo né clericale né cattocomunista e quindi non ipocrita, sa bene che il funzionamento dei sistemi e delle organizzazioni – di qualunque natura essi siano - comporta un investimento e che tutto ciò che è "aggratise" puzza sempre e maledettamente di doppio fondo, di fregatura e di interessi non dichiarati. Se fossi stato un decisore politico, intenzionato ad aprire un market sociale, avrei fatto un’operazione molto lineare e trasparente: presentare alla città l’idea progettuale, gli obiettivi, i costi da sostenere e le fonti di finanziamento a cui ricorrere, senza atti di dolore sulla povertà e senza inutili proclami sulla bontà ma focalizzandomi laicamente – come si addice a una pubblica amministrazione – sui risultati da ottenere e sulla relazione tra costi e benefici. Invece la smania di segretare, di chiudere a chiave gli armadi, di provare a distrarre e spostare altrove il focus alla fine restituisce sempre il sentore di un magheggio, di una mistura di cui è meglio non far conoscere gli ingredienti e la formula. E, ovviamente, quando si percepisce questo bisogno impellente di giocare a nascondino da parte di chi dovrebbe precisare e chiarire è naturale alzare le antenne e immaginare che dietro un’operazione ce ne sia un’altra e poi un’altra e un’altra ancora, in un gioco di scatole cinesi in cui questa città marcisce da decenni. Per bonificare la scena politica e restituire fiducia ai cittadini è sufficiente adottare un criterio: dichiarare sempre e preventivamente gli interessi in gioco perchè gli unici interessi che fanno storcere il naso sono quelli che non vengono dichiarati. Purtroppo fino ad ora questa operazione di svelamento non è mai avvenuta. Anche grazie alla complicità di tanti fabrianesi, felici di partecipare al gioco immondo dell’ipocrisia e dell’intrallazzo.
    

10 commenti:

  1. VAi sempre dritto al centro delle cose,l'omerta' e gli intrallazzi di questa citta' e' uguale o se no peggio di altre citta' del nostro bel paese....Ah,dimenticavo..La "mafia" esiste solo altrove....... MA MI FACCIANO IL PIACERE............!

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  2. Il ragionamento di Simonetti mi sembra condivisibile. Non c'è niente di male a progettare strutture sociali dichiarando apertamente quanto costano e chi c'è coinvolto. Questa storia di attività che al Comune non costano un euro è una balla che offende l'intelligenza dei cittadini

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  3. Maga, maghella, dove hai messo la cartella!!!!!!

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  4. solo un piccolo appunto. Esistono esempi di persone che fanno le cose senza riceverne un utilità personale. Non voglio riferirmi qui alle centinaia di attivisti, ma ad esempio ai ragazzi che gestiscono la bottega del CommEecio Equo e Solidale. è possibile fare le cose senza essere retribuiti, è possibile dedicare tempo agli altri senza per forza averne un ritorno economico. So benissimo che ormai siamo portati (io per primo) a cercare o vedere qualcosa di losco quando una cosa appare essere fatta senza un interesse personale. Però queste realtà esistono.

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  5. Non volevo certo generalizzare ma togliere all'idea dell'interesse personale o di gruppo l'alone di negatività che poi gli interessi spinge a nasconderli rendendoli torbidi

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    1. Lo so che non intendevi fare questo. Ho solo voluto lanciare un messaggio positivo ;)

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  6. Simonetti non parla mai a vanvera e tutto quello che dice è sempre fondato sulla verità e su fonti sicure.. e la questione del market ha creato scompiglio anche dentro la maggioranza stessa dicono gli spifferi proprio perché gestita malamente fin dall'inizio..Ma che fine hanno fatto la trasparenza e la partecipazione ma quanto sono scaduti in basso

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    1. Finché sono in campagna elettorale son tutti specchiati ed immacolati, poi nella realtà dei fatti...pensano solo a fare i cazzi loro e ci riescono anche male.

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    2. Non ti preoccupare che gli amici degli amici non li lasciano mai senza "Da Magnà"!

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  7. Piuttosto che rispondere alle tue legittime domande, Saitta preferisce incontrare "gl'illegali" del Fabbri!

    http://www.viverefabriano.it/index.php?page=articolo&articolo_id=453613

    Cosa dobbiamo pensare?

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