23 giugno 2013

Indesit: se Teverola sbarca a Fabriano...



Sono stati molti i lavoratori della Indesit che ieri, a Roma, hanno partecipato alla manifestazione nazionale per il lavoro indetta unitariamente da Cgil, Cisl e Uil. Per l'occasione hanno indossato tutti una t-shirt bianca con stampato il numero degli esuberi, un grande NO ai tagli previsti dal Piano e uno slogan - "la storia siamo noi" - a simboleggiare il primato del lavoro sul capitale e la certezza che senza il contributo del lavoro non si fa impresa e non si generano dividendi. La manifestazione si è tenuta giusto qualche ora dopo la rottura della trattativa tra azienda e sindacati, che ha sancito una escalation negoziale da cui è emersa la volontà dei lavoratori e del sindacato di radicalizzare la lotta e l'opposizione alle scelte dell'azienda: due scioperi generali nazionali di settore, assemblee, scioperi a macchia di leopardo e senza preavviso fino a inserire nel novero delle cose possibili pure l'ipotesi dell'occupazione di fabbriche, mense e uffici. Una scelta posizione combattiva e di scontro frontale che presenta molti elementi di rischio ma che ieri ha trovato nel Segretario Generale della Cisl Raffaele Bonanni un sostegno che potrebbe risultare decisivo per mantenere compatto il fronte sindacale e allargare le basi di consenso dell'opposizione al Piano Indesit. L'appoggio della Cisl sposta, infatti, in avanti il fronte della vertenza. E ciò per diverse ragioni, a partire dal fatto che la vertenza Indesit non diventa soltanto un fatto nazionale ma assume anche un netto profilo confederale, in grado di offrire garanzie di direzione politica e di qualità dell'azione negoziale. Ma i vantaggi del sostegno cislino dipendono anche da altri fattori: dal fatto che il sindacato di Via Po è quello meno tentato dal dare un'impronta politica all'azione sindacale; dalla sua identità concertativa, che ne fa un punto di riferimento nel dialogo con Confindustria e un protagonista di primo piano nell'applicazione - attraverso gli enti bilaterali - di politiche di sostegno al reddito e di welfare compensativo nel caso di ristrutturazioni aziendali complesse; dalla sua vicenda di sindacato prevalente nel territorio fabrianese e in modo particolare nell'universo merloniano degli elettrodomestici; dalla sua natura di organizzazione capace di fungere da cerniera tra il classismo delle fabbriche e l'interclassismo degli uffici e dei colletti bianchi, il cui orientamento è fondamentale per spingere in una direzione piuttosto che nell'altra la bilancia della vertenza e del confronto tra sindacati e management aziendale. In questo quadro di unità sindacale - che scongiura il rischio degli accordi separati - va registrata una permanenza che si configura quasi come una sorta di distacco irrisolvibile e cioè il deficit di saldatura tra i lavoratori Indesit della Campania e quelli di Fabriano. All'origine di questo distacco ci sono diversi elementi. Tra essi il senso storico di superiorità che i fabrianesi hanno sempre manifestato nei confronti di stabilimenti e maestranze che non nascono all'interno del microcosmo merloniano ma che vengono acquisiti, assieme al marchio Indesit, nel 1987; così come un'indole radicalmente diversa tra il lavoratore marchigiano, antropologicamente alleato del blocco sociale padronale, e i lavoratori del casertano, ispirati da un ribellismo in cui si mescolano le contraddizioni irrisolte del meridionalismo e le pulsioni sottoproletarie di una terra allergica al comando e alle gerarchie. La radicalizzazione dello scontro ha bisogno di pressione psicologica e di lavoro ai fianchi della proprietà e del management e in questo senso i lavoratori casertani, oggi, risultano essere assai più utili, alla fase della lotta dura, dei loro docili colleghi fabrianesi. La sfida è, quindi, quella di far sbarcare Teverola a Fabriano. E non solo per una manifestazione unitaria o per uno sciopero nazionale.
    

14 commenti:

  1. non sai piú quello che scrivere ma sopratutto il perché scrivere

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    1. E chi è arrivato? Schopenauer? :)))))

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    2. E' da quando ho iniziato un anno fa che leggo questi commenti insulsi. Prova a cambiare musica. Lo dico per te...rischi la sindrome ossessiva

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  2. condivido il tuo desiderio e l'analisi che fai della nostra società fatta di tanti snob e pecore, spero arrivino presto ed insegnino ai colleghi fabrianesi come si lotta.

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    1. I fabrianesi son senza palle, speriamo salvino teverola ed affossino Favria

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    2. noi FaVrianesi, siamo stati farciti di "bromuro"...ma prima o poi (si spera "prima") anche gli "eletti" col culo al riparo, dovranno accorgersi che è stato tutto un bluff...il lavoro, i soldi...il benessere...
      A livello locale, hanno sperimentato sulla nostra pelle la teoria secondo cui un popolo che non ha preoccupazioni economiche di sopravvivenza è docile e mansueto...e, soprattutto assolutamente non ribelle; poi sta cosa è stata adottata anche a livello statale, con prelievi pesanti, sempre entro il limite massimo tollerabile...proprio per evitare rivolte e risvegli!
      _________________
      G.R.

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    3. La ARDO, situazione molto più pesante a livello locale, è passata senza sommosse. Ora perchè dovrebbero fare sommosse per meno di 500 persone? Quando hano chiuso None i fabrianesi cosa hanno fatto? Nulla. Ora sta tutto nelle mani di quelli di Teverola che hanno le palle per far qualcosa.

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    4. semplicemente perchè, almeno in teoria, l'esperienza, dovrebbe insegnare qualcosa...
      solo uno sciocco, a questo punto, potrebbe credere più alla conservazione del posto (ammesso e non concesso di avere la fortuna di non rientrare negli esuberi) che alla cessione dell'azienda...perlomeno, sarebbe molto più saggio prepararsi al peggio, che sperare in quello che non può essere garantito.
      ____________________
      G.R.

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  3. Non mi sembra che il favrianese (ma anche il napoletano fabrianesizzato ) si sia mobilizzazione per None...ancora oggi spera solo che chiudano fuori per tenere aperta Fabriano....

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  4. Raga, lo so che non c'entra niente ma SETTE ANNI a Berlusconi Dio esiste

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  5. sarebbe il colmo: mobilitazione nazionale con tanto di sigle sindacali unite e a Fabriano come se niente fosse e tutti a far finta che va tutto bene. ma quanto gli vogliamo bene a sta famiglia??

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  6. il meridionalismo in questa vicenda c'entra zero. I favrianesi dovrebbero imparare dai casertani, me pare 'n'esagerazione. Che insegnano quelli, teoria dello stato borbonico? O come si organizza la raccolta differenziata? Siamo seri...

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    1. Sulla raccolta differenziata avremmo da imparare, ed anche non poco, basta vedere il sudiciume che c'è in giro a Favrià.

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    2. può darsi, ma non dai campani

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