29 agosto 2012

Il Cupido esiliato


Caravaggio
Oggi parliamo d'amore. Di frecce spezzate, di cuori infranti, di un Cupido esiliato ma divertito come quello del Caravaggio. Amori politici che vanno e vengono ma si portano dietro una traccia smerigliata, al pari d'una bava di lumache alla Sagra di Cancelli. Ho già scritto di Tini e Urbani in più di un post, perchè con loro la politica ha oscillato tra saga e fotoromanzo. Ci ritorno su perchè in questi ultimi giorni, tra di loro, si è consumata l'ennesima polemica. Urbani a rimproverare Tini di aver tradito una comune promessa di sostegno alla scuola di Serradica; Tini a schiaffeggiare Urbani pigiando il tasto che fa più male: la perdita di lucidità a seguito di una sconfitta elettorale non ancora smaltita dal Pennellone di Nebbiano. Sappiamo bene che non esistono separazioni indolori e che rinfacciare è parte integrante del distacco traumatico, ma stavolta Tini è stato di una brutalità da latifondista. E siccome non ho mai fatto sconti a Urbani - come sa bene chi ha seguito la vicenda delle comunali - posso permettermi il lusso e la libertà di sostenerne le ragioni, quanto meno in termini di verità e galateo. Al netto di ogni nostalgia urbanesca per i tempi d'oro dell'accoppiata con Tini - che ho sempre ritenuto espressione di una indigeribile politica della continuità democristiana - penso che Urbani non abbia fatto altro che rammentare ad Angelino da San Donato un aneddoto emblematico della capriola politica in cui si sono cimentati gli amici dell'UDC. Rispondere a un'accertata rimembranza cambiando terreno e rimarcando la perdita di lucidità dell'interlocutore, ossia il deragliamento del giudizio urbanesco, getta un'ombra piuttosto fitta sullo spessore politico dell'assessore al Bilancio, che dovrebbe essere redarguito attraverso un immediato declassamento di funzioni. Anche perchè, ad essere maliziosi al cubo, ci sarebbe da ricordare che Tini, pur desiderandolo ardentemente da anni, non ha mai goduto di una candidatura a Sindaco e quindi è stato costretto, dalla realtà delle cose e delle scelte, a ignorare sia l'ambrosia del successo che l'assenzio della sconfitta. Cosa che di per sè lo pone un gradino al di sotto di Urbani. Il quale Urbani ha provato ad alzare la Coppa dei Campioni mentre Tini si accontentava di gareggiare direttamente per la Coppa Uefa. Questione di scelte, di gusti e di ambizioni. Inoltre - nella battaglia contro le presunte nefandezze del centrosinistra e del sorcismo che ha visto Tini e Urbani cinguettare assieme senza posa e senza pudore per un intero quinquennio - l'assessore al Bilancio credo abbia partecipato a diverse conviviali di opposizione, generosamente offerte dal pantagruelico candidato sindaco del Pdl che, anche per questo, non merita di essere sbertucciato in malo modo dal suo ex sodale politico-sentimentale. Certo la politica è universalmente ritenuta un po' bagascia e quindi soggetta a cambi repentini d'orizzonte e di alleanze. Ma qui stiamo parlando di compagni politici, di cum panes, di gente che ha mangiato lo stesso pane, che ha condiviso la stessa tavola e lo stesso catering. E così come ad aprile ho criticato chi diceva che Tini era una "solita faccia" solo per aver cambiato schieramento, oggi mi sento di criticare l'Uomo di San Donato che non può trattare Urbani come un "bruciato" solo perchè gli ha ricordato una verità incontrovertibile di cui si dovrebbe fare carico. Questa signori, è cattiva politica. Una malattia democratica che va curata e fermata prima che l'antipolitica, come nel 1922, travolga tutto e tutti. 
    

2 commenti:

  1. Urbani Urbano30 agosto, 2012

    Caro Giampietro, ho letto il tuo articolo e sento la necessità di esprimere una mia personale considerazione. Io ho partecipato alle elezioni a Sindaco mettendoci la passione, la volontà e la faccia, seguendo un impegno civile per costruire una Fabriano in discontinuità con la politica del passato. Politica del passato che evidentemente non è “passata”. Come dice Tini, è vero che ho perso. Io però sono rimasto fedele alla mia appartenenza politica, senza fare il salto della quaglia. Sport praticato benissimo dal locale leader dell’Udc, che, pur non essendo stato eletto, non ha esitato a togliersi l’abito che indossava per la poltrona da Assessore regionale.
    Nei 5 anni, come ho spiegato più volte, l’opposizione di cui io ho fatto parte scaturiva dalle elezioni amministrative del 2007 che vedeva candidato Enrico Carmenati con la sua lista civica sostenuto da Udc, Forza Italia e An. In questi 5 anni io ho rispettato fino in fondo il mandato ricevuto dai cittadini e la coalizione, anche quando era chiaro che l’Udc stava prendendo un’altra strada.
    Se il fatto di essere rimasto fedele ai miei principi mi ha comportato la sconfitta, ne sono profondamente orgoglioso, orgoglio che mi sembra smarrito dal vocabolario di alcuni nostri ex alleati.

    Cordialmente,

    Urbano Urbani

    RispondiElimina
  2. Caro Urbano quel che ho scritto è solo una fotografia di quanto accaduto. Tu hai gareggiato da Sindaco e non hai vinto ma Tini si è limitato a fare il capolista dell'UDC nonostante avesse sognato da sempre di essere il candidato sindaco del centrodestra. Svanita questa ipotesi ha optato per la Uefa. Che faccia il figo dopo una giravolta del genere mi sta sui maroni. Ho solo una cosa da rimproverarti: che ci hai creduto troppo a lungo in quell'accordo. Ma sbagliare è umano. Gian Pietro

    RispondiElimina

Sarà pubblicato tutto ciò che non contiene parolacce, insulti e affermazioni discriminatore nei confronti di persone