3 maggio 2012

Super Otty nella notte dei Telegatti

Non c’ero al Teatro Gentile per l’happening finale di Marco Ottaviani, per il Gran Galà dei Telegatti e il trionfo del Caro Leader. Quindi non so se anche lui abbia ceduto al richiamo delle tartine salmonate, dei prosecchi metodo Scacchi e delle signore fresche di parrucchiere e col rossetto appiccicato ai denti. E non so neanche se il Maestro Magro, dopo l’orazione in aramaico antico, abbia onorato la propria vocazione di cantante, regalando, al Terzo Stato che lo vota, emozioni in do di petto e la prospettiva di un sindaco elitario ma pop, che di questi tempi fa chic e non impegna. Non c’ero ma ho immaginato di esserci. Ed è stata sufficiente una foto pubblicata su Facebook per avere il necessario colpo d’occhio: il Cistercense Nero, da solo sul grande palcoscenico del Gentile, quasi avvolto dal drappone purpureo che chiude la scena, la mano microfonata da pastore evangelico americano e un fascio di luce a forma di cuore a compensarne la fisiognomica da cenobita di Cascia. E non è casuale la scelta del Teatro: luogo di rappresentazioni e interpretazioni, di personaggi in cerca d’autore, di maschere, travestimenti e recite. E sotto il tallone ossuto del Monaco Orante la platea immersa nel buio, plaudente e passiva, e ai lati i palchi a fare da supporto e corona visiva alle prolusioni del leader. Ottaviani non poteva scegliere location più adatta per dare al suo linguaggio oleoso il sapore di una suggestione, per diffondere, come un aerosol, la sua microlingua contorta, quell’esperanto fossile che usa non per convincere ma per impressionare. Un approccio da sciamano di provincia, da saibaba cattolico che ha capito che la gente ha più bisogno di scariche emotive che di programmi di governo, e che la parodia di un superomismo moderato e linguisticamente ridondante seduce molto di più di una porchetta in amicizia. Ma questo robespierrismo bianco, ammantato di atmosfere teatrali e retroterra ciellini presenta un gigantesco limite di prospettiva: il Pifferaio vuole eliminare tutti i topi che infestano la città ma rischia di non vedersi pagata la parcella dalla gente di Hamelin. Insomma, deve vincere per sopravvivere, in una partita che non contempla il pareggio ma soltanto qualche vie d’uscita un po’ stretta. Se il Maestro Magro non va al ballottaggio ha tre possibilità: replicare il destino della lista civica del 2007 e annegare nella sua solitudine di numero primo, con qualche demagogia e un filo di galateo; regalare i suoi consensi a uno dei due ballottanti imbalsamandosi come Presidente del Consiglio Comunale e  cristallizzando la configurazione di potere che dice di combattere; oppure uscire dal recinto del proprio ego espanso e unire culturalmente le forze – non politicamente sia chiaro - con altri soggetti come il 5 Stelle e la sinistra di Paoletti e Mastro Sandrone da Santa Maria, che potrebbero anche convergere in una nuova, futuribile dimensione civica. Se così fosse, in termini spannometrici, quasi un fabrianese su quattro potrebbe essere coinvolto in una massa critica potenzialmente innovativa. Che, poi, sarebbe l’aggregazione più adatta a scardinare la costruzione del grande centro montiano a cui lavorano Pd e Pdl con la candidatura Urbamola, anche perché dopo le elezioni si attiveranno trasversalità inedite e rocambolesche. Altra fava se SuperOtty arrivasse al ballottaggio, perché in quel caso potrebbe pure vincere, ma solo con il sostegno di quella “destra del catering” che lo costringerebbe a condividerne la visione luculliana, a ingrassare e a essere la controfigura di se stesso. Per questo quella di Ottaviani è una partita strana; un po’ pokerata e un po’ dilemma del prigioniero. E, stavolta, senza una botta di culo e un filo di naso non basterà un Do Re Mi a restituire colore alla cerea epidermide del Dermatologo Pensante.
    

0 commenti:

Posta un commento

Sarà pubblicato tutto ciò che non contiene parolacce, insulti e affermazioni discriminatore nei confronti di persone