16 luglio 2013

Indesit: dal tavolo s'avanza la resa e il trappolone

Alla fine il tavolo Indesit non è saltato, ma rimandare nuovamente a un prossimo incontro è una mezza sconfitta perché si avanza paurosamente verso quel mese di agosto che, storicamente, non è tempo di negoziazioni controverse e delicate. E forse non è un caso il cauto minimalismo del Governatore Spacca che su Facebook scrive: “Dopo le tensioni di questi giorni è positivo che oggi si sia evitata una rottura del tavolo nazionale: tutte le parti hanno riconfermato l’impegno al dialogo e al confronto nel merito dei problemi, così come abbiamo sempre richiesto.” I primi commenti di fonte sindacale parlano invece di disponibilità dell’azienda a modifiche sostanziali del Piano di Salvaguardia, anche se Ficco della UILM fa riferimento a “una disponibilità ancora troppo generica e in parte condizionata”. Ma sono le dichiarazioni di Cocco a gelare il sangue quando commenta l'esito della giornata odierna chiedendo risorse aggiuntive per il famigerato Accordo di Programma che fu la tomba della Ardo. Segnali contrastanti che rimarcano, senza dichiararlo esplicitamente, non solo un nulla di fatto ma l'embrione di una resa. Perchè in realtà il messaggio è molto chiaro: le decisioni sostanziali vengono rimandate a settembre e questo non era certo un obiettivo dei lavoratori ma un’esigenza di quanti – e sono davvero molti - hanno ritenuto troppo alta la febbre che dal 4 giugno accompagna la vertenza Indesit: una città solidale, categorie economiche partecipi, una chiesa in prima linea, un sindacato sufficientemente combattivo, scioperi generali e a gatto selvaggio, fiaccolate e presidi. Qualcuno ha deciso che la ricreazione è finita e che, come mi ha detto un amico alquanto acuto, è ora di rimpallare sulla Regione e sul Governo, ossia sulla collettività, il costo di eventuale minori esuberi. Evocare spiragli mi sembra quindi ottimistico e fuorviante anche perché il sindacato, fino ad ora, ha agito come se dovesse giocarsi il cuore e l'onore: con le carte in tavola e senza bleffare, alzando il tiro e la posta facendosi carico per intero del rischio negoziale, consumando gran parte delle munizioni per rompere l’assedio di un Piano che prevede solo la resa dei lavoratori, cercando per quanto possibile di aprire un varco divisivo tra il management dell’azienda e la famiglia Merloni. La risposta dell’azienda è stata sempre un niet granitico, confermato, giorno dopo giorno, da una strategia del silenzio che ha fiaccato innanzitutto il morale dei lavoratori e di un’intera città. La sensazione è che, purtroppo, non sempre Davide ha la meglio su Golia e giusto nella mitologia biblica un sasso e una fionda possono avere ragione del gigante. In questa vertenza il confronto tra sindacato e azienda, invece, faceva ritornare in mente quelle scene di cinema minore in cui Bud Spencer, prima di sferrare il cazzotto finale, faceva andare a vuoto, restando semplicemente immobile, tutti i colpi a lui rivolti da personaggi pronti alla rissa ma troppo mingherlini per riuscire a prevalere. E’ questo il quadro del mese appena trascorso e davvero si fa fatica a comprendere quali possano essere i fatti nuovi che spingerebbero l’azienda a modifiche sostanziali del Piano di Salvaguardia. Forse la trasformazione dello stabilimento di Melano “in piattaforma fisica di ricerca e innovazione” come proposto dal Governatore Spacca è l’elemento che ha convinto i Merloni e Milani a soprassedere, a ripensare e rivedere? Uno specchietto per le allodole e nulla di più. A mio modestissimo e umile avviso quel che emerge dal tavolo ministeriale è ben altro e cioè il solito, gigantesco trappolone sospensivo che serve per contrattare la retromarcia sindacale: rimandare ancora le scelte per prendere tempo, corredando l’ennesima democristianata con parole speranzose e felpate. In questo modo si ottiene un effetto immediato: far cessare scioperi e proteste, calmierare gli animi e levigare ogni velleità sociale e conflittuale. Non per niente u esperto di melina come Giulio Andreotti sosteneva che un problema rimandato è sempre mezzo risolto. E le parole di Andrea Cocco delineano una ritirata al cui cospetto quella del Generale Cadorna a Caporetto fu davvero poca cosa.

