29 dicembre 2013

Il 2013 fabrianese in due puntate: gennaio-giugno


 

Il 2013 comincia con la notizia choc delll'uscita dal Pd di Maria Paola Merloni, pronta a un approdo montiano che in quei giorni appare come la scommessa vincente della politica italiana. Passa qualche giorno, ed esattamente l'11 di gennaio Ottaviani annuncia la candidatura alla Camera con l'UDC, quasi come una ripicca rispetto all'avvocato Benvenuto - allora esponente di spicco di Scelta Civica - che gli aveva attribuito, senza troppa diplomazia, una vocazione elitaria poco compatibile col nuovo disegno centrista. Ma sono anche i giorni della grande crisi alla Best che annuncia 125 esuberi e raccoglie, per qualche settimana, l'attenzione dei mezzi di informazione e dell'opinione pubblica. Il 20 gennaio Sagramola e Alessandroni dichiarano di essere pronti a far sbarcare in America la protesta dei lavoratori Best che istintivamente si toccano e fanno scongiuri. Ma si parla anche di crisi alla Indesit, di liti in famiglia e di ipotesi di vendita. Il 16 gennaio la Lista Civica per Monti si presenta ai marchigiani e in quell'occasione Maria Paola Merloni, capolista al Senato, parla anche dell'azienda e di una scelta fondamentale per il destino e il futuro del territorio: Indesit non sarà venduta a qualche player internazionale del bianco ma resterà saldamente in mano alla famiglia Merloni, unita attorno a prospettive di crescita e sviluppo. Il momento di gloria della Merloni smuove le acque nel Pd e si parla sempre più insistentemente di dirigenti locali del partito pronti a passare armi e bagagli con la Lista Monti. A rafforzare i sospetti di fuoriuscita il 16 febbraio accade qualcosa di inatteso e inedito. A Genga viene organizzato un aperitivo a sostegno della candidatura di Maria Paola Merloni. Partecipano Giancarlo Sagramola, Sindaco del Pd; Maurizio Fini, candidato alle regionali per il Pd nel 2010; Roberto Sorci, ex Sindaco di Fabriano; Claudio Alianello, ex segretario cittadino del PD e assessore ai Lavori Pubblici; Renzo Stroppa, Vicepresidente della Comunità Montana; Guido Papiri, Presidente della Fondazione Carifac; Domenico Giraldi, Presidente dell'allora Carifac; Gian Mario Spacca, Governatore della Regione Marche. Di fatto il Pd sembra in procinto di massicci traghettamenti. Ma alle elezioni la Merloni viene eletta per il rotto della cuffia, il travaso di voti dal Pd a Scelta Civica non c'è e Casoli, fregato da una manovra spericolata del deputato Ceroni, non è rieletto. Passano Serenella Fucksia e Patrizia Terzoni del Movimento 5 Stelle, primo partito in città: sono saltati tutti gli schemi e tutte le previsioni. Il 4 marzo Giampaolo Balelli annuncia le dimissioni da segretario del Pdl e la sensazione di sbandamento a destra diventa sempre più forte e allarmante. Intanto nel pomeriggio del 14 marzo giunge la notizia che Indesit Company si appresta a ricorrere a ventiquattro giorni di cassa integrazione per mille dipendenti fino al mese di agosto. La scena cambia radicalmente: "passata la festa, gabbato lo santo". E' difficile, infatti, liberarsi dalla sensazione di una decisione postdatata, dal sospetto che la Cig sia stata progettata già prima delle elezioni e messa provvisoriamente tra parentesi. Passano pochi giorni e giunge anche la notizia del fine corsa della Carifac: fusione per incorporazione. La storica banca fabrianese cessa di essere un’entità autonoma, con una sua struttura e una sua catena di comando, e si acconcia a farsi marchio transitorio, effimero e destinato a rapida consunzione. In risposta a una crisi sempre più drammatica il 21 marzo l'amministrazione comunale annuncia che si sta attivando per dare vita a un supermercato con prodotti in scadenza a prezzi stracciati, un last minute dei generi alimentari a cui possono accedere le persone più povere e indigenti. Tanto per non farci mancare niente i primi di aprile Francesca Merloni annuncia pure che Poiesis, così come l'avevamo conosciuta, non si terrà più e cambierà nome e format per sopravvivere in un momento di stasi e di crisi. Nasce Po-Etico, un modo per regalare alla città un sottoprodotto più modesto e limitato, conservando intatto il format e il nome originario, magari per operazioni di trasposizione in altri lidi. Ma Poiesis che decade non può far velo all'allarme lanciato sui giornali l'11 aprile dal Direttore della Caritas Diocesana Ercolani, che mette nero su bianco le cifre di un vero e proprio dramma territoriale. La Caritas offre sostegno e assistenza a circa 5.000 cittadini che in termini di nucleo familiare teorico fanno 15.000 persone, ossia la metà della popolazione residente nel territorio di Fabriano. In compenso, se il pane scarseggia non manca il companatico. I primi di maggio la Polizia chiude una casa d'appuntamenti, attiva 24 ore su 24 in pieno centro storico, e capace di coinvolgere un numero imprecisato ma consistente di clienti fabrianesi e di forestieri fatalmente attratti dal "vincere facile". E a proposito di mutande l'ultima settimana di maggio viene aperta la procedura per la mobilità per tutti i dipendenti della Cotton Club. Per anni Cotton Club era stata un vanto dell’industria locale, un’alternativa “leggera” al distretto metalmeccanico, il frutto più avanzato e compiuto di un’abilità produttiva di lungo corso che affondava le radici agli inizi degli anni sessanta quando la famiglia Frigola fondò la Eurobust che ebbe almeno tre lustri di successo prima di chiudere i battenti nel 1985. La radicalità della crisi attira Casa Pound che per i primi di giugno annuncia una manifestazione nazionale a Fabriano contro la crisi economica e sociale della nostra città. Il mese di maggio si chiude con le dimissioni da consigliere comunale di Marco Ottaviani che viene nominato consigliere d'amministrazione della Fondazione Carifac. Ma nessuno immagina quale bomba sta per esplodere in città. E' il pomeriggio del 4 giugno quando le agenzie battono la notizia che mette in ginocchio Fabriano: la Indesit annuncia un Piano di Salvaguardia e di Ristrutturazione che prevede 1425 sacrifici umani di cui 480 a Fabriano. Il Sindaco Sagramola parla di fulmine a ciel sereno anche se il ciel sereno non c'era stato mentre il Vescovo Vecerrica ricorda il debito di riconoscenza che Indesit deve a questo territorio da cui ha avuto la vita e di cui ha macinato vite. Un'epoca si chiude, quella dei Metalmeztechi, civiltà nativa consumata ed estinta, che ha invocato a lungo la sua Divinità Solare, il Dio degli Oblò e l'ostensione del corpo mistico merloniano. "Speriamo non tocchi a me" diventa, in poche ore, il leit motiv che accompagna l'annuncio del Piano. Ossia il futuro appaltato alla dea bendata, al caso, alla benevolenza dei capi, al giro di caricatore vuoto cinicamente dispensato dai vietcong del management aziendale. E’ una cultura individualista che ritorna, capace di scavare fossati e solchi franosi, linee di faglia letali per la tenuta sociale della comunità fabrianese. Ma sono anche i giorni della rabbia e dell'orgoglio: il 5 giugno scattano immediatamente assemblee in fabbrica e una marcia verso la sede centrale corredata dal tentativo, non riuscito, di occupare il piano di palazzina in cui lavorano gli impiegati della Indesit. La politica tace e a nessuno viene in mente di convocare un consiglio comunale straordinario. Si espone appena appena il Pd con un comunicato stampa da cui si evince soltanto l'imbarazzo nei confronti di Maria Paola Merloni, leader del partito fabrianese per diversi anni e da poco rieletta in quota Monti. L'8 giugno arriva il colpo di scena: Francesca Merloni prende pubblicamente le distanze dal Piano di Salvaguardia Indesit con parole pesantissime: "Questa ferita è troppo grande: Fabriano, il nostro territorio, non la meritano. Qui le persone hanno costruito insieme a mio nonno Aristide una grande storia: lavorando insieme, uno per l'altro, con l'uomo sempre al centro. Non è questa di oggi la storia della nostra famiglia". La drammatizzazione della scena si arricchisce di nuovi elementi, a partire dal fallimento della manifestazione di Casa Pound e della contromanifestazione del Centro Sociale coi lavoratori Indesit che tra neri e rossi preferiscono camminare tutta la notte tra Macerata e Loreto intonando canti alla Madonna nera. Ma è anche il momento della crisi in Tecnowind, azienda produttrice di cappe che paga il prezzo di politiche proprietare e gestionali scellerate e si ritrova a fare i conti con un indebitamento che costringe le banche a chiudere i rubinetti. Sagramola, con un colpo di teatro, convoca le banche e le convince a riattivare le linee di credito a breve necessarie per smobilizzare il fatturato. Il 18 giugno a Fabriano arriva Susanna Camusso ed è il giorno in cui uno striscione sindacale viene collocato sul balconcino di Palazzo Chiavelli, dove resterà simbolicamente come monito ed espressione di una città che dice di no. C'è molta carne al fuoco: Ardo, Indesit, Tecnowind,otton Club. Ma in Piazza del Comune non ci sono più di 500 manifestanti. Segno che neanche la presenza del Segretario Generale della Cgil riesce a dare un senso e un indirizzo unitario alla protesta dei lavoratori. Il fallimento della manifestazione spinge alla rottura tra Indesit e sindacati con quest'ultimi che abbandonano la trattativa perché l’azienda non intende recedere dai 1.425 esuberi previsti dal Piano di salvaguardia e riorganizzazione. Il numero degli esuberi diventa la linea del Piave sia per l’azienda che per i sindacati. Il 24 giugno Mons.Giancarlo Vecerrica, durante la celebrazione per la nascita di San Giovanni Battista, patrono della Diocesi e della città di Fabriano pronuncia un'omelia durissima con chiari riferimenti ala questione Indesit: "Educhiamo coloro che sono stati chiamati a dare lavoro, soprattutto si se dicono cristiani, perché non si sentano padroni, non pensino solo ai soldi, che siano consapevoli della dignità dei lavoratori". E proprio in questi giorni appare sulla scena una forma di lotta che diventerà motivo dominante della calda estate 2013: gli scioperi articolati, a gatto selvaggio, proclamati con l'obiettivo di bloccare la produzione e di sollecitare l'attenzione di un management aziendale attento soltanto alla dura legge dei numeri e delle cifre. La risposta della Indesit è durissima: il 28 giugno l'azienda decide di chiudere gli stabilimenti di Melano e Albacina. Ufficialmente si tratta di una scelta dovuta a problemi di approvvigionamenti generati dagli scioperi a gatto selvaggio. In realtà si gioca sulle mille pieghe della lingua italiana che consente di denominare difficoltà di approvvigionamento delle linee produttive ciò che si configura come un vero e proprio lock-out, una serrata non apertamente dichiarata e riconosciuta. Nonostante lo scontro al calor bianco compare sulla scena uno dei simboli più incomprensibili e subalerni della vertenza: la celebre t-shirt con il volto di Vittorio Merloni e la scritta "ci manchi". Giugno termina nel vivo di una vertenza che colpisce per l'energia e la durezza. E la famiglia Merloni non ha ancora pronunciato una sola parola. E c'è chi comincia a reclamarne parole capaci di farla uscire dal cono d'ombra (1.segue).
    