P.s. In concomitanza con il tavolo in Commissione Industria del Senato si è tenuta l'audizione di Marco Milani, Presidente e AD Indesit. Moloto delusa la senatrice marchigiana del PD Camilla Fabbri, secondo la quale Milani non si è spostato di un millimetro dalle linee del Piano. I nostri sindacalisti hanno nulla di dire in proposito?

P.s 1 Anche l'onorevole Emanuele Lodolini eletto nelle Marche ha definito insopportabile l'atteggiamento di Milani che ha confermato in toto il Piano comprensivo del 1425 esuberi. Ma Spacca lo sa?
    

15 commenti:

  1. luglio o agosto o settembre o ottobre o novembre o dicembre la storia non cambia, lo avete visto quanti erano alla Indesit il malumore cresce sempre di più sarà un'onda anomala alta trenta metri, non che a contento del tracollo del disastro economico e sociale della mia città ma questo non cambia le cose, posso anche dispiacermi ma poi perché? Arriverà l'esercito altro che polizia antisommossa......

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    1. Ma che dici? Indesit punta ad avere i soldi per mantenere gli operai dalla regione e dallo stato. Appena gli avrà tutti quanti si fregheranno le mani contenti di continuare a mangiare alle spalle di chi invece tira a campare. Altro che merloniani incazzati... Datte na svejata somaro

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    2. Capra non ci sono i soldi svegliati tu allocco! La cassa integrazione è finita non ci sono fondi! Esci da sta valle e fatti un giro, ricordati il passato questa è un'altra presa per il culo.....è finita la cassa integrazione ma dove eri quando lo dicevano al bagno e tiravi l'acqua? che non hai sentito? Non fregherà le mani nessuno questa volta, stanne certo boccalone!

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    3. Ad ogni euro di ammortizzatore sociale che verrà erogato ai nuovi parastatali Indesit te darò una zampata nel di dietro.

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  2. Simonè, ma tu c'hai sempre da dì quarcosa su sto cazzo de blogghe? Non c'hai mai da fa artro? Riposate un pò, và, è tempo di vacanza ...

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    1. E tu invece? Non poi anda' a spasso sui giardini la sera e parla' co' gli altri cazzoni come te?

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    2. Mica sei obbligato a leggere! Invece ti faccio i miei complimenti perché offri sempre spunti di riflessione e dialogo. Grande simonetti

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    3. Continua così Simonetti, ormai i giornali non li leggo più leggo solo te!!!

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    4. La vera stampa alternativa di questa cazzo di città è questo blog.....tutto il resto è noia! e faziosità!!

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    5. Per la precisione è l'unica informazione di questa valle di lacrime!

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    6. internet è piena di risorse più o meno impegnate...se non ti piace sto blog, vatte a fa 'na cultura su youorn e affini...
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      G.R.

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    7. Tranquilli amici le critiche fanno solo bene e rinforzano l'animo!

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  3. a mio avviso, Spacca sta cercando di tenere il timone per non farsi rovesciare la barca, ma non sa manco lui da quale parte arriverà l'onda, quindi si sta sbrigando ad allargare il consenso, per limitare i danni (adesso pure i suggerimenti all'azienda)
    l'accordo di programma, a quest'ora, se fosse stato davvero "cosa buona", doveva aver esaurito le risorse, invece per quel poco che si sa, non ha ancora elargito un euro manco per sbaglio!...non vorrei che questi fondi, vista l'impossibilità di erogazione, si trasformassero magicamente in ammortizzatori sociali...
    mi sa che tutti stiano sottovalutando gli effetti di questa vicenda...è vero che il nostro è un popolo di pecore, ma fossi in loro, non farei troppo conto sulla paciosità di chi si ritrova col culo per terra, senza prospettive.
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    G.R.

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    1. una volta incontrai un muratore che mi disse: " il mio capo non mi paga lo stipendio...... non voglio vedere i mie figli piangere per la fame, prima che piangano i miei figli piangerà lui stanne certo"

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    2. i muratori, sono molto diversi dagli operai...
      hanno meno "garanzie", ma non si fanno prendere per i fondelli troppo a lungo.
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      G.R.

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