15 commenti:

  1. Analisi dei fatti perfetta...certamente questo e' stato un anno durissimo...da allora ad oggi chi l'ha vista???????? Scomparsa nel nulla, nemmeno la famosa trasmissione sa nulla della Maria Paola...certamente nn ci manca affatto!!!!!!!
    F.to giofgio fraticelli....

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    1. Vero, la persona non ci manca affatto. Ma la chiarezza di quel che sta succedendo si'!

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    2. Beh prima non è che si fosse vista molto. Appare solo 30 giorni prima delle azioni e poi scompare.

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    3. Soggetto irrilevante sotto tutti i punti di vista ...ma proprio tutti !

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    4. M.P.M irrilevante? non ê che la stai sottovalutando?

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    5. sara' anche irrilevante ,ma allora si puo' sapere chi cazzo l'ha votata in tutti questi anni?

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  2. Che annataccia Gian Piè..... e immagino che il proseguo non sia tanto migliore. Colgo l'occasione per augurare a te, alla città e a tutti i lettori di questo blog un buon 2014.

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    1. Purtroppo e' il racconto di una decadenza e la puntata di domani e' anche peggio....mi domando come una classe dirigente degna possa non aver elaborato questo terremoto quotidiano

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    2. Appunto, una classe dirigente DEGNA l'avrebbe fatto! Sono politici "vecchi" per situazioni "nuove": assolutamente inadeguati ed incompetenti! Ma l'avete letto il messaggio di auguri del sindaco?

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    3. Non ancora che ha detto?

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    4. Pace e serenità in un misto di fratellanza universale?

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    5. E' un sindaco radiocomandato .di suo non ha nulla . Anzi di suo ha un assessore condannato ,un vice sindaco incompatibile e il 20% di disoccupati in fase di peggioramento

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  3. È andata bene finché è durata in questo primo ciclo del 2013 c'è stato il subbuglio poi nel secondo ciclio la presa d'atto dei fatti e la soluzione la pace serena fiino al 2018 indesit nuova ci per ex am e tecnowind salvezza meglio di così una enorme bella colorata pezza.

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  4. sembra passato un secolo...fa bene questo riepilogo, serve a mantenere viva la memoria corta di noi fabrianesi!
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    G.R.

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    1. Bisognerebbe farne un manifesto da affiggere.

